GUARIRE OLTRE LA COSCIENZA

IL TRATTAMENTO SCIAMANICO DELLE MALATTIE MENTALI

Dott. Carlo Zumstein, Ph.D., psicoterapeuta

Traduzione a cura di Lorenza Menegoni

 

In questo articolo, Carlo Zumstein, psicoterapeuta svizzero, discute la possibilità di integrare i metodi sciamanici nel trattamento convenzionale delle depressioni. Basandosi su di una lunga esperienza in entrambi i campi, Zumstein suggerisce dei modi per integrare le due discipline, rispettandone i distinti metodi e sfere di intervento. La sua interpretazione della depressione consente di vedere questa condizione non solo come una malattia psichica, ma anche come una malattia spirituale, che può essere alleviata e curata con il trattamento sciamanico.

L’approccio sciamanico di Zumstein si inserisce nell’ambito della metodologia del “core shamanism” (sciamanismo transculturale), sviluppata dall’antropologo americano Michael Harner, fondatore e direttore della Foundation for Shamanic Studies (Mill Valley, California). Carlo Zumstein si è formato attraverso i programmi di addestramento della Foundation, studiando per molti anni con Michael Harner e Sandra Ingerman. Ha inoltre partecipato alle tre spedizioni della Foundation a Tuva (Asia centrale), dove ha potuto fare importanti esperienze nel campo dello sciamanismo asiatico-siberiano. Possiede un certificato nel Counseling sciamanico, il metodo di consulenza sciamanica sviluppato da Harner e descritto in questo articolo.

Carlo Zumstein è uno dei Faculty member (insegnanti incaricati), che rappresentano la Foundation for Shamanic Studies in Europa, e dirige la sezione svizzera e italiana della Foundation. Tiene seminari di base e avanzati in Svizzera, Germania e Italia. E’ autore di tre libri: “Reise hinter die Finsternis” (“Viaggio oltre l’oscurità”, Ariston, Monaco, 1999); “Shamanismus: Begegnungen mit der Kraft” (“Sciamanismo: incontri con il potere”, Hugendubel, Monaco, 2001); “Der Shamanische Weg des Traumens” (“La via sciamanica del sognare”, Ariston, Monaco, 2003).

Questa traduzione è basata sul testo, riveduto e ampliato, di una conferenza presentata dall’autore al 1° Congresso del World Council for Psychotherapy, Vienna, 2 luglio 1996.

 

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista Anthropos & Iatria (Anno VII, Numero III, Luglio-Settembre 2003, pp. 72-83) e sul sito web www.medicinealtre.it (Anthropos & IatriaVII, III).

Introduzione

 

I metodi impiegati attualmente nel trattamento della depressione si basano su approcci che integrano i fattori biologici, psicologici e sociali. I modelli psico-bio-sociali della depressione – per esempio, quello proposto da Daniel Hell nel suo libro Welchen Sinn macht Depression (1994) – prendono in considerazione soltanto le dimensioni esperienziali e comportamentali della coscienza ordinaria e dello stato di veglia cosciente e la realtà ordinaria associata con quello stato di coscienza. Ma le depressioni – come pure le psicosi – sono caratterizzate da una fuga dalla realtà ordinaria.

Nel lavoro psicoterapeutico con persone depresse, si è dimostrato utile e significativo cercare risposte a domande come:

 

Dove si ritraggono le persone depresse?

In che tipo di realtà cercano rifugio?

 

Domande come queste sono spesso poste in contesti che implicano un pregiudizio. La fuga dalla realtà ordinaria è normalmente svalutata come una fuga in un mondo privato di sogni o fantasia. Il tentativo di fuga è interpretato come un sintomo addizionale della malattia.

 

In questa conferenza, mi propongo di dimostrare come sia possibile disporre di una gamma più ampia di opzioni nel trattamento delle persone depresse, quando è consentito alla mente di regredire a uno stato arcaico di coscienza e realtà. Questa regressione della coscienza può essere raggiunta per mezzo dei metodi terapeutici sciamanici.

 

Lo sciamanismo è nato migliaia di anni fa durante lo stadio magico dell’evoluzione della coscienza umana. La parola “magico” non è usata qui nel senso di infantile o primitivo, ma per riferirsi all’unità primordiale – nel linguaggio odierno, “spirituale” – con i poteri dell’universo.

 

La coscienza umana si è evoluta attraverso una lunga storia di sviluppo ed è quindi possibile per  essa regredire a stadi evolutivi precedenti. Considerare la depressione in questa dimensione aiuterà ad espandere la nostra comprensione dei disordini depressivi.

 

Note

 

Non si sostiene che la regressione della coscienza sia la causa dei disordini depressivi. La supposizione che tale regressione sia avvenuta rappresenta un’ipotesi proficua e pratica, che si è dimostrata estremamente utile in un certo numero di casi.

 

Un cambiamento nella coscienza produce sempre un cambiamento nella realtà. Per esempio, con l’evoluzione della visione prospettica, la realtà nel suo insieme ha cominciato ad essere percepita in modo spaziale. Nella psicologia contemporanea, l’anima stessa è paragonata a uno spazio interiore, seppur immaginario. L’apparato psichico è un costrutto; sia il superconscio che il subconscio sono sfere spaziali.

 

La coscienza e la realtà formano un’unità basata, in definitiva, sul mondo stesso. Tutto ciò che esiste ha – o meglio è – coscienza. La realtà è coscienza del mondo come questo appare agli esseri umani nella loro consapevolezza. Per tale motivo, in questa discussione, si preferisce utilizzare l’espressione “coscienza-realtà”.

 

La storia evolutiva dell’intera razza umana è riflessa nell’evoluzione dell’individuo e questo vale anche per la coscienza. Anche in questo caso, l’ontogenesi riflette la filogenesi.

 

L’evoluzione della coscienza

 

Nella sua opera Gesaumtausgabe, Jean Gebser distingue cinque stadi di sviluppo nell’evoluzione della coscienza (vol. II-IV, Novalis Publishers, Schaffhausen, 1978; 1° ed. 1949, 1953).

 

La coscienza arcaica

 

Lo stato arcaico di coscienza corrisponde al senso di completa sicurezza e protezione, che il bimbo non ancora nato sperimenta nel grembo materno. Equivale essenzialmente al vivere “..nello stato paradisiaco, in quanto la persona è ancora totalmente circondata, indivisa e indifferenziata dal cosmo, dall’universo…” (Gebser, 1978, pag. 15), che, per il bambino, è rappresentato dalla madre.

 

Nella sua identità con il cosmo, l’essere umano dei tempi preistorici non ha né coscienza riflessa né sogni notturni. E’ ancora totalmente indiviso e perciò non ha bisogno di rappresentazioni interiori di sé e del mondo. Se confrontassimo le loro menti con lo stato di coscienza attuale, ci sembrerebbe che l’uomo arcaico sia vissuto in uno stato crepuscolare e sonnolento e non fosse ancora completamente sveglio. Questo è probabilmente lo stato arcaico di identità con il tutto – un’unione che continuiamo a desiderare per tutta la vita.

 

La coscienza magica

 

Simultaneamente al suo arrivo nel mondo esterno, il neonato ottiene anche il suo posto nel mondo. Il suo stato di identità con la totalità arcaica è interrotto. Il bambino è immediatamente messo di fronte al compito di far conoscere i propri bisogni vitali e deve darsi da fare affinché questi siano soddisfatti. Il soddisfacimento dei bisogni vitali è assicurato, quasi per magia, dall’ambiente del bambino, di solito attraverso le cure prestate dalla madre. Egli non ha nemmeno bisogno di essere completamente sveglio.

Il lattante è ancora totalmente un corpo, sul corpo della madre, in uno stato di unità, ma non di identità con essa. E’ come se l’infante fosse ancora radicato in lei, percependo dalle profondità del suo corpo, ricevendo calore, amore e conforto, ma anche ascoltando. Nella sua capacità di ascoltare, egli appartiene ancora interamente alla madre. La capacità di vedere è subordinata. Il bambino passa la maggior parte del tempo dormendo. Raramente è attivo consciamente, semplicemente indulge nella gioia del movimento. Piuttosto che pensare, semplicemente guarda con stupore; piuttosto che parlare, si concede di balbettare. E’ senza tempo e senza spazio, totalmente presente nell’attimo corrente in cui ogni cosa è, o può essere, evocata semplicemente desiderandola, grazie all’onnipresenza della madre. Questo è lo stato della sicurezza magica, del benessere totale e della piena appartenenza al mondo.

 

“Magico” non è qui sinonimo di “miracoloso”. Anche per l’individuo preistorico, il “magico” rappresenta una relazione con i poteri del mondo e questa relazione è determinata dall’immediatezza e dalla corporeità. I bisogni basilari del corpo e il loro soddisfacimento occupano il punto focale della sua coscienza e della sua realtà. Tuttavia, egli deve aver già avuto la consapevolezza del suo essere distinto dal mondo – non più avvolto nell’abbraccio protettivo del mondo, ma inserito e parte di esso.

 

Si può attribuire lo stato di coscienza dei cacciatori e raccoglitori del Paleolitico alla coscienza magica. Il mondo dava loro ciò di cui avevano bisogno, o essi semplicemente prendevano ciò di cui avevano bisogno. Vivevano in unione con il mondo e con il clan. Vivendo in stretto contatto con la Madre Terra, impararono a mettere i suoi poteri al loro servizio. Per farlo, non avevano bisogno di essere svegli o consapevoli nel senso moderno di queste parole, né avevano ancora bisogno di pensare in modo logico. Vivevano in uno stato di connessione materiale e corporea con l’ambiente immediato. Questo era ancora uno stato antecedente all’io per entrare in relazione con il mondo. L’uomo primitivo poteva collocare i suoi orecchi sulla Terra, ascoltarla ed essere connesso con i suoi poteri.

 

L’epoca della coscienza magica è stata l’era in cui è sorto lo sciamanismo. Si potrebbe dire che nella sua ricerca di fertilità, protezione e poteri di guarigione per mezzo dell’unione con la terra, l’uomo del Paleolitico è regredito allo stato precedente di identità arcaica, ma non più nel senso di un dissolversi nel tutto. Dotato di una coscienza rudimentale della propria identità, egli scelse di fondersi con un potere specifico, generalmente con lo spirito di un animale, ma a volte anche con un elemento – acqua, fuoco, ecc. – o con gli spiriti ancestrali.

 

 

La regressione sciamanica non è una ricaduta nell’unità arcaica del tutto. E’ invece l’unione, cercata consapevolmente, con particolari esseri di potere per scopi e occasioni particolari, per esempio, durante i rituali di caccia e di guarigione. In termini moderni, si potrebbe descrivere questa regressione come una trasformazione dello stato arcaico di coscienza. Sebbene sia un ritorno a uno stadio precedente di sviluppo, la regressione avviene deliberatamente e da un punto di maggior vantaggio.

 

La coscienza mitica

 

L’essere umano si risveglia dall’assopimento magico, diventa consapevole di se stesso e del mondo e si rende conto che è separato da quel mondo in un mondo solo suo. Ha scoperto la propria anima personale. Ora può sperimentare l’io e il tu, il soggetto e l’oggetto sia come polarità complementari, che come opposti inconciliabili. Gebser descrive questo processo come un “risvegliarsi alla polarità” e ammonisce che questa consapevolezza può intensificarsi fino a diventare conflitto. Ancora legato integralmente alla famiglia, il bambino scopre sia il proprio ego sia i conflitti inerenti nelle lotte contraddittorie della propria anima.

 

Questa è la genesi dell’essere umano psicologico, che è dotato di specifici affetti ed emozioni, con una relazione unica con se stesso, con gli altri e con il mondo. L’essere umano possiede ora un’anima individuale interiorizzata. E’ diventato oggetto della propria percezione. Mentre continua a evolvere, il suo mondo interiore diventa il campo di un gioco energetico, sempre più finemente differenziato, di istinti, affetti, emozioni e bisogni. E’ stato questo che ha portato Freud a formulare il concetto dell’apparato psichico e a sviluppare le sue idee sulle psicodinamiche.

 

Poiché è stato separato dall’unione con il mondo, l’essere umano deve iniziare a pensare, spiegare, descrivere e documentare. Deve inoltre cominciare a sognare, in quanto ora ha un proprio mondo interiore in cui ritirarsi durante il sonno. Egli spiega il mondo a se stesso, descrivendo la sua relazione con il mondo e il suo posto in esso nella forma di miti, fiabe ed epiche. Sviluppa cosmologie e fonda religioni. Attribuisce i poteri che operano nel mondo a figure mitologiche o a divinità immateriali.

 

L’essere umano mentale-razionale

 

L’essere umano mentale-razionale è l’uomo odierno modellato da una società altamente meccanizzata, che lo allontana ancora di più dal fondamento primordiale dell’essere. I poteri del mondo sono spiegati nei termini delle scienze naturali. I loro effetti sono riproducibili e possono essere sfruttati a scopi industriali. La consapevolezza di sé rischia di degenerare in isolamento egocentrico.

 

Molte persone stanno cercando i modi per ritornare alle loro radici, studiando gli insegnamenti antichi per ritrovare le conoscenze perdute, cercando di accedere alla coscienza arcaica, magica e mitica.

 

Le conseguenze dell’evoluzione della coscienza

 

Questa divisione, piuttosto grossolana, della storia umana in “mutazioni epocali della coscienza” può aiutarci a capire meglio certi fenomeni della coscienza come il sonno, i sogni, l’estasi, gli attacchi di panico, le reazioni di shock, l’irrompere degli affetti primari, ma anche le malattie mentali come la depressione. Tutti questi fenomeni possono essere interpretati come delle regressioni a modalità precedenti della coscienza. (Per quanto ne sappia, non è ancora stata fatta alcuna ricerca per esplorare le possibili relazioni tra le malattie mentali e l’evoluzione della coscienza.)

 

Il sonno può essere interpretato come un ritorno notturno allo stato arcaico di coscienza. La persona che dorme rimane sufficientemente consapevole da poter essere svegliata. Perfino senza svegliarsi, chi dorme è in grado di soddisfare i bisogni corporei, per esempio, per cambiare posizione.

 

Anche i sogni possono essere visti come una regressione della coscienza. Un’attività interna dei sensi ha luogo durante lo stato di coscienza regredita, ottenuto attraverso la deprivazione sensoriale. Semmai diventiamo consapevoli di questo stato, normalmente lo diventiamo solo dopo esserci svegliati dai nostri sogni.

Il sognare è legato alla nostra abilità interna di formare rappresentazioni di noi stessi e della nostra realtà. Ciò significa che, nei termini della storia evolutiva, i sogni risalgono a un’epoca in cui l’essere umano si è già distanziato dalla precedente identità con il mondo. Ha sviluppato uno spazio interiore personale e ha iniziato a sperimentare se stesso in un rapporto di polarità – forse perfino di opposizione – con il mondo esterno.

Il sognare implica il diventare consapevoli delle azioni di poteri ed entità interne. E’ la continuazione di esperienze interne ed esperienze esterne, legate allo stato di veglia, entro lo spazio interiore dell’individuo. E’ indipendente dal tempo, dallo spazio e dalla logica razionale.

Mentre sogniamo, possiamo ritornare a uno stato arcaico di coscienza e ottenere intuizioni circa le connessioni ed interrelazioni cosmiche. Probabilmente, C.G. Jung descriverebbe le esperienze oniriche di questo tipo come sogni archetipi. Fondamentalmente, comunque, i sogni sono implicati nelle dinamiche della nostra vita interiore personale.

 

Sono convinto che almeno una regressione parziale abbia luogo negli stati di depressione clinica e che questa regressione ci riporti allo stato arcaico di coscienza. Tuttavia, diversamente dal sonno e dai sogni (dai cui lacci normalmente ci liberiamo al risveglio), la depressione acuta è una prigione dalla quale l’individuo è raramente capace di liberarsi senza un aiuto esterno.

 

Il Volto Nascosto della Depressione

 

La depressione può essere vista come una dissociazione della coscienza, combinata con la regressione a uno stato arcaico di coscienza. E’ come se la coscienza si fosse scissa in due parti. Una parte della personalità rimane consapevole dell’io e fissata sul conflitto dell’anima. Questo dilemma insorge quando l’anima pone richieste e aspettative troppo alte per la persona, che si sente ancora totalmente incapace di soddisfarle.

 

Allo stesso tempo, un’altra parte della personalità è regredita a uno stato arcaico e crepuscolare. All’osservatore esterno questo appare come il lato intorpidito, storpiato e depresso della persona, che si è allontanata dalla vita e dalla vitalità.

Le persone depresse sono anche dissociate dalla loro paura. Questa non è più percepita come uno stimolo interno di auto-protezione, ma è invece sperimentata come un potere esterno mortale, la cui potenza primordiale e terrificante schiaccia l’individuo.

Sebbene la paura giochi un ruolo essenziale nella depressione, è più il risultato, che non la causa della perdita di realtà, di cui soffre la persona depressa.

Dal punto di vista della psicopatologia tradizionale, in cui i disordini delle funzioni psicofisiche sono definiti sulla base della coscienza nello stato di veglia, la perdita di motivazione è il sintomo centrale della depressione. Il blocco delle funzioni e abilità vitali centrali è associato a questa perdita, assieme alla rottura dei legami tra impulsi e inibizioni. Siamo ancora impotenti quando cerchiamo di affrontare le cause di questa perdita dell’energia vitale.

 

Le funzioni vitali essenziali, come le funzioni motorie, l’appetito, la digestione, gli affetti, le emozioni e la libido sono bloccate. Eppure, allo stesso tempo, le persone depresse sono tormentate da sentimenti di inquietudine che, nonostante la profonda stanchezza, non permettono loro di addormentarsi. Sperimentano una totale assenza di pensieri, oppure soffrono di un interminabile circolo vizioso di pensieri tormentosi di auto-accusa e auto-denigrazione, di sentimenti di inutilità e di colpa e la certezza della propria impotenza. L’unica via di scampo da questo tormento sembra essere il suicidio. Sono dominati dalla paura della povertà e da paure primarie di tutti i tipi.

E’ un fatto ben noto che le persone depresse reagiscono al loro ambiente soltanto in misura ridotta, che a volte si ritraggono completamente, non escono dal letto e trascurano il loro aspetto esteriore. Nessun stimolo esterno è in grado di attivarli: sono indifferenti, apatici, assenti. Sperimentano le sfide della vita quotidiana come un peso enorme e insopportabile. Le cose di tutti i giorni perdono qualsiasi significato, in quanto l’individuo ha perso ogni legame con quelle sfide.

 

Affermazioni delle persone depresse

“Non sono più qui….gli altri sono lontani da me….non ho più alcun legame con i miei beni, hanno perso ogni significato per me….ogni cosa è semplicemente troppo per me….non riesco più a sentire me stesso….il tempo non passa mai….non posso prendere alcuna decisione….non riesco nemmeno a fare le cose più semplici….far la spesa è diventato impossibile….non so più cucinare….non valgo niente….fallimenti ovunque….sono un peso per tutti….”

Le persone depresse tendono anche ad avere l’effetto di intorpidire e smorzare l’ambiente circostante. Questo senso di spegnimento suscita spesso delle reazioni di rifiuto e disagio, e perfino minacce, da parte della famiglia e degli amici. L’agitazione e l’iperattività sono reazioni frequenti, come lo sono i consigli del tutto inutili come “Devi solo volerlo”, “Puoi tirarti su da solo”, “Non darti per vinto” o “Non prendertela”. Intorpidimento e ottundimento da parte dell’individuo depresso suscitano reazioni opposte di agitazione e attività febbrile da parte della famiglia e degli amici.

 

Le persone depresse non si sentono tagliate fuori soltanto dalla famiglia e dagli amici, ma anche dalla realtà quotidiana, come se vivessero fuori dal tempo e dallo spazio. Le connessioni più semplici non sussistono più ed essi trovano impossibile mantenere il senso dell’orientamento.

Dove si trova la persona che non è più qui, quando i suoi rapporti con ciò che la circonda sono interrotti?

 

Molte di queste persone riferiscono: “C’è il vuoto dentro di me….non ho più sentimenti….tutto è nero dentro di me….non sono più qui….non sono realmente da nessuna parte….solo ansia, inquietudine e questa paralisi mortale….voglio essere ancora al centro della vita….non mi sveglio mai del tutto al mattino….”

 

La depressione sembrerebbe essere una malattia a due facce. Sono visibili a tutti la perdita di energia, l’angoscia ossificata, l’ansia, l’impotenza e l’allontanamento dalla realtà quotidiana. Sono udibili le lamentale dell’individuo depresso circa i fardelli della vita, i suoi sentimenti di inferiorità e i sensi di colpa. Di continuo si possono udire le persone sofferenti esprimere il loro desiderio di morte.

 

Qual è l’altro lato, il volto nascosto, della depressione? Esiste realmente questo aspetto che rimane in ombra? Il desiderio di morte espresso da così tante persone depresse ci mostra la direzione del loro sguardo.

 

“Vorrei essere morto….preferisco morire che continuare ad affrontare questi tormenti….non sono fatto per questa vita…. mi manca tutto ciò che è necessario per vivere in questo mondo…voglio ammazzarmi….”

 

Senza dubbio, ognuno di voi ha ascoltato delle persone depresse esprimere tali sentimenti. Fin tanto che la morte rappresenta uno spettro terrificante che allontaniamo dalla mente, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per liberare la mente delle persone depresse da tali pensieri cupi. Le espressioni di un desiderio di suicidio sono un’indicazione medica della necessità di ricovero in ospedale e di trattamento con farmaci.

 

Tuttavia, se le esperienze, che provengono da una sfera separata dalla normale coscienza di veglia, non fossero attribuite sommariamente a una coscienza non strutturata, se ci aprissimo per capire le profondità evolutive della coscienza, forse allora potremmo capire il desiderio di morte come un anelito per ritornare allo stato di unità con il tutto. Durante l’epoca antica in cui eravamo ancora avvolti nell’abbraccio protettivo del cosmo, l’unione era il nostro modo primario di essere. Noi tutti bramiamo di ritornare a quello stato e – prima o poi – dovremo tutti ritornarci.

 

Le persone depresse sono profondamente consce di questo; possiedono una consapevolezza intensificata della morte. Per il resto di noi – limitati come siamo alla coscienza di ogni giorno – il desiderio di morte sembra essere il nemico mortale della vita e noi associamo la morte con sentimenti di paura e terrore. Le persone depresse non possono parlare di questo con noi, o perlomeno possono farlo soltanto nelle forme cariche di terrore comuni nella nostra società. Di conseguenza, la loro visione soggettiva dell’esperienza della depressione ci rimane per lo più celata.

 

Tendiamo anche a valutare gli altri sintomi della depressione come elementi di un intrico di sintomi negativi, una prova del fallimento a far fronte alle richieste della coscienza normale di veglia. Per lo stesso motivo, tuttavia, la mancanza di stimolo e motivazione, la mancanza di sensualità e piacere – tutte queste cosiddette “mancanze” – potrebbero essere ugualmente espressioni del fatto che la mente delle persone depresse è diretta verso il passato, verso una fase precedente dell’evoluzione della coscienza.

Se, come notato sopra, la coscienza crea veramente la realtà, allora l’essere umano depresso è di fatto regredito a un livello arcaico di coscienza-realtà.

 

Questa ipotesi ha realmente un senso: solamente ritornando a una fase della coscienza caratterizzata dall’identità con il cosmo, ci avviciniamo alla possibilità di dissolverci nella totalità  del cosmo. Questo dissolvimento è anche il cammino spirituale verso l’esperienza di comunione con l’universo. Naturalmente, la differenza sta nel fatto che l’esperienza spirituale presuppone la capacità di ampliare, in modo consapevole e intenzionale, il nostro sguardo per comprendere tutti gli stati di coscienza, combinata con un solido ancoraggio nella realtà quotidiana. La persona depressa è priva sia della visione sinottica che di un ancoraggio sicuro; non ha alcun indizio circa ciò che gli sta accadendo nell’altro livello. La coscienza stessa, che a noi appare come la cosa più vicina e naturale, si manifesta simultaneamente come la cosa più misteriosa.

 

Un esempio clinico

Ursula ha cinquant’anni ed è la madre di tre figli, il più giovane dei quali è afflitto dalla nascita da un grave difetto cerebrale. Ursula è venuta da me per la prima volta dieci anni fa, dopo aver sofferto per tre inverni di una depressione, che il medico di famiglia aveva cercato di curare con farmaci. Più di tutto, Ursula si lamentava di una specie di frattura, una divisione di se stessa in un lato estremamente esigente e antagonista, che identificava con i genitori, e un lato infantile che bramava immergersi in un mondo interiore di fantasia. Come nel caso di molte persone depresse, così anche per Ursula: il primo piano era occupato da lamentele e auto-recriminazioni riguardo il suo fallimento come madre, moglie e donna di casa in rapporto agli standard dei genitori, che ancora dominavano il suo sistema di valori.

Gradualmente, tuttavia, ella iniziò a rivelare altri aspetti della sua regressione. Confidò che perfino da bambina aveva cercato di sfuggire alle pressioni imposte dai genitori e dagli insegnanti ritirandosi in un altro mondo, un mondo in cui poteva sperimentare unicamente sentimenti di sicurezza e conforto. Era là che attingeva l’energia che le consentiva di sopportare le ferite emotive e psichiche, che aveva subito durante molti anni di abusi sessuali.

Rasenta l’ironia il fatto che Ursula trovasse più facile parlare dell’abuso sessuale, che non del suo mondo di fantasia. Si sentiva in colpa perché bramava continuamente questo stato di immersione, anche se la sua vita era cambiata drasticamente. Nonostante si sentisse felice con il marito e con i figli, sentiva ripetutamente il bisogno di ritirarsi nel suo letto e andare in quell’altro mondo. Ma ora, invece di renderla più forte come nel passato, queste fughe la rendevano sempre più debole e meno capace di far fronte alle esigenze della vita quotidiana. Nel vero senso della parola, Ursula era bloccata in un corridoio oscuro tra due mondi, sospinta avanti e indietro lungo quel passaggio dall’ansia, senza un’ancora affidabile, incapace di trovare un rifugio sicuro. Sperimentava questa divisione a livello fisico: sentiva che il lato sinistro del suo corpo era il suo lato infantile e magico, mentre il lato destro apparteneva ancora ai genitori, invece che a lei.

 

Dimensioni Evolutive della Coscienza

 

L’ipotesi che le depressioni siano correlate con una dissociazione della coscienza e una regressione alla fase arcaica, può aiutarci a capire in che tipo di realtà si ritraggano le persone che soffrono di malattie depressive.

Per quanto ne sappia, questo approccio non è ancora stato investigato. Voglio comunque sottolineare chiaramente che non sto ipotizzando che la regressione della coscienza o gli stati alterati della consapevolezza siano le cause della depressione.

 

La mia ricerca per scoprire in che tipo di realtà si rifugino le persone depresse, e i miei sforzi per capire lo stato di coscienza associato con quella fuga, mi hanno consentito di reinterpretare la depressione come un’esperienza spirituale male indirizzata. Avendo volto le spalle alla vita quotidiana, le persone depresse si confrontano con dimensioni della coscienza, con le quali il resto di noi deve imparare a vivere nuovamente.

 

Il volo apparente in un mondo privato è un sintomo ulteriore della depressione, che possiede un enorme significato pratico. Le persone che soffrono delle gravi depressioni, chiamate “maggiori” o “endogene”, hanno abbandonato la realtà quotidiana, o perché esperienze traumatiche hanno sciolto i loro contatti con la realtà, o perché non sono mai state capaci di sviluppare un ancoraggio sicuro.

 

La depressione come una sofferenza primaria cristallizzata è più che la tristezza per la perdita di una persona amata: è anche una paralisi per la perdita di realtà. Le persone depresse non si sentono più a loro agio in alcuna realtà. Sono state abbandonate dalla realtà. Rimarranno abbandonate fino a quando non insegneremo loro a muoversi – navigare – tra le realtà.

 

Lo sciamanismo e l’evoluzione della coscienza

 

Piuttosto che provocare una scissione della coscienza, i metodi sciamanici offrono dei modi efficaci per imparare a espandere la consapevolezza, così da penetrare più pienamente le profondità e potenzialità della coscienza.

 

Gli etnologi e gli antropologi meritano la nostra gratitudine per averci fornito un gran numero di conoscenze sullo sciamanismo, nelle sue forme originali e derivazioni contemporanee. Particolare gratitudine è dovuta a quei ricercatori, che inoltre hanno esplorato lo sciamanismo dall’interno, percorrendo essi stessi il cammino dello sciamano.

 

Michael Harner, un professore americano di antropologia, ha studiato di prima mano i metodi sciamanici, che ancora sopravvivevano nelle poche oasi rimaste delle culture indigene, e ha reso quei metodi accessibili alle persone “civilizzate” attraverso lo sviluppo del cosiddetto Core Shamanism (sciamanismo transculturale). Rendere lo sciamanismo accessibile a noi, significa renderlo qualcosa che possiamo imparare e sperimentare. Significa mostrarci dei metodi pratici per riscoprire le nostre radici sciamaniche. (Si veda, Michael Harner, The Way of the Shaman, Harper & Row, San Francisco, 1980, 1990; ed. it., La via dello sciamano, Mediterranee, 1995).

 

La riscoperta di questa antica conoscenza circa le esperienze, che diventano accessibili durante gli stati alterati di coscienza, rende possibile capire le irruzioni spontanee di tali esperienze nella vita degli esseri umani. Questa riscoperta rende anche possibile denunciare l’errore di discreditare, in modo sommario, tutte le possibilità esperienziali primordiali, considerandole esperienze patologiche.

 

Lo sciamanismo, nella forma del Core Shamanism, può essere classificato tra i vari metodi per espandere la coscienza. Non è un metodo psicologico, tuttavia, e non dovrebbe essere semplicemente incorporato nella psicologia. Nemmeno è una forma di psicoterapia. Vorrei ammonire esplicitamente contro il tentativo, troppo frettoloso, di “psicologizzare” lo sciamanismo, cercando di “integrarlo” nel contesto dei metodi psicologici odierni. Come ho spiegato sopra, lo sciamanismo e la psicologia derivano da fasi totalmente diverse dell’evoluzione della coscienza. Prestare adeguata attenzione alle fondamentali differenze cosmologiche e metodologiche tra i due campi, richiederebbe più tempo e più spazio di quanto questa conferenza consenta.

 

Considerato nei termini della storia dell’evoluzione della coscienza e, in particolare, della fase di unità magica con l’ambiente, lo sciamano primitivo può essere visto come qualcuno che sa come regredire allo stato arcaico di identità con l’universo. La sua intenzione, tuttavia, non è di dissolversi e annientare se stesso, anche se egli cerca l’unione con i poteri dell’universo. Lo sciamano incontra questi poteri come le energie essenziali delle piante, degli animali, degli elementi e nella forma dei fenomeni innumerevoli che lo circondano. Attraverso l’identificazione temporanea con i propri spiriti aiutanti personali, egli può far uso del loro potere e della loro saggezza allo scopo di ottenere guarigione, protezione, forza, difesa, fertilità, ecc.

 

La natura apparentemente primitiva dello sciamanismo è anche il suo maggior vantaggio. Poiché lo sciamanismo è una tecnica arcaica per modificare la coscienza, i suoi metodi possono insegnarci a riscoprire il senso perduto di armonia con il fondamento originario dell’essere. Poiché è un metodo arcaico, i poteri cosmici si manifestano allo sciamano nei loro aspetti originari come gli spiriti degli animali, delle piante e degli antenati. Il potere ha sempre bisogno di una forma in cui manifestarsi: questo principio vale anche per la realtà ordinaria.

 

Il metodo centrale dello sciamanismo è il viaggio nella “realtà non ordinaria” (un termine coniato da Carlos Castaneda). La deprivazione sensoriale, creata dal tambureggiamento prolungato e monotono, accompagna un’espansione della nostra coscienza-realtà ai livelli arcaici, a strati cosmico-universali dell’essere e, in definitiva, al senso di identità con il mondo come un tutto.

 

Usando la metodologia dello sciamanismo, il praticante sciamanico immagina di aver trovato un’entrata nella terra in un luogo nella natura scelto in precedenza. Entrando nella terra, trova un tunnel e, quando passa oltre l’uscita luminosa di questo tunnel (che l’ha portato nelle profondità della terra), si ritrova nella realtà non ordinaria. Qui, con l’aiuto dei suoi spiriti aiutanti, cerca la soluzione dei problemi che è andato là per risolvere.

 

Questa breve introduzione allo sciamanismo, nei termini dell’evoluzione della coscienza, sarà sufficiente per gli scopi del momento. Durante queste settimane avete avuto molte opportunità di lavorare con guide competenti, che vi hanno introdotto agli aspetti etnologici e antropologici dello sciamanismo.

 

Nel nostro contesto, sono di particolare importanza i seguenti punti:

 

Lo sciamano va sempre nella realtà non ordinaria con un’intenzione ferma e ben precisa. Si lascia guidare dalla sua missione di guarigione – cioè, dal lavoro di guarigione che intende effettuare per un individuo, per la comunità o per la natura come un tutto.

 

Quando è entrato nella realtà non ordinaria, egli incontra sempre i suoi spiriti aiutanti o alleati. E’ attraverso la connessione con questi spiriti che ottiene il potere di guarire.

 

Dopo aver terminato il viaggio, lo sciamano ritorna sempre nella realtà ordinaria, dove può trasmettere agli altri la conoscenza e il potere dei suoi spiriti. È quindi in grado di fungere da messaggero tra le realtà in maniera efficace e intelligibile. Se rimanesse nella coscienza-realtà degli spiriti, sarebbe un pazzo inutile e inefficiente.

 

La Depressione e lo Sciamanismo

 

Le depressioni – e probabilmente anche le esperienze psicotiche – hanno radici comuni nelle potenzialità arcaiche della coscienza, simili a quelle che sono alla base dei metodi sciamanici.

 

L’essere umano depresso regredisce, con una parte essenziale della sua coscienza, a un livello arcaico di coscienza-realtà. Questo livello è caratterizzato da uno stato, simile al sonno, di vitalità ridotta, dall’annullamento del tempo, dello spazio e del significato e dalla prossimità alla morte.

 

Allo stesso tempo, l’ego-coscienza dell’individuo depresso, che si è formata attraverso le sue esperienze nello stato ordinario di veglia, rimane consapevole e desta. L’individuo depresso vive in entrambi gli stati simultaneamente. Da un lato, è bloccato e incapace di armonizzarsi con i poteri dell’universo, dall’altro non è sufficientemente desto per poter far fronte alle richieste della vita quotidiana. Le conseguenze sono ansia e disperazione: egli piange per la sua incapacità di vivere pienamente e si addolora per l’incapacità di essere adeguato nell’una o nell’altra realtà.

 

Dal punto di vista sciamanico, l’ansia sospinge incessantemente le persone depresse avanti e indietro lungo il tunnel oscuro tra le due realtà. Esse non sono né ancorate nella realtà ordinaria, né hanno trovato degli alleati in quella non ordinaria, cioè, sono separati dalle energie universali di tutte le cose viventi.

 

Per esprimere questo concetto in termini un po’ esagerati, potremmo dire che la persona depressa, intrappolata nel suo oscuro mondo intermedio, deve imparare – come lo sciamano – a muoversi tra le coscienze-realtà, per attingere potere ed energia dalla realtà non ordinaria e per ancorarsi nella realtà ordinaria.

 

Lo sciamano ha imparato a muoversi avanti e indietro tra le due coscienze-realtà. Questa abilità è una delle sue capacità centrali ed egli fa estrema attenzione a sostenerla e affinarla.

 

Lo sciamano è colui che attraversa i confini tra le due realtà. E’ un messaggero – un messaggero del potere. Egli ritorna nella realtà ordinaria portando con sé il potere delle entità, che ancora – o di nuovo – esistono in armonia con l’universo. Quelle entità sanno di che cosa noi esseri umani abbiamo bisogno per riacquistare salute e benessere. Possono aiutarci a superare le nostre disarmonie, a sciogliere i nostri blocchi e a guarire i nostri sentimenti di alienazione e isolamento.

 

Il Core Shamanism fornisce un’immagine chiara e pratica della transizione da una coscienza-realtà a un'altra. Questa transizione è il tunnel tra le due realtà.

 

Poiché si trova in innumerevoli fiabe e miti, indubbiamente conoscete già il motivo del tunnel come legame e soglia tra le varie realtà. La fiaba ben nota di “Frau Holle” contiene un buon esempio di questo motivo. Maria, che è stata rifiutata dalla matrigna, si punge inavvertitamente un dito filando e, mentre cerca di lavare il fuso dal suo sangue, precipita in un pozzo (il tunnel). Quando riacquista conoscenza, si ritrova nell’Altro Mondo di Frau Holle.

 

Questa è la più semplice introduzione alla comprensione del viaggio sciamanico nella realtà non ordinaria. Forse ricordate che anche la sorellastra preferita di Maria si avventura nell’Altro Mondo di Frau Holle, ma con scopi impuri. Ella si getta deliberatamente nel pozzo, ma soltanto per essere ricoperta di pece e venirne ricacciata fuori. Parlando simbolicamente, si potrebbe dire che la persona depressa è similmente ricoperta di pece appiccicosa, ma non sa come sia successo e come può ripulirsi.

 

Non c’è quasi differenza tra l’esperienza di iniziazione vissuta dalla persona depressa e quella vissuta normalmente dallo sciamano. Spesso la vita di entrambi è stata piena di eventi traumatici come l’abbandono, lo sfruttamento, l’abuso, le malattie, le esperienze di pre-morte, la perdita di membri importanti della famiglia, emigrazioni, guerre, ecc. La fuga in un altro mondo è spesso l’unico modo per l’anima di sopravivere.

 

La persona depressa è un essere umano che ha vissuto un’iniziazione. Egli ha accesso ad altre coscienze-realtà, ma non è consapevole di questo dono, né capace di usarlo in modo efficace. Infatti, difficilmente ci si può aspettare che lo sia, perché non ha beneficiato di una iniziazione formale.

 

Il Trattamento Sciamanico delle Persone Depresse

 

Dal punto di vista sciamanico, le persone depresse hanno bisogno di aiuto in due direzioni:

 

Da un lato, hanno bisogno di un collegamento con l’energia vitale, cioè con i loro animali di potere, in modo da trovare l’energia necessaria per ancorarsi nella realtà ordinaria.

 

Dall’altro lato, hanno bisogno di una guida per imparare a muoversi in modo sicuro tra le coscienze-realtà. Invece che permettere ai sentimenti di ansia di bloccarli, i pazienti dovrebbero imparare a incontrare la paura come un alleato, come una scorta che appare di tanto in tanto per ricordare loro che hanno bisogno di proteggersi. L’ansia può così svolgere una funzione positiva, guarendo l’individuo, mentre egli impara a guarire se stesso e forse altri.

 

Nel corso degli ultimi due anni, ho utilizzato delle sessioni sciamaniche con pazienti selezionati come completamento della regolare pratica psicoterapeutica. Le mie esperienze sono basate su dieci individui, alcuni dei quali hanno terminato il trattamento, mentre altri stanno ancora lavorando con me.

 

Per ripeterlo ancora una volta: lo sciamanismo non è psicoterapia!

 

La letteratura sulle culture indigene fornisce numerosi resoconti di esperienze di interazione tra lo sciamanismo e la medicina scientifica. Nella nostra cultura, comunque, esperienze di questo tipo generalmente mancano, specialmente nel campo della psicoterapia. Sebbene un numero sempre maggiore di psicologi stia lavorando per integrare i due approcci, i ricercatori di entrambe le discipline sono ostacolati dalla mancanza dei concetti necessari. Al momento, soltanto un approccio chiaramente separato, lato a lato, è accettabile. La loro integrazione è il processo di guarigione stesso.

 

Indicazioni

 

La decisione di tenere una sessione sciamanica dovrebbe essere presa nel contesto di una relazione psicoterapeutica continuativa. Il momento adatto per fissare la prima sessione dipende dalle condizioni del paziente depresso. In generale, il terapeuta dovrebbe aspettare almeno fino a quando il paziente è di nuovo in grado di parlare e di ascoltare e non richiede più alte dosi di farmaci anti-depressivi. Parallelamente alla terapia regolare, si possono tenere fino a dieci sessioni sciamaniche. Queste dovrebbero aver luogo a intervalli di due o quattro settimane. La decisione di fissare ogni nuova sessione dovrebbe essere presa congiuntamente dal paziente e dal terapeuta.

 

A un qualche punto della terapia, il paziente potrebbe iniziare timidamente ad accennare a esperienze con luoghi di libertà totale, luminosità e redenzione. Il modo in cui egli parla di questi luoghi suggerisce che sa molto di più al riguardo, o perlomeno che vi sta alludendo come contro-esempi delle sue difficoltà presenti. Alcuni pazienti dicono di sentirsi attirati verso quei luoghi.

 

In casi come questi, è possibile reinterpretare l’esperienza depressiva come una malattia spirituale, o un’iniziazione repressa. Ciò può succedere nella quinta sessione, nella decima, o forse dopo due anni di psicoterapia. Di regola, aspetto sempre che sia il paziente a darmi il primo segnale.

 

In espressioni come “….mi sento come fossi sotto la superficie….ogni cosa è perfettamente immobile là, non spiacevole, ma senza sentimento, come ovattata….Non sono con me stesso, ma da qualche altra parte, non so dove….da lontano, posso vedere tutto il lavoro che ho lasciato incompiuto e mi sento in colpa…. sprofondo nel vuoto….vedo il mondo come se stessi guardando attraverso un tubo….mia moglie e i miei figli mi parlano, ma quello che dicono non ha alcun significato per me….in questa vita faccio tutto sbagliato….è come se sentissi mia madre defunta chiamarmi….ho guardato dall’altro lato e ho visto una luce bianca….c’è troppa luce per me in questo mondo….”

 

Prendo queste affermazioni alla lettera come allusioni ad esperienze di una realtà alterna.

 

Il trattamento sciamanico delle depressioni può essere suddiviso in tre fasi:

         reinterpretare la depressione,

         procedure pratiche,

         effetti

 

Reinterpretare la Depressione

 

Il lavoro di reinterpretazione non è di per sé sciamanico. Serve invece a preparare il cambiamento di prospettiva da una visione psicologica delle malattie depressive a una spirituale.

Consentitemi ancora di sottolineare che non sto proponendo una interpretazione eziologica delle depressioni. Ogni spiegazione proposta e ogni trattamento potenziale deve prendere in considerazione una varietà di cause.

 

Per quanto possibile, cercherò di utilizzare le parole stesse dell’individuo depresso per descrivere il viaggio che egli ha intrapreso nell’altra realtà, quella in cui tutti siamo vissuti nell’infanzia. Per la maggior parte di noi, comunque, il processo di educazione ha sbarrato l’accesso a quella realtà, come se ora l’ingresso a quel mondo fosse nascosto dietro una porta invisibile.

 

Le persone molto spirituali – per esempio, i monaci tibetani che tutti conosciamo – si sforzano attentamente di riaprire quella porta. Per gli individui depressi, l’accesso all’altro regno non è mai stato chiuso completamente, oppure è stato aperto in modo violento da esperienze traumatiche. Il desiderio di ritornare allo stato di unità con il tutto è una specie di richiamo, che ci attrae continuamente. Allo stesso tempo, i pazienti depressi si sentono anche legati alle richieste della realtà ordinaria. Alla fine, la loro ansia crudele li sospinge avanti e indietro lungo il corridoio buio tra i mondi. Spiego ai pazienti depressi che questo andare avanti e indietro è la condizione depressa stessa.

Ogni persona porta dentro di sé il desiderio intenso di ritornare nell’altra realtà, quel luogo dove possiamo nuovamente sentirci sicuri e confortati, il grembo protettivo del mondo dove possiamo ancora sentirci in unione con ogni cosa – come eravamo prima di nascere e come saremo di nuovo dopo la morte.

 

Questa reinterpretazione non cerca di fornire una spiegazione causale, ma cerca invece di rivalutare e apprezzare in modo più pieno il valore dell’esperienza depressiva. La reinterpretazione può infatti produrre risultati sorprendenti:

 

1. In generale, i pazienti reagiscono con un senso di sollievo immediato, come si fossero liberati da un grande peso, anche se a volte sono un po’ diffidenti. Per la prima volta, ascoltano qualcuno che riconosce il valore della loro esperienza ed è disposto a considerare quella sofferenza come un fenomeno, che può essere inquadrato entro la cornice della normale esperienza umana. Scoprono che ci sono modi per riacquistare il controllo sul viaggio fuori dalla realtà ordinaria. Cominciano a vedere le loro esperienze in una nuova luce.

 

2. Tutti i miei pazienti hanno capito immediatamente la metafora del corridoio oscuro tra i mondi. Per loro questa simbologia funzionava come un invito a parlare del loro desiderio per un altro mondo. Allora confidarono che, per molti anni, questo mondo privato era stato la loro unica via di scampo dalle pressioni della vita quotidiana. Spesso hanno detto di aver saputo di questa possibilità fin dalla fanciullezza. Anche ora si sentono continuamente attirati verso quell’altro mondo. Nonostante il senso di colpa, la maggior parte di loro continua a cedere alla tentazione, anche se sono consapevoli che la famiglia e gli amici insistono perché cerchino di essere meno assenti e “più qui”.

I pazienti descrivono anche quanto sia doloroso essere bloccati nel corridoio tra i mondi. Dicono che durante le fasi di profonda depressione, non solo perdono l’accesso a qualsiasi tipo di rifugio, ma si sentono anche privi di profondità, tagliati fuori sia dal mondo esterno che da quello interno.

 

3. Sono capaci di parlare del loro desiderio intenso per la morte. Non vedono più la morte nel modo in cui la vede generalmente la nostra società, cioè come uno spettro terrificante e in parte rimosso. La depressione possiede la propria sensibilità nei confronti dei poteri elementari dell’essere.

 

Anche se il senso spontaneo di sollievo e alleggerimento non dura, la possibilità di parlare di tali esperienze permane. Spesso, tuttavia, dobbiamo prima cercare le parole, le immagini e le metafore appropriate, in quanto queste generalmente mancano nel nostro vocabolario.

 

Rituali Sciamanici di Guarigione

 

Ora dedicherò alcune parole alla discussione dei rituali sciamanici di guarigione, che conduco nel ruolo di praticante sciamanico.

 

Reinterpretare la Depressione

 

Conduco i rituali sciamanici solo con il consenso precedente del paziente e nel corso di sessioni separate da quelle di psicoterapia.

In preparazione al rituale, modifico la disposizione dei mobili nel mio studio, in modo da creare uno spazio libero che ci consenta di sedere su dei cuscini e di sdraiarci su di una coperta stesa per terra. La stanza viene oscurata. Dispongo i miei oggetti di potere sull’altare, accendo una candela e brucio dell’incenso, lasciando che il fumo profumato si espanda nell’aria. Indosso anche un gilè speciale per significare che il mio orientamento interno è cambiato.

 

L’intero “allestimento sciamanico” della scena segnala, sia al paziente che al praticante, che non stiamo più lavorando nella realtà ordinaria o secondo delle modalità psicoterapeutiche. Dal punto di vista psicologico, tutto ciò serve per introdurre il lavoro sciamanico. Praticando abitualmente lo sciamanismo in queste condizioni e in questo ambiente, diventa più facile per me provocare delle reazioni coscienti e inconsce e catalizzare la riorganizzazione mentale necessaria per questo tipo di lavoro.

 

Procedure Pratiche

 

Tutte le sessioni di consulenza sciamanica sono condotte in modo simile e, viste dall’esterno, sembrerebbero assolutamente non spettacolari.

Quando il paziente ed io entriamo nella stanza, gli faccio osservare come l’ambiente sia stato modificato e stabilisco il seguente accordo con lui: se dovesse sentirsi a disagio, in qualsiasi punto della sessione, deve sentirsi libero di terminarla immediatamente, senza dare alcuna spiegazione.

 

La nostra conversazione successiva, riguardo lo scopo della sessione (la sua indicazione terapeutica), sottolinea di nuovo che stiamo per iniziare un altro tipo di lavoro – non psicoterapia. Nel corso della discussione cerchiamo una risposta alla domanda: “Qual è il mio (cioè, del paziente) maggior problema al momento?” Assieme cerchiamo una risposta chiara a questa questione.

 

Le persone depresse generalmente hanno bisogno di energia vitale e di libertà di muoversi. I pazienti formulano spesso le loro risposte in questa direzione. Vogliono condividere i loro pensieri tormentosi e le loro difficoltà a trovare la fiducia in se stessi e la forza per realizzare i propri scopi nella vita. Soprattutto, vogliono riscoprire la capacità di “essere qui” – di sentirsi genuinamente presenti con i loro compagni umani e con l’ambiente che li circonda.

 

Spiego la sequenza della sessione e ripeto di nuovo il nostro accordo, poi chiedo al paziente di sdraiarsi sulla coperta che ho steso sul pavimento. Questa è una coperta speciale che uso soltanto per il lavoro sciamanico. Poi gli dico che non deve far altro che sperare nel successo dei nostri sforzi e, inoltre, rimanere aperto e attento a qualsiasi cosa potrebbe succedergli.

 

Dopo essermi messo nello stato d’animo adatto scuotendo brevemente il sonaglio e cantando, mi sdraio accanto al paziente. Attraverso le cuffie, ascolto il suono familiare del tamburo e intraprendo il cosiddetto viaggio diagnostico, per presentare il problema del paziente ai miei aiutanti spirituali.

 

Le loro risposte possono indicare quattro direzioni in cui procedere:

 

1. Terminare la sessione: sia perché non è il momento giusto per il paziente di ricevere questo tipo di aiuto, o perché questo aiuto potrebbe essere rischioso per lui.

 

2. Il paziente ha bisogno di essere collegato con l’energia vitale attraverso un animale di potere personale.

 

 

3. Vari eventi traumatici nella vita del paziente hanno provocato la sua perdita del potere dell’anima o, come diciamo, di parti dell’anima. Quando l’anima di qualcuno perde la sua interezza, la persona diventa suscettibile agli effetti di influenze patologiche. Essa è priva del suo nucleo essenziale, o essenza vitale – in qualsiasi modo si scelga di chiamare la parte mancante. Dal punto di vista spirituale, questi individui sono indifesi e, perciò, molto vulnerabili alle malattie dell’anima e del corpo. Non è difficile capire come la persona che ha perso parti della propria anima tenda ad essere depressa, in quanto il suo spirito o potere vitale è assente.

Una discussione approfondita del concetto di perdita dell’anima esula dagli scopi di questa conferenza. Sandra Ingerman, una psicologa americana con molti anni di esperienza nella pratica del recupero dell’anima, ha esposto i risultati da lei ottenuti usando questo metodo in due libri (Soul Retrieval, Harper, San Francisco, 1991, ed. it. Il recupero dell’anima, Crisalide, 2001;Welcome Home, Harper, San Francisco, 1993).

 

4. La persona può essere posseduta da energie che le sono estranee e, perciò, inutili e dannose. Queste “intrusioni” dovrebbe essere rimosse o estratte.

 

Questi tre concetti di malattia:

-         perdita dell’energia vitale

-         perdita del potere dell’anima

-         essere colpito o posseduto da energie estranee

sono tipici concetti sciamanici. I metodi utilizzati nel rituale di guarigione sono determinati dal tipo di malattia da curare. Questi possono includere la reintegrazione dell’energia vitale o delle parti dell’anima e/o l’estrazione delle energie estranee. Dal punto di vista sciamanico, la persona è sana quando vive di nuovo in armonia con l’universo.

 

Possiamo identificare dei concetti simili della malattia e del trattamento nel pensiero medico e psicologico contemporaneo. Per esempio, una malattia può essere provocata dalla mancanza di elementi essenziali alla vita, fondamentalmente, dalla mancanza di energia, oppure il malato soffre di infezioni, cioè le intrusioni consumano la sua energia. La perdita dell’anima è molto simile alla nozione psicologica, secondo cui la persona è ancora attaccata emotivamente ai traumi passati, che devono essere superati. Lo sciamanismo presuppone che, per proteggersi dai traumi passati, parti dell’anima si separino e debbano essere ritrovate e restituite alla persona che le ha perdute.

 

Dal punto di vista di un osservatore esterno, il trattamento sciamanico consiste di una serie di azioni ritualizzate derivanti dalle pratiche sciamaniche, che i popoli indigeni hanno messo in atto per molte migliaia di anni. Questa conferenza non è il luogo adatto per una descrizione dettagliata di quelle pratiche. Superficialmente, queste pratiche potrebbero sembrare piuttosto insignificanti, in quanto il trattamento effettivo non ha luogo nel mondo visibile della realtà ordinaria, ma è invece effettuato dalla forze spirituali nel mondo, per noi invisibile, della realtà non ordinaria. Le azioni ritualizzate del praticante sciamanico nella realtà ordinaria stanno a rappresentare le azioni compiute dagli spiriti nella realtà non ordinaria.

 

Effetti

 

Quando il paziente giace in silenzio sulla coperta, consapevole che qualcuno accanto a lui sta cercando aiuto in un’altra sfera – una sfera che per molti anni gli è servita da rifugio – spesso si sente toccato profondamente.  Può percepire i cambiamenti che avvengono dentro di lui prima ancora che il praticante sia ritornato nella realtà ordinaria, o che abbia iniziato a raccontare il lavoro fatto dai suoi aiutanti nella realtà non ordinaria.

 

A volte questo può portare all’espressione spontanea di sentimenti, a lacrime, a sospiri profondi che alleggeriscono il regno interiore del paziente. Molti dicono di aver provato sollievo, di aver sentito che qualcosa se n’era andato o che il potere stava ritornando. Si sentono nuovamente integri, pieni e appagati. Sono consapevoli di sensazioni di calore, potere e gioia. A volte, tuttavia, possono passare vari giorni o settimane prima che questi effetti si facciano sentire.

 

Spesso i pazienti reagiscono con irritazione al ritorno del potere dell’anima. All’inizio possono essere spaventati dal potere insolito che ora percepiscono dentro di sé, o possono sentirsi diffidenti. In questi casi, è importante dare tempo sufficiente ai pazienti, assicurarli che, se lo desiderano, sono perfettamente liberi di lasciar andare quel potere. Naturalmente, è anche importante continuare ad accompagnarli come psicoterapeuti.

 

Spesso i miei spiriti aiutanti mi incaricano di portare indietro dei rituali o delle azioni particolari, che aiuteranno i pazienti a familiarizzarsi con quella energia, ad accettarla e integrarla.  Per esempio, i miei aiutanti potrebbero indicarmi di dire al paziente di cercare un luogo nella natura e collocare una pietra sulla terra, come mezzo per diventare più consapevole del nuovo ancoraggio, che ora ha conseguito nella sua personalità e nella realtà ordinaria.

 

E’ stato dimostrato che gli individui depressi sono spesso persone la cui anima si è frantumata in molti pezzi. Molto potere dell’anima è ancora bloccato nella storia passata della loro vita. Inoltre, i loro frequenti attacchi di paura e ansia continuano a consumare il potere dell’anima. Queste ansie possono includere la paura di essere in mezzo alla gente, il senso di non essere in grado di affrontare la vita, o la convinzione di essere costretti a confrontarsi con delle richieste troppo grandi. In ciascun caso, l’individuo depresso si sente incapace di proteggersi in modo adeguato. E’ come se la parte rimanente dell’anima (quella che continua a mantenerlo vivo) fosse un frammento talmente piccolo, da non poter più funzionare come il nucleo attorno al quale può “cristallizzarsi” il potere dell’anima (che è stato riportato con il recupero dell’anima).

 

Questo processo continuo di frammentazione dell’anima sembra erodere inesorabilmente l’ancoraggio del paziente nella realtà ordinaria e spingerlo sempre più vicino alla morte. Egli sembra troppo debole per trattenere e integrare il potere dell’anima, che gli è appena stato riportato. Questo concorda con un sentimento condiviso da molte persone depresse: spesso esse sperimentano l’energia e la motivazione come dei disturbi indesiderati, come un disagio irritante che sono incapaci di utilizzare in modo mirato.

 

Di conseguenza, il recupero dell’anima deve essere ripetuto più volte. Questi recuperi, inoltre, devono essere combinati con gli sforzi per accrescere il potere protettivo, per esempio, incoraggiando il paziente a visualizzare una nube di luce colorata, che lo circonda e lo protegge. Con pazienti particolari si è reso necessario effettuare dieci recuperi dell’anima a intervalli di varie settimane o mesi. Lo scopo è creare un “nucleo di anima” solido e durevole con un ancoraggio forte e sicuro nella realtà ordinaria.

 

Il Counseling Sciamanico

 

Questo è il passo più importante nel trattamento spirituale delle malattie depressive.

Quando i pazienti sono riusciti a cristallizzare dentro di sé sufficiente potere dell’anima, possono imparare a muoversi avanti e indietro tra le coscienze-realtà, possono cioè diventare i propri consiglieri, o counselor, sciamanici.

 

Il Counseling sciamanico è un’espressione coniata da Michael Harner per descrivere un processo strutturato, per usare il viaggio sciamanico come mezzo per aiutare le persone a lavorare con le forze spirituali. Non è richiesta una esperienza precedente o una conoscenza dello sciamanismo per utilizzare questa metodologia.

 

Le pre-condizioni essenziali, comunque, sono la volontà di:

-         accettare l’esistenza di una sfera spirituale;

-         alterare la propria coscienza come mezzo per accedere a quella sfera spirituale, che chiamiamo anche realtà non ordinaria. In pratica, si visualizza questo accesso come un tunnel, una porta o un foro in una specie di membrana.

-         accettare, infine, la concezione che le forze spirituali possono rivelarsi nella forma di entità nella realtà non ordinaria.

 

Assumendo che le persone depresse siano rimaste bloccate o intrappolate nel corridoio tra le coscienze-realtà, il Counseling sciamanico le aiuta a penetrare nel regno dei poteri spirituali, a completare la loro iniziazione, annullare la frattura nella loro coscienza e ottenere nuova energia vitale dall’unione con i poteri cosmici. E’ questa riunione che, in definitiva, ristabilisce e rafforza il loro ancoraggio nella realtà ordinaria.

 

Il paziente si prepara per il viaggio stendendosi sul pavimento. Gli viene detto che, quando il tamburo inizia a suonare (attraverso le cuffie), deve cercare un luogo nella natura con un’entrata nel terreno e poi scendere attraverso un tunnel nel cosiddetto mondo di sotto. Entrando nel tunnel, dovrebbe focalizzare la sua intenzione sullo scopo di vedere una luce chiara alla fine del tunnel. Deve andare verso quella luce, uscire dal tunnel ed entrare nella realtà non ordinaria. Quando vi è giunto, dovrebbe focalizzare tutta la sua intenzione sullo scopo di incontrare un animale di potere. Al paziente vengono date informazioni precise, che gli consentono di distinguere il suo animale di potere da tutti gli altri animali, che potrebbe incontrare. Per quanto possibile, egli dovrebbe parlare ad alta voce, raccontando le sue esperienze nella realtà non ordinaria mentre avvengono, in modo da poter registrare il racconto su di una cassetta. In seguito, il contenuto della cassetta può essere riascoltato e discusso assieme. Se necessario, si possono fare delle sessioni successive di psicoterapia, per continuare a lavorare con il materiale che il paziente ha riportato dalla realtà non ordinaria.

 

Ogni viaggio con il tambureggiamento dura 15 minuti. Quando il paziente diventa più esperto, i viaggi possono essere estesi a 30 minuti. Un cambiamento nel ritmo del tamburo segnala al paziente che è giunto il momento di iniziare il viaggio di ritorno. Per tornare, egli ripercorre, nella direzione opposta, lo stesso cammino, fino a quando raggiunge il tunnel e finalmente riemerge nello stesso luogo nella natura dove il viaggio era iniziato.

In una sessione successiva, il paziente impara a porre una domanda ai suoi alleati nella realtà non ordinaria e a capire la risposta che riceve.

Lo scopo del terzo viaggio è trovare un maestro spirituale nel mondo di sopra e porre una domanda circa il trattamento più efficace per le depressioni.

 

In questo modo, il paziente ha appreso gli elementi fondamentali del viaggio sciamanico. In termini più generali, si è familiarizzato con tre elementi essenziali dell’attività spirituale:

 

-         l’intento che lo guida, cioè la domanda che pone ai suoi alleati;

-         il passaggio per entrare e ritornare dalla realtà non ordinaria, cioè il tunnel;

-         ha acquistato degli spiriti aiutanti, o alleati, nella forma di animali di potere e maestri.

 

I viaggi successivi approfondiscono la comprensione che il paziente ha cominciato ad acquisire. Col tempo e con la pratica, può fare da solo il viaggio sciamanico a casa sua.

 

All’inizio, le persone depresse credono che i loro tentativi di fare il viaggio sciamanico saranno dei tristi fallimenti. Prima di intraprendere il primo viaggio, molti pazienti esprimono paura del tunnel oscuro, che potrebbe intrappolarli o essere pieno di pericoli e di mostri. Nonostante le loro paure, nove dei dieci pazienti, ai quali ho insegnato la tecnica del viaggio, trovarono il loro animale di potere nel corso del primo viaggio.

 

La paziente di nome Ursula incontrò sei alleati. Era molto compiaciuta: all’improvviso aveva riscoperto l’accesso a una vita interiore ricca e pittoresca che, nel corso di viaggi successivi, diventò sempre più viva e vibrante. La sua scoperta di questo regno avvenne dopo che, per lungo tempo, aveva creduto che il suo mondo interiore fosse interamente oscuro e morto. Attraverso il tunnel oscuro, Ursula penetrò in un livello di coscienza, o di esperienza, originario e funzionante in modo salutare. Indipendentemente dal fatto che ora aveva trovato dei guardiani per le sue energie vitali e dei compagni per i suoi soggiorni nella realtà non ordinaria, ottenne anche la prova convincente di avere dentro di sé potere ed energia.

Per Ursula questa era la conferma del fatto che la sua immaginazione e i suoi sentimenti erano ancora integri e che dentro di lei esisteva un mondo affascinante – invece dei pensieri tormentosi e senza fine.

Altri pazienti reagirono in modo simile. Tutti loro sperimentarono il passaggio consapevole attraverso il tunnel come molto meno temibile, che il continuare a languire immobili e senza direzione in una oscurità irreale.

 

Senza eccezioni, tutti i pazienti ritornarono dal viaggio sentendosi più vitali e rilassati, più sicuri e in un miglior stato d’animo. E’ anche interessante riferire che iniziarono a sognare con maggior frequenza. In molti casi, avvennero delle guarigioni o ci furono dei sogni di iniziazione, come se i sogni consentissero ai pazienti di raggiungere quelle cose, che fino ad allora non erano riusciti a ottenere nella vita cosciente di veglia.

 

Come conseguenza del viaggio sciamanico, ci furono dei miglioramenti evidenti in tutte le aree sintomatiche. I pazienti si sentivano più svegli e presenti, più sicuri e motivati, più capaci di mantenere delle relazioni interpersonali e di prendere delle decisioni. Riferirono anche di un ravvivarsi dei loro affetti ed emozioni.

 

Vari pazienti poterono terminare il trattamento psicoterapeutico, altri poterono allungare gli intervalli tra le sessioni. Oltre a questo, i metodi del Counseling sciamanico hanno fornito delle intuizioni preziose riguardo le esperienze delle persone depresse e hanno reso possibile riconoscere un aspetto della depressione, che prima era nascosto.

 

Conclusioni

 

L’interpretazione odierna, multidimensionale, delle depressioni è stata ampliata per includere un aspetto collegato all’evoluzione della coscienza. Questa espansione ci ha consentito di capire che dei processi apparentemente inconsci implicano, in realtà, una divisione della coscienza ed una regressione a una coscienza-realtà arcaica. La regressione della coscienza è un elemento fondamentale dello sciamanismo. Quando le persone depresse imparano a compiere il viaggio sciamanico, la regressione allo stato arcaico di unità con le forze dell’universo può diventare una risorsa, che restituisce la vitalità e accresce il senso di ancoraggio nel sé e nel mondo.

 

L’aspetto straordinario di questo processo sta nel fatto che le persone, che erano state diagnosticate come depresse e che si erano precedentemente allontanate dal mondo quotidiano, sono state capaci di apprendere un metodo, che le ha aiutate a stabilire un confine chiaro tra i mondi della realtà ordinaria e non ordinaria. Usando questo semplice metodo, i pazienti sono stati in grado di passare senza timore, e in entrambe le direzioni, attraverso i varchi tra i mondi.

 

Un aspetto, non nuovo, di questa metodologia è che la persona, il cui problema psichico implica (tra le altre cose) una perdita di realtà, è istruita a lasciare la realtà. Il trattamento prescritto è identico al sintomo della malattia. Il prescrivere il sintomo come un intervento terapeutico è un concetto ben noto.

 

Nel futuro, quando queste persone “si immergono” – e questa immersione dovrebbe essere interpretata in due sensi – esse possono chiamare e incontrare i loro spiriti aiutanti. I miei pazienti ed ex-pazienti hanno imparato a iniziare un dialogo con i loro alleati ed ora possono consentire a questi alleati di assisterli e guidarli. Gli aiutanti interiori hanno dato loro l’accesso all’energia vitale universale e questo, a sua volta, rafforza il loro senso di autonomia, fiducia in se stessi e la loro capacità di vivere la vita. Il contatto con le energie spirituali rafforza il loro senso di appartenere al mondo, accresce la loro capacità di amare e di provare compassione per tutte le cose viventi.

 

E’ un inizio pratico ed è pieno di speranza.

 

 

*   Indirizzo dell’autore: Dott. Carlo Zumstein, Kasernenstrasse 3, CH-8180 Bulach, Svizzera.

 

di Nello Ceccon

Vi è mai capitato di pensare a qualcuno e dopo qualche secondo squilla il telefono, rispondere e sentire che è proprio quella persona che vi sta chiamando?

Vi è mai capitato di incontrare al distributore della benzina una persona a cui non pensavate da anni, vi racconta che sta facendo un lavoro ed è lo stesso di quello che la vostra azienda sta cercando con affanno?

La nostra vita, pensandoci bene, è costellata di coincidenze, sincronicità, quasi sempre collegate a ricordi, eventi positivi o almeno divertenti.

Da molte parti oramai si sta cercando di trovare una relazione tra sincronicità, qualità della vita ed, ovviamente, qualità degli affari, consiglio di consultare a tale proposito il libro "Attracting Perfect Customers: The Power of Strategic Synchronicity " di  Stacey Hall e Jan Brogniez

Vivere imparando dai segnali che ci danno la natura e gli eventi è una pratica consolidata da molti millenni, che ora si sta riscoprendo anche nella nostra società … positivistica.


Per imparare a riconoscere quali sono i messaggi che ci vengono dati attraverso le sincronicità e le coincidenze dobbiamo rifarci ad un modello di conoscenze particolare.

Secondo molte tradizioni l'uomo è in connessione con tutte le altre forme viventi, animate ed inanimate, le loro anime comunicano in continuazione con lui.

Sentirsi collegati nella rete della vita significa anche  conoscere il linguaggio degli spiriti. 

Un modo per comprenderlo è essere come dei bambini, che si stupiscono e si meravigliano delle cose che ci sono intorno a loro. Ci dobbiamo aprire, senza dare per scontato che conosciamo già una cosa, un oggetto o una persona. Tutto può essere  una comunicazione, un messaggio dagli spiriti.


Vi è mai capitato di sentirvi interrotti in continuazione, durante un lavoro che vi sembra importante? Come persone attente a tutti i segnali, considerate questo come un messaggio proveniente dagli spiriti o angeli, ed  in perfetta correlazione con gli obiettivi che dovete raggiungere in quel determinato lavoro. A volte i contrattempi sono un'occasione per rivedere da un altro punto di vista ciò che veniva dato per scontato, oppure derivano dalla necessità di approfondire alcune tematiche che pensavamo di avere già affrontate sufficientemente.


Questo modo di affrontare le sfide professionali o personale non è un modo per lasciarci trasportare dal caso o dalla fatalità. Non significa che la nostra vita è nelle mani di una serie di eventi che non conosciamo e non possiamo determinare, è esattamente l'opposto. Quando agiamo dobbiamo avere sempre un'intenzione inflessibile, un obiettivo ben chiaro che vogliamo raggiungere, poi tutti questi messaggi "casuali" diventano una traccia, una pista da seguire per raggiungere e realizzare quella determinata intenzione. Fare entrare la spiritualità nel mondo del lavoro significa porsi delle intenzioni ben definite, degli obiettivi e progetti molto chiari e sinceri; solo in questo modo non si viene deviati.


Ogni mezzo che viene messo a disposizione dagli spiriti diventa buono per conseguire lo scopo. Così abbiamo un ventaglio di possibilità illimitato, possiamo veramente sentirci in connessione con qualche cosa che è molto al di sopra della nostra singola forza, ma nello stesso momento diventa "al nostro servizio".


Un'altra prospettiva del linguaggio dei segni è quello del flusso operativo della vita. Possiamo affrontare, o meglio, seguire il flusso della vita rimanendo attenti ai messaggi sottili che ci vengono mostrati. Così dobbiamo essere disponibili al movimento, al cambiamento, ma in maniera graduale, semplicemente percependo questi piccoli messaggi. È un modo per mettere in continua discussione la propria esistenza, consapevoli che, insieme al vero motivo per cui siamo venuti al mondo, esistono infinite possibilità per metterlo in pratica, realizzarlo in questa vita. È una apertura verso l'ignoto, verso quelle forze dell'infinito a cui ci sentiamo in balia, quando non  abbiamo uno scopo inflessibile.


Ci sono vari modi per vedere questi segnali, cercare le coincidenze può diventare un gioco, da ricapitolare alla sera nel proprio blocchetto degli appunti. Rileggendo poi le note  scritte, scopriamo come si manifestano a noi questi messaggi sottili. Possiamo anche capire che certe giornate dell'anno sono più propizie per stringere dei buoni accordi commerciali, altre che richiedono una maggiore concentrazione, altre in cui è meglio ritirarsi ed aspettare tempi migliori.

La natura è una fonte inesauribile di presagi, di segni da inseguire, di messaggi da parte degli spiriti.

La natura ci aiuta ad essere in contatto con la saggezza dell'universo.

I passi fondamentali sono semplici, ma nello stesso momento ci chiedono di superare il limite del senso comune, a cui siamo stati addestrati fin dai primi anni della nostra vita.


- aprire la mente ed il cuore al linguaggio degli spiriti, ad esempio  cominciate a parlare con le piante e con i sassi

- formulare delle domande molto chiare, che siano decisive, quasi di vita o di morte.

Aspettarsi che un sasso, una nuvola, una goccia d'acqua o la corrente del fiume, una foglia, un uovo, i fondi del caffè,  un paesaggio ci possano regalare informazioni significative, presagi di grande valore spirituale o pratico.

Michael Harner

LA TEORIA DEI SOGNI NEL CORE-SCIAMANISMO

Traduzione di Lorenza Menegoni

 

Questo articolo è apparso originalmente sulla rivista della Foundation for Shamanic Studies, Shamanism Annual (vol. 23, 2010, pp. 2-4), ed è stato tradotto con l'autorizzazione di Michael Harner per www.sciamani.it, sito della FSS in Italia (marzo 2015).

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Con la sua teoria sciamanica “core” dei sogni, Michael Harner ci presenta una comprensione ispirata e interamente sciamanica di dove provengono i sogni e di come capire il loro significato.

  • L'Editor

Questo breve articolo si propone di delineare e sviluppare i dieci principi fondamentali di “La Teoria Sciamanica “Core” dei Sogni”, presentata il 14 agosto e il 25 settembre del 2010 a San Francisco nei miei primi due workshop pubblici sul “Lavoro Sciamanico con i Sogni” condotti per la Foundation for Shamanic Studies (1). Questa teoria deriva da anni di ricerche sul campo e di studi transculturali sullo sciamanismo indigeno, che mi hanno portato a scoprire i principi e le pratiche comuni alle diverse culture, e che io stesso ho convalidato ampiamente attraverso la sperimentazione e pratica personali. In altre parole, la teoria deriva dal core-sciamanismo.

Questo articolo affronta l'esperienza umana universale del sognare e offre agli occidentali una comprensione radicalmente nuova del lavoro con i sogni e della loro interpretazione. Quanto scrivo è diretto principalmente agli studenti e ai praticanti avanzati del core-sciamanismo, particolarmente a quelli che hanno completato il Programma di Tre Anni della Fondazione, preceduto dall'Intensivo di Due Settimane o dai workshop avanzati equivalenti. Si suppone che, attraverso le loro esperienze sciamaniche personali, essi siano giunti da tempo a concludere che gli spiriti sono reali, e che abbiano imparato ad applicare praticamente quella conoscenza nel lavoro di guarigione e di divinazione.

Questo articolo non si propone di convincere altri della realtà degli spiriti o delle loro caratteristiche, perché lo sciamanismo pratico non è una questione di discussione teorica o di fede, quanto di conoscenza diretta acquisita in modo esperienziale. Spero che quanto scrivo possa essere considerato da alcuni sciamani indigeni come un riconoscimento, a lungo dovuto, da parte degli occidentali della validità di ciò che essi e i loro antenati hanno saputo dai tempi antichi.

 

PRIMO PRINCIPIO: GLI SPIRITI SONO REALI

Questo primo principio è la base per tutti gli altri nove. Semplicemente prende atto della realtà degli spiriti, qualcosa che i praticanti seri dello sciamanismo già sanno in base alle loro esperienze dirette. Questa conoscenza è fondamentale per il successo nel lavoro sciamanico.

 

SECONDO PRINCIPIO: GLI SPIRITI PRODUCONO SOGNI

Il secondo principio è uno dei più importanti, in quanto afferma che “gli spiriti producono sogni”. Questi spiriti includono l'anima dell'individuo e qualsiasi altro spirito che si sia fuso con la persona o che mantenga una vicinanza con essa. In altre parole, ci sono molteplici spiriti che producono sogni, non soltanto la singola anima umana (o "psiche", l'anima resa secolare dalla moderna cultura occidentale).

Il concetto di anima singola, qui utilizzato, è quello del core-sciamanismo. Benché ci siano differenti concezioni culturali circa la singolarità o la molteplicità delle anime (2), lo scopo del core-sciamanismo è di accertare quanto è universale o quasi-universale nei concetti e nelle pratiche sciamaniche indigene.

I molteplici spiriti che producono sogni non includono soltanto l'anima dell'individuo, ma anche quelli che "possiedono" (si fondono) o mantengono una vicinanza con quell'individuo. Possono avere degli effetti prolungati o brevi sui sogni di una persona, dipendendo dal periodo di tempo in cui sono presenti.

Questa teoria non afferma che tutti i sogni sono prodotti dagli spiriti.

 

TERZO PRINCIPIO: QUESTI SPIRITI HANNO UNA VARIETÀ DI CARATTERISTICHE ASSIEME A DIFFERENTI TIPI E GRADI DI POTERE, E DIFFERENTI PREOCCUPAZIONI O INTERESSI

Per esempio, i sogni prodotti dall'anima dell'individuo e dagli spiriti aiutanti includono quelli riguardanti la salute e il benessere della persona. Se le persone sono preoccupate per la loro salute, non dovrebbero presumere di essere sole in questo, perché anche i nostri spiriti aiutanti e la nostra anima se ne preoccupano. I sogni che essi ci inviano possono includere consigli e ammonimenti espressi in maniera letterale o metaforica.

Il terzo principio implica che il praticante sciamanico ha bisogno di conoscere i diversi spiriti che possono influenzare i suoi sogni e le loro caratteristiche. Ciò richiede una conoscenza considerevole dei vari tipi di spiriti del Mondo di Mezzo, ma anche di quelli del Mondo di Sopra e di Sotto.

 

QUARTO PRINCIPIO: GLI SPIRITI CHE PRODUCONO SOGNI POSSONO ESSERE: ANIME PERSONALI; SPIRITI AIUTANTI, INCLUSI GLI SPIRITI GUARDIANI; OPPURE POSSONO ESSERE SPIRITI NON-AIUTANTI, COME GLI ESSERI SOFFERENTI O ALTRI SPIRITI INTRUSIVI.

Gli "esseri sofferenti" a cui mi riferisco sono tipicamente le anime infelici di persone che sono morte di morte improvvisa o traumatica. Generalmente non sanno di essere morte, sono confuse e infelici, e vagano senza meta qui nel Mondo di Mezzo. Di tanto in tanto possono intensificare l'illusione di essere ancora vive possedendo, attaccandosi o rimanendo vicine a una persona.

In queste circostanze, i ricordi dei sogni di questi spiriti defunti possono confondersi con i sogni di un vivo, con il risultato che la persona può supporre erroneamente di star avendo una esperienza di vita passata. Questi sogni spesso terminano all'improvviso o in un modo traumatico, come è terminata la vita degli esseri sofferenti. Il praticante deve essere consapevole di questa possibile confusione per aiutare il cliente a identificare tali sogni.

Gli spiriti intrusivi, pur penetrando parti specifiche del corpo della vittima, tendono a provocare malattie o dolori localizzati. La relazione di queste intrusioni spirituali localizzate con i sogni della vittima è ancora in fase di studio.

 

QUINTO PRINCIPIO: I “CATTIVI” SOGNI O INCUBI POSSONO ESSERE AMMONIMENTI BENEFICI DA PARTE DELL'ANIMA DI UNA PERSONA O DEI SUOI SPIRITI AIUTANTI, OPPURE POSSONO ESSERE MANIFESTATI DA SPIRITI NON-AIUTANTI.

Questo principio segue quello precedente e fa notare che i sogni di essere feriti o spaventati possono essere ammonimenti utili e positivi quando sono prodotti dall'anima o dagli spiriti aiutanti della persona. Al contrario, i cattivi sogni o incubi possono non essere ammonimenti utili se sono prodotti da spiriti non-aiutanti, i cui sogni si mescolano con i sogni e i ricordi della persona. Un esempio è l'ultimo ricordo di uno spirito sofferente di essere stato aggredito violentemente, senza però avere la consapevolezza che l'aggressione si è conclusa con la sua morte. Se lo spirito sofferente possiede o si trattiene vicino a un vivo, un ricordo così invadente può produrre un sogno ossessionante che non è un ammonimento utile. Questo può rendere consapevole il praticante della necessità di un lavoro di depossessione.

Naturalmente un cattivo sogno o un incubo possono derivare anche da una cosa così banale come un'indigestione, o da un altro malessere fisico o mentale. Questo però non nega l'esistenza di una componente spirituale che sta producendo il sogno. L'anima della persona o il suo spirito guardiano potrebbero ammonire l'individuo che qualcosa di negativo sta influenzando la sua salute e deve essere preso in considerazione.

 

LA TEORIA SCIAMANICA “CORE” DEI SOGNI

 

PRIMO PRINCIPIO: Gli spiriti sono reali.

SECONDO PRINCIPIO: Gli spiriti producono sogni.

TERZO PRINCIPIO: Questi spiriti hanno una varietà di caratteristiche, assieme a differenti tipi e gradi di potere, e differenti preoccupazioni o interessi.

QUARTO PRINCIPIO: Gli spiriti che producono sogni possono essere: anime personali; spiriti aiutanti, inclusi gli spiriti guardiani; oppure possono essere spiriti non-aiutanti, come gli esseri sofferenti e altri spiriti intrusivi.

QUINTO PRINCIPIO: I “cattivi” sogni o incubi possono essere ammonimenti benefici da parte dell'anima di una persona o dei suoi spiriti aiutanti, oppure possono essere manifestati da spiriti non-aiutanti.

SESTO PRINCIPIO: Le persone di considerevole potere spirituale tendono ad essere resistenti al fatto di ricevere sogni indesiderati da spiriti non-aiutanti.

SETTIMO PRINCIPIO: Gli spiriti aiutanti maggiori possono manifestarsi come Grandi Sogni e trasmettere un potere spirituale importante e informazioni rilevanti.

OTTAVO PRINCIPIO: I suddetti principi si applicano a tutti i tipi di sogni, inclusi i sogni notturni, i sogni da svegli e quelli ad occhi aperti, come pure alle visioni.

NONO PRINCIPIO: Per conoscere il significato dei loro sogni, le persone possono fondersi con uno spirito aiutante per richiamare un sogno e studiarlo, oppure possono fare il viaggio sciamanico dai loro spiriti divinatori più importanti per ottenere informazioni.

DECIMO PRINCIPIO: Questi viaggi dovrebbero includere lo studio approfondito delle metafore, specialmente per quanto riguardano il significato delle comunicazioni degli spiriti e quindi il significato dei sogni stessi.

SESTO PRINCIPIO: LE PERSONE DI CONSIDEREVOLE POTERE SPIRITUALE TENDONO AD ESSERE RESISTENTI AL FATTO DI RICEVERE SOGNI INDESIDERATI DA SPIRITI NON-AIUTANTI.

Una persona spiritualmente forte è protetta dalle intrusioni spirituali e dalle possessioni indesiderate. Poiché questo potere è come un campo di forza protettivo, le intrusioni spirituali e le possessioni indesiderate sono normalmente respinte prima che possano produrre dei sogni nell'individuo. Di conseguenza, è improbabile che la persona “colma di potere” riceva dei sogni indesiderati dagli spiriti sofferenti. All'opposto, il fatto di ricevere questi sogni può indicare che l'individuo deve intraprendere delle azioni per ristabilire il proprio potere personale.

 

SETTIMO PRINCIPIO: GLI SPIRITI AIUTANTI MAGGIORI POSSONO MANIFESTARSI COME “GRANDI SOGNI” E TRASMETTERE UN POTERE SPIRITUALE IMPORTANTE E INFORMAZIONI RILVEVANTI.

Un "Grande Sogno" è normalmente una manifestazione da parte di uno spirito guardiano o di uno spirito maggiore che porta un potere spirituale protettivo. Generalmente è di due tipi: 1) un sogno notturno che si ripete sul lungo periodo, 2) una visione, cioè, un unico travolgente sogno da svegli. Una visione può includere importanti indicazioni per la vita della persona oppure potrebbe essere seguita, dopo un breve periodo, da un sogno con lo stesso contenuto. Sfortunatamente, nei resoconti etnografici, la parola “sogno” è spesso usata in modo impreciso, senza prestare sufficiente attenzione al significato che i nativi attribuiscono a questo termine nei diversi contesti. Per esempio, spesso non è chiaro se stiano descrivendo un sogno notturno, un sogno da svegli, un viaggio sciamanico o una visione.

 

OTTAVO PRINCIPIO: I SUDDETTI PRINCIPI SI APPLICANO A TUTTI I TIPI DI SOGNI, INCLUSI I SOGNI NOTTURNI, I SOGNI DA SVEGLI E QUELLI AD OCCHI APERTI, COME PURE ALLE VISIONI.

Questo principio deriva dal significato del termine “sogno” nel Webster's Dictionary, come pure nell'uso comune. La definizione di sogno qui utilizzata è: una successione di immagini che avvengono quando uno dorme oppure è sveglio; i sogni da svegli possono essere involontari o volontari. Se un sogno da sveglio è insolitamente vivido può essere chiamato una visione. Da questo punto di vista, il viaggio sciamanico può essere visto come un sogno volontario e disciplinato senza la guida della realtà ordinaria, cioè non è “immaginazione guidata” (guided imagery).

 

NONO PRINCIPIO: PER CONOSCERE IL SIGNIFICATO DEI LORO SOGNI, LE PERSONE POSSONO FONDERSI CON UNO SPIRITO AIUTANTE PER RICHIAMARE UN SOGNO E STUDIARLO, OPPURE POSSONO FARE IL VIAGGIO SCIAMANICO DAI LORO SPIRITI DIVINATORI PIÙ IMPORTANTI PER OTTENERE INFORMAZIONI.

E

DECIMO PRINCIPIO: QUESTI VIAGGI DOVREBBERO INCLUDERE LO STUDIO APPROFONDITO DELLE METAFORE, SPECIALMENTE PER QUANTO RIGUARDANO IL SIGNIFICATO DELLE COMUNICAZIONI DEGLI SPIRITI E QUINDI IL SIGNIFICATO DEI SOGNI STESSI.

Il nono e il decimo principio sono correlati: Nello sciamanismo si possono usare i sogni volontari per scoprire il significato dei sogni involontari. Due metodi comunemente usati sono il richiamare un sogno o il viaggio sciamanico, entrambi utilizzati dal sognatore originale in quanto di solito nessuno è più qualificato a scoprire il significato di un sogno quanto il sognatore stesso.

Entrambi i metodi possono risultare in comunicazioni letterali o metaforiche. Tranne che nei corsi di addestramento sciamanico, l'identità e il significato delle metafore non sono normalmente condivisi con altri, perché sono comunicazioni dagli spiriti che non solo vanno al di là di ogni parola, ma sono anche sacri e personali

Le metafore incontrate nel viaggio sciamanico, per esempio, sono perfettamente mirate e adattate a quello specifico viaggiatore. Non si deve presumere che siano rilevanti per altre persone, inclusi i clienti, in quanto sono comunicazioni stratificate ed emozionali basate sulla conoscenza intima del viaggiatore da parte degli spiriti e non avrebbero quindi lo stesso significato per altri.

È una responsabilità del viaggiatore decifrare il significato delle metafore senza aiuto esterno, perché nessuno è più qualificato a capirne il reale significato.

Se, comunque, le persone non riescono a fare da solo il viaggio sciamanico né a richiamare un sogno, possono richiedere l'aiuto di un praticante esperto. In linea con l'etica del core-sciamanismo, questo lavoro di divinazione dovrebbe essere svolto solo su richiesta dell'interessato. Altrimenti i praticanti sciamanici rischierebbero di sottrarre agli altri la loro libertà spirituale.

 

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L'interpretazione dei sogni ha sempre rappresentato un costante interesse umano. In migliaia di culture in tutti i continenti abitati, gli sciamani hanno sviluppato una conoscenza convalidata nel tempo per capire i sogni, una conoscenza resa possibile dai loro strumenti spirituali e dal lavoro con gli spiriti. In Occidente sia gli strumenti sciamanici che la “comunicazione con gli spiriti” furono proibiti dalla Chiesa e successivamente considerati delle fantasie nell'Età dell'Illuminismo.

Nell'ultimo secolo o poco più, ci sono stati molti sforzi per sviluppare delle teorie dei sogni, tuttavia permane l'eredità dell'Illuminismo con la sua forte opposizione a considerare seriamente le affermazioni degli sciamani circa la realtà degli spiriti e su come lavorare con loro. La recente rinascita dello sciamanismo in Occidente suggerisce che un simile paradigma scientifico possa non essere più quello dominante nel futuro.

Spero che questo breve articolo incoraggi una maggior ricerca sull'enorme quantità di conoscenze indigene, pubblicate e non pubblicate, che meritano uno studio più attento e rispettoso. Una sfida è rappresentata dal fatto che le informazioni sciamaniche rilevanti sono frammentarie e disperse tra centinaia di culture, e non permettono quindi di formulare delle generalizzazioni (3). Forse una sfida ancora più grande per gli occidentali è di passare per la porta dello sciamano e verificare in prima persona la realtà degli spiriti e la loro relazione con i sogni.

 

Note

  1. I dieci principi qui delineati sono stati leggermente rivisti dopo la loro presentazione originale nell'agosto e nel settembre del 2010.

  2. Per esempio, si veda il mio articolo del 1062, “Jìvaro Souls”, American Anthropologist 64: 258-72.

  3. Gli enormi archivi del Shamanic Knowledge Conservatory della FSS esistono appunto per raccogliere tutte queste informazioni, ma purtroppo la Foundation non dispone ancora dei mezzi per renderli accessibili.

  4. Desidero ringraziare Sandra Harner per il suo sostegno e consiglio editoriale.

 

Copyright 2010 Michael Harner, Shamanism Annual, vol 23, pp-. 2-4, Dicembre 2010

METODOLOGIE DEL CORE-SCIAMANISMO

SCIAMANISMO TRANSCULTURALE

 

Dr.ssa Lorenza Menegoni, FSS Italia

Versione riveduta per www.sciamani.it, sito della Foundation for Shamanic Studies in Italia, gennaio 2015.

L'articolo è stato pubblicato originalmente sulla rivista Anthropos & Iatria (Anno VII, Numero IV, Ottobre-Dicembre 2003, pp. 89-96), Genova e, successivamente, sulla rivista on line Airesis e su www.studisciamanici.it/www.sciamani.it.

Attualmente lo sciamanismo sta suscitando un rinnovato interesse sia nel campo degli studi specialistici che in quello della cultura generale. Oggi sempre più persone, specialmente tra i giovani, chiedono di conoscere più da vicino questa antica tradizione spirituale per trarne degli insegnamenti e degli indirizzi di vita alternativi rispetto ai modelli tradizionali, considerati ormai privi di significato. Questo diffuso interesse è testimoniato non solo dalla pubblicazione di numerosi libri sull’argomento, ma anche dalla popolarità di seminari e altri eventi che offrono l’opportunità di studiare e lavorare con sciamani provenienti da varie parti del mondo.

Entro questo quadro generale di riscoperta dello sciamanismo, occupa un posto di rilievo il lavoro di ricerca e di insegnamento svolto dall’antropologo americano Michael Harner, autore de La via dello sciamano (1995) e de La caverna e il cosmo (2014). Lo studioso, che si sta dedicando allo sciamanismo da oltre cinquant’anni, ha contribuito, più di altri, all’attuale riscoperta di queste antiche pratiche, sviluppando un approccio basato sui principi e metodi dello sciamanismo classico o tradizionale, ma accessibile alla moderna cultura. Il lavoro di Harner si è concentrato principalmente sullo studio pratico dei metodi sciamanici e sulla possibilità di applicarli ai problemi di vita e di salute dell’uomo contemporaneo. Una discussione approfondita delle forme della guarigione sciamanica si può trovare nell’articolo “Pratiche fondamentali nel trattamento sciamanico delle malattie”, scritto da Michael Harner assieme alla moglie, Sandra Harner, e pubblicato su un numero precedente di Anthropos & Iatria (luglio-settembre 2002). [Una versione recente di quel saggio è ora inclusa come Appendice D nella Caverna e il cosmo]. Pur accennando alla guarigione sciamanica, questo mio articolo si concentra soprattutto sull’uso dei metodi sciamanici come pratica spirituale personale e sui benefici che le persone possono trarre da tale pratica. E’ quindi complementare rispetto all’articolo di Michael e Sandra Harner.

Con il termine “core-sciamanismo” (sciamanismo transculturale), si indica la metodologia elaborata da  Harner per adattare lo sciamanismo al pensiero e alla cultura moderni. Questo approccio rappresenta la reinterpretazione e sintesi dei metodi sciamanici fondamentali, che sono comuni a culture diverse (essenzialmente, il viaggio sciamanico e le varie tecniche di guarigione). Non include metodi tra loro divergenti e non comprende pratiche rituali o di guarigione che caratterizzano specifiche tradizioni sciamaniche (per esempio, la capanna del sudore o la Ruota di Medicina dei nativi americani). Si tratta inoltre di una forma pura di sciamanismo, di cui non fanno parte tecniche derivanti da altre tradizioni, come ad esempio il lavoro con i chakra o la meditazione. Si basa sulla definizione di sciamanismo data da Mircea Eliade nella sua classica opera, Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi (1974). Secondo questa definizione, lo sciamano è colui che compie dei viaggi in altri mondi in uno stato alterato di coscienza. Il viaggio è la tecnica sciamanica fondamentale per penetrare realtà alterne. La sua finalità è contattare varie entità nella realtà spirituale allo scopo di ottenere conoscenza, potere e guarigione.

Un aspetto centrale del core-sciamanismo è il suo carattere pratico ed esperienziale. Sulla base del proprio studio e lavoro personale, Harner ha sempre ritenuto che la comprensione più profonda di questi metodi è quella che si ottiene praticandoli. Nello sciamanismo la conoscenza realmente significativa è ottenuta direttamente da ciascuno attraverso la comunicazione con i propri spiriti aiutanti. Infatti, questo tipo di apprendimento esperienziale è insostituibile anche nelle società indigene. Anche laddove esiste un apprendistato, più o meno lungo, con dei maestri sciamani, la conoscenza vera è acquisita dal candidato sciamano attraverso le sue visioni e i suoi sogni, come pure attraverso varie esperienze di iniziazione come lo smembramento o certe malattie molto gravi, fisiche ed emotive. Lo sciamanismo non è un sistema di dogmi o di verità di fede, è invece un metodo per ottenere rivelazioni dirette dalle entità del mondo spirituale. In parte, per questo, è stato osteggiato e combattuto come pericoloso antagonista dalle religioni istituzionalizzate, non solo dalla religione cristiana ma anche da altre, per esempio il buddismo in Asia centrale.

Fin dall’inizio della sua ricerca tra gli sciamani dell’Amazzonia nel 1961-62, Harner ha scelto la via della sperimentazione diretta per investigare le pratiche sciamaniche dei popoli nativi. Nel suo libro, La via dello sciamano, egli descrive le visioni e le esperienze sciamaniche da lui avute prendendo l’ayahuasca, un potente allucinogeno nativo. Tale scelta comportava anche dei rischi, in quanto si trattava di un metodo di ricerca ancora poco accettato nell’ambito accademico, come dimostrano le controversie relative al lavoro di Carlos Castaneda con lo sciamano degli Yaqui, Don Juan. La sperimentazione diretta, tuttavia, ha permesso ad Harner non solo di conoscere dall’interno l’universo mitico e spirituale delle culture amazzoniche, ma l’ha anche portato a scoprire che lo sciamanismo dei popoli nativi poteva essere praticato da persone proveniente da un background culturale diverso. Il lavoro successivo di Harner con altri gruppi tribali, specialmente nell'America del Nord, i suoi studi transculturali e la sua sperimentazione personale con il tambureggiamento rappresentarono un’altra importante tappa nella sua ricerca: dimostrarono che il suono ritmato del tamburo, ampiamente utilizzato dalle culture sciamaniche, era un mezzo altrettanto efficace per ottenere le visioni. Anche per rispondere alle richieste che gli venivano fatte, egli decise di condividere con altri i risultati delle sue ricerche, dando avvio ad un programma di corsi per addestrare gli occidentali nelle tecniche sciamaniche fondamentali. É importante sottolineare che nei corsi di core-sciamanismo, come del resto nell’apprendistato di tipo tradizionale, viene insegnata la metodologia, non la conoscenza sciamanica, che è sempre individuale e ottenuta direttamente nel viaggio. Vengono cioè forniti una serie di strumenti che ciascuno può utilizzare per trovare da sé le risposte alle proprie domande e l’aiuto di cui ha bisogno. Nel core-sciamanismo, inoltre, si dà molta importanza al fatto che solamente la persona ha l’autorità per interpretare le proprie esperienze e capirne il significato

Da quando Harner ha iniziato il suo lavoro di insegnamento all'inizio degli anni Settanta, la metodologia del core-sciamanismo ha subito un processo di sviluppo e affinamento, che l’ha resa sempre più consona e rispondente alle esigenze e ai quesiti dell’uomo contemporaneo. Grazie ad un continuo lavoro di approfondimento, questa metodologia, già ampiamente sperimentata e consolidata nei suoi aspetti fondamentali, sta ora fornendo importanti strumenti per affrontare i problemi più acuti della società moderna (per esempio, problemi di alcoolismo e dipendenza da droghe). Questa capacità di rinnovarsi ed evolvere per adattarsi allo sviluppo delle culture umane ha sempre caratterizzato lo sciamanismo. Oggi lo sciamanismo sta rinascendo in molte parti del mondo, dopo essere stato represso per lungo tempo dalle religioni dominanti e dalle autorità dello stato. Anche il core-sciamanismo e altre forme moderne di sciamanismo testimoniano di questa rinascita in scala mondiale.

Anche gli studi teorici hanno contribuito enormemente all’attuale riscoperta dello sciamanismo. In particolare, il lavoro pionieristico di Mircea Eliade è stato fondamentale nel portare a una interpretazione più oggettiva e a una rivalutazione di questo fenomeno. Ne sono seguiti molti studi di notevole valore, sia sul piano teorico che etnografico, che hanno approfondito i vari aspetti dello sciamanismo e ne hanno fornito un quadro estremamente ricco e complesso. Nuovi campi di indagine, come lo studio degli stati alterati di coscienza, hanno gettato nuova luce sulla fenomenologia dello stato sciamanico. Nel loro insieme questi nuovi indirizzi di ricerca hanno permesso di respingere le interpretazioni ottocentesche di stampo evoluzionista che consideravano lo sciamanismo una pratica disfunzionale e aberrante, se non patologica. Oggi sussistono molti elementi per ritenere, al contrario, che lo sciamanismo abbia avuto un ruolo importante nel favorire lo sviluppo della coscienza umana, oltre che rappresentare un importante sistema di integrazione socio-culturale e una pratica terapeutica utile ed efficace.

L’esperienza del viaggio sciamanico

Il viaggio sciamanico è un’esperienza di visione, in cui la coscienza è modificata e i nostri sensi si aprono per percepire e penetrare la realtà normalmente invisibile del mondo spirituale. Generalmente lo sciamano utilizza il suono monotono del tamburo, meno frequentemente le droghe psicoattive, per modificare la propria coscienza ed entrare nello stato psico-spirituale favorevole a questa esperienza. Quale sia il mezzo utilizzato, il viaggio sciamanico implica sempre uno scarto, o una “rottura di livello” (un termine di Eliade), cioè un passaggio, generalmente rapido, dalla dimensione fisica a quella spirituale, concomitante alla modificazione della coscienza. Lo sciamano sperimenta questo passaggio come un vero e proprio viaggio, anche se di natura spirituale, in mondi che esistono al di fuori della consapevolezza ordinaria. Eliade ha chiamato “estasi”, nel senso originario di “uscir fuori”, questa capacità di trascendere la realtà ordinaria o fisica e penetrare in una realtà di ordine diverso. Il termine “estasi”, tuttavia, non deve suggerire l’idea di un’esperienza mistica di comunione ineffabile con il divino. Il viaggio sciamanico è un’esperienza lucida e prettamente attiva, in cui lo sciamano interagisce in modo autonomo e volontario con le entità del mondo spirituale. L’uso del tamburo gli conferisce un notevole controllo sulle proprie esperienze. Come egli intraprende volontariamente il suo viaggio nel mondo degli spiriti, così è metodologicamente capace di ritornare in modo sicuro e con un bagaglio di nuove conoscenze. Il suo viaggio è sempre finalizzato a uno scopo pratico come l’ottenere informazioni e aiuto nella guarigione. Anche la definizione data da Eliade di “tecnica dell’estasi” mette in luce il carattere intenzionale, consapevole e disciplinato del viaggio sciamanico. Michael Harner utilizza il termine di “stato sciamanico di coscienza” per sottolineare il fatto che si tratta di uno stato vigile e attivo – un termine preferibile a quello di “trance”, che può suggerire l’idea di un offuscamento o di una perdita della coscienza.

Mediante il viaggio, lo sciamano accede ad una realtà fuori dal tempo e dallo spazio, in cui incontra delle entità e dei poteri che gli trasmettono conoscenza e gli forniscono aiuto nella guarigione. Il viaggio è l’elemento centrale dello sciamanismo, un metodo per contattare le entità del mondo invisibile che lo differenzia da ogni altra pratica spirituale. Mentre in altri tipi di lavoro spirituale si chiamano gli spiriti in questa realtà, lo sciamano lavora in modo opposto. Trasportato dal suono del tamburo, egli lascia la realtà ordinaria del mondo quotidiano per viaggiare nei regni non ordinari in cui gli spiriti dimorano. Nella terminologia del core-sciamanismo, si definisce come “realtà non ordinaria” l’universo nascosto che si rivela e si manifesta allo sciamano nel viaggio. Questo termine, originariamente coniato da Carlos Castaneda, è utile perché ci ricorda che l’accesso a quei mondi dipende dal processo e dal grado di modificazione della coscienza. Permette inoltre di evitare qualsiasi riferimento alle dicotomie occidentali di mentale/fisico, materia/spirito, dentro/fuori, categorie estranee alle modalità di pensiero delle culture sciamaniche. Per lo sciamano la realtà spirituale, o realtà non ordinaria, come la chiamiamo in un linguaggio moderno, è altrettanto reale quanto quella fisica o materiale, pur essendo di natura diversa. Perciò egli non considera le proprie visioni come proiezioni o immagini puramente interiori, ma come esperienze dirette di un’altra realtà che esiste indipendentemente dalla mente, ma alla quale la mente fornisce l’accesso.

Lo sciamano viaggia nella realtà non ordinaria in quelli che sono chiamati il Mondo di Sotto e il Mondo di Sopra e, a volte, in parti del Mondo di Mezzo. Il Mondo di Sotto è un mondo immateriale percepito esistere sotto la superficie della Terra e si raggiunge scendendo per un Tunnel. Il Mondo di Sopra è un mondo etereo che esiste dall’altro lato del cielo, cioè oltre l’universo fisico; vi si accede passando per un varco nelle nubi o nella volta del cielo. Il Mondo di Mezzo è il mondo dell’esistenza umana, che ha pure una sua dimensione spirituale o non ordinaria. La  struttura tripartita del cosmo è una concezione ampiamente diffusa nelle culture sciamaniche. Come descritto magistralmente da Eliade, i tre piani della realtà sono collegati da un asse centrale (axis mundi), variamente raffigurato come l’Albero o il Pilastro del Mondo, la Montagna Sacra, ecc. Questa concezione del cosmo non appartiene esclusivamente allo sciamano, ma è condivisa da tutti i membri della sua cultura. Per lo sciamano, tuttavia, essa non è una semplice rappresentazione o un concetto, ma un’esperienza vissuta, il percorso concreto che egli deve seguire per penetrare nel regno degli spiriti.

Questa cosmologia tradizionale è incorporata come parte integrante del core-sciamanismo, anche se in esso si preferisce non dare indicazioni precise circa la natura dei vari mondi, ma si lascia che sia la persona a scoprirne le caratteristiche. A seconda del loro orientamento religioso, le differenti tradizioni variano nella caratterizzazione dei diversi mondi e nella preferenza per l’uno o per l’altro. Per esempio, nello sciamanismo asiatico e siberiano, fortemente influenzato da una religione “celeste”, si privilegia il Mondo di Sopra quale sede degli spiriti tutelari, sia umani che animali, mentre il Mondo di Sotto è visto come il regno dei morti e, per via di un’influenza buddista, come la dimora degli “spiriti maligni” (o spiriti delle malattie). Presso i popoli tribali in cui predominano le religioni della Terra, come nell’America del Nord e del Sud, il Mondo di Sotto non ha alcuna connotazione negativa. E’ la sorgente da cui scaturisce tutta la vita e il regno privilegiato degli spiriti animali.

Poiché è slegato da un contesto culturale specifico, il core-sciamanismo permette ai praticanti di esplorare autonomamente i vari piani della realtà per scoprire la loro configurazione, o geografia, come pure il numero di livelli presenti in essi. Ciò nonostante, nei resoconti dei viaggi dei praticanti moderni, si trovano spesso elementi molto simili a quelli descritti dagli sciamani tradizionali. Un fatto che conferma l’universalità dei processi implicati nell’esperienza del viaggio sciamanico. Sebbene rappresenti una percezione diffusa, forse legata alla natura bipede dell’uomo, la struttura tripartita del cosmo non deve suggerire l’idea di una realtà rigidamente stratificata o immutabile. Poiché è di natura spirituale, la realtà non ordinaria sfugge a qualsiasi interpretazione nei termini dello spazio fisico ordinario. La divisione in Mondo di Sotto e di Sopra si riferisce soprattutto alla direzione del viaggio dello sciamano, che ha sempre come punto di partenza il Mondo di Mezzo. I termini “sotto” e “sopra” denotano aspetti diversi di una medesima realtà, anche se noi che viviamo in una realtà limitata li chiamiamo così.

Lo sciamanismo è stato generalmente considerato un fenomeno magico-religioso legato ai popoli primitivi e tribali, una pratica terapeutica ricca di fascino, ma con scarsa rilevanza per noi uomini moderni. In parte questa percezione è da attribuire all’influenza di molti resoconti etnografici, specie quelli di fine Ottocento, che si sono rivolti, per lo più, a descrivere gli aspetti esteriori e più appariscenti di queste pratiche, che non a capirne il significato, contribuendo così a creare attorno alla figura dello sciamano un alone di  mistero e di esotismo. Per quanto attualmente l’interesse nello sciamanismo sia enorme, molti dubitano che i metodi sciamanici possano essere applicati ai problemi della vita moderna o che siano in qualche modo praticabili da noi occidentali. Per questo il lavoro di Michael Harner è stato molto importante nel dimostrare che ciò è invece possibile. Quando egli iniziò a insegnare le tecniche sciamaniche ad amici e studenti, scoprì subito che gli occidentali potevano facilmente imparare a compiere il viaggio nella realtà non ordinaria. Questi risultati, descritti per la prima volta nel suo libro La via dello sciamano (ed. orig. 1980), hanno rappresentato la base per sviluppare una pratica sciamanica a noi maggiormente consona e accessibile. Elemento centrale di tale pratica è il viaggio sciamanico, non più descritto come un misterioso “volo magico”, ma interpretato come un metodo, basato su di una capacità innata e indipendente dalla cultura, per espandere la propria coscienza e accedere a fonti non ordinarie di conoscenza e di guarigione. Le ricerche di Harner confermavano le tesi di Eliade, che aveva definito l’estasi come una facoltà originaria e costitutiva dell’essere umano e che aveva visto, nello sciamanismo, una comune eredità umana. Anche gli studi più recenti sugli aspetti psico-fisiologici dello stato sciamanico di coscienza, pur analizzando questo fenomeno da una angolatura diversa, confermano le intuizioni di Eliade e di Harner circa i processi fondamentali che sono alla base del viaggio sciamanico (si veda, per esempio, Dobkin De Rios e Winkelman 1989). Secondo Michael Harner, questi comuni fattori umani spiegano la notevole uniformità dei metodi sciamanici in culture lontane nel tempo e nello spazio e giustificano la possibilità di estrapolarli dal loro contesto originale e applicarli a quello occidentale.

La tecnica del viaggio, insegnata nel core-sciamanismo, è un metodo che le persone possono utilizzare in ogni situazione della vita, uno strumento per ottenere consiglio e aiuto dalle entità e dalle forze che la persona incontra nella realtà parallela. Diversamente dal Mondo di Mezzo, che esiste nel tempo, la realtà non ordinaria è una realtà fuori del tempo in cui, come scrive Harner (2001), “tutto ciò che è stato conosciuto, tutto ciò che può essere conosciuto diventa accessibile.… Per questo [gli sciamani] possono vedere sia il passato che il futuro. Con la disciplina, l’addestramento e l’aiuto degli spiriti, questa fonte totale di conoscenza diventa accessibile”. Come hanno sempre fatto gli sciamani, anche noi possiamo utilizzare il metodo del viaggio come un sistema per risolvere problemi e uno strumento per ottenere risposte alle nostre domande, cioè come tecnica di divinazione. È importante sottolineare che il viaggio sciamanico non è un metodo psicologico, ma un metodo spirituale per ottenere informazioni attraverso la comunicazione diretta con le entità del mondo invisibile. Anche nella sua formulazione moderna, questo uso dei metodi sciamanici è consistente con lo sciamanismo classico, in cui ogni persona può avere accesso al mondo spirituale.

Lo sciamano va a cercare aiuto nella realtà non ordinaria perché questa è un territorio di saggezza, compassione e amore. È un universo nascosto di spiriti compassionevoli, sempre disposti a trasmettere allo sciamano conoscenza e guarigione. Come nello sciamanismo tradizionale, anche nella pratica del core-sciamanismo si utilizza principalmente il viaggio nel Mondo di Sotto e nel Mondo di Sopra, perché questi sono mondi di trascendenza e di evoluzione. Tutti gli esseri spirituali, maestri umani e spiriti animali, che lo sciamano incontra in quella realtà, sono esseri che hanno trasceso la condizione terrena e hanno raggiunto uno stato che li ha resi partecipi della saggezza e del potere del grande Universo.

Mentre il Mondo di Sotto e il Mondo di Sopra esistono solo nella realtà non ordinaria, il Mondo di Mezzo ha natura sia fisica che spirituale. Quando lo sciamano viaggia in questo mondo (per esempio, per comunicare con gli spiriti della natura), egli viaggia nella sua dimensione non ordinaria o spirituale. Anche nel Mondo di Mezzo c’è la possibilità di ricevere aiuto (come dagli spiriti che proteggono certi luoghi o gruppi umani), ma qui ci sono anche conflitti. Poiché è il mondo dell’esistenza umana, il Mondo di Mezzo può essere privo di saggezza e carico di sofferenza, perché preserva a livello spirituale il riflesso delle azioni ed emozioni umane. A volte vi rimangono intrappolate le anime dei morti, spiriti disincarnati che vagano alla deriva e possono interferire negativamente con la vita normale dei vivi. Alcuni casi di “possessione” possono essere attributi all’influenza di questi spiriti confusi, che “occupano” la psiche di un individuo prendendo il sopravvento e alterandone la personalità (per il trattamento sciamanico delle possessioni, si veda l’articolo di Michael e Sandra Harner). Per questi motivi gli sciamani preferiscono uscire dal Mondo di Mezzo, perché, solamente andando al di fuori del tempo, essi incontrano delle entità spirituali che posseggono grande saggezza, compassione e potere di guarigione.

Le tecniche sciamaniche per viaggiare nella realtà non ordinaria sono estremamente efficaci e relativamente semplici da imparare. Il loro uso non richiede particolari abilità, ma solamente la capacità di concentrarsi sulle proprie immagini interiori. L’effetto del tambureggiamento è tale che la persona si sente trasportata in un altro mondo senza alcun sforzo. Per questo gli sciamani si riferiscono al loro tamburo come a una cavalcatura o altro mezzo di trasporto. L’uso del tamburo è un aspetto chiave dello sciamanismo, sia tradizionale che moderno, perché ha la capacità di indurre rapidamente uno stato meditativo in cui possiamo trascendere in una realtà più profonda. Come alcuni studi hanno dimostrato, il suono monotono del tamburo produce delle onde cerebrali simili, ma più profonde della meditazione (vicine a theta), in cui possiamo percepire altre dimensioni (Harner 1995: 98-99). Il tamburo inoltre aiuta la persona a concentrarsi e a mantenere fermo il proprio obiettivo o lo scopo del viaggio. Il metodo è molto sicuro in quanto, quando il tamburo smette di suonare, la persona ritorna immediatamente nella realtà ordinaria. Nello stato sciamanico, una parte della coscienza rimane sottilmente collegata all’ambiente fisico in cui ci si trova, per permetterci di ritornare indietro quando il tamburo ci richiama.

Il viaggio nella realtà non ordinaria è un’esperienza positiva dalla quale la persona deriva un immediato senso di vitalità e benessere. Vari studi hanno dimostrato che, negli stati alterati di coscienza (meditazione, ipnosi, stato sciamanico, ecc.), il cervello produce delle morfine naturali, o endorfine, e questo può in parte spiegare il fatto che alla fine di un viaggio la persona si senta “ricaricata” e piena di energia (AAVV, 1982). L’aspetto più importante, comunque, quello al quale si possono attribuire gli effetti benefici dei metodi sciamanici è l’esperienza di attingere a un potere più grande del singolo individuo: questo è il potere dell’universo e della vita in tutte le sue manifestazioni. Prima attraverso il canto e la danza e poi nell’esperienza del viaggio, tutta la forza energetica che chiamiamo “potere” si muove nel corpo, riattivando la nostra propria forza. La sensazione di potenziamento e accresciuto vigore è intensificata quando, nel viaggio, la persona incontra il proprio “animale di potere”. Nella concezione sciamanica, questo spirito guardiano è la sorgente dell’energia vitale dell’individuo. Il viaggio sciamanico non è solo un metodo per acquisire conoscenza, ma anche un metodo per ottenere il proprio potere spirituale attraverso la connessione con gli spiriti tutelari, intermediari tra noi e il potere universale. Non è insolito che nei viaggi le persone ricevano una guarigione ad opera dello spirito animale o del maestro in forma umana.

Il core-sciamanismo è un adattamento di pratiche tradizionali all’uomo occidentale moderno. Per esempio, noi lavoriamo stesi per terra per compiere il viaggio e utilizziamo un ritmo regolare del tamburo. Generalmente gli sciamani non lavorano allo stesso modo: essi danzano e cantano mentre viaggiano per raccontare le loro esperienze e rendere partecipe la comunità delle loro avventure nell’altro mondo. In un certo senso si può dire che lo sciamano viaggia “con il corpo”, anziché “fuori dal corpo”. La dimensione corporea (canto, danza) è un aspetto fondamentale dello sciamanismo, perché è un mezzo per staccarsi dalla mente e collegarsi con tutto il proprio essere o con il “cuore”, come direbbero i Nativi Americani, con il mondo invisibile. Permette allo sciamano di raggiungere uno stato di unione, o di fusione (merging), con i suoi spiriti protettori, per canalizzare il loro potere e manifestarlo sul piano materiale. Sensazioni corporee sono presenti anche nel viaggio (toccare, annusare, percezione del movimento) e contribuiscono a renderlo più vivido e reale.

Aree del lavoro sciamanico

La tecnica del viaggio è alla base di gran parte del lavoro sciamanico e ha un ruolo importante in tutte le diverse sfere, o specializzazioni, dell’attività sciamanica. A grandi linee, queste aree comprendono la divinazione, la comunicazione con gli spiriti della natura, l'accompagnamento dei morti e dei morenti, e la guarigione. Quest’ultima è di gran lunga la sfera più importante del lavoro sciamanico, ma poiché l’argomento è stato trattato in modo esauriente nell’articolo citato di Michael e Sandra Harner [ora nell'Appendice D della Caverna e il cosmo], qui vengono indicati solamente gli aspetti principali.

La guarigione è la finalità precipua dello sciamanismo e per effettuarla lo sciamano ricorre alle entità e ai poteri del mondo invisibile, in quanto la malattia è vista come una condizione spirituale oltre che fisica. Per lo sciamano, alla base della malattia c’è una perdita o una diminuzione del potere personale e un’armonia disturbata. La guarigione sciamanica mira a restituire all’individuo il proprio potere spirituale e a ristabilire armonia là dove c’era separazione e squilibrio. Essa non è mai diretta alla persona considerata come entità separata, ma si rivolge all’individuo visto nella sua interrelazione con il mondo. La guarigione sciamanica ha due aspetti fondamentali: reintegrare alla persona ciò che le manca o è stato perduto, estrarre da essa ciò che non fa parte del suo corpo. Della prima forma di guarigione, reintegrare ciò che è stato perduto, fanno parte il recupero dell’animale di potere e il recupero dell’anima. Come accennato in precedenza, nella concezione sciamanica, ogni persona deriva la propria forza vitale da una connessione con uno spirito guardiano in forma animale. Poiché l’animale di potere è la fonte dell’energia vitale, la sua perdita espone la persona alla malattia, alla depressione e a problemi di vario tipo. Per recuperare uno spirito guardiano lo sciamano compie un viaggio nel Mondo di Sotto, ritrova l’animale e lo restituisce alla persona soffiandolo dentro la fontanella e il torace. Il recupero dell’animale di potere viene fatto per energizzare la persona, favorirne la guarigione e accrescere la sua resistenza alle malattie.

In altri casi la persona ha perduto parti della propria “anima”, essenza spirituale indispensabile alla vita, ma che a volte può frammentarsi e separarsi da noi. Le forme più gravi di perdita dell’anima si riferiscono a quelle situazioni in cui la vita stessa della persona è in pericolo (coma, rianimazione). Esistono poi delle forme meno gravi, ma più frequenti, di perdita parziale dell’anima, quando parti del sé si separano a causa di esperienze dolorose o traumatiche come morti o divorzi, violenze fisiche o psicologiche. Per lo sciamano questi frammenti perduti dell’anima continuano ad esistere nella realtà non ordinaria e possono essere riportati indietro alla persona, rendendola nuovamente integra e completa. Il recupero dell'anima, utilizzato a volte assieme alla psicoterapia tradizionale,  può rappresentare uno strumento importante per curare i traumi e le ferite psichiche dell'uomo moderno.

Il secondo metodo di guarigione, o estrazione, viene utilizzato per malattie localizzate, solitamente di natura organica. Nello sciamanismo questo tipo di malattia è attribuito all’influenza di energie estranee, che si sono introdotte nel corpo, facendolo ammalare. Nello stato sciamanico di coscienza, le intrusioni spirituali appaiono tipicamente come entità minuscole (insetti e altre creature), che lo sciamano “vede” ed “estrae” dal corpo con il succhiamento o con le mani. Tutto questo viene fatto nella realtà non ordinaria, cioè a livello spirituale, e non deve quindi essere interpretato come un’azione svolta sul piano materiale. Poiché si occupa dell’aspetto spirituale della malattia, la guarigione sciamanica non è un’alternativa e non contrasta con altre forme di medicina dirette a curare la malattia sul piano fisico, né con le terapie psicologiche. I suoi metodi tuttavia sono olistici, mirano cioè a curare la mente e il corpo in modo unitario, riportando armonia là dove c’era squilibrio e ristabilendo il legame spirituale tra l’individuo e il cosmo.

Il lavoro dello sciamano non si rivolge esclusivamente a curare i vivi, ma anche ad aiutare i morenti e le anime dei morti ancora sofferenti. Nella visione sciamanica la morte non è la fine di tutto, ma un cambiamento di stato e un passaggio a un livello di esistenza puramente spirituale. Con la morte le anime dei trapassati entrano nel regno dello Spirito, nella realtà non ordinaria, un luogo di trasformazione e di rapida evoluzione. A volte, tuttavia, esse non riescono a staccarsi completamente dal mondo dell’esistenza terrena o incontrano delle difficoltà nel trovare il loro cammino verso l’aldilà. Allora lo sciamano, nel suo ruolo di psicopompo (conduttore delle anime), aiuta queste anime confuse e ancora legate al Mondo di Mezzo a oltrepassare la soglia e incamminarsi verso il loro destino finale. Egli è in grado di accompagnarle perché, attraverso i suoi viaggi di esplorazione, è giunto a scoprire la geografia dell’aldilà, a conoscere i sentieri che le anime devono percorrere e gli ostacoli che possono incontrare. Questo tipo di lavoro sciamanico, che forse a qualcuno può apparire arcaico e superato, continua ad avere un ruolo cruciale per noi che viviamo in un’epoca in cui le morti violente e le stragi, nei paesi ricchi come nei paesi poveri, hanno raggiunto un livello mai raggiunto prima. Sanare a livello spirituale le conseguenze di questa violenza richiede l’impegno di molte persone addestrate a fare questo lavoro, un lavoro urgente che Michael Harner sta promuovendo in America e altrove attraverso la sua Fondazione.

Un’altra sfera dell’intervento sciamanico di grande attualità e rilevanza per la situazione moderna è il lavoro con gli spiriti del mondo naturale. Nell’antica visione sciamanica, l’intera natura è viva e animata. Lo sciamano vive in sintonia con le forze spirituali, che animano la natura e il cosmo, e da esse trae i suoi poteri. Suo compito è armonizzare la vita umana con quella del mondo naturale e con i cicli della Terra. Gli sciamani trattano la natura con grande rispetto, perché riconoscono che tutte le cose create sono dotate di coscienza e vita, hanno cioè spirito. Nei loro viaggi essi hanno incontrato nelle piante, negli alberi e nelle pietre degli spiriti, che possiedono grande saggezza e grandi poteri di guarigione e li hanno utilizzati per curare. Attraverso i riti e le offerte, lo sciamano si rivolge agli spiriti del mondo naturale per esprimere gratitudine e per invocare la loro benevolenza, perché da questa dipende il benessere della comunità. Il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente nelle società tribali non derivano soltanto dall’impatto limitato che queste esercitano su di esso, ma anche dalla consapevolezza dei legami profondi e dai rapporti di collaborazione che hanno saputo stabilire con gli spiriti dei luoghi. Lo sciamanismo è un’ecologia spirituale perché vede la Terra come un’entità viva e cosciente, in cui tutto è interrelato e armonicamente connesso. Da un punto di vista sciamanico, la distruzione dell’ambiente non avviene solo sul piano materiale, ma ferisce la natura anche nei suoi aspetti spirituali: un ambiente degradato o inquinato è anche un ambiente che ha perso il proprio “spirito”, la forza spirituale che lo anima e lo vivifica. Poiché ci insegna a comunicare con gli spiriti del mondo naturale e a ritrovare la connessione sacra con la natura, lo sciamanismo può essere una pratica che può intensificare la nostra coscienza ecologica e orientare la nostra azione a difesa dell’ambiente.

Ricerca e sperimentazione alla Foundation for Shamanic Studies

 

La Foundation for Shamanic Studies (FSS) è l’istituzione creata da Michael Harner per studiare, preservare e promuovere lo sciamanismo in tutto il mondo. Attualmente rappresenta il maggior centro di insegnamento, ricerca e sperimentazione nel campo dello sciamanismo contemporaneo. Uno degli obiettivi principali della Foundation è addestrare gli occidentali nelle tecniche sciamaniche di base e avanzate, secondo la metodologia del core-sciamanismo sviluppata da Harner. Nata nel 1979 come Center for Shamanic Studies (con sede a Norwalk nel Connecticut), la Foundation ha assunto la sua forma attuale di organizzazione non profit nel 1985. Creando la Foundation e dotandola di un corpo docente (Faculty) internazionale che lo affiancasse nell’insegnamento, Michael Harner ha dato un impulso notevole alla rinascita dello sciamanismo nel mondo contemporaneo. Da molti anni la Foundation, che dal 1994 ha sede centrale nella California del Nord, è attiva anche nei paesi europei attraverso la FSS Europa e le sue varie sezioni (Austria, Svizzera, Italia, Francia, ecc.). L’insegnamento fornito nei corsi copre l’intero campo dello sciamanismo, dai metodi di base fino alle tecniche più avanzate di guarigione. Ogni anno migliaia di persone, in America e in Europa, partecipano a questi corsi di addestramento.

La Foundation for Shamanic Studies è una organizzazione indipendente, non collegata con le istituzioni accademiche. Nel corso della sua carriera, Michael Harner, Ph.D., ha insegnato all’Università di Berkeley in California, alla Columbia (NY) e alla Yale University e, infine, alla New School for Social Research di New York, dove è stato anche preside (chairman) del Dipartimento di Antropologia. Nel 1987 si è ritirato dall’insegnamento per dedicarsi totalmente allo sciamanismo e allo sviluppo della Foundation. Questa scelta è stata motivata in parte dal desiderio di poter condurre autonomamente le proprie ricerche, secondo un approccio innovativo che privilegia lo studio diretto, pratico o esperienziale, dello sciamanismo. Sebbene l’interesse principale sia di tipo pratico e applicato, gli studi teorici e la ricerca sul campo rivestono grande importanza per la Foundation. A questo scopo, la FSS si avvale del lavoro di un folto gruppo di research associate, etnografi e antropologi, che stanno studiando lo sciamanismo in varie parti del mondo. La rivista annuale della Foundation, Shamanism, pubblica periodicamente i risultati di queste ricerche.

Oltre a insegnare e diffondere lo sciamanismo nei paesi occidentali, la Foundation for Shamanic Studies promuove attivamente la collaborazione e l’interscambio con gli sciamani nativi. Questa collaborazione è essenziale per sostenere gli sciamani tradizionali nel complesso lavoro di preservare l’antica conoscenza di cui sono depositari e custodi. Nel corso degli anni è stato stabilito uno stretto rapporto di collaborazione con gli sciamani di Tuva nell’Asia centrale, dove la Foundation ha organizzato varie spedizioni. Oltre alle visite e agli incontri di studio in diversi paesi della Siberia, la Foundation ha co-sponsorizzato importanti convegni internazionali di sciamanismo a Mosca. L’impegno della FSS a favore degli sciamani nativi si concretizza anche attraverso dei programmi più specifici. Il programma di “Assistenza Indigena Urgente” è rivolto ad aiutare individui e gruppi indigeni o tribali a rivitalizzare le loro tradizioni sciamaniche perdute. Attraverso un programma chiamato “Tesori Viventi dello Sciamanismo”, ogni anno viene conferito un vitalizio a degli sciamani tradizionali, che si sono particolarmente distinti nel servizio alle loro comunità. Informazioni e aggiornamenti sulle attività della Foundation in questo campo si possono trovare nelle Newsletter della FSS, di cui è disponibile un archivio sul sito web www.shamanism.org.

Un’altra direttrice importante nelle attività della Foundation è la ricerca sull’efficacia dei metodi sciamanici di guarigione. Il programma “Sciamanismo e Salute”, diretto da Sandra Harner, psicologa, Ph.D., si propone di dimostrare sperimentalmente, attraverso una serie di studi controllati, gli effetti terapeutici dei metodi sciamanici. Per il momento, queste ricerche si sono concentrate su di una serie di esperimenti volti a studiare gli effetti del tambureggiamento e del viaggio sciamanico sullo stato emotivo e sulla risposta immunitaria dei soggetti. I risultati fin qui ottenuti concordano nel dimostrare gli effetti benefici dei metodi sciamanici nei termini di un accresciuto senso di benessere e potenziamento della risposta immunitaria. Questi risultati forniscono un supporto scientifico alle affermazioni dei praticanti, che riferiscono di provare un senso di tranquillità e stabilità emotiva ed una maggior vitalità a seguito del viaggio sciamanico.

Un altro programma importante della Foundation è la cosiddetta “Mappatura della Realtà Non Ordinaria” (progetto MONOR o Mapping of NonOrdinary Reality).  Scopo di questo programma è la creazione di una mappa della realtà non ordinaria, il cosmo spirituale dello sciamano, attraverso lo studio comparato delle testimonianze e dei resoconti sul viaggio sciamanico sia degli sciamani indigeni che dei praticanti occidentali. La Foundation possiede un vasto archivio di resoconti sul viaggio sciamanico forniti da studenti e praticanti ad essa associati. Questi resoconti devono essere analizzati, codificati ed elaborati per permettere di confrontarli con le narrative sciamaniche tradizionali, in modo da enucleare temi ricorrenti o simili e, su questa base, delineare una cosmologia o topografia dell’altra realtà. È un progetto lungo e complesso, che richiede inoltre considerevoli risorse economiche che la Foundation non possiede in proprio, ma deriva da fondi e donazioni di altri istituti, gruppi o singoli individui. Assieme ad una vasta collezione di libri e di ricerche etnografiche, alcune ancora inedite, oggi questo materiale fa parte del cosiddetto “Shamanic Knowledge Conservatory”, una risorsa che la Foundation intende rendere accessibile al pubblico in futuro. Oggi, vari estratti delle narrative di viaggi sciamanici compiuti dagli studenti di Michael Harner si possono leggere nel suo libro, La caverna e il cosmo (2014). 

L’interesse principale di Harner nel rendere lo sciamanismo accessibile anche agli occidentali era di convalidare i metodi sciamanici applicandoli ai problemi della vita contemporanea. L’articolo di Michael e Sandra Harner, citato sopra, presenta in modo sintetico, ma esauriente, i principi e i metodi della guarigione sciamanica e mostra come questi metodi possano rappresentare un complemento, non un’alternativa, alle terapie convenzionali. In questo rispetto, negli Stati Uniti si sono realizzate numerose esperienze per cercare i possibili modi per integrare l’approccio sciamanico con quello medico convenzionale, come pure con le cosiddette medicine olistiche.

Il core-sciamanismo ha contribuito ad aprire nuove prospettive anche nel trattamento dei problemi più strettamente psicologici. Ad esempio, la tecnica sciamanica del recupero dell’anima è diventata un complemento frequente della psicoterapia. Per quanto riguarda gli sviluppi più recenti, la tendenza attuale è di non restringere il lavoro sciamanico al trattamento dei problemi individuali, fisici o emotivi, ma di estenderlo anche alla sfera della vita collettiva e ai problemi sociali, una preoccupazione che ha sempre caratterizzato l’attività dello sciamano. Alcuni praticanti associati alla Foundation hanno lavorato nelle carceri e con le gang di adolescenti, altri si sono concentrati sui problemi dell’ambiente e sulla crisi ecologica del nostro tempo. Ovunque si sta cercando di recuperare l’antica saggezza sciamanica per proteggere la vita del pianeta e delle comunità umane, riportare equilibrio e armonia là dove ci sono squilibri e conflitti.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

AAVV, Altered States and Endorphins, numero speciale di Ethos, 1982, vol. 10, n. 4

Dobkin De Rios, Marlene e Michael Winkelman, “Shamanism and Altered States of

Consciousness: An Introduction”, in Journal of Psychoactive Drugs, 1989, vol.

21, n. 1, pp. 1-6

Eliade, Mircea, Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, ed. Mediterranee, Roma,

1974; ed. orig., 1951

Harner, Michael, La via dello sciamano, ed. Mediterranee, Roma, 1995; ed. orig. 1980

“La guarigione sciamanica: noi non siamo soli”, 2001, www.studisciamanici.it (poi www.sciamani.it); versione originale inglese in Shamanism, 1997, vol. 10, n. 1, pp. 16-21

La caverna e il cosmo: incontri sciamanici con un'altra realtà, ed. Crisalide, Latina, 2014; ed. orig. 2013

Harner, Michael e Sandra Harner, “Pratiche fondamentali nel trattamento sciamanico

 delle malattie” in Anthropos & Iatria, luglio-settembre 2002, anno VI, n. III;

 versione originale inglese in Shamanism, 2000, vol. 13, n. 1/2, pp. 19-30. Una versione

             recente di questo articolo è inclusa come Appendice D (“Core-sciamanismo e

 guarigione: informazioni per medici e operatori della salute”, pp.315-40) nel libro di

             Michael Harner, La caverna e il cosmo