cura di Lorenza Menegoni

 

Queste interviste sono state raccolte da me nell'autunno del 2016 fra persone che praticano lo sciamanismo da molti anni. Il progetto è stato ispirato dalla dr.ssa Enrica Tedeschi dell'Università di Roma Tre, che stava conducendo una ricerca sociologica e raccogliendo dei materiali per un articolo sulle nuove forme di spiritualità che si sono affermate da tempo anche in Italia. Mentre l'articolo di Tedeschi prende in esame anche altre correnti spirituali, le interviste da me raccolte si focalizzano esclusivamente sulle pratiche sciamaniche che si rifanno direttamente al "core shamanism" di Michael Harner. Per rendere le interviste più omogenee, è stato chiesto ai partecipanti di rispondere a tre domande che, fungendo da filo conduttore, permettono non solo di individuare degli elementi comuni o ricorrenti, ma anche di mettere in luce la varietà di esperienze e di sensibilità diverse. Ciascuna intervista riflette il percorso personale e la visione particolare dei vari praticanti, come pure le situazioni concrete in cui essi si sono trovati a operare. Pur presentando dei temi di fondo comuni, la diversità di prospettive e di interessi espressi nelle varie interviste offre un panorama ricco e illuminante circa il valore dello sciamanismo come cammino di ricerca spirituale e circa la possibilità di applicarne i metodi ai problemi dell'uomo contemporaneo.

Brevi estratti di queste interviste sono stati pubblicati dalla dr.ssa Enrica Tedeschi in un articolo intitolato "Omatakuyassi: la metànoia transculturale", pubblicato sulla rivista online Democrazia e Sicurezza dell'Università di Roma Tre. L'articolo è reperibile al seguente link:      

    

http://www.democraziaesicurezza.it/Osservatori/Osservatorio-sociale/Omatakuyassi-la-metanoia-transculturale

                           

Le domande che sono state poste ai partecipanti sono:

1. Come lo sciamanismo, in particolare il core shamanism, ha cambiato la tua vita?

2. Come vivi nel quotidiano il coinvolgimento con il core shamanism?

3. Cosa pensi di come sta andando il mondo oggi? Tu che ruolo ritieni di avere nei processi e nei mutamenti della società odierna?

Lorenza M., Ph.D., insegnante di core shamanism (FSS), 68 anni.

1.   Per me l'incontro con lo sciamanismo è coinciso con la possibilità di ritornare all'università e realizzare il mio sogno di diventare antropologa. Nel giugno del 1980, durante un soggiorno a New York, scoprii che Michael Harner, del quale conoscevo alcune pubblicazioni, insegnava antropologia in una piccola università privata. Non ebbi alcun dubbio sulla strada da prendere. Quell'incontro, non del tutto fortuito, diede una svolta decisiva e una nuova direzione alla mia vita. All'inizio pensavo che si trattasse soltanto della logica convergenza dei miei studi precedenti in Italia e delle esperienze (sciamaniche) che avevo fatto in Messico qualche mese prima. Col tempo capii che le nostre scelte non dipendono solo da noi, ma anche dai "piani" che gli spiriti hanno in mente per noi affinché possiamo realizzare al meglio il nostro destino.

Nel corso dei miei studi in antropologia, ho partecipato ad alcuni workshop di core shamanism condotti da Harner (al di fuori dall'università) e, per molti anni, ho partecipato agli incontri di un cerchio di tamburo che si riuniva periodicamente a Brooklyn. A quel tempo gli studi antropologici avevano la priorità e lo sciamanismo rappresentava soprattutto una pratica spirituale personale, ma per me quegli incontri erano sempre il momento più atteso della settimana.

Dopo aver conseguito il mio Ph.D. nel 1990, ho inutilmente cercato lavoro con le organizzazioni internazionali, prima negli Stati Uniti e poi in Italia. Per anni mi ero preparata per lavorare come antropologa nei programmi di medicina di comunità in America Latina, ma a causa di vari fattori questa possibilità non esisteva in quel momento. Per quanto cercassi, tutte le porte si chiudevano, una dopo l'altra. Tutto è cambiato nel 1997, quando Michael Harner mi ha incaricata di insegnare in Italia per la sua Foundation for Shamanic Studies (nel frattempo avevo tradotto in italiano il suo libro, La via dello sciamano).

Quindi, sì, l'incontro con il core shamanism ha cambiato profondamente la mia vita. Mi ha portata a realizzare delle cose che non avrei mai immaginato anni prima, e mi ha resa più consapevole dell'intreccio sottile tra le nostre decisioni e l'intervento degli spiriti per condurci lungo un sentiero spirituale.

2.   Amo lo sciamanismo per la forza che mi trasmette, e amo insegnarlo. Mi piace seguire gli studenti (sia giovani che persone mature) nella loro scoperta dei mondi invisibili e vedere la gioia e la guarigione che queste esperienze portano con sé. Come sistema di pratiche concrete e flessibili, il core shamanism può rispondere alle differenti esigenze delle persone e adattarsi alle situazioni più diverse. Una volta appresa, la tecnica del viaggio sciamanico può costituire una risorsa per (tutta) la vita.

Per me viaggiare in quei mondi straordinari rappresenta uno stacco rigenerante dalla quotidianità.  Posso essere stanca o preoccupata, ma quando prendo in mano il tamburo l'energia ritorna. Non si tratta di un evadere dalla realtà perché c'è sempre qualche problema, grande o piccolo, da affrontare e risolvere attingendo alla saggezza e al potere di quei mondi. La cosa che tocca di più il mio cuore è la grande compassione degli spiriti e la loro costante disponibilità a offrirmi consiglio e aiuto. Nel corso degli anni, la pratica sciamanica è stata per me una fonte di equilibrio e di stabilità emotiva; un'ancora di salvezza nei momenti difficili; una ragione per guardare al futuro con maggior speranza e ottimismo. Il ruolo centrale che lo sciamanismo ha nella mia vita personale si estende anche alla mia vita sociale. Oggi sono parte di una meravigliosa comunità di studenti e di praticanti sciamanici, che condividono valori e ideali. Di fatto, le mie amicizie più care e più profonde sono nate dal mio lavoro di insegnamento in varie parti d'Italia.

Sento molto l'aspetto etico dello sciamanismo. Michael Harner ha sempre insegnato a lavorare soprattutto con gli spiriti compassionevoli del Mondo di Sopra e di Sotto - spiriti evoluti che hanno trasceso i conflitti e le contraddizioni del nostro Mondo di Mezzo. In questo modo, egli si è distanziato in modo netto ed esplicito da alcune ambiguità presenti nello sciamanismo indigeno, dove a volte chi sa curare sa anche nuocere. Personalmente non faccio molto lavoro di guarigione, ma considero alcune delle mie attività, come la traduzione di articoli e la promozione di testi sullo sciamanismo, un servizio sciamanico per tutte le persone interessate a queste pratiche.

L'altro aspetto chiave della mia vita è il rapporto con la natura. Vengo da una famiglia di frutticoltori del Nord Italia e ho sempre avuto un forte legame con la Terra. Tuttavia la visione sciamanica, che vede la natura come viva e animata, ha conferito un significato più profondo a questo rapporto. Oggi, quando lavoro nel mio giardino selvatico ai piedi della collina, non si tratta solo di un'attività rigenerante all'aria aperta, ma anche di un'interazione con gli spiriti della natura.

3.   Oggi il mondo sta attraversando un periodo di insicurezza, instabilità e paura, però ci sono tante persone che lavorano per un futuro migliore e lo fanno a vari livelli: economico, politico e sociale, culturale e, non meno importante, spirituale. Lo sciamanismo si inserisce nelle varie correnti contemporanee di ricerca e di affermazione di una nuova spiritualità, più libera e aperta. Tutti questi movimenti, fondati in maniera diversa su delle pratiche di esplorazione interiore e di espansione della coscienza, non hanno come unica finalità quella di promuovere la crescita e l'evoluzione del singolo individuo. Hanno un impatto anche al livello collettivo più ampio, favorendo una maggior consapevolezza dei limiti e della povertà di valori della cultura occidentale odierna. Personalmente vedo il mio ruolo, sia come praticante che insegnante, come quello di affermare e far prendere coscienza, a livello più ampio, del valore della dimensione spirituale come strumento importante, anche se non unico, per bilanciare le carenze della nostra società e per creare solidarietà e altruismo, pace e collaborazione tra i popoli, e rispetto per la Madre Terra. Lo sciamanismo mi dà la certezza che gli spiriti sono là, pronti a intervenire nelle vicende umane per aiutarci a superare le difficoltà, però noi dobbiamo aprire loro la porta. Come mediatore e ponte tra i mondi, lo sciamano ha sempre avuto il compito di intercedere presso gli spiriti a favore della sua comunità, caricandosi del loro potere per farlo fluire nella nostra realtà. Anche i moderni praticanti hanno la capacità di collaborare con i loro spiriti tutelari e portare qui il loro potere per effettuare una guarigione o prestare aiuto a chi ne ha bisogno. Condivido pienamente il pensiero espresso più volte da una mia insegnante che, per la maggior parte, noi non abbiamo potere a livello economico o politico però, sì, abbiamo potere a livello spirituale.

Nello C., ingegnere, praticante e insegnante di core shamanism (FSS), 55 anni.

  1.    Dopo avere frequentato il mio primo seminario base di core shamanism, 18 anni fa, la mia vita si è aperta. Provenivo da una formazione razionale, come ingegnere, dalla quale per anni non ero mai riuscito a smuovermi. Con l’accesso ai mondi invisibili, e soprattutto con l’incontro con il mio Animale di Potere, si è aperta una stagione completamente nuova della mia vita. Ho ritrovato una parte importante di me stesso, quella parte intuitiva che sa connettersi con la mia immaginazione, le mie emozioni e con il mio cuore. Da quel giorno mi sono sentito completo, più consapevole e fiducioso che posso sempre essere in sintonia con la mia anima, con la mia esistenza finalmente più piena.

2.   Lo sciamanismo, in particolare le pratiche del core shamanism, sono entrate completamente nella mia vita. Ho lasciato quasi del tutto il lavoro d’ingegnere, perché sentivo che non era più compatibile con quello che la mia anima desiderava essere in questa vita. La connessione con il mondo spirituale, con la sua saggezza e i suoi poteri di guarigione, mi ha portato a cercare il contatto quotidiano con la natura, con la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco. Inoltre, mi fa sentire a mio agio tra le persone perché, attraverso gli occhi dei miei Animali di Potere e Maestri Spirituali, posso "vedere" la bellezza in ogni essere umano. Il lavoro personale mi ha condotto quasi naturalmente all'insegnamento delle pratiche spirituali e sciamaniche non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo, come in Russia, Asia e Centro Europa.

Oltre a insegnare, opero nel campo della guarigione lavorando con le persone che vogliono affrontare i loro problemi di salute, lavoro o relazione attraverso le pratiche sciamaniche di divinazione e di guarigione, come il recupero dell’anima e la pulizia energetica. Quanto ho realizzato è quasi esclusivamente dovuto al fatto di aver seguito e messo in pratica ciò che i miei alleati nei mondi spirituali mi hanno indicato nel corso degli anni.

Saltuariamente mi viene chiesto di fare delle consulenze in campo ingegneristico. Nello svolgimento di questi incarichi, unisco le mie competenze scientifico-manageriali con le mie esperienze dei mondi invisibili, e questo mi porta a generare lavori che hanno sia una connotazione tecnica che una connotazione "umana", sempre molto apprezzata dai committenti.

  1.    Ho capito che il mondo gira intorno a ciascuno di noi. Come ritengono gli sciamani, noi siamo al centro del mondo. Questa non è una visione riduzionistica della realtà, è invece un prendersi  la piena responsabilità di ciò che avviene nel mondo. Ogni volta che ricevo una notizia preoccupante dal mondo esterno, mi chiedo: "Cosa sta avvenendo dentro di me, nel mio mondo interiore? ". Secondo gli sciamani, ciò che avviene nel campo del visibile avviene prima nel campo dell’invisibile. Come praticante del core shamanism, sento come mio compito lavorare prima di tutto nel campo dell’invisibile al fine di ripulire e trasformare ogni pensiero, emozione o stato d’animo capace di generare malessere o disagio. Ogni volta che vengo raggiunto dalle notizie di guerre e stragi, di inquinamento e degrado ambientale, di abusi e maltrattamenti, so che devo lavorare con le mie guide spirituali per ripulire tutto questo dentro di me. Sono sicuro che da questa pulizia scaturiranno le giuste azioni sul piano ordinario o materiale, e sento che il mondo attuale ha esattamente bisogno del mio impegno in questo senso. Il lavoro sciamanico quindi connette la mia esistenza con il mondo reale, mi aiuta a prendere le giuste decisioni verso me stesso, la mia famiglia e la comunità in cui vivo. Seguo gli stessi principi anche quando una persona viene a chiedermi aiuto, sostegno o una guarigione sciamanica.

Alberto F., antropologo, insegnante, praticante sciamanico, 30 anni.

1.   L'incontro con il core shamanism ha cambiato il "paesaggio"' della mia vita: là dove c'erano zone d'ombra e valli profonde in cui si annidavano insicurezze e paure, o grandi cime e vette che consideravo traguardi irraggiungibili, lo sciamanismo ha appianato le cose. Mi ha permesso di riconnettermi con me stesso, con le mie capacità e doti naturali, e di smantellare quegli aspetti della mia personalità che mi impedivano di vivere la mia vita nella luce più piena. In poche parole, mi ha aiutato a essere sempre più me stesso.

È un incontro continuo e quotidiano, ogni giorno c'è qualcosa di nuovo da vedere di se stessi, negli altri e nelle cose più semplici. La pratica dello sciamanismo mi ha aiutato a risvegliare questa capacità di "vedere" e di riconoscere la bellezza in ogni persona e in ogni cosa. Non è sempre facile, anzi a volte la mia persona si scontra con tutto ciò, perché cerca di non vedere e preferisce stare nella comodità. La pratica sciamanica e l'incontro con gli spiriti alleati ti portano fuori dalle zone confortevoli che non ti fanno osare; ti insegnano ad avere coraggio nell'immetterti nella vita con una visione nuova, centrata su di te e sulla tua relazione con gli altri; ti permettono di trovare il tuo posto nel mondo.

È stato un incontro meraviglioso. Quando ho preso il mio primo seminario di core shamanism con Lorenza Menegoni, ero assolutamente affascinato ed eccitato, e anche un po' ansioso perché desideravo tanto sperimentare. Attraverso il lavoro con lei, ho capito il valore delle mie esperienze oniriche (fin da piccolo sognavo molto) e della mia propensione a stare a contatto con la natura  -  e come la mancanza di rapporto con la natura sia spesso la fonte dei malesseri che affliggono la nostra società.

In seguito, dopo molti anni di addestramento e di pratica sciamanici, ho potuto sviluppare un lavoro che mi permette di accompagnare le persone in percorsi di crescita e di evoluzione, sia a livello individuale che di gruppo. Più di recente, e in un modo del tutto inaspettato, la mia pratica sciamanica ha trovato uno sbocco lavorativo all'interno degli ospedali, in particolare quello di Torino, dove oggi insegno a medici, infermieri, psicoterapeuti e operatori socio-sanitari come la medicina sciamanica possa avere un significato anche per noi uomini moderni.

Il core shamanism non è stata l'unica forma di sciamanismo che ho incontrato. Nel corso degli anni, ho avuto la possibilità di studiare con un'altra figura importante, portatrice di un filone della pratica sciamanica diverso da quello di Michael Harner, meno neutro culturalmente e più connesso alla Via Rossa dei nativi americani. Michael Smith, analista junghiano e sciamano cherokee, mi ha dato nuovi spunti di riflessione, mi ha ispirato a vedere in una nuova luce ciò che avevo appreso dello sciamanismo e a creare dei ponti con la psicoterapia occidentale; tutto ciò mi ha fornito numerosi strumenti che hanno notevolmente cambiato la mia vita. Per concludere, l'incontro con il mondo sciamanico e con gli spiriti alleati è stato davvero un'iniziazione perché mi ha aperto la porta verso una realtà nuova, più vera, più vivida, più sincera.

Quando vieni in contatto con la pratica sciamanica, devi mettere in conto che o ti ci relazioni o la abbandoni. È per tutti, ma allo stesso tempo non lo è, perché non tutti desiderano veramente conoscersi o, per dire meglio, nel profondo lo desiderano, ma questo può fare paura perché riconoscere il proprio potenziale non è sempre una cosa facile; significa mettersi in gioco come non mai e aprirsi alle infinite possibilità che l'Universo ci dona costantemente ogni giorno, in ogni istante.

Come antropologo, ho avuto modo di creare dei melange tra ciò che ho appreso delle pratiche sciamaniche, grazie a Lorenza e a Michael Smith, con ciò che ho imparato delle tecniche di respiro provenienti dall'India, anch'esse potenti e trasformative. Insomma, se dovessi descrivere in poche parole l'incontro con lo sciamanismo, direi amorevole, trasformativo, potente, fortemente bello, meraviglioso.

2.   È un cammino in continua evoluzione, non ci si ferma mai in verità. Soprattutto quando l'ego emerge, quando ci si crede migliori degli altri o ci si identifica con aspetti di sé connessi al dolore, alla tristezza, alla rabbia o altre emozioni problematiche, qui la pratica sciamanica gioca un ruolo importante poiché ci permette di sperimentare altri stati della coscienza e dell'essere, e quindi di evolvere. Devo dire che lo sciamanismo e gli spiriti mi hanno insegnato a cercare l'umiltà e le piccole semplici cose della vita, a riconoscere che ognuno di noi è parte di un cerchio e che non siamo tutti uguali: siamo tutti diversi e autentici allo stesso modo, siamo fatti della stessa sostanza e allo stesso tempo unici.

Nel quotidiano, il viaggio sciamanico e il rapporto costante con gli spiriti mi aiutano a prendere direzioni luminose anche quando la testa mi condurrebbe altrove, a prendere in mano il mio cuore con coraggio, e a fare passi che diversamente non farei. Devo dire che gli spiriti mi hanno insegnato a lasciarmi sorprendere e non avere aspettative sulle cose, soprattutto quelle negative. Mi è capitato negli anni di essere stato piuttosto insicuro o di avere avuto bisogno di molta forza per intraprendere certi percorsi. La pratica sciamanica ha rafforzato il mio senso di sicurezza  e mi ha reso più equilibrato e responsabile nel gestire la mia vita e nel rapportarmi agli altri.

Lo sciamanismo è un cammino che onora la Terra in tutti i suoi innumerevoli aspetti e che ci rende più sensibili e consapevoli della vita intima della natura. Inoltre, smonta l'individualità e più la smonta più la valorizza perché la immette nel gruppo, nella comunità: partendo dalla piccola comunità di famigliari e amici, giungendo alla città e allargandosi fino ad abbracciare l'umanità intera.

Se dovessi dire cosa faccio nel quotidiano o qual è il mio incontro quotidiano con lo sciamanismo, direi che consulto spesso gli spiriti per ottenere guida e una maggiore consapevolezza sulle cose che nella mia vita non comprendo o non sono in grado di comprendere da solo. La pratica sciamanica contribuisce ad ampliare le nostre vedute e a rinnovare il nostro modo di pensare e di sentire, smantellando gli schemi e le sovrastrutture che abbiamo costruito nel tempo, e rendendoci sempre più veri. In parole semplici, lo sciamanismo mi ha aiutato a essere più giocherellone e spontaneo, a cercare di prendere la vita meno sul serio e a essere partecipe di questo grande Universo di cose e di vite!

3.   Il mondo sta girando, gira, ruota, fluisce... sicuramente l'umanità sta evolvendo, non saprei dare una risposta univoca, richiederebbe di prendere in considerazione molti aspetti. Innanzitutto, se per "mondo" intendiamo il sistema più vasto di cui facciamo parte, cioè la connessione di tutti gli esseri viventi di questa Terra, direi che ci stiamo muovendo verso una direzione che sì ci insegna molto, ma che passa anche attraverso le sofferenze dovute alle guerre, agli eccidi di massa e ai cataclismi naturali; sono purtroppo momenti dolorosi che stiamo vivendo e che tuttavia ci permettono di crescere e di acquisire una maggior consapevolezza. Da questo punto di vista, si potrebbe quasi dire che tutto è perfetto perché tutto trova una sua collocazione, certo, il mondo potrebbe evolvere in modo più luminoso. Qui starà alla coscienza di ognuno di noi, alla responsabilità individuale, cercare di percorrere un cammino completo, insieme, che ci porti verso una direzione luminosa. È certamente una domanda complessa....

Quale sia il mio ruolo all'interno di questi processi, potrei dire che è esattamente lo stesso di quello che hanno tutti gli altri. Tingo il mio ruolo con i vari colori che provengono dalle mie esperienze di vita e dalla mia formazione. Come praticante sciamanico, tuttavia, ritengo di avere forse una responsabilità in più, che deriva dalla mia connessione con gli spiriti. Al riguardo, trovo illuminanti gli insegnamenti che l'animale di potere diede a un mio amico tempo addietro. L'animale gli disse che come praticanti sciamanici abbiamo esattamente la responsabilità di essere tali; proprio perché siamo connessi con gli spiriti alleati, non possiamo esimerci da essa perché sappiamo come collaborare con loro a beneficio degli altri, usando strumenti quali il recupero dell'anima, la guarigione attraverso l'estrazione, la medicina per la Terra; se gli spiriti ci hanno donato questi strumenti, è perché possono avere una funzione positiva all'interno della società. È nostra responsabilità portare questi doni nella società per aiutare ed educare le persone, non con un senso di superiorità, ma come se fosse un'arte, proprio come l'artigiano possiede l'arte di creare manufatti d'argilla o vestiti. Esattamente così.

Ognuno ha la propria arte e ognuno svolge la propria funzione all'interno del mondo, nessuno è superiore agli altri, siamo tutti parte di un grande cerchio. Diversamente, continueremmo a pensare e mantenere in vita proprio quella visione piramidale della società che sta depauperando e distruggendo la rete di relazioni tra tutti gli esseri di questa Terra. Come praticanti sciamanici, abbiamo l'opportunità di svolgere un grande ruolo nella rete di relazioni e di ricomporla là dove si è frammentata. Là dove i fili che connettono le persone, i luoghi, le esistenze si sono tagliati, là dove c'è separazione, possiamo creare unione.

Sara T., professional counselor ed educatrice, praticante di core shamanism, anni 36.

1.   Il mio primo incontro con il core shamanism risale al febbraio del 1998, quando la Dr.ssa Lorenza Menegoni venne nella mia città per tenere un seminario base della Foundation for Shamanic Studies. In quegli anni, ero affascinata dalle culture indigene del Nord e Centro America (una passione che nutrivo fin da piccola), così decisi di partecipare. Il lavoro guidato da Lorenza fu un'occasione per sperimentare in prima persona metodologie e tecniche proprie non solo alle tradizioni che tanto amavo, ma anche quelle legate ad altre popolazioni (come quelle siberiane), delle quali non sapevo nulla. Dopo quel primo incontro, e nell'arco di più di quindici anni, ho frequentato più volte tutti i seminari della Foundation e nel maggio 2017 completerò il programma FSS più avanzato (Programma di Tre Anni, offerto in Svizzera).

Grazie a questo lungo coinvolgimento, il core shamanism è diventato parte integrante della mia vita dal punto di vista spirituale, etico e, col tempo, professionale. Oltre a studiare i testi di Michael Harner e dei suoi collaboratori, mi sono confrontata regolarmente con la mia insegnante e con altri praticanti, cercando di mettere in pratica gli insegnamenti che via via ricevevo. Vivere in prima persona l'esperienza dello sciamanismo ha contribuito alla mia formazione di donna adulta (nel 1998 non avevo ancora diciotto anni), pur con la consapevolezza di essere costantemente in "training", in apprendimento. Aspetti come l'umiltà, la generosità e la compassione che ho ricevuto tramite i miei insegnanti nella realtà ordinaria, come pure i miei maestri in quella non ordinaria, rendono all'oggi la mia vita più ricca di prospettive, la mia mente sempre vigile, il mio sguardo più ampio, benevolo e colmo di gratitudine.

2.   Come ben esprime il titolo del libro di Tom Cowan, Sciamanismo: una pratica spirituale per la vita quotidiana, lo sciamanismo coinvolge ogni aspetto della mia vita e, assieme ad altre pratiche spirituali, è parte della mia routine giornaliera. Avendo la fortuna di vivere in campagna, ho imparato a trovare quotidianamente un momento per dedicarmi alla cura della terra, delle piante e degli animali, ma anche degli spazi in cui vivo. La spiritualità non è solo qualcosa di statico e silenzioso. Per me è molto importante anche l'aspetto più dinamico e attivo di vivere lo sciamanismo come risorsa a cui attingere per sentirmi in armonia con me stessa e con tutto ciò che mi circonda, e per prestare sostegno e aiuto a chi me lo richiede (incluse le tecniche sciamaniche di guarigione).

Grazie al suo approccio transculturale e alla sua enfasi sul metodo, il core shamanism può essere applicato alla vita quotidiana in maniera semplice e spontanea; inoltre, può essere praticato da chiunque, credenti e non credenti, come pure da persone che seguono altri percorsi spirituali. Si tratta di un lavoro inclusivo, com'era nelle antiche comunità: lo sciamano era immerso nella vita concreta della sua gente e si faceva carico dei suoi problemi, contattando il mondo spirituale per chiedere l'aiuto compassionevole degli spiriti. Non era egli stesso ad avere il Potere, ma erano gli Spiriti ad agire tramite lui. Considero una grande opportunità poter sperimentare in prima persona una visione così umana e altruista, e poter portarla nella propria quotidianità.

Poiché lavoro nell'ambito della cura delle persone, sia come Professional Counselor che come educatrice, applico le tecniche del core shamanism anche nella sfera professionale. Possiamo considerare l'essere umano come una moneta: esso possiede un lato fisico/materiale e un lato non fisico/spirituale. Con lo sciamanismo ci si può prendere cura di quest'ultimo, aiutando le persone a riconoscere anche l'aspetto spirituale di traumi, malesseri e malattie. La guarigione sciamanica non sostituisce in alcun modo le convenzionali terapie mediche e psicologiche, ma può, se richiesto dalla persona stessa, essere utilizzata in modo complementare ad esse. Si tratta a mio avviso di aprire nuovi spazi sul benessere fisico ed emotivo e sul contatto profondo con se stessi; di accedere inoltre a visioni più comunitarie e condivise, sia nelle difficoltà che nelle gioie della vita. Nello sciamanismo l'individuo è sempre visto nella sua relazione con il mondo.

3.   Ai miei occhi, il mondo sta attraversando un momento a dir poco drammatico, sia dal punto di vista ambientale che sociale: lo sfruttamento delle risorse naturali procede inarrestabile, guerre e disperazione imperano in un mondo dominato dalla cultura dell'individualismo, del soldo facile e della prevaricazione. Ritengo quanto mai urgente riappropriarci di una dimensione più comunitaria e amorevole della vita. In Europa Occidentale sono andate quasi completamente perdute le antiche tradizioni che creavano legami di solidarietà tra le persone e le facevano sentire parte di un qualcosa di vivo, pulsante, in crescita ed evoluzione anche nei momenti difficili. Cosa fare dunque?

Ispirati da valori più profondi, insieme a un piccolo gruppo di persone stiamo cercando di costruire proprio questo: una realtà comunitaria e condivisa, fondata sull'aiuto reciproco, sul rispetto delle specificità, sull'ascolto profondo. Stiamo creando spazi aperti e accoglienti per bambini e famiglie, giovani e adulti; momenti di formazione e di mutuo aiuto, ma anche giornate di festa nelle quali poter gioire della bellezza della vita e di questa Terra. Tentiamo di decelerare la corsa pazza imposta dai sistemi socio-economici odierni, interrogandoci e confrontandoci, creando reti con altre realtà, inciampando e sbagliando per poi correggere il tiro. Camminando insieme, nonostante tutto.

Non si tratta di una scelta eroica o meritevole di chissà quale riconoscimento: è la nostra scelta nel credere che si possa realizzare qualcosa di diverso, piccolo e modesto, ma luminoso e armonico, in un mondo che, andando sempre più in frantumi, lascia dei vuoti all'interno dai quali noi crediamo sia possibile costruire altro. È un piccolo contributo, senza alcun dubbio, ma è necessario iniziare dalle fondamenta. In tutto questo lo sciamanismo è presente in uno dei suoi aspetti che amo di più: quello della parentela di tutti gli esseri viventi e del senso di appartenenza a un qualcosa di più grande, del quale siamo tutti chiamati a prenderci cura.

Carla Z., praticante di core shamanism - Recupero dell'anima,  61 anni.

1.   La mia vita è stata contrassegnata da molti abbandoni che mi hanno lasciato un dolore profondo. Ho vissuto molte esperienze in cui la sofferenza è stata una costante compagna di viaggio. Esperienze e dolore che si possono ritrovare in ogni persona, in ogni storia. Ho cercato in continuazione qualcosa che mi permettesse di sanare le mie ferite e questo mi ha portato a sperimentare molte vie: quella meditativa, creativa e psichica. Quando ho incontrato il core shamanism, ho avuto la sensazione di "tornare a casa" e di ritrovare finalmente le parti mancanti del mio essere. Ho potuto sentire l'interezza, la forza e il potere della mia anima, e ho potuto vederne la bellezza.

Forse per questi motivi, le problematiche dell'anima e della sua perdita sono la parte del core shamanism che ha subito risuonato di più in me. L'essenza, chiamata anima, che fa esperienza del mondo attraverso il corpo fisico è luce, gioia, amore, e la connessione con essa ci permette di crescere e vivere con saggezza e stabilità. Ma quando un evento traumatico entra violentemente nella nostra vita, l'anima perde la sua forza e coesione e parti di essa si allontanano per proteggersi dal dolore, lasciando dietro di sé un senso di separazione e di frammentazione. Ne derivano confusione, fatica, insicurezza, vuoto e le persone esploreranno molte vie per sanare quelle ferite e ritrovare la vitalità e la forza che sentivano di avere prima. La perdita dell'anima, più esattamente di parti di essa, non è un'esperienza rara nella nostra società; spesso sentiamo dire cose come: "mi sento vuoto, estraneo e alienato dal mondo, ho perso un pezzo di me stesso, ecc.".

L'esperienza con il Recupero dell'anima ha cambiato la mia vita; mi ha aiutata a riconoscere e a ritrovare quell'energia vitale che avevo perso ancora prima di nascere. Mi ha permesso di iniziare un percorso di recupero della mia luce e del mio potere. Da allora la mia parte creativa ha manifestato, giorno dopo giorno, una nuova realtà e ho ritrovato la fiducia in me stessa e nelle mie visioni.

2.   Avendo sperimentato di persona i benefici di questo antico metodo di guarigione, ben presto ho cominciato a offrire il recupero dell'anima ad altre persone. Nel corso degli anni, questa attività mi ha portata a incontrare molte persone e a viaggiare in tutta l'Italia. Oggi la pratica del Recupero dell'anima è diventata il mio "lavoro", un lavoro che si sta espandendo e approfondendo. Facendo tesoro delle mie esperienze e di quelle dei miei "clienti", ho elaborato e sviluppato la tecnica di base per poter seguire le persone per un certo periodo anche dopo la prima sessione, quella del recupero vero e proprio. Questo rapporto prolungato nel tempo ha creato profondi legami di amicizia con le persone con le quali ho lavorato e ovunque ora vada, trovo una famiglia o una comunità che mi aspetta e mi accoglie. La pratica del Recupero dell'anima è ormai parte integrante della mia vita quotidiana, e la gioia e la nuova comprensione che ottengo ogni volta mi spronano a lavorare ancora di più e ancora meglio. Non saprei immaginare una vita diversa.

3.   La realtà odierna, con i suoi drammi e le sue tragedie, inevitabilmente favorisce le situazioni di perdita dell'anima: guerre, violenze, stupri, sopraffazioni, ecc., possono tutti causare delle perdite dell'anima. Ma anche eventi più ordinari come un incidente di macchina, un divorzio, la morte di una persona cara, un fallimento professionale, ecc., possono provocare delle perdite, più o meno gravi, di parti dell'anima. In quanto essenza spirituale, è nei mondi invisibili che l'anima cerca rifugio, ed è là che lo sciamano va a cercarla con l'aiuto dei suoi spiriti alleati; una volta ritrovata, la restituisce alla persona soffiandola dentro il cuore. Nell'attimo stesso in cui l'anima ritorna, si prova un senso di distensione, leggerezza, rilassamento profondo, e la gioia riemerge. Attraverso il racconto dello sciamano, si ricorda e si comprende. Ci si ricollega alla sorgente della propria forza vitale e si ritrova la chiarezza mentale, si può imprimere una nuova direzione alla propria esistenza e vivere una realtà radicata nel presente, manifestando i nostri talenti e il compito che siamo tenuti a realizzare nella vita. Il recupero dell'anima non è psicoterapia, ma un processo di guarigione spirituale che avviene ad opera degli spiriti per il tramite dello sciamano; può comunque essere complementare alla cura psicologica.

Indubbiamente, molte persone hanno bisogno di un aiuto esterno per superare la loro sofferenza e il loro disagio, ma questo non le esenta dall'impegnarsi direttamente. Ritengo che oggi le persone hanno bisogno di ritrovare e credere di più in se stesse, riunirsi alla propria luce e sviluppare i talenti innati che possiedono  -  altrimenti resteranno bambini incapaci di assumersi la responsabilità della propria vita e delle proprie scelte. Credo che solo così potranno essere liberi dalla paura. Quello che sento di portare con il recupero dell'anima è una trasformazione, una rinascita nell'amore, nella leggerezza e nella gioia.

Cinzia U., intervistatrice marketing, anni 56.

1.   Lo sciamanismo ha cambiato la mia vita spalancando una porta su un mondo nuovo, dove ho imparato a rimanere in perfetto equilibrio fra il mondo ordinario e quello non ordinario. Oggi, in me e per me, l’uno non potrebbe esistere senza l’altro. Vivo con la piena consapevolezza di non essere mai sola, anche quando lo sono. Non smetto mai di fare auto-osservazione e sono sempre attenta nel percepire i messaggi che mi giungono nella realtà ordinaria. Tanta pratica, questo mi permette di percepire al meglio come comportarmi in situazioni diverse. Fiducia nelle mie sensazioni e massima fiducia negli insegnamenti dei Maestri. Non mi spaventano più le sorprese della vita o i colpi di coda del destino, so per certo che dopo tanto buio c’è  la luce. Non mi feriscono più le cattiverie delle persone, ho imparato a provare compassione. Non mi fanno più paura i dubbi e le incertezze perché senza non sarei umana. Gli insegnamenti e le pratiche apprese nei seminari condotti da una Grande Maestra, che ha saputo e sa trasmettere l’entusiasmo e la passione per questa disciplina, hanno reso possibile tutto questo e hanno cambiato totalmente la mia vita.

2.   Nel quotidiano lo sciamanismo mi aiuta a mantenere sempre viva la luce interiore e il rapporto con il mondo non ordinario; a tenere attivi tutti i sensi e il cuore sempre aperto all’Universo. Da quando ho cominciato a praticarlo non ho mai avuto un giorno uguale. Quasi ogni giorno mi si presenta un’occasione per mettere in pratica quello che ho appreso o che mi è stato donato (i doni dei Maestri non sono mai per noi, ma per il servizio agli altri). Alla sera, prima di addormentarmi, ringrazio per le opportunità ricevute e al mattino chiedo la forza di affrontare al meglio il nuovo giorno.  Una cosa che amo tantissimo fare a notte inoltrata, quando tutti dormono e tutto tace, è andare sul balcone, accendere tre candele, mettere  le cuffie e  immergermi totalmente in quella che io definisco “Musica per l’anima” (una raccolta creata da me con musiche prese un po’ qua un po’ là). Quando la sensazione di  pace e di tranquillità arriva al culmine e sento  il cuore aprirsi, esprimo il desiderio che tutto il mondo in quel preciso istante provi, anche solo per pochi secondi, quella bellissima sensazione. Mi metto sempre in gioco e non mi sottraggo ai miei doveri sciamanici anche quando sono stanchissima. I viaggi importanti (quelli che mi servono per aiutare le persone) li faccio all’alba perché quando si è riposati, tutto è più chiaro e più veloce. Adoro viaggiare nel mondo dei trapassati per esplorare e conoscere (se mi è concesso) altri aspetti e luoghi della realtà non ordinaria. Con me ho sempre un ciondolo raffigurante i miei animali di potere, in particolare il Lupo che è il mio protettore in questo mondo di mezzo. Che dire.... vivo lo sciamanesimo a 360° e ringrazio l’Universo per questa opportunità.

3.   Riguardo la realtà attuale, di getto, la risposta spontanea sarebbe che il mondo sta andando "a rotoli". La corsa al benessere e l’esagerata smania del potere ottenuto con qualsiasi mezzo e a qualunque costo comporta il calpestare le proprie e altrui vite. Non parlo di governi, industrie ecc. o delle cose terribili che stanno accadendo nel mondo, mi riferisco alla popolazione in generale, alla gente comune. Tutti di corsa, indaffarati, insoddisfatti e lamentosi. Ok per gli adulti, ma i bambini? Oggi i figli si crescono davanti alla tv, al pc, con lo smartphone e nei fine settimana si va tutti in famiglia a fare una gita nei centri commerciali. Ho visto bambini con le occhiaie perché troppo carichi di impegni come sport, scuola, compiti del doposcuola, catechismo, feste di compleanno ecc., ma quando si divertono questi bambini? Quando avranno la possibilità (se l’avranno) di esprimersi per quello che sono, e cioè BAMBINI e non superman? Quando potranno crescere con le loro vere capacità naturali? Il  mondo sta andando a rotoli per l’impronta che l’uomo adulto del presente sta dando al giovane uomo del futuro. C’è troppo consumismo e spreco, non c'è più rispetto per la natura e per i suoi doni; tutto è dovuto e poco o nulla dato, e i figli del futuro crescono su queste basi. In un mondo dove dilaga  il cinismo, la paura e l’immaturità, trovo arduo avere un ruolo, ma sicuramente riesco a mantenere e difendere quello che sono, e cioè una donna di mezz’età con l’entusiasmo di una bambina. Questo entusiasmo, questo mio “ crederci ancora”, lo trasmetto, o almeno cerco di farlo, alle persone che incontro aiutandole a non farsi calpestare dentro, ad ascoltare il proprio cuore e ad amarsi a qualunque costo. Nel mio piccolo, vivo nel rispetto per Madre Natura e tutte le sue creature, non spreco doni preziosi come l’acqua e non inquino nel limite del possibile, anche se per lavoro devo usare la macchina, il cellulare e il computer. Vorrei fare tanto di più, vorrei avere una bacchetta magica e far sparire tutto quello che danneggia la Terra e il cielo. Sono consapevole che questo mio desiderio è pura utopia, ma le opere, grandi o piccole che siano, si cominciano sempre posando la prima pietra o dando una prima pennellata. Così mi piace pensare che, trasmettendo ai miei figli, ai miei nipoti e a chiunque incontro sulla mia strada l’amore per se stessi, la gratitudine per quello che si ha e il rispetto per la vita, l’opera sia iniziata, e spero nel processo verso un mondo più pulito e rispettato.

Anna B., impiegata laureata, anni 62.

1.    L’incontro con lo sciamanismo ha riempito un vuoto nella mia vita. Ha fatto da ponte tra la mia esigenza di sentirmi parte di un tutto, il mio anelito all’amore per l’universo, la mia creatività e fantasia, e la mia spiritualità. È una nostalgia infinita, che ho sentito per decenni, e che ha trovato capienza. Lo sciamanismo ha coinciso con il core -  forse era destino, ma è stato preceduto da un lungo periodo di esplorazione psicologica e poi di lavoro sul corpo, attività perseguite nella ricerca del benessere fisico e mentale. Entrambi i percorsi mi hanno condotta passo dopo passo allo sciamanismo - poi, come si dice, quando l’allievo è pronto il maestro arriva. Da vari anni ormai conduco cerchi di tamburo. Prima mi sembrava impossibile farlo, ora ne sono capace e la cosa mi soddisfa molto. Ho più fiducia in me stessa e nell’universo. Non sono sola. Sento il potere dell’Universo scorrere dentro di me.

2.   Nel quotidiano è un porre l’attenzione in modo differente, è un ascoltare e guardare in modo diverso o, per dire meglio, da un'altra angolazione; è un pensare e agire in termini di celebrazioni, rituali o pratiche di recupero dell’anima o dell’animale. Da questa prospettiva, si vedono altre motivazioni ai comportamenti delle persone e al fluire della vita o degli eventi. Si accompagnano i morenti con una consapevolezza diversa. Si chiede scusa per i torti che la natura subisce. Si è grati e si gode delle piccole cose, di quello che si ha, si dona, si riceve, si vede o si sente (per esempio, la vista di un tramonto mentre si fanno fotocopie, un sorriso in autobus, ecc...). Si prova Gratitudine. Si Sacralizza il quotidiano, senza lunghi rituali vuoti imposti dall’alto o da lontano, ma con semplici gesti adatti a noi. Si ringrazia e questo dà pace all’animo. Si allarga l’orizzonte del sentire e del fare. Aumenta la creatività e ci si sente utili. Ci si prende cura della natura e della città dove si vive.

3.   Il mondo sta andando male, il sentire è anestetizzato, le persone sono sempre più limitate mentalmente e non vedono l’insieme; sono sempre più alienate e separate da se stesse, dagli altri e da tutto ciò che le circonda. Il mio ruolo è piccolo, ma nei miei cerchi di tamburo mi sento un faro che indica una rotta nella nebbia, rotta che può piacere o meno. Contribuisco a risvegliare le coscienze, anche se solo di poche persone, che magari così aprono altre porte della loro vita; c'è sempre un grande scambio affettivo in questo processo. E poi pacifico luoghi, curo case, animali, piante, sassi e oggetti che hanno sofferto. E onoro l’Universo. In questo ruolo io ricevo almeno quanto do. Ho imparato tanto… e sono grata all’Universo e alla mia maestra di core shamanism per avere reso possibile tutto ciò. In certi momenti è faticoso, riesco a fare meno di quello che potrei fare e devo dosare le mie energie, ma spero di continuare ancora a lungo.

Luisella D., impiegata diplomata, praticante di core shamanism, anni 57.

1.   L'incontro con il core shamanism ha cambiato la mia vita in modo positivo; soprattutto, ha trasformato il mio modo di cogliere il senso di ciò che succede nel "qui e ora". Ha risvegliato quella parte istintiva di me che si era un po' assopita o chiusa in un cassetto, e ha potenziato i miei sensi e la mia capacità di vedere le cose da una prospettiva diversa, meno razionale.

Dando spazio ai ricordi, credo di aver avuto una delle mie prime esperienze sciamaniche la notte in cui mio padre morì. A quel tempo avevo cinque anni e mezzo, ma ricordo ancora oggi quel vivido sogno, o visione, della sua morte: al punto che il mattino seguente lasciai increduli i miei familiari, quando comunicai loro che già sapevo della morte del papà. La mia infanzia circondata da tanti fratelli mi aiutò a sviluppare lo spirito di osservazione e la mia curiosità, e i miei sogni premonitori furono fedeli compagni di viaggio.

Da adolescente ero affascinata da argomenti che non interessavano affatto i miei compagni di scuola. Ancora allora volevo capire cosa ci fosse oltre l'apparenza, così decisi di proseguire i miei studi da autodidatta. Finalmente per pura coincidenza, forse, a 39 anni si aprì una porta verso il mondo straordinario del core shamanism con l'incontro con la dottoressa Lorenza Menegoni.

2.   Nel quotidiano vivo il coinvolgimento con il core shamanism in modo attivo, comunicando e interagendo costantemente con il mio animale di potere e, in certe situazioni, identificandomi con lui. Per esempio, se qualcuno mi infastidisce o mi fa arrabbiare, non mi agito e non perdo la calma, ma il mio sguardo da Puma fa allontanare velocemente quella persona. Con i sensi acuiti dalla pratica sciamanica, osservo e ascolto nei minimi dettagli tutto ciò che avviene intorno a me. Nella caotica quotidianità, valorizzo il linguaggio non verbale, colgo i messaggi subliminali che mi giungono dalle persone attorno a me, ma soprattutto mi affido istintivamente alle mie sensazioni; il fiuto del Puma raramente sbaglia. Nel tempo libero, lavoro con la parte più intima del mio essere, quella parte libera da condizionamenti sociali e culturali. Amo camminare nei boschi e lungo i torrenti. In questi momenti, mi sento parte integrante della Natura e cerco di assorbirne la forza per riequilibrarmi e rigenerarmi. È un dare e un ricevere "sottile", nel rispetto reciproco.

Quando suono il tamburo, vivo un'altra emozione straordinaria, entro in contatto con il battito del mio cuore "antico" e, in quel battito, il "viaggiare" è un'esperienza ogni volta unica. Viaggiare sciamanicamente è fondamentale per trovare risposte che la razionalità non ti sa dare nel quotidiano.

3.   Il mondo oggi è o può sembrare caotico, dipende dai punti di vista. Nei momenti di confusione generale e di rapido cambiamento, possiamo capire quale sia la nostra capacità di resilienza, così da essere in grado di nuotare quando il mare è in tempesta e vivere il silenzio del mare quando è calmo, per recuperare le energie necessarie per andare avanti.

Sicuramente ognuno di noi ha delle responsabilità in questo mondo. Respons…abilità, gran bella parola, ma non basta affermarla, bisogna metterla in pratica, talvolta andando incontro a pregiudizi e critiche di persone che non capiscono cosa vuol dire praticare lo sciamanismo al giorno d'oggi. Non comprendono questa scuola di vita dove la disciplina è una grande maestra, dove passo dopo passo apprendi e metti in pratica. Sacri e antichi insegnamenti tramandati e custoditi, insegnati e donati, con grande generosità, da persone che condividono la loro sapienza con fiducia e costanza; ma solo con la pratica ognuno di noi può, se vuole, trovare tutti i pezzi per completare il puzzle.

Personalmente mi metto in gioco e cerco nuove risorse sciamaniche per rendere il mondo migliore. Coinvolgendo le persone a me più vicine e allargando sempre di più il cerchio, propongo loro soluzioni alternative a quelle cercate di consueto. Soprattutto, cerco di far capire loro che noi tutti siamo co-creatori con l'Universo. Questo sentimento di unione rafforza la consapevolezza del valore di tutta la vita e promuove lo sviluppo delle capacità psichiche e spirituali di ciascuno. Credo che, come praticanti sciamanici, possiamo fare molto per introdurre nuovi valori nella nostra cultura e per riaffermare e rendere nuovamente attuale quello che dai tempi antichi gli Antenati di tutte le Nazioni hanno cercato di tramandare con saggezza e umiltà.

Alessia D., impiegata diplomata, praticante di core shamanism, 46 anni.

1.   Quando iniziai con il core shamanism, ero una ragazza che non aveva uno scopo nella vita e che non amava se stessa. La pratica sciamanica ha dato ordine alla mia vita. Nel vivere in sintonia con i cicli della natura (compreso il mestruo), nell'onorare la vita nel suo mutare, nel rapporto con gli "Esseri di Potere", ho compreso il significato dell'essere co-partecipe nel creare la mia realtà, e non vittima del mondo.

La pratica sciamanica mi ha aiutata a migliorare me stessa, e mi ha aperto nuovi orizzonti di conoscenza e nuovi ambiti di esperienza. Nel viaggio sciamanico, si attivano aree del cervello che abitualmente non vengono stimolate se non, ad esempio, da chi pratica la meditazione profonda o dai musicisti. Ciò si traduce, a mio modo di vedere, nella capacità di formulare pensieri e soluzioni sempre più ampi e fantasiosi, sempre innovativi nell'affrontare le difficoltà quotidiane, come pure le problematiche esistenziali. Questo modo amplificato di pensare e di sentire mi ha permesso di raggiungere una consapevolezza fondamentale: non sono mai sola.

2.   Lavoro con i disoccupati. Avere comprensione e consapevolezza, compassione del mondo che mi circonda, mi aiuta a essere pienamente responsabile dei miei pensieri, delle mie parole e delle mie azioni riguardo il prossimo in ogni momento. Lo sciamanismo mi sostiene quotidianamente nell'intraprendere la strada della vita e mi aiuta a perfezionare i miei poteri e talenti, e mi sento in cammino per superare i miei limiti e affrontare le nuove sfide che mi pongo, guidata dalla forza della mia Visione. In anni recenti, ho ampliato e sviluppato il mio training sciamanico studiando, in Italia, con degli sciamani nativi, in particolare con una sciamana di Tuva (Asia Centrale), e dedicandomi con grande impegno alla pratica della "capanna sudatoria" e dei canti sacri dei Lakota.  Suono anche le campane tibetane. Cerco di integrare tutte queste esperienze sia nella mia vita personale che nel lavoro di guarigione o di aiuto agli altri.

3.   Riguardo il mondo di oggi, ritengo che siamo in una fase in cui la gente tende a essere sempre più individualista ed egoista. La storia ci ha portato qui. Il mio intento è cercare di vivere il più possibile in armonia con l'Universo, impegnandomi a creare Unione in ciò che mi circonda con i miei pensieri, le mie azioni, le mie Preghiere. Utilizzo le tecniche sciamaniche che ho appreso per il bene supremo di tutto e di tutti, senza nuocere a nessuno. 

Lina R., impiegata diplomata, praticante di core shamanism, 45 anni.

1.   Per me l'incontro con lo sciamanismo è stato una rivelazione. Ho scoperto qualcosa che era da sempre dentro di me, e così ho iniziato un cammino di consapevolezza e di crescita interiore che mi ha cambiata profondamente. Anche se in seguito ho sviluppato altri interessi (in particolare, le campane armoniche), il mio lungo periodo di formazione nel core shamanism ha costituito una fase fondamentale della mia vita, senza la quale non sarei la persona che sono oggi.

2.   Credo che il coinvolgimento con lo sciamanismo si possa definire come uno stile di vita: vivere la nostra vita quotidiana con grande rispetto verso tutti e tutto, la natura, gli animali e gli altri esseri umani; sono estremamente consapevole della connessione profonda che ci lega al tutto e ne percepisco la sacralità. Sento anche moltissimo le situazioni di necessità degli altri, per le quali mi attivo e metto in pratica le tecniche acquisite. Quando qualcuno vicino a me soffre e sta male, oppure quando un conoscente muore, ecco in questi momenti, senza dubbi o esitazioni, mi attivo con il core shamanism.

3.   Penso che il mondo abbia sempre più bisogno di luce e di nuova speranza, credo che con l'esempio dei nostri comportamenti si possano attuare dei cambiamenti, ogni giorno della nostra vita possiamo scegliere chi essere e come comportarci. A volte è difficile, anch'io mi sento affranta e perfino impotente, come se mi trovassi in prima linea a lottare contro delle chimere, ma poi ritrovo il mio centro e la mia armonia, magari con un semplice tambureggiamento o con un canto. E sentirsi parte di una rete più grande che ci unisce tutti, aiuta a superare gli ostacoli e dona la forza necessaria per continuare il cammino insieme.

Nota: Queste Testimonianze sono state raccolte in un'unica collezione per la pubblicazione sul sito web della FSS Italia: www.sciamani.it (aprile 2017).

04.07.2016 Copyright 2016 Nello Ceccon.  Tutti i diritti riservati.

Perché è importante da un punto di vista sciamanico lavorare con gli Antenati?

Lo sciamanesimo è radicato nella storia dell’umanità, tutti i nostri Antenati vicini o lontani hanno fatto pratiche sciamaniche, pertanto diventa molto interessante riprendere le proprie radici sciamaniche recuperando le pratiche che hanno fatto loro, riprendere anche il ‘potere’ che gli Antenati ci hanno lasciato, ma che noi, nella nostra società contemporanea, abbiamo perso.

Conoscere le proprie radici aiuta a comprendere chi siamo, da dove veniamo e cosa possiamo fare nella nostra vita.

Molti di noi sono spinti verso le pratiche sciamaniche senza una ragione precisa, molto spesso la spinta è solo un ‘sentire’ irrazionale, senza una ragione consapevole ed esplicita.  Questa spinta proviene dal profondo dell’anima, ha origini che spesso sono sconosciute, ma frequentemente si manifestano come visioni, sogni, regressioni in vite precedenti, dove si ‘ricorda’ il proprio passato, le proprie origini. Altre volte semplicemente ci si sente attratti nella vita comune verso alcuni popoli, verso alcune regioni della terra, senza avere un motivo preciso.

Queste sono da un punto di vista sciamanico delle vere e proprie ‘chiamate’ a ripercorrere le proprie origini, a completare il destino dell’anima che ha deciso di vivere ancora una volta questa vita.

Da un certo punto di vista la ‘chiamata’ sciamanica, che molti aspettano come un evento miracoloso o eccezionale, avviene ascoltando semplicemente le proprie immagini interiori, osservando quali popolazioni, quali luoghi, ma anche quali arti, quali passioni, quali elementi naturali come il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra, si viene maggiormente attratti durante la propria vita.

La chiamata sciamanica quindi è già presente in noi, perché i nostri Antenati ce la fanno ricordare, perché attraverso di loro abbiamo la possibilità di crescere, progredire, fino a compiere il destino e lo scopo della nostra vita.

Più sono profonde le radici e più l’albero può crescere forte e vigoroso, per questo motivo affrontare la conoscenza dei propri Antenati diventa un modo per dare vigore alla propria vita e soprattutto dare un senso alle percezioni che per molto tempo sono state messe da parte, in fine aiuta a mettere a punto e sviluppare i propri talenti sciamanici.

Che cosa si intende per Antenati, dal punto di vista sciamanico?

E’ un termine molto ampio, certamente il primo approccio è quello di andare a conoscere gli Antenati della propria linea di sangue.  E’ molto bello e può essere una guarigione andare a conoscere, con gli strumenti sciamanici, gli Antenati lungo la linea genealogica del padre e della madre. Il primo approccio che può essere fatto è quello di esplorare per i maschi la linea genealogica paterna e per le femmine la linea genealogica materna, perché molto spesso i poteri ‘sciamanici’ vengono trasmetti in questo senso.  Ciò va bene però solo come primo approccio, perché poi non bisogna escludere le influenze dell’altro genitore. Come esseri umani siamo sempre il frutto di un’unione del maschile con il femminile,  e quindi sciamanicamente è sempre bene ricercare un equilibro tra questi due aspetti che teniamo insieme nella nostra personalità.

Andare indietro di due o tre generazioni può essere una bella esperienza, perché significa andare indietro almeno di cent’anni, quando ancora nelle nostre terre erano presenti pratiche ‘spirituali’ legate a riti e miti antichi, pagani.

Oltre all’aspetto famigliare, gli Antenati si possono manifestare in altri modi, perché le anime   che migrano dopo la morte non necessariamente seguendo la linea genealogica.

Per questo motivo è molto frequente sognare episodi di altre epoche, di altri luoghi, come anche avere delle visioni o come si diceva precedentemente, essere attratti senza una ragione precisa verso una cultura, verso un particolare paese, continente che da un punto di vista razionale non ha niente a che fare con la propria storia personale.

In genere possono essere richiami molto antichi, ma sappiamo che quando l’anima se ne va dal corpo fisico, entra in un non-luogo e non-spazio, ovvero può muoversi a piacere in avanti e indietro con il tempo e con lo spazio.

Per questo motivo è importante esplorare anche questa dimensione, che secondo la mia esperienza, diventa manifesta molto spesso nei primi viaggi sciamanici che il praticante sciamano effettua, quando incontra i propri alleati spirituali, Animali di Potere per il Mondo di Sotto e Maestri Spirituali per il Mondo di Sopra.

Gli indizi per comprende che possiamo avere Antenati che sono esterni al proprio ambito di sangue, genetico, arrivano spontaneamente quando si inizia  lavorare sciamanicamente.

Come gli Antenati possono essere d’aiuto nella vita quotidiana?

Tutte le tradizioni sciamaniche e le pratiche religione hanno avuto origine da due eventi naturali importanti: la nascita e la morte. Entrambi questi avvenimenti hanno a che fare con l’aspetto metafisico dell’esistenza di ciascuno. Questo a sua volta apre la porta al mondo dell’invisibile, dove tutto viene creato prima della manifestazione su questa terra.

Nel seme della vita, che la scienza non è in grado di comprendere fino in fondo, c’è tutta la nostra storia pregressa, che ci portiamo dietro, e naturalmente questa storia può andare a scrivere anche la storia futura, ovvero la vita che ciascuno di noi andrà a fare.

Attraverso la conoscere del passato, del proprio lignaggio, delle proprie origini  è possibile lavorare per dare luce e leggerezza alle parti più oscure e più ripetitive della nostra vita. Si può inoltre  dare valore ai talenti e ai doni che i nostri Antenati ci hanno lasciato. Onorare i propri doni e talenti è ciò che permette all’uomo di vivere la propria vita nella piena libertà ed espressività.

Quindi ci sono due aspetti che sono molti utili. Il primo è quello di ripulire, guarire, portare luce, ai lati dolorosi del proprio lignaggio e sappiamo bene che nel corso dei secoli, eventi dolorosi possono posso avere coinvolto i nostri Antenati, come guerre, malattie, incidenti, miseria, faide e così via.

Con il lavoro sciamanico è possibile ‘liberare’ gli Antenati che sono ancora ‘bloccati’ in questi eventi e che di conseguenza bloccano tutta la nostra linea di sangue.  Molto spesso ci sentiamo bloccati nella nostra vita senza comprendere fino in fondo il motivo, ad esempio il rapporto problematico con il denaro, oppure le dipendenze che arrivano in una famiglia senza un apparente preciso motivo, ma se si scava a fondo, si può scoprire che si stanno solamente ripetendo schemi e comportamenti che i nostri Antenati avevano già fatto e che hanno quindi impresso nella nostra linea di sangue. E’ possibile guarire questi aspetti, liberare i cordoni che ci tengono ancora legati con i nostri Antenati, è possibile rompere le ricorsività che hanno afflitto la propria famiglia per decenni o secoli.

Il lavoro sciamanico è il modo più efficace e semplice per fare questo, perché da sempre lo sciamanesimo ha lavorato in tale senso. Lavorare per guarire i legami con i propri Antenati è un elemento transculturale, ovvero presente in tutte le culture sciamaniche. Esiste un’enorme quantità di rituali, riportati anche da studi etnografici, che evidenziano questa pratica nelle culture sciamaniche.

Oltre alla guarigione dell’albero genealogico, cos’altro ancora può portare il lavoro con gli Antenati?

C’è un aspetto molto bello e interessante che gli Antenati possono dare: quello di essere d’aiuto e d’ispirazione per la vita di ciascuno di noi.

Fin dall’antichità gli Antenati sono stati considerati dei veri e propri protettori per la propria gente o famiglia. Questo ruolo di ‘protezione’ può essere di nuovo ripreso e amplificato. Nella nostra cultura ci dimentichiamo degli Antenati, molto spesso per la negazione dell’ esistenza di una dimensione invisibile, ma altre volte così, semplicemente mettendoli nel dimenticatoio. In questo modo perdiamo però i ‘poteri’ che loro ci hanno trasmesso.

Riconnettersi con gli Antenati significa riconnettersi con i propri poteri più profondi, radicati, significa aiutare la propria anima e l’anima della collettività a ricordare lo scopo per cui è ritornata su questa terra. Gli Antenati possono diventare delle vere Guide nel mondo spirituale.

Dal punto di vista della cosmologia del core-shamanism, (lo sciamanesimo essenziale sviluppato da Michael Harner) ci possono essere degli spiriti in forma umana nel Mondo Superiore e anche nel Mondo Inferiore, spesso questi spiriti sono in realtà degli Antenati. Possono diventare dei veri Maestri, che forniscono aiuto, guida e protezione nella propria vita. Tipicamente aiutano a riscoprire le proprie origini sciamaniche, possono quindi rispondere alla domanda che ci eravamo fatti all’inizio: perché siamo attratti verso certe culture, popoli o pratiche sciamaniche? Perché siamo attratti verso certi luoghi? Tutto questo con l’aiuto degli Antenati può avere una risposta, ma non solo, può diventare l’inizio della riscoperta dei propri doni sciamanici. Ad esempio si possono riscoprire rituali, canti, gesti, strumenti, lingue, colori che altrimenti rimarrebbero inespressi nelle nostre parti più recondite. Sappiamo inoltre che dal punto di vista sciamanico, i talenti o le predilezioni che non vengono espresse, possono ritorcersi contro, provocando malattie, situazioni dannose ricorrenti nelle relazioni, nel lavoro e nella propria famiglia.

L’espressione delle proprie origini, con l’aiuto degli Antenati, attraverso la manifestazione di talenti e predilezioni, porta ad una vita prospera, completa, e finalmente piena di significato.

In pratica, come si può svolgere questo lavoro di riconnessione con gli Antenati?

Certamente con il viaggio sciamanico è possibile lavorare con gli Antenati. Il viaggio sciamanico porta ad una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo. Con l’aiuto dei propri Alleati, Animali di Potere o Maestri, è possibile contattare sia gli Antenati che possono esserci di aiuto e di protezione, sia quelle anime a noi collegati genealogicamente che hanno bisogno di aiuto, di essere guarite e liberate dal loro passato pesante.

Diventa quindi prima di tutto un lavoro compassionevole, di amore verso le proprie origini. Con il lavoro sciamanico è possibile trasformare e rilasciare ogni dolore, pena che ci sono stati tramandati dai nostri avi, guarendo nello stesso tempo loro ma anche noi stessi. E’ come instillare una goccia di Amore nelle proprie radici e permettere a questo Amore di  propagarsi e crescere fino a riempire completamente la vita.

Possono essere utili anche altre pratiche come la psicometria (la connessione telepatica nello stato sciamanico di coscienza, con oggetti appartenuti ad una persona o utilizzati in certe epoche), per esplorare sciamanicamente le memorie di un oggetto appartenuto ad un proprio antenato, come anche la lettura del viso attraverso la foto di un antenato o della propria, perché l’unicità di ciascun viso racchiude sciamanicamente tutta la storia passata e presente di un individuo.

Lavorare con i luoghi d’origine, dove si è sviluppata la propria famiglia, è un altro modo molto semplice e delicato per entrare nella storia e nelle memorie famigliari. A volte può essere doloroso, ma con l’aiuto delle proprie Guide Spirituali, può diventare un lavoro che porta dolcezza, serenità e maggiore comprensione delle proprie radici.

Oltre a questo, diventa utile lavorare collettivamente, in cerchio, in gruppo, perché i nostri Antenati per millenni hanno lavorato con questa configurazione. I lavori nel cerchio, come le danze, i canti e opportune cerimonie, in un’atmosfera di estasi collettiva, facilitano l’emergere di ‘ricordi’ di  talenti e qualità che altrimenti rimarrebbero solo nel campo latente.

Il lavoro sciamanico con gli Antenati, è una pratica introspettiva, ma con i riti collettivi diventa anche una pratica gioiosa, coinvolgente, che alimenta con Amore l’anima.

In conclusione, questo è ciò che gli sciamani chiamano “onorare gli Antenati”?

“Onorare gli Antenati” significa onorare sé stessi, la propria vita, la propria famiglia, la propria comunità. Senz’Antenati noi non saremmo qui adesso, grazie a loro c’è la nostra vita, che possiamo quindi amare e onorare fin nelle parti nostro più profonde, più intime di noi stessi. Onorare gli Antenati significa portare amore, vivere con amore, rispettare la propria vita e quella degli altri. Significa accettare completamente la propria esistenza, senza lamentarsi, senza incolpare o rimproverare i propri genitori e progenitori. Siamo qui su questa terra nel nostro stato più perfetto, privo di errori. Questo è quello che dobbiamo portare nella nostra visione, per costruire un futuro, per lasciare ai nostri Discendenti un pianeta in cui continuare a vivere e a prosperare. Non dimentichiamoci che noi saremo gli Antenati dei nostri pronipoti: come vogliamo essere considerati nel futuro? Con consacratori o come dissacratori? Che cosa vogliamo lasciare in eredità? Amore o guerra?

Gli sciamani, come viaggiatori del tempo,  si sono da sempre posti queste domande, perché sanno di appartenere ad una rete di vita che va al di là dello spazio e soprattutto del tempo, le azioni si propagano e rimbalzano indefinitamente: sta a noi scegliere di prenderci la responsabilità di tutto ciò per i nostri Discendenti.

Per concludere, adesso che avete fatto questa lettura fino in fondo, vi invito a leggere il testo di una canzone che in modo poetico, racchiude molte delle cose dette: è una canzone italiana, famosa per molti, scritta dal cantautore Francesco Guccini, un cantastorie come lo erano in passato gli sciamani delle sue terre.

Seminario di approfondimento sul tema degli Antenati

 

Radici

di Francesco Guccini

La casa sul confine della sera

oscura e silenziosa se ne sta,

respiri un' aria limpida e leggera

e senti voci forse di altra età,

e senti voci forse di altra età...

 

La casa sul confine dei ricordi,

la stessa sempre, come tu la sai

e tu ricerchi là le tue radici

se vuoi capire l'anima che hai,

se vuoi capire l'anima che hai...

 

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,

come il fiume che ti passa attorno,

tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,

lentamente, giorno dopo giorno

ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me

qualche segno, qualche traccia di ogni vita

o se solamente io ricerco in te

risposta ad ogni cosa non capita,

risposta ad ogni cosa non capita...

 

Ma è inutile cercare le parole,

la pietra antica non emette suono

o parla come il mondo e come il sole,

parole troppo grandi per un uomo,

parole troppo grandi per un uomo...

 

E te li senti dentro quei legami,

i riti antichi e i miti del passato

e te li senti dentro come mani,

ma non comprendi più il significato,

ma non comprendi più il significato...

 

Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi,

tutto è morto e nessuno ha mai saputo

o solamente non ha senso chiedersi,

io più mi chiedo e meno ho conosciuto.

Ed io, l'ultimo, ti chiedo se così sarà

per un altro dopo che vorrà capire

e se l'altro dopo qui troverà

il solito silenzio senza fine,

il solito silenzio senza fine...

 

La casa è come un punto di memoria,

le tue radici danno la saggezza

e proprio questa è forse la risposta

e provi un grande senso di dolcezza,

e provi un grande senso di dolcezza...
Copyright © testo canzone Francesco Guccini

 

Michael Harner  

Traduzione a cura di Lorenza Menegoni

Questo articolo è stato originalmente pubblicato sulla rivista della Foundation for Shamanic Studies, Shamanism (vol. 12, n.1, pp. 5-8, 1999). Viene qui pubblicato in italiano con il permesso di Michael Harner per il sito della FSS in Italia, www.sciamani.it (gennaio 2009).

Da sempre gli sciamani hanno operato sulla base del principio che gli esseri umani sono parte della totalità della natura, collegati con tutte le altre forme biologiche e non superiori ad esse. Questa concezione “pagana” è una delle molte ragioni per cui gli sciamani dell’Europa sono stati perseguitati dall’Inquisizione e gli sciamani indigeni di altre parti del mondo sono stati condannati dai missionari occidentali, che consideravano tale visione contraria al racconto biblico dell’origine dell’uomo. Infatti, non fu realmente fino alla pubblicazione dei libri di Darwin, The Origin of Species (1) e The Descent of Man (2), che gli occidentali cominciarono a riconoscere, spesso con riluttanza, la parentela dell’uomo con tutte le altre forme di vita. In altre parole, l’Occidente, attraverso la scienza, adottò finalmente quella stessa concezione per la quale, in precedenza, aveva perseguitato e ridicolizzato gli sciamani.

Un altro principio basilare dello sciamanismo, per lo più implicito, è che esistono due realtà e che la percezione di ciascuna di esse dipende dallo stato di coscienza in cui ci si trova. Perciò, coloro che si trovano nello “stato ordinario di coscienza” percepiscono solamente la “realtà ordinaria”, mentre coloro che si trovano nello “stato non ordinario di coscienza” possono penetrare e percepire la “realtà non ordinaria”. Queste sono entrambe chiamate realtà perché ciascuna è incontrata e sperimentata empiricamente. Si riconosce inoltre che ciascuna possiede le proprie forme di conoscenza e la propria importanza per l’esistenza umana (3).

La realtà non ordinaria non è una realtà consensuale e, infatti, se lo fosse, i praticanti sciamanici non avrebbero alcuna funzione, in quanto è loro compito modificare il proprio stato di coscienza e percepire con successo ciò che gli altri non possono percepire. Una delle caratteristiche distintive del praticante sciamanico è la capacità di passare volontariamente dall’una all’altra realtà con disciplina e scopo, per guarire e aiutare gli altri.

Un corollario di tale principio è che le entità individuali incontrate nella realtà non ordinaria sono esse stesse reali. Queste sono chiamate “spiriti” e sono considerate reali dai praticanti sciamanici, perché essi interagiscono con loro in prima persona. Questa interazione implica una percezione diretta con tutti i sensi. In altre parole, per il praticante sciamanico, l’esistenza degli spiriti non è una credenza o un’ipotesi, ma un fatto empirico (si veda anche l’articolo di Turner, 4). Nella realtà non ordinaria, i praticanti sciamanici regolarmente vedono, toccano, odorano e odono gli spiriti; perciò li considerano altrettanto reali quanto i loro compagni umani con i quali interagiscono nella realtà ordinaria. Nel corso del loro lavoro, i praticanti scoprono quali di queste entità siano i loro spiriti aiutanti personali, o spiriti tutelari, cioè quali forniscano informazioni attendibili e aiuto miracoloso nella guarigione.

Un altro principio chiave è che i membri viventi di ogni specie, inclusi gli umani, hanno anime, o spiriti personali che durano tutta la vita. L’anima è definita come l’essenza spirituale necessaria alla vita dell’individuo. Perciò è presente dal concepimento o dalla nascita fino alla morte, anche se il grado in cui è presente può variare. Dopo la morte l’anima continua ad esistere, come esisteva prima della nascita, ma il periodo di tempo durante il quale  esiste come entità identificabile può variare. Per i praticanti sciamanici, le anime sono entità identificabili perché le incontrano direttamente nella realtà non ordinaria, allo stesso modo in cui incontrano altri spiriti.

La concezione sciamanica circa la realtà degli spiriti è stata per molto tempo inaccettabile per la scienza occidentale. Anche se uno spirito, Dio, può essere talvolta invocato, come ha fatto spesso Einstein, gli “spiriti” o le “anime” sono altrimenti un anatema e inaccettabili come parte del paradigma scientifico. Questo atteggiamento ha le sue origini storiche negli attacchi della Chiesa cattolica verso tali pionieri della scienza come Galileo e Copernico durante il Rinascimento e la Controriforma. Come reazione, durante l’Età dell’Illuminismo, la scienza e la medicina occidentali decretarono che gli spiriti e le anime non esistevano e non erano perciò importanti per l’indagine scientifica e per la pratica medica. Mentre questa posizione è abbastanza comprensibile storicamente, la sua perpetuazione oggi limita i parametri della scienza, decretando a priori che certi fenomeni non possono esistere.

Come risultato di questa situazione, il progresso nella conoscenza occidentale è limitato da una scienza troncata e incompleta, il cui tallone di Achille è costituito dall’essere in parte fondata su una credenza non dimostrata: la credenza che gli spiriti, incluse le anime, non possono esistere. In realtà, naturalmente, la scienza non ha mai confutato la teoria dell’esistenza degli spiriti. E la confutazione di una teoria, o falsificazione, è il fondamento del metodo scientifico (si veda Popper, 5). Fino a quando la teoria dell’esistenza degli spiriti non è falsificata, non può essere logicamente ignorata. In altre parole, la posizione della scienza su questo assunto è alquanto non scientifica e, quasi per ironia, una questione di fede.

Di conseguenza, la ricerca sull’esistenza degli spiriti è stata lasciata in gran parte agli sciamani. Nel corso dei millenni, in migliaia di culture differenti nei diversi continenti, gli sciamani hanno condotto innumerevoli esperimenti di guarigione con i loro pazienti, spesso in situazioni di vita e di morte, ottenendo dei risultati che hanno costantemente convalidato la teoria dell’esistenza degli spiriti. Per questa ragione, gli elementi base delle pratiche sciamaniche indigene sono notevolmente uniformi in tutte le parti del mondo.

Il mio studio personale e diretto circa la realtà degli spiriti ebbe inizio nel 1961. A quell’epoca, e poi nuovamente nel 1964 e 1973, fui addestrato dagli sciamani di due differenti tribù dell’Alta Amazzonia. Negli stessi anni mi impegnai in ricerche approfondite sullo sciamanismo in tutto il mondo per identificarne i principi e le pratiche fondamentali e transculturali. Ho definito tali elementi fondamentali e comuni core shamanism [sciamanismo transculturale].

Oltre a praticare personalmente i metodi sciamanici, al principio degli anni settanta iniziai ad insegnare il core shamanism ad altri occidentali, perché lo applicassero alla propria vita e a quella degli altri. Negli ultimi quindici anni, sono stato assistito in questo programma educativo dai miei colleghi e docenti della Foundation for Shamanic Studies, un’organizzazione senza fini di lucro che ho fondato per studiare, ripristinare e insegnare lo sciamanismo e la guarigione sciamanica in tutto il mondo.

L’insegnamento e l’applicazione pratica dei principi e metodi del core shamanism hanno stimolato un rapido revival delle pratiche sciamaniche di guarigione in Occidente e altrove. Il core shamanism non si richiama ad alcuna tradizione specifica, ma fornisce invece un addestramento nei principi e nelle pratiche fondamentali che sono comuni alle differenti tradizioni sciamaniche. Perciò si presta in modo particolare ad essere utilizzato dagli occidentali che desiderano un sistema culturalmente neutro, o relativamente slegato da una cultura particolare, che essi possono adottare e integrare nella propria vita. Oggi il core shamanism rappresenta il modo prevalente di praticare lo sciamanismo in gran parte dell’Occidente.

Una presentazione introduttiva di alcuni principi e pratiche del core shamanism si può trovare nel mio libro, La via dello sciamano (6). Tuttavia il più importante insegnamento pratico, sia nello sciamanismo contemporaneo che in quello indigeno, non si può trovare nei testi pubblicati, non solo perché è largamente avvenuto in culture non letterate, ma anche perché è trasmesso da persona a persona mediante un’istruzione di tipo esperienziale, attraverso l’esempio, la comunicazione diretta dagli spiriti, come pure la pratica e la sperimentazione personale. Inoltre, gran parte di questo insegnamento esperienziale è inesprimibile, o quasi inesprimibile. Non si è quindi prestato ad essere facilmente comunicato agli antropologi e agli intervistatori occidentali, che si limitavano ad osservare dall’esterno tali pratiche senza parteciparvi in prima persona.

Lo sviluppo del core shamanism si è basato sulla combinazione dello studio comparativo e della ricerca sul campo in culture diverse, sulla sperimentazione continua delle antiche tecniche sciamaniche di guarigione e divinazione e sulla pratica effettiva di questi metodi con i pazienti occidentali. Ripetutamente abbiamo scoperto che l’esistenza degli spiriti è una spiegazione semplice e costante per i nostri successi nell’uso dei metodi sciamanici.

Per aiutare le persone interessate ad approfondire lo studio dello sciamanismo, desidero ora descrivere brevemente la strategia di ricerca che ho sviluppato in più di quarant’anni di pratica sciamanica, ricerca e insegnamento. Questa strategia non è solo mia, ma è anche quella di tutta la Foundation for Shamanic Studies.

Fondamentale per questa metodologia è il rispetto per le conoscenze spirituali che le culture sciamaniche hanno accumulato. Le persone indigene sono perciò viste come maestri, non come oggetto di ricerca. Se quello che ci insegnano sembra strano o incomprensibile, lo riteniamo un problema nostro, non loro -  una dimostrazione del nostro bisogno di apprendere nei loro stessi termini. Non importa quanto impossibili le loro affermazioni sembrino a prima vista, noi partiamo sempre dal presupposto che essi sanno di che cosa stanno parlando. Le loro concezioni non possono essere interpretate in maniera riduttiva, applicando prematuramente i paradigmi esplicativi occidentali. Per dirla in parole semplici, essi sono innocenti fino a quando non è dimostrata la loro colpevolezza; in genere, abbiamo scoperto che siamo noi colpevoli, se la loro innocenza non è provata.

La conoscenza diretta ed esperienziale viene cercata attivamente, dove e quando possibile, per ottenere una maggior comprensione dello sciamanismo e della guarigione sciamanica. Così, un altro aspetto basilare della mia metodologia è la seria osservazione partecipante, o “partecipazione radicale” nel linguaggio dell’antropologia contemporanea, perché non è sufficiente essere uno spettatore o un intervistatore. I primi esempi di partecipazione radicale, prima ancora che il termine fosse usato, includono gli etnologi Frank Cushing (che partecipò alle pratiche spirituali degli indiani Pueblo) e James Mooney (che partecipò alla Ghost Dance delle Grandi Praterie e aiutò a fondare la Native American Church). Essi andarono oltre i confini tradizionali dell’osservazione partecipante, come è normalmente praticata nella ricerca antropologica, spingendosi in ambiti molto più ampi delle normali attività quotidiane dei popoli che studiavano.

Lo studio comparato dei resoconti etnografici è pure una parte importante della strategia per  identificare l’uniformità delle pratiche e i loro effetti, anche se questi sono considerati impossibili secondo gli standard scientifici occidentali. Tra di esse si possono includere il viaggio sciamanico in altri mondi, le esperienze di smembramento, la possessione e la de-possessione, la comunicazione con i morti, la medianità, l’abilità di compiere divinazioni precise e dettagliate per delle persone totalmente sconosciute e la guarigione miracolosa.

Il passo successivo della mia metodologia è l’uso sperimentale di queste pratiche per determinare se i loro effetti sono confermabili. La possibilità di replicare i risultati dipende dalla scoperta, attraverso la sperimentazione stessa, dei principi di fondo operanti nello sciamanismo. Uno di questi è che esistono spiriti tutelari compassionevoli e disponibili ad assistere il praticante sciamanico per alleviare la sofferenza, il dolore e l’ignoranza spirituale. L’applicazione di tali principi permette ad altri di ottenere i medesimi risultati nella propria pratica.

In questa strategia sperimentale, sia i metodi induttivi che quelli deduttivi giocano un ruolo interdipendente, anche se l’induzione è particolarmente importante nelle prime fasi della ricerca. Con il progresso della ricerca, diventa possibile scoprire i principi deduttivi e, sulla loro base, predire certi risultati. Quando si utilizzano questi principi, incluso quello della realtà degli spiriti, i risultati sono così costanti e uniformi che è possibile insegnare dei seminari esperienziali a un gran numero di studenti e i risultati dei loro esperimenti saranno esattamente quelli attesi. Per esprimerlo in un altro modo, la Foundation for Shamanic Studies è un laboratorio sperimentale di sciamanismo, dove si conduce un lavoro pionieristico per sviluppare una scienza degli spiriti e dove gli studenti imparano a utilizzare le loro conoscenze della realtà spirituale per praticare con successo i metodi sciamanici.

Usando i principi base dello sciamanismo, incluso il principio dell’esistenza degli spiriti, gli studenti più avanzati, con l’aiuto dei loro spiriti alleati, sono in grado non solo di effettuare delle guarigioni sorprendenti, ma anche di compiere i classici rituali pubblici dello sciamano, come il rituale dello sciamano legato o dello “scuotimento della tenda”, conosciuto in una o nell’altra forma tra i popoli nativi del Nord America e dell’Artico. Se fossero stati soltanto spettatori, nella loro mente sarebbe rimasto il dubbio che si trattasse di un trucco. Ma avendo invece partecipato direttamente, essi sanno che non si tratta di un trucco, ma di un evento reale, come quando vengono legati strettamente con delle corde e le corde si sciolgono all’improvviso grazie all’intervento degli spiriti (7).

Fenomeni come questi possono essere spiegati secondo il principio scientifico della parsimonia; e la spiegazione più semplice e concisa è che gli spiriti sono reali. Con questo non si vuole suggerire che non si dovrebbero cercare spiegazioni scientifiche, o non spirituali, dei fenomeni sciamanici. Finora, tuttavia, nessuna spiegazione non spirituale dei fenomeni sciamanici più misteriosi e sconcertanti si è dimostrata così efficace come il principio della realtà degli spiriti - la qual cosa non sorprende in quanto è stata sperimentata e convalidata in culture diverse per migliaia di anni. Il fatto che le persone che l’hanno sperimentata appartenessero a culture non letterate e non indossassero camici bianchi, non rende meno degni di rispetto i loro esperimenti di guarigione, spesso condotti in situazioni di vita e di morte.

Non è mia intenzione qui cercare di persuadere qualcuno semplicemente con le parole, cioè di indurre il lettore a credere che ho ragione. Questo tipo di persuasione è caratteristico della realtà ordinaria, ma non è la strategia dello sciamanismo e dell’apprendimento sciamanico. Lo sciamanismo è un sentiero di conoscenza, non di fede, e quella conoscenza non può venire da me o da chiunque altro in questa realtà. Per ottenere quella conoscenza, inclusa la conoscenza della realtà degli spiriti, è necessario passare per il varco dello sciamano verso altri mondi e acquisire un’evidenza empirica.

La strada è aperta e il primo passo, come per il vero scienziato, richiede soltanto una curiosità sincera, una mente aperta e del coraggio. Una volta che si è passati per quel varco, i preconcetti sono sostituiti dall’esperienza diretta e uno può verificare da sé la validità del principio dell’esistenza degli spiriti. Un ammonimento, tuttavia, per coloro che sono nuovi a questa pratica: la vostra visione della realtà non sarà più la stessa, perché passare per quella porta segnerà l’inizio di un radicale mutamento paradigmatico, non solo per voi, ma alla fine anche per i parametri scientifici. La scienza allora non sarà più limitata e troncata da un postulato aprioristico, etnocentrico e cognicentrico, di ciò che è impossibile.

Una prima versione di questo articolo è stata presentata al Convegno Annuale dell’American Anthropological Association, Filadelfia, 4 dicembre 1998.

Note

1.  Darwin 1958

2.  Darwin 1871

3.  Harner 1995, pp. 26-30, 58-59

4.  Turner 1992, p. 15

5.  Popper 1959, p. 63, pp. 68-69

6.  Harner 1995

7.  Harner, non datato

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Darwin, Charles, The Descent of Man and Selection in Relation to Sex, D. Appleton, New York 1871; trad. it., L’origine dell’uomo, Editori Riuniti, Roma 1983

Darwin, Charles, The Origin of Species, New American Library (Mentor), New York 1958 (orig. 1859); trad. it., L’origine delle specie, New Compton, Roma 1973

Harner, Michael, La via dello sciamano, Edizioni Mediterranee, Roma 1995; ed. orig. The Way of the Shaman, Harper & Row, San Francisco 1980

Harner, Michael, Dati sperimentali non pubblicati, n.d.

Popper, Karl R., The Logic of Scientific Discovery, Harper & Row, New York, 1959 (orig. 1934); trad. it., Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino 1970

Turner, Edith, “The Reality of Spirits”, in ReVision 1992

Michael Harner

Traduzione a cura di Lorenza Menegoni

Questa intervista è stata pubblicata originalmente nel testo, Higher Wisdom: Eminent Elders Explore the Continuing Impact of Psychedelics, Roger Walsh e Charles S. Grob, curatori, pp. 159-177, 2005. State University of New York Press, Albany, NY.

L’intervista è stata ripubblicata, con il permesso dell’editore, sulla rivista della Foundation for Shamanic Studies, Shamanism (Primavera/Estate 2006, vol. 19, n. 1, pp. 2-13). Questa traduzione è basata sul testo apparso in Shamanism e viene pubblicata per la prima volta su www.studisciamanici.it (gennaio 2007) con l’autorizzazione di Michael Harner e della Foundation for Shamanic Studies.

Nato il 27 aprile del 1929, Michael Harner è ampiamente considerato la massima autorità a livello mondiale nel campo dello sciamanismo e ha avuto un’influenza enorme sia sul mondo accademico che sul pubblico generale.

Nell’ambito accademico, egli ha svolto delle approfondite ricerche sul campo nell’Alta Amazzonia, nella parte occidentale del Nord America, nell’Artico canadese e tra i Sami (Lapponi). Ha condotto degli studi pionieristici sugli indiani Jìvaro dell’Amazzonia (oggi conosciuti come Shuar) e ampie indagini sullo sciamanismo in tutto il mondo.

Inoltre, ha avuto una parte importante nel rendere consapevoli gli studiosi del ruolo centrale delle sostanze psichedeliche nelle pratiche sciamaniche e in molte culture tribali. La descrizione della sua esperienza di iniziazione con l’ayahuasca nella giungla amazzonica, descritta nel suo libro La via dello sciamano, è diventata un esempio classico del potere di queste sostanze. Essa fornisce uno splendido resoconto della loro importanza in alcune tradizioni sciamaniche, della loro capacità di trasmettere una nuova visione del mondo e determinare una trasformazione personale, come pure della loro capacità di rendere i ricercatori più sensibili e capaci di comprendere più profondamente le culture e le pratiche in cui quelle sostanze sono utilizzate.

Dopo questa esperienza, Harner intraprese un lungo e approfondito addestramento sciamanico, prima con dei maestri Shuar e poi con degli sciamani in altre parti del mondo. La  combinazione del suo training antropologico e competenza accademica, dei suoi studi sullo sciamanismo in differenti culture e del suo addestramento sciamanico personale ha prodotto una ampiezza e profondità di competenza e influenza rare, e forse uniche.

Nel 1987 Harner lasciò l’università per dedicarsi a tempo pieno al lavoro in campo sciamanico e creò la Foundation for Shamanic Studies. La fondazione finanzia ricerche e pubblicazioni, offre dei corsi di addestramento nelle tecniche sciamaniche in tutto i mondo, ha membri a livello internazionale e – in un intrigante capovolgimento culturale – ha reintrodotto le pratiche sciamaniche in parti del mondo dove quelle tradizioni erano andate perdute o erano state represse.

Le sue numerose pubblicazioni includono i libri: The Way of the Shaman, Hallucinogens and Shamanism, The Jìvaro; egli è inoltre co-autore di un romanzo intitolato Cannibal. Ciò che Yogananda ha fatto per l’Induismo e D.T. Suzuki ha fatto per lo Zen, Michael Harner lo ha realizzato per lo sciamanismo, specificamente portando questa tradizione e la sua ricchezza alla consapevolezza del mondo occidentale.

                                                                                     - Roger Walsh e Charles S. Grob

********

Ero entrato all’Università di Berkeley, in California, nel 1950 pensando di diventare archeologo. Poi, nel corso delle mie ricerche archeologiche, scoprii che gli Indiani che vivevano in quelle zone erano come delle enciclopedie che nessuno apriva. Ciò mi rese più  consapevole dell’incredibile quantità di conoscenze che si potevano ottenere semplicemente chiedendo agli anziani della tribù.

Nel 1956-1957 svolsi le mie ricerche per il dottorato in antropologia nell’Ecuador orientale tra gli indigeni Jìvaro, che oggi sono generalmente chiamati Shuar. Ritornai in Amazzonia nel 1960-1961 per studiare la cultura dei Conibo nel Perù orientale e tornai tra gli Shuar nel 1964 e nel 1973. Attorno al 1966 ho insegnato come visiting professor alla Columbia University di New York e all’Università di Yale, e poi ho accettato una cattedra in antropologia alla Graduate Faculty della New School for Social Research di New York. Rimasi lì dal 1970 in poi, a volte insegnando anche a Berkeley. Durante i miei ultimi anni alla New School, mi sono assentato sempre più spesso dall’insegnamento accademico per concentrarmi sul lavoro e sull’insegnamento sciamanici. Poi, nel 1987, mi sono ritirato completamente dall’università per dedicarmi unicamente allo sciamanismo.

                 

Come hai saputo inizialmente circa l’uso delle piante psicoattive?

                 

Ero a conoscenza del peyote e avevo letto qualcosa sull’uso dell’ayahuasca, ma non capivo ancora la loro importanza. Quando poi vissi tra gli Jìvaro nel 1956-1957, mi trovai all’improvviso in una società di sciamani. Circa uno su quattro dei maschi adulti e un numero molto minore di donne erano sciamani. Nel corso delle mie ricerche sul campo, ho intervistato questi sciamani e tutti dissero che avrei dovuto intraprendere la ricerca della visione presso una cascata sacra e prendere la loro bevanda. Capii che ciò era importate e mi accingevo a farlo, quando sopraggiunse la stagione delle piogge e dalla cascata cominciarono a cader giù tronchi d’albero. Così era troppo pericoloso, perché, se ci fossimo bagnati nella cascata, avremmo potuto essere colpiti e uccisi dai tronchi. Alcuni anni dopo feci questa esperienza con loro, ma solo dopo essere stato con i Conibo dell’Amazzonia peruviana nel 1960-1961.

Ho preso l’ayahuasca per la prima volta proprio allora, con i Conibo. La mia ricerca sul campo stava volgendo al termine e stavo cercando di ottenere informazioni sul loro sistema spirituale. I Conibo dissero che c’era solo un modo per conoscerlo: dovevo prendere la bevanda. Così la presi.

In realtà non avevo molte aspettative. Mi avevano detto che si potevano vedere cose terrificanti. Dissero che la bevanda era conosciuta anche con il nome di “piccola morte”, perché poteva indurre un’esperienza simile alla morte e in qualche raro caso le persone erano effettivamente morte. Ma nei villaggi in cui vivevo, la grande maggioranza degli sciamani la utilizzava quasi ogni notte, quindi non era una cosa così eccezionale. Il mio libro, La via dello sciamano, include una descrizione dettagliata di quella mia prima esperienza.

                 

Quando sei ritornato da quella esperienza, che cos’era differente per quanto riguarda il senso di te stesso e di che cosa stavi facendo là?

                 

All’inizio, non era tanto il senso di me stesso a essere diverso. Ero invece completamente stupito e affascinato dal fatto che tutta un’altra realtà si era aperta e manifestata con l’ayahuasca. Questa realtà non poteva essere semplicemente il frutto della mia fantasia, perché le esperienze che avevo avuto erano le stesse di quelle che avevano i Conibo quando prendevano la bevanda. C’erano corrispondenze fin nei minimi dettagli senza che ne avessimo mai parlato tra di noi prima. Uno sciamano poi disse che potevo diventare realmente un maestro sciamano, disse che avevo sperimentato e appreso così tanto in quella prima esperienza che era esattamente quello che avrei dovuto fare. Poiché era una rara opportunità, decisi di sfruttarla e fu allora che iniziai il mio addestramento sciamanico.

Prendevamo l’ayahuasca a ogni sessione, i Conibo non praticavano molto lo sciamanismo senza di essa. Nel passato tuttavia essi avevano i muraya – sciamani che lavoravano solo con il tabacco – ed erano molto rispettati. Ma all’epoca dei miei studi in Amazzonia, non si trovavano più dei muraya. Tuttavia, ho utilizzato l’acqua di tabacco con gli Jìvaro, e anche questa era una bevanda degli sciamani. Si immergono le foglie verdi del tabacco nell’acqua fredda e poi si beve l’acqua o la si inala attraverso il naso.

                 

L’acqua di tabacco poteva indurre delle esperienze visionarie?

                 

Sì, ha la capacità di intensificare le percezioni, almeno con quel tipo particolare di tabacco non trattato. È molto potente. Si prende per nutrire i propri spiriti ausiliari, i quali amano il tabacco. Si utilizza anche per renderli più vigili perché, se uno stregone vuole danneggiarti, essi saranno pronti a reagire e a proteggerti. Diversamente dai Conibo, gli Jìvaro erano molto coinvolti in lotte e guerre.

                 

Gli Jìvaro utilizzavano l’ayahuasca per decidere se fare o no una razzia o iniziare una guerra? La utilizzavano, cioè, per prendere delle decisioni che riguardavano la collettività?

                 

Bene, per prima cosa dovremmo abituarci, e io dovrei dare l’esempio, a chiamarli Shuar, perché è così che vogliono essere chiamati.

No, i Shuar non prendevano l’ayahuasca per prendere delle decisioni collettive. So che ciò è stato riferito per la tribù affine degli Achuar, ma non è esattamente così. Gli Jìvaro veri e propri – cioè, gli Shuar Untsuri (chiamati anche Shuar Muraya o Shuar delle Colline), il gruppo con cui ho lavorato io – erano profondamente convinti che di norma solo un persona alla volta dovesse prendere l’ayahuasca, altrimenti il contatto con gli spiriti si sarebbe attenuato o alterato. A volte, tuttavia, due sciamani potevano prenderla assieme, per esempio per fare del lavoro di guarigione.

                 

Gli Achuar sono una tribù differente?

Sì, sono una tribù strettamente imparentata con gli Jìvaro, con un dialetto mutuamente  intelligibile, ma alcuni aspetti importanti della loro cultura sono differenti. Per esempio, diversamente dai Shuar, essi non tagliavano le teste dei nemici uccisi e non le rimpicciolivano per farne dei trofei. In ogni caso, per ritornare alla domanda precedente, il natemä, che è il nome shuar per l’ayahuasca, poteva essere preso da uno sciamano a scopo divinatorio prima di una incursione. Comunque, si prendeva soprattutto per scoprire se il momento era propizio per fare l’incursione e se gli auspici erano favorevoli oppure no. La bevanda veniva presa anche per scoprire se qualcuno, attraverso la stregoneria, era responsabile di una malattia o di una morte. In questo ultimo caso, se la divinazione confermava tale sospetto, si poteva arrivare a un’incursione per assassinarlo.

Che cosa ci puoi dire riguardo alla stregoneria? Sembra che presso alcune tribù la stregoneria sia associata con l’uso dell’ayahuasca.

Sì, è vero. Attraverso decenni di lavoro in campo sciamanico sono giunto a delle conclusioni che mi hanno aiutato a capire la cultura dei Shuar, incluso il loro interesse per la stregoneria o magia nera. Normalmente la “stregoneria” implica delle azioni ostili o amorali ed è quindi in netto contrasto con la guarigione.

Per prima cosa, però, permettimi di spiegare brevemente ciò che gli sciamani di tutto il mondo hanno scoperto riguardo la cosmologia della realtà non ordinaria. Secondo tutte le tradizioni sciamaniche, ci sono tre mondi: il Mondo di Sopra, il Mondo di Mezzo e il Mondo di Sotto. Il Mondo di Sopra e quello di Sotto, che si trovano sopra e sotto di noi, sono completamente nella realtà non ordinaria e oltre il dolore e la sofferenza. All’opposto, il Mondo di Mezzo, quello in cui viviamo, ha sia degli aspetti ordinari o materiali, che degli aspetti non ordinari o spirituali. È anche il mondo in cui si incontrano il dolore e la sofferenza e questi esistono in entrambe le dimensioni, ordinaria e non ordinaria, del Mondo di Mezzo. Gli stregoni si specializzano nel fare il loro lavoro nel Mondo di Mezzo. I Shuar sono molto coinvolti con gli spiriti del Mondo di Mezzo. Ci sono spiriti del Mondo di Mezzo di tutti i tipi, esattamente come ci sono esseri umani e specie di tutti i tipi nella realtà ordinaria del Mondo di Mezzo. Gli spiriti del Mondo di Mezzo non hanno superato e trasceso le forme della coscienza proprie a questo mondo. Così gli sciamani Shuar hanno a loro disposizione degli spiriti che presentano una varietà di personalità e di comportamenti, e che non si sono elevati al di sopra della vita ordinaria e delle preoccupazioni quotidiane. Possono essere gli spiriti di qualsiasi essere vivente: animali, insetti e umani.

Lavorare con gli spiriti del Mondo di Mezzo è allo stesso tempo difficile e pericoloso, e questo è il mondo in cui sono coinvolti gli sciamani Shuar. Essi non lavorano nel Mondo di Sopra, diversamente da tanti altri popoli sciamanici. Inoltre, non scendono molto profondamente nel Mondo di Sotto – cioè, vanno solo nei laghi e nei fiumi. Una cultura che è troppo legata agli spiriti del Mondo di Mezzo è una cultura che avrà la stregoneria.

La magia nera (sorcery) è tipicamente un’azione ostile. Nella mia etnografia degli Jìvaro l’ho chiamata stregoneria (bewitching). Ci sono dei nomi nella cultura dei Shuar per definire chi la pratica e uno è wawek. Un wawek è uno sciamano che è diventato malvagio. Sono considerati sciamani malvagi perfino se sono membri della propria famiglia e se stanno indirizzando i loro sforzi per affrontare i nemici comuni, che essi hanno in gran numero.

Posso contrapporre ciò alla cultura dei Conibo. Anch’essi hanno lo sciamanismo, ma non hanno questo tipo di comportamento aggressivo. Le loro pratiche inoltre includono molti viaggi sciamanici nel Mondo di Sopra e di Sotto.

Prendo molto seriamente il fatto della realtà degli spiriti. In effetti, la loro realtà fornisce una spiegazione semplice, “parsimoniosa” nel linguaggio delle scienze, per dei fenomeni altrimenti inesplicabili. Sfortunatamente questa spiegazione fu rifiutata dalla scienza occidentale durante la cosiddetta Età dell’Illuminismo. Credo che alla fine lo sciamanismo porterà a riconsiderare la credenza che gli spiriti non esistono, una credenza che considero il tallone di Achille e l’anello mancante della scienza. Così io lavoro molto, e con molto successo, con gli spiriti.

Come definisci uno spirito?

Uno spirito può essere considerato un’essenza animata che ha intelligenza e gradi diversi di potere. Può essere visto più facilmente nell’oscurità completa e meno frequentemente in una luce forte, e in uno stato alterato di coscienza piuttosto che in uno stato ordinario. In effetti ci sono dei dubbi se si possa affatto vedere in uno stato ordinario di coscienza.

Hai preso l’ayahuasca sia con i Conibo che con gli Shuar. Sembrano dei contesti socio-culturali abbastanza differenti: tipi diversi di strutture mentali e forse ambienti fisici diversi. Furono anche le tue esperienze soggettive differenti?

Sì, lo sono state. Ho percepito la presenza degli spiriti del luogo e le attività che venivano svolte nell’area. Ciò che incontravo non era solo la conoscenza cosmica, ma anche la conoscenza di specifici spiriti del luogo, spiriti riconosciuti dalla gente locale, come pure questioni specifiche che riguardavano i malati. Così gli spiriti del luogo entrano direttamente  in quelle esperienze.

Potresti dire di più a proposito della “conoscenza cosmica”?

Le mie concezioni del cosmo non derivano esclusivamente dalle mie esperienze con l’ayahuasca, anche se furono queste a introdurmi a una nuova e più ampia visione della realtà. Le esperienze che ho fatto successivamente con gli stati alterati di coscienza e con gli stati sciamanici di coscienza, indipendenti dall’ayahuasca, hanno pure avuto effetti importanti.

Dopo aver fatto la mia prima esperienza con l’ayahuasca con i Conibo nel 1961, ho cominciato a studiare e analizzare la letteratura antropologica con grande entusiasmo e con grandi aspettative. Come R. Gordon Wasson e altri a quel tempo, ero convinto che tutte le religioni avessero avuto origine dalle esperienze indotte dalle piante allucinogene. Siamo passati tutti per questa fase.

Alcuni di noi sono ancora in questa fase.

Sì. Ma quando sperimenti dei metodi e delle vie di accesso diverse dalle piante psicotrope, allora scopri che si tratta di una cosa ben più grande delle piante: scopri che esiste tutta un’altra realtà e che ci sono differenti entrate per accedervi. Questa è la cosa veramente entusiasmante, perché non puoi più dare una spiegazione riduttiva dicendo che “è solo un effetto delle piante”. Questo è quello che mi entusiasma. Vedo degli schemi generali, degli schemi cosmologici, indipendentemente dal fatto che si utilizzi l’ayahuasca o uno stimolo sonoro come il tamburo. Così prendo molto seriamente l’idea che esista un’altra realtà. Prendo molto seriamente l’idea che la morte non è morte e che la vita non è vita. [Ride]. Ma sono concetti utili.

Diresti che il tuo modo di pensare circa il mondo si modificò e si sviluppò dopo le tue ricerche sul campo tra i Conibo e gli Jìvaro?

Sì. Nel 1972 pubblicai la mia etnografia, The Jìvaro, e poi il mio libro, Hallucinogens and Shamanism, basato su di un simposio organizzato da me e da Claudio Naranjo al convegno del 1965 dell’American Anthropological Association. I primi anni Sessanta furono un periodo critico per il nostro entusiasmo circa questo campo di indagine – chiedendoci dove stavamo andando e che cosa stavamo scoprendo. Per quanto riguarda l’evoluzione delle mie idee, all’inizio pensavo che si trattasse solo delle piante. In quegli anni mi interessai perfino a questa cosa di Haiti e pensai che ci fosse un’infusione di erbe usata per creare gli zombi.

Come antropologo ero interessato al ruolo di queste piante nella vita umana e nella conoscenza tradizionale. Nonostante avessi provato alcune delle nuove sostanze chimiche che stavano diventando disponibili a quel tempo, in genere non era quello che mi interessava. Ero, e ancora sono, un antropologo. Voglio capire come le cose sono giunte a essere quelle che sono e che cosa i popoli nativi conoscono realmente. Non ho mai considerato i popoli nativi come dei laboratori per i nostri esperimenti nelle teorie sociali e psicologiche. Io li considero dei maestri. Il problema è che la maggior parte degli occidentali non è pronta per i loro insegnamenti. Non ho nulla contro le misture di Shasha Shulgin e così via, semplicemente non mi interessano. Ho un interesse molto maggiore per le cose sperimentate e convalidate nel tempo e per le loro conseguenze storiche per l’umanità.

Alla fine, sono giunto a molti punti morti. Per esempio, ero sicuro che il pituri (Duboisia hopwoodii) usato dagli Aborigeni australiani, avrebbe mostrato di avere effetti simili alla Datura, ma non trovai elementi per dimostrarlo. Il caso degli sciamani Inuit sembrava un altro punto morto perché nulla dimostrava che utilizzassero le piante psicotrope, eppure avevano delle esperienze spirituali molto forti. Per molto tempo l’evidenza era di fronte ai miei occhi, ma non potevo vederla: il fatto che forse nel 90% delle culture sciamaniche si utilizzasse il suono monotono delle percussione per entrare in uno stato alterato di coscienza, piuttosto che le sostanze psichedeliche.

Infine, decisi di provare con il tamburo. Avevo l’idea preconcetta che esso non sarebbe stato in grado di fare nulla, ma ecco, dopo vari esperimenti, funzionò. Successivamente trascorsi del tempo con gli Indiani della Costa di Nord Ovest, i quali utilizzavano in modo molto efficace il tamburo per entrare nello stato sciamanico di coscienza. Ora ho una grande considerazione per il suono monotono delle percussioni – particolarmente alla frequenza di 4-7 hertz (cicli per secondo), corrispondente alla gamma di frequenza delle onde theta del EEG – per la sua capacità di produrre esperienze simili e permettere alle persone addestrate di raggiungere gli stessi stati alterati di coscienza. Naturalmente c’è sempre una differenza tra l’uso di una droga specifica e qualche altra tecnica. Ma quelle differenze non rappresentano dei cambiamenti nella cosmologia di base o dei cambiamenti nelle conclusioni fondamentali che uno raggiunge.

Così la mia pratica sciamanica si basa sulla stimolazione sonora fornita dal suono monotono del tamburo e di altri strumenti a percussione. Ciò ha reso facile per me insegnare lo sciamanismo nel corso degli anni, perché si tratta di un metodo legale, sicuro, efficace e antico. Insegna alle persone che c’è più di una porta per accedere alla realtà non ordinaria, come del resto hanno sempre saputo gli sciamani di varie parti del mondo. Naturalmente anche la meditazione silenziosa può portarci in luoghi simili. Non si deve utilizzare per forza il suono monotono del tamburo, però quest’ultimo rende tutto più facile.

Diresti che questo tipo di suono permette di accedere a realtà simili a quelle prodotte dalle piante e dalle droghe allucinogene?

Sì, ne sono convinto. Però questo sentiero è generalmente più sottile e richiede più tempo. D’altra parte, la possibilità di accedere a quella realtà è sempre aperta e ciò rende possibile il lavoro di guarigione sciamanica.

In un articolo che hai scritto sull’uso delle piante del genere Datura nella stregoneria europea, hai suggerito che i loro effetti sono abbastanza diversi da quelli prodotti, per esempio, dall’ayahuasca e dalle triptamine, o dal peyote e dalle fenetilamine.

È virtualmente impossibile funzionare prendendo delle forti dosi di questi alcaloidi del tropane. Tra gli Shuar avevo utilizzato le piante solanacee del tipo Brugmansia-Datura. Negli Stati Uniti, nei primi anni Sessanta, avevo perfino provato l’unguento che le “streghe” europee utilizzavano per “volare”. Le mie conclusioni, e le ipotesi che ho presentato in quell’articolo, erano che non era possibile praticare lo sciamanismo utilizzando queste droghe potentissime, che generalmente rendono la persona incosciente anche per 36 ore.

Secondo la mia opinione, lo sciamanismo europeo fu costretto ad abbandonare il tamburo perché il suo rumore esponeva le persone alla persecuzione della Chiesa. Un’eccezione fu quella del lontano Nord, l’Artico, dove i Sami, o Lapponi, continuarono ad usarlo fino all’arrivo dei missionari. Nelle aree più meridionali dell’Europa dove il tamburo fu abbandonato, si passò specialmente a delle misture contenenti delle solanacee della famiglia della Belladonna. Ma se prese in dosi sufficienti, queste ti rendono incapace di agire e non potresti fare alcun lavoro di guarigione o divinazione, in quanto avresti pochissimo controllo sulle tue esperienze nella realtà non ordinaria.

In questo senso, non sarebbe realmente utile per lo sciamanismo.

Per questo motivo, io credo, distinguevano il sabba dall’esba, come  ho indicato nel mio libro, Hallucinogens and Shamanism. Probabilmente il sabba era il viaggio delle “streghe” nella realtà non ordinaria sotto l’effetto delle piante allucinogene, mentre l’esba era la riunione formale di questi sciamani nella realtà ordinaria. È solo una teoria, ma spiegherebbe questa dicotomia peculiare della stregoneria europea, che era realmente una forma di sciamanismo. Questa dicotomia non era presente tra i Sami dell’Europa più settentrionale all’inizio del ventesimo secolo, perché essi stavano ancora usando il tamburo.

Stai dicendo che anche gli abitanti dell’Europa centrale utilizzavano il tamburo, ma furono costretti ad abbandonarlo?

Non ho dati certi per provare questa teoria, ma non posso pensare che non avessero il tamburo. Il tamburo era ancora usato nello sciamanismo fino all’inizio del ventesimo secolo nella parte più settentrionale della Scandinavia, l’area dove la persecuzione religiosa in Europa avvenne più tardi. Teresa di Avilar poteva usare il tamburo nel suo lavoro spirituale in Spagna, ma era una suora “al servizio di Cristo”.

Ci sono anche dei documenti di arte mediterranea che mostrano il tamburo.

Sì. Secondo me, non potevano usare il tamburo se non volevano essere scoperti dall’Inquisizione, perciò dovevano usare dei metodi silenziosi. Gli unguenti di erbe erano segreti e si potevano scoprire meno facilmente. Ho trovato la stessa cosa nei villaggi degli Inuit. Non suonano il tamburo entro il raggio di ascolto di altre persone, perché verrebbero identificati e denunciati alle autorità cristiane. Così l’uso del tamburo è realmente passibile di punizione in una situazione di persecuzione.

Hai trovato qualche testimonianza circa l’uso di piante alternative in Europa? Come piante contenenti la triptamina o funghi contenenti la psilocybe?

Ho fatto delle ricerche su questo argomento, naturalmente. Non sono a conoscenza di testimonianze certe, ma si presume che gli antichi guerrieri scandinavi utilizzassero l’Amanita muscaria per entrare in uno stato di violenta esaltazione. Ci sono delle testimonianze indirette, suggerite da R. Gordon Wasson, che sembrano avvalorare ciò.

Hai provato i funghi Amanita?

No, non ho fatto questa esperienza. Tra i Samoiedi – uno dei gruppi siberiani più occidentali, non molto lontani dai Sami della Scandinavia – talvolta sia gli sciamani che i non sciamani mangiavano o bruciavano i funghi dissecati dell’Amanita per modificare la coscienza e fare del lavoro spirituale. Non ho ancora pubblicato questo materiale, ma per quanto ne so, questa è la testimonianza più importante circa l’uso dei funghi psicotropi tra i gruppi nativi più occidentali dell’Eurasia. Secondo me, è probabile che nei tempi antichi questa conoscenza fosse nota un po’ più a sud e a ovest nella Scandinavia. Probabilmente i guerrieri scandinavi erano posseduti dal potere del fungo, come possono esserne possedute ancora oggi le persone siberiane non sciamane che desiderano ottenere una forza fisica e una resistenza straordinarie.

Alla fine ti sei “diplomato” come sciamano, per usare un termine occidentale? Ti hanno detto i tuoi maestri che eri pronto per iniziare una pratica sciamanica?

Non ti diplomi mai come sciamano. Può andare avanti all’infinito. I maestri non ti dicono quasi mai che sei pronto.

Proprio come la psicoanalisi.

I maestri ordinari non sanno mai se sei pronto. Ci sono due tipi di maestri. Uno è un maestro ordinario, credo quello a cui ti riferivi – qualcuno come me o come i maestri sciamani con i quali ho lavorato presso i popoli indigeni. Poi ci sono i maestri spirituali, i quali sono i veri maestri. I maestri spirituali possono dirti, ed effettivamente ti dicono, che cosa puoi fare, mentre invece i maestri umani ordinari sono semplicemente dei facilitatori. Le autorità fondamentali sono gli spiriti con cui lavori, ed essi ti dicono che cosa puoi e che cosa non puoi fare. Anche per questo motivo ritengo che generalmente sia un errore qualificarsi come uno sciamano, perché il potere può essere tolto in ogni momento. Chiunque affermi di essere uno sciamano comincia a focalizzarsi sul proprio ego. Egli o lei, comunque, non è quasi nulla, perché uno è uno sciamano solamente quando gli spiriti vogliono che quella persona lo sia.

Hai ricevuto delle visioni o intuizioni dagli spiriti delle piante, con cui hai lavorato, circa la cultura da cui provieni? La nostra è una cultura così dominatrice. Gli spiriti hanno qualcosa da dire in proposito?

La nostra cultura è considerata una cultura deformata e lontana dal contatto con queste verità. Credo che gli spiriti compassionevoli abbiano la missione di cercare di comunicarci la loro esistenza, così da poter continuare il loro lavoro per ridurre la sofferenza e il dolore nella nostra realtà. Ma non sono onnipotenti. Non possono farlo senza l’aiuto di intermediari e gli sciamani sono, in modo particolare, dei potenti intermediari. Così, proprio perché gli spiriti hanno bisogno di aiuto in questo, ti insegneranno delle cose sorprendenti per incoraggiarti ad aiutarli. Ma loro sono in una realtà e noi siamo in un’altra. L’unico modo in cui possono penetrare in questa realtà, tranne che in circostanze molto rare, è con l’aiuto dal nostro lato. Noi abbiamo il nostro potere; essi hanno il loro potere. Quando stringiamo un’alleanza con loro, allora possono avvenire le guarigioni miracolose e i miracoli della conoscenza.

Così la spinta principale che mi motivava a utilizzare le piante in Amazzonia continua nel mio lavoro presente basato sulla stimolazione sonora. Era il fatto che gli spiriti cercavano di rendermi più consapevole della loro esistenza e di coinvolgermi, così da poter insegnare e coinvolgere altri. Ma non mi hanno mai detto esplicitamente perché era così. Implicitamente, tuttavia, era per ridurre l’ignoranza spirituale e la sofferenza nella realtà ordinaria.

Puoi incontrare gli stessi spiriti, sia che tu acceda a quella realtà tramite le piante che attraverso il tambureggiamento?

Puoi incontrare alcuni degli stessi spiriti, ma non tutti, perché gli spiriti di piante specifiche possono rivelarsi e collegarsi con te in gradi diversi. Molto dipende da quanto gli spiriti ti ritengano pronto per ricevere certi insegnamenti e da che cosa considerino necessario per te in un momento particolare. Lavoro ancora con alcuni degli spiriti alleati che avevo in Amazzonia, ma ora ce ne sono altri. Alcuni sono meno importanti di quanto lo fossero in passato, altri sono più forti ora.

Oltre agli spiriti compassionevoli, ci sono anche spiriti malevoli?

Sì. Qui, nel Mondo di Mezzo, gli spiriti presentano l’intera gamma di personalità che incontriamo nella realtà ordinaria. Che cosa sia “malevole” è una domanda interessante. Altre specie possono considerare gli uomini come malevoli, come quando le uccidiamo o le rendiamo schiave. Ma noi non ci consideriamo cattivi e non vediamo la specie umana come malvagia. Perciò molti dei cosiddetti “spiriti maligni” spesso stanno semplicemente cercando di vivere la loro vita ed esistere a modo loro, proprio come facciamo noi. Più spesso, invece, non sanno nemmeno di essere morti. Stanno semplicemente facendo le stesse vecchie cose, ma le stanno facendo nella dimensione non ordinaria del Mondo di Mezzo. Ciò può includere semplici cose come spiriti di insetti che intrudono nelle persone.

A quali conclusioni sei giunto riguardo i diversi tipi di spiriti? Hai menzionato il Mondo di Mezzo, contrapponendolo al Mondo di Sopra e di Sotto. Ci sono spiriti degli animali, spiriti delle piante, spiriti degli antenati e altri esseri umani che sono deceduti. Ce ne sono altri che non sono né umani né animali? Ci sono spiriti extraterrestri?

Comincerò con gli antenati, perché sono molto importanti. Gli spiriti compassionevoli – di qualsiasi specie stiamo parlando - si trovano specialmente nel Mondo di Sopra e di Sotto, e questi spiriti provano compassione per gli esseri che soffrono in generale. Gli antenati invece tendono a focalizzarsi sulla compassione per i loro discendenti. Per questo motivo molti sciamani si rivolgono a questi spiriti per ottenere aiuto.

Non diresti che gli extraterrestri sono spiriti del Mondo di Sopra?

No. Dal nostro punto di vista, tutte le galassie dell’universo astronomico sono parte del Mondo di Mezzo. Gli extraterrestri, per quanti sforzi abbiamo fatto per cercarli, sembrano essere come una ricerca priva di reali motivazioni. Se ci sono degli extraterrestri, e presumo che ci siano, va benissimo. Sono semplicemente della gente che vive la propria vita da qualche parte su un’altra roccia. [Ride].

Il Mondo di Sopra si estende oltre il mondo materiale. Considera gli sciamani di Tuva nell’Asia centrale. Quando viaggiano oltre le stelle, essi vanno nei nove cieli e poi c’è il cielo bianco al di sopra. Il Mondo di Sopra si trova oltre la realtà ordinaria, oltre l’universo degli astronomi. E per ogni sciamano il centro dell’universo è esattamente là dove egli si trova nella realtà ordinaria. Tu sei il centro dell’universo.

Si possono incontrare altri tipi di spiriti che non sono né animali, né piante, né esseri umani? O spiriti di un luogo particolare?

Sì. Puoi incontrare gli spiriti degli elementi, per esempio. Sono molto potenti, ma non hanno compassione. Si possono trovare anche gli spiriti dei luoghi, ma generalmente è una costellazioni di spiriti di quel luogo, inclusi gli spiriti degli antenati locali.

Stai dicendo che i tre mondi si trovano dentro di noi? Che sono degli schemi interiori?

No, non sto dicendo questo. Lo sciamano è una persona pragmatica ed empirica. I mondi si trovano là dove lo sciamano li vede. L’idea che tutto questo succeda dentro di noi è, invece, una teoria.

Come confronteresti la cosmologia sciamanica con quella della Filosofia Perenne?

Ciò che gli sciamani hanno scoperto concorda con gran parte della Filosofia Perenne. Purtroppo ritengo che, tra alcuni studiosi e scrittori, ci sia la tendenza a considerare lo sciamanismo come primitivo. Ma ipotizzare che esista una gerarchia evolutiva secondo la quale le società basate sulle caste del subcontinente Indiano ospitano le forme più elevate ed evolute di spiritualità, è un’idea alquanto ingenua. Una volta che gli spiriti hanno messo le mani su di te, non importa più quale fosse la tua intenzione originaria – che tu volessi seguire il sentiero buddista, il cristianesimo o altro. Quando dai agli spiriti l’opportunità di trasmetterti degli insegnamenti, essi ti daranno quello di cui hai bisogno, non quello che avevi programmato secondo i valori della tua cultura.

Ritieni che gli spiriti siano sempre attorno a ciascuno di noi?

Sì, gli spiriti del Mondo di Mezzo lo sono, ma generalmente non quelli del Mondo di Sopra e di Sotto. E questo è parte del problema. Nel mondo ci sono molte malattie che hanno una causa spirituale, perché le persone non sono consapevoli di ciò che le circonda. Prendi la ”possessione” per esempio. Secondo la mia opinione, è giusto fare della psicoterapia e somministrare dei farmaci alle persone considerate psicotiche o schizofreniche. Va benissimo. Ma il trattamento di tipo occidentale generalmente ignora la possibilità che nella malattia siano coinvolte delle forze spirituali. Nel mondo contemporaneo abbiamo rifiutato il modello della malattia causata dalla possessione e l’abbiamo sostituito con qualcosa che è più accettabile alla scienza dell’Età dell’Illuminismo. Siamo impantanati nella scienza del diciottesimo secolo.

Hai visto dei casi di psicosi curati dagli sciamani?

Credo di sì. Tuttavia è molto difficile isolare i diversi fattori terapeutici nei singoli casi, e io non sono qualificato per valutare clinicamente che cosa costituisca un caso di comportamento psicotico. La nostra Fondazione per gli Studi Sciamanici è una specie di università dello sciamanismo. Noi addestriamo delle persone che sono già psicoterapeuti, medici e psichiatri, ed essi possono cercare di integrare nella loro pratica ciò che hanno imparato e fare degli esperimenti con dei casi di psicosi accertati clinicamente. Sicuramente ho visto delle persone che manifestavano dei comportamenti estremi, inclusi degli alcolisti e dei drogati, i quali cambiarono radicalmente dopo il lavoro di depossessione.

La chiesa Spiritista del Brasile, che ha almeno 13 milioni di membri, incorpora degli elementi africani, indigeni sudamericani e anche europei nel suo lavoro di depossessione. Alcuni anni fa, il presidente della chiesa Spiritista mi raccontò che il governo brasiliano acconsentì ad affidare loro un istituto mentale per un anno come un esperimento. Secondo quanto mi disse, alla fine dell’anno non c’erano più pazienti nell’istituto. Ora, questo resoconto è probabilmente esagerato. Però ci ricorda che uno dei nostri scopi è riportare il lavoro di depossessione nel modo di vita occidentale come una pratica valida, che può essere utilizzata congiuntamente ad altre pratiche terapeutiche. Perché funzioni, tuttavia, non puoi utilizzarla con persone che stanno prendendo psicofarmaci. Esse devono essere presenti consapevolmente perché questo lavoro abbia successo. Nel frattempo, una delle tragedie della nostra cultura è che le istituzioni mediche rifiutano la possibilità che, nei casi di malattia mentale, possano operare anche dei fattori spirituali.

Il lavoro è fatto realmente dagli spiriti?

Non soltanto. Lo sciamano deve lavorare con gli spiriti. Bisogna che entrambe le forze siano operanti. La depossessione è uno degli approcci terapeutici più entusiasmanti di cui sono a conoscenza. Noi lo insegniamo solo ai nostri studenti più avanzati, dopo che hanno fatto almeno tre anni di lavoro, e generalmente molti di più. Allora ricevono un addestramento nel lavoro di depossessione.

Una cosa interessante riguardo la malattia dovuta alla possessione è che essa è relativamente sconosciuta nelle culture native del Nuovo Mondo. Ce n’è un po’ sulla Costa di Nord Ovest e ci sono degli indizi tra gli Inuit. Sembra che sia una malattia associata molto di più con il Vecchio Mondo. C’è un mistero qui – perché sia un problema del Vecchio Mondo, poi importato nel Nuovo Mondo.

Forse ha a che fare con l’influenza della Chiesa, che ha negato l’esistenza degli spiriti riconosciuti nelle tradizioni europee. Se si nega l’esistenza degli spiriti, si è più vulnerabili alla possessione inconsapevole. Se invece si lavora direttamente con gli spiriti, è più facile proteggersi.

Generalmente uno diventa vittima di una possessione e si ammala quando c’è stata una perdita significativa dell’anima a causa di un trauma, come pure una perdita del proprio potere spirituale. Se non ci sono degli sciamani nelle vicinanze, si può fare ben poco, ma se ci sono, essi possono porre rimedio alla perdita dell’anima. Perciò, penso che tu abbia ragione. Quando le persone sono vuote spiritualmente, allora c’è posto per la possessione involontaria.

A livello personale, in che modo il lavoro con le piante e con il tambureggiamento sciamanico ha cambiato la tua visione della vita, della morte e della spiritualità?

Radicalmente. Non considero più la realtà ordinaria come l’unica realtà. C’è tutta un’altra realtà ed è quella più grande. Questa realtà è solo un’esperienza transitoria: sei qui per un certo numero di anni, ma l’altra realtà è infinita. Se si ritorni indietro o no, è un’altra questione. Personalmente non sono interessato a reincarnarmi perché, una volta che sei stato “là fuori”, è un’estasi e un’unione ineffabile. Penso che il mondo materiale è fondamentalmente soltanto una sosta momentanea. Ma dovremmo fare il massimo per aiutare qui perché, diversamente dal Mondo di Sopra e di Sotto, questa è la realtà della sofferenza e del dolore. Questa è una realtà darwiniana.

Di fatto, credo che la nostra definizione della vita sia una visione molto biocentrica. Noi siamo entità biologiche, così definiamo la vita nei nostri termini. Ma per me l’intero universo è vivo, e non deve essere solo in forma biologica. Per la loro stessa natura, le forme biologiche sono sottoposte al processo di selezione naturale ed evolvono. La selezione naturale implica la competizione e per sopravvivere la competizione richiede che si abbia paura. Naturalmente, sei anche ricompensato con il piacere dell’atto sessuale allo scopo di creare la generazione successiva. Stiamo parlando del DNA che vuole persistere. Così il Mondo di Mezzo in cui viviamo è un mondo dove si deve sperimentare la paura per sopravvivere.

Quando qualcuno fa un viaggio sciamanico grandioso, egli è spesso riluttante a ritornare da quell’esperienza estatica, molto lontana dalla paura e dal dolore del Mondo di Mezzo. Così noi abbiamo delle tecniche ben definite per assicurarci che uno ritorni. È risaputo che certi sciamani possono andarsene per sempre quando vogliono, ma il trucco è ritornare qui e fare il lavoro di guarigione. Non ci viene data la conoscenza estatica solo per rimanere ad aspettare la nostra morte. Ci viene data questa conoscenza, e il potere spirituale che l’accompagna, per poter aiutare a ridurre la sofferenza, il dolore e l’ignoranza spirituale qui nel Mondo di Mezzo.

La morte non è poi niente di che. Vorrei vivere il più a lungo possibile per vedere l’esito di questa vita e per rimanere con la mia amata sposa, Sandra. Ma certamente non temo la morte come la temevo nel passato.

Sono ancora molto un essere umano imperfetto e non ho mai avuto l’intenzione o la capacità di essere perfetto. Non è uno scopo dello sciamanismo di insegnare alle persone a condurre delle vite modello ed essere dei guru. Gli sciamani hanno il dovere di ridurre la sofferenza e il dolore attraverso il duro lavoro di guarire gli altri. Questo è il loro compito. Inoltre essi aiutano i morenti e i morti, perché gli sciamani guariscono anche le anime dei morti che sono rimaste bloccate nel Mondo di Mezzo, se esse vogliono aiuto.

Lo sciamanismo può gratificarci molto a livello emotivo, sia per quanto riguarda l’acquisizione della conoscenza sciamanica che la possibilità di aiutare gli altri. I miei studenti dicono spesso quale privilegio sia fare questo lavoro. E che cos’è questo lavoro? È quello di aiutare gli altri, ma i praticanti sciamanici finiscono per sentirsi meglio verso se stessi! Ciò che appare come un sacrificio al mondo esterno è in realtà il punto più elevato della vita della persona. Ha l’effetto di cambiare la tua prospettiva. E naturalmente uno impara a prendere meno seriamente le cose che dovrebbero essere prese meno seriamente.

Allo stesso tempo, lo sciamano è immerso nella vita quotidiana, ha una moglie o un marito e dei figli, è un cacciatore, un coltivatore, un banchiere, un esperto di informatica o altro. Una parte della routine quotidiana si svolge nella realtà ordinaria e va bene così. È molto meglio essere radicati in questa realtà, così si può avere una specie di piccola vacanza. Poi quando si è chiamati a fare del serio lavoro spirituale, ci si ricarica e si ritorna alla vita quotidiana in piene forze.

L’idea nello sciamanismo non è cercare di essere un modello esemplare per tutti in ogni momento, né di essere costantemente in uno stato mistico. Tutto ciò va bene, ma si tratta di una tradizione diversa. Così, spesso si possono incontrare degli sciamani che si divertono a scherzare e comportarsi in un modo un po’ pesante quando non stanno lavorando, allo stesso modo in cui potresti trovare dei medici e infermieri del pronto soccorso che mostrano un “inappropriato” senso dell’humor su certe cose. I non sciamani spesso non possono capire questi comportamenti. Ma poi quando si ritorna al lavoro, boom! Sei di nuovo in trincea.

Gli stati alterati di coscienza trasmettono implicitamente qualcosa riguardo all’etica? Insegnano alle persone a condurre una vita più etica?

Sperimentare uno stato alterato nel Mondo di Mezzo non lo farebbe necessariamente. Tuttavia, fuori dal Mondo di Mezzo, lo stato sciamanico di coscienza ti mette in contatto con gli insegnamenti degli spiriti compassionevoli. Essi si preoccupano di ridurre il dolore e la sofferenza e certamente rendono più difficile per te  agire in modo non etico. Non che tu non possa comportarti in maniera non etica, ma sarà molto più difficile farlo.

In modo simile, le persone che vengono a studiare con noi all’inizio potrebbero non avere alcun interesse per l’ecologia. Ma dopo pochi viaggi cominciano ad avere una visione diversa, e inaspettata, circa l’interconnessione di tutte le specie e circa il pianeta che è la loro casa. Una volta che cominci a renderti conto che noi non siamo superiori al resto del cosmo, ma che siamo semplicemente parte di esso, ciò crea un orientamento più compassionevole ed etico. Se sai che la realtà materiale non è l’unica esistente, puoi abbandonare il tuo interesse a ottenere tutto ciò che puoi in questa realtà prima di morire. Qualcuno ha scritto un libro intitolato “Morire ricchi”. Che concetto sorprendente, no? Penso che l’autore abbia fatto un sacco di soldi scrivendolo, ma non so se sia ancora vivo. [Ride]

Qualcun altro ha scritto un libro sul morire privi di tutto – dando via ogni cosa prima di morire.

Sì, è come dovrebbe essere.

Gli spiriti possono aiutarti a fare quello che fai, ma tu stai ancora scegliendo di farlo, no?

Penso che sia una via a doppio senso. Gli spiriti hanno un’influenza su di te, e tu non sei mai totalmente separato da essi. C’è una specie di effetto osmotico, così che le connessioni spirituali ti pervadono. Proprio ora, mentre sto parlando con te, sto vedendo molti spiriti. Non perché li stia chiamando, ma perché sto discutendo di un argomento che a loro sta molto a cuore.

Ma l’effetto vero è quando sei “in servizio” e non nella tua vita ordinaria. La tua vita ordinaria è spesso molto imperfetta. Credo che debba essere così perché, se tu fossi troppo soddisfatto della vita ordinaria, non proveresti alcuna attrazione per quest’altra realtà.

La maggior parte delle persone che realmente prendono seriamente questo sentiero hanno sofferto molto. Forse non nel modo drammatico e traumatico descritto nella letteratura sulla Siberia, ma hanno sofferto. Essi sperano che la vita sia più di questo.

Una volta che cominci a interagire con gli spiriti, essi ti guidano in modi che non sono più interamente una tua libera scelta. Potresti fare un viaggio per ottenere qualcosa, ed essi ti danno ciò di cui hai bisogno, non ciò che vuoi tu. Così c’è un feedback.

E per quanto riguarda quelli che prendono il sentiero della stregoneria? Stanno facendo quella scelta, no?

Le persone che seguono il sentiero della stregoneria spesso sono state possedute inconsapevolmente da spiriti sofferenti del Mondo di Mezzo, che hanno atteggiamenti ostili. In questa misura, il termine di “libera scelta” può essere discutibile. Gli spiriti compassionevoli resteranno con te fino a quando non segui il sentiero della stregoneria, ma se lo fai, ti abbandoneranno. Noi siamo come delle batterie ricaricabili e, a livello spirituale, siamo ricaricati costantemente fino a quando lavoriamo in alleanza con gli spiriti compassionevoli che vogliono ridurre il dolore e la sofferenza nel mondo. Quando, magari per rabbia, facciamo un grande errore e decidiamo di saldare i conti con qualcuno, allora gli spiriti di guarigione si separano. Non ti daranno il loro sostegno in simili azioni. Tu hai ancora del potere residuo – la batteria era stata caricata – e puoi recar danno ancora per un bel po’. Ma alla fine il tuo potere si esaurirà perché la fonte del potere non c’è più. E qualsiasi cosa tu invii all’esterno, ti ritorna moltiplicato. Allora sarà disastroso per te perché il tuo potere protettivo se ne è andato. Ci sono degli stregoni che possono continuare le loro attività per un certo tempo traendo potere da spiriti diversi dagli spiriti compassionevoli, ma è un grosso errore seguire questa via.

Uno dei vantaggi dell’educazione sciamanica è che impari che puoi arrabbiarti con qualcuno senza però danneggiarlo spiritualmente, in questo modo proteggendo anche te stesso. Tuttavia le persone che non sono addestrate sciamanicamente di solito non hanno la disciplina di sapere che dovrebbero controllare il loro potere spirituale quando si arrabbiano veramente.

Hai mai provato la combinazione della medicina delle piante e del tambureggiamento allo stesso tempo?

Con il peyote, naturalmente. Ma il peyote è così blando che si può fare facilmente. Comunque, con una forte dose di ayahuasca non vuoi nemmeno sentire l’abbaiare di un cane o il pianto di un bambino. È una cosa travolgente. Con l’ayahuasca vuoi sentire i canti, che sono molto belli, e questi ti connettono in modo molto forte ai tuoi alleati spirituali. Ma non includono il tambureggiamento.

Carlos Castaneda ha stimolato l’interesse nello sciamanismo e ha avuto un’influenza enorme sulla cultura psichedelica contemporanea. Che cosa pensi di Castaneda?

Egli ha svolto un ruolo importante. Ha mostrato al mondo occidentale che i popoli nativi potevano avere una prospettiva affascinante e profonda della realtà, anche se camminavano scalzi. Egli ha anche contribuito a fornire uno schema di riferimento e una direzione a quelle persone nel movimento psichedelico che avevano difficoltà a capire come interpretare e organizzare le proprie esperienze.

In effetti, Carlos stesso aveva avuto delle difficoltà a organizzare le sue prime esperienze. Così è come ci siamo incontrati per la prima volta. Dopo aver concluso le mie ricerche tra i Conibo, nel 1962 entrai a insegnare all’Università di Berkeley. Qui, una sera, feci una conferenza su “Droghe e realtà nell’Alta Amazzonia”. Carlos, che era uno studente universitario, lesse della mia conferenza e, nel 1963, venne a cercarmi al convegno annuale dell’American Anthropological Association. Disse che era curioso di sapere come io organizzavo concettualmente queste esperienze, perché lui non aveva ancora trovato uno schema di riferimento o un indirizzo teorico entro cui collocare le proprie. Così condivisi con lui come le percezioni della realtà proprie alle tribù dell’Alta Amazzonia fossero influenzate dall’ayahuasca e altre sostanze.

Quando poi Carlos cominciò a parlare, rimasi impressionato dai suoi racconti perché erano così belli. Infatti, lo incoraggiai a metterli per iscritto. Così, qualche settimana dopo, ritornò a Berkeley con il resoconto della sua prima esperienza con il peyote, che divenne in seguito un capitolo del suo libro. Era ottimo e lo incoraggiai a scrivere di più, e lui portò dell’altro materiale qualche settimana dopo. A quel tempo, penso che egli fosse abbastanza onesto circa quanto gli era successo e che i suoi resoconti riflettessero delle esperienze reali.

Incoraggiai Carlos a scrivere un libro, cosa che egli fece. Alla fine lo pubblicò con la casa editrice dell’Università della California (University of California Press), perché le case editrici più commerciali di New York non erano pronte e non sapevano che fare con un libro del genere. Infatti la prima recensione sul New York Times del libro di Carlos, The Teachings of Don Juan [A scuola dallo stregone] fu scritta da uno specialista sul Don Juan europeo, il Don Giovanni del Rinascimento! Egli scrisse una breve recensione, molto critica e incomprensibile. Il Times non aveva alcuna idea del significato del libro. Solo molti anni dopo, quando Carlos divenne popolare, il New York Times scelse dei recensori più adatti.

Uno dei contributi più importanti di Carlos fu quello di introdurre i termini “realtà ordinaria/realtà non ordinaria”, i quali sono tuttora estremamente utili. In precedenza, l’antropologo americano Robert Lowie aveva utilizzato i termini “ordinario/straordinario”, ma nulla funziona meglio dei termini “ordinario/non ordinario”. Sfortunatamente, in libri successivi, Carlos non mantenne più una distinzione adeguata tra i due termini. I suoi primi due libri [A scuola dallo stregone e Una realtà separata, N.d.T.] erano più vicini allo sciamanismo e a ciò che considero esperienze indotte dagli psichedelici. In seguito Carlos si concentrò più verso il proprio mondo interiore. I suoi libri successivi hanno a che fare ben poco con lo sciamanismo e molto invece con il mondo personale di Carlos, come la sua concezione dello sciamanismo Tolteco – nessuno sa chi fossero realmente i Toltechi. È semplicemente un concetto archeologico.

Oggi molti ritengono che la maggior parte di ciò che Castaneda ha scritto sia una finzione. Tu credi che Don Juan, il suo mentore sciamano, fosse una persona reale?

Credo che Don Juan fosse reale. Tuttavia, credo che alcuni aspetti di Don Juan descritti da Carlos fossero delle figure composite e altri aspetti, descritti in libri successivi, fossero stati “sognati” da Carlos. Molto tempo prima Carlos mi aveva invitato ad andare con lui a visitare Don Juan. Sfortunatamente non avevo il tempo per andare con lui in Messico e da allora mi sto prendendo a calci. Ma Don Juan e io eravamo in contatto attraverso Carlos. Carlos voleva che il suo libro fosse pubblicato. Quando ne fece menzione a Don Juan, egli disse che non sapeva realmente se fosse importante ma, se Carlos lo voleva, l’avrebbe aiutato. Così fece fare tre maschere di potere. Una era per l’agente letterario di Carlos, una era per Carlos e una per me. Posso assicurarti che queste maschere sono delle cose reali. Infatti sono maschere molto pericolose.

Sono effettivamente delle maschere fisiche? Perché sono pericolose?

Sì, sono degli oggetti materiali. Posso mostrarti la mia se vuoi, però ti chiedo di non toccarla, okay? Sono pericolose perché hanno un potere spirituale immenso, che però proviene dal Mondo di Mezzo.

Carlos non è mai uscito dal Mondo di Mezzo. Nei suoi libri, non troverai mai alcun riferimento al Mondo di Sotto o al Mondo di Sopra, né troverai alcun riferimento alla guarigione. Egli era nel mondo dello stregone. In modo non sorprendente, le persone che sono attratte ai seminari dei suoi allievi spesso non sono delle persone orientate verso la compassione e la guarigione, ma piuttosto solamente verso il potere.

Cercano di accumulare il potere?

Sì. Comunque, il potere da solo non è sciamanismo. Ma volevo bene a Carlos. Era un gran narratore e parlava nel modo in cui scriveva, ma con humor. Potevi rimanere ad ascoltarlo per ore. Ne saresti rimasto incantato. Tuttavia, Carlos non era realmente interessato allo sciamanismo di per sé.

Le sostanze psichedeliche sono state parte della tua vita in anni più recenti?

                 

No, non in anni recenti. Non è che non le ritenga più importanti. Lo sono state in un certo momento – come via di accesso verso un’altra realtà. Oggi, tuttavia, non voglio spingermi troppo profondamente in quella realtà, tranne quando sto lavorando. E generalmente mi piace uscirne dopo mezz’ora.

                 

Che cosa consigli ai tuoi studenti che vogliono prendere gli psichedelici?

                 

Va benissimo se vogliono farlo, è affar loro. Tuttavia non voglio che i miei studenti si facciano l’idea che devono farlo. Voglio che essi abbiano il quadro più ampio – che esiste un’altra realtà e che è accessibile con mezzi diversi.

Quale eredità vorresti lasciare alle generazioni future?

                 

Beh, se dovessi morire domani, penserei che sono riuscito a fare più di quanto avessi mai sperato. Mi sento molto fortunato. Non ho mai immaginato questo sentiero e non ho mai immaginato quanti studenti avrebbero voluto seguirlo. Sono soddisfatto di quanto è già stato realizzato, perché ora ci sono così tante persone ben addestrate e preparate a lavorare sciamanicamente con gli spiriti e a imparare da loro, che io non sono più essenziale. Il movimento ha la propria forza. Così ora sono molto rilassato. Qual è la mia eredità? Beh, i miei studenti in primo luogo, perché essi continueranno il mio lavoro e alcuni di loro andranno molto più lontano di me.

Copyright 1998, 2005, Michael Harner. L’intervista è stata anche pubblicata con il permesso dell’autore sulla rivista, Shaman’s Drum, n. 17, 2006.

Susan Mokelke, J.D.


Traduzione di Lorenza Menegoni

 

Susan Mokelke è l'attuale Presidente della Foundation for Shamanic Studies, carica che ha assunto nel luglio del 2013 dopo esserne stata per molti anni il Direttore Esecutivo. Oltre a ricoprire questo incarico, Mokelke è un Faculty member della Foundation. I corsi da lei tenuti includono, tra gli altri, il Programma di Tre Anni di Iniziazioni Avanzate nello Sciamanismo e nella Guarigione Sciamanica della FSS e un nuovo seminario, Shamanism Practicum: Guidelines for a Healthy Shamanic Practice, da lei sviluppato e indirizzato soprattutto agli studenti che hanno una pratica attiva di divinazione e di guarigione sciamanica. Mokelke è l'editor della rivista della FSS, Shamanism Annual, e della E- Newsletter.

Questo suo articolo è stato originalmente pubblicato su Shamanism Annual (Dicembre 2008, vol. 21, pp. 34-36); la versione inglese è reperibile sul sito web della FSS: http://www.shamanism.org/ Viene qui pubblicato in italiano con l'autorizzazione dell'autrice e della FSS per www.sciamani.it, (aprile 2015).

 

____________________________________

In questo articolo, spero di mettere in luce alcune questioni che riguardano gli aspetti etici della guarigione sciamanica, e di fornire inoltre alcune linee guida di fondo. Come con la maggior parte delle decisioni riguardanti le questioni di comportamento etico, queste considerazioni non intendono proporre un sistema rigido di norme, ma piuttosto un quadro flessibile di principi da valutare attentamente e con compassione caso per caso. Spero che queste riflessioni possano rappresentare un punto di partenza utile per coloro che stanno per iniziare una pratica sciamanica, come pure uno stimolo per i praticanti esperti ad approfondire la loro comprensione (1).

I praticanti sciamanici sono parte di una antica stirpe di guaritori spirituali. Poiché la guarigione sciamanica è una forma di guarigione spirituale, la questione etica è di particolare importanza. Quando Michael Harner cominciò a insegnare il Core-Sciamanismo negli anni settanta, la guarigione sciamanica era relativamente sconosciuta. Grazie al successo del suo lavoro pionieristico, oggi migliaia di persone in tutto il mondo praticano i metodi di guarigione sciamanica, e attualmente c'è un grande interesse in linee guida per l'uso etico di questo potente strumento.

Per coloro che praticano la guarigione sciamanica faccia a faccia con i clienti, le responsabilità etiche riguardanti il contatto fisico appropriato sono simili a quelle di qualsiasi altro terapeuta. Anche il carattere confidenziale del lavoro deve essere rispettato strettamente. Ogni informazione ricevuta dal cliente durante la sessione sciamanica deve rimanere riservata.

Poiché la guarigione sciamanica si occupa dell'aspetto spirituale della malattia, spesso i parametri di una pratica etica sembrano eccessivamente ampi, vaghi e imprecisi. Che cosa è permissibile a livello di guarigione spirituale? E che dire della guarigione "a distanza" effettuata da individui, gruppi e cerchi di tamburo – dove la persona, il luogo o la situazione da guarire può essere lontana migliaia di chilometri o addirittura un continente?

Coloro che sono stati coinvolti per un certo tempo nella guarigione o nella divinazione sciamanica, come praticanti oppure come clienti, sanno che è un metodo potente. Guarigioni miracolose possono accadere ed effettivamente accadono. Domande difficili ricevono risposta in modi sorprendenti e utili; problemi che sembravano quasi impossibili da risolvere cambiano all'improvviso e appaiono soluzioni eleganti. Questo potere merita il nostro rispetto e una seria considerazione di come viene usato e in quali situazioni.

Mokelke Considerazioni etiche 02

"Il cammino verso l'equilibrio"

di Vicki L. Dobbs.

Nella guarigione sciamanica, per usare il potere degli spiriti aiutanti in modo consapevole e compassionevole e operare così una vera guarigione, c'è un requisito etico essenziale: il permesso. Il permesso significa il consenso esplicito e informato di un cliente a che un individuo o un gruppo specifici effettuino una guarigione o una divinazione sciamanica – incluso il consenso a condividere qualsiasi informazione sul cliente.

Fare del lavoro di guarigione senza il permesso è immorale e sconfina nella sfera della stregoneria. È immorale perché ogni persona ha il diritto e la responsabilità di decidere che cosa fare nelle questioni che riguardano la sua anima. Ciascuno ha il diritto di scegliere il proprio cammino senza interferenze o influenze indebite. Non importa quanto sia chiaro che la persona ha bisogno di aiuto o quanto siate sicuri che “vi darà il permesso”. A meno che non vi sia stato chiesto, o che abbiate chiesto voi e il permesso vi sia stato dato, non dovete fare nessun lavoro di guarigione.

Le persone che si sentono spinte a fare questo lavoro hanno normalmente un profondo desiderio di aiutare gli altri. Può essere una grande tentazione, quando si vede qualcuno soffrire e si sa che potrebbe essere aiutato, chiedere velocemente agli spiriti di fare una guarigione senza che la persona sappia nulla di tutto ciò.

Ma nessuno di noi è abbastanza saggio da sapere che cosa vuole l'anima di un altro o di che cosa ha bisogno. Ho sentito dire da alcuni praticanti che, se gli spiriti dicono che va bene guarire qualcuno, allora è ok anche se non avete il permesso della persona. Questo non è etico – in primo luogo perché non dovreste chiedere agli spiriti aiutanti fino a quando non avete il permesso; in secondo luogo, anche se gli spiriti aiutanti sono onniscienti, noi esseri umani siamo troppo fallibili, soggetti a errori di interpretazione, come pure a sentire quello che vogliamo sentire.

Consenso informato significa che, nella realtà ordinaria, la persona che riceve aiuto sa, per lo meno, che voi le offrirete una guarigione spirituale e che lavorerete a suo favore. Se il lavoro di guarigione sarà svolto faccia a faccia, è importante far sapere alla persona che potrebbe esserci un certo contatto fisico e chiederle se si può toccarla, se necessario, durante la sessione.

Permesso esplicito significa che la persona vi ha chiesto una guarigione, oppure voi l'avete chiesto e vi è stato detto di “sì”. Se la persona è viva e cosciente, ciò significa un diretto “sì” nella realtà ordinaria. Non significa che le avete chiesto in un sogno, in un viaggio o telepaticamente; oppure che avete chiesto al vostro animale di potere o al maestro; o che avete chiesto al vostro animale di chiedere al suo e così via.

Se la persona è in coma, si dovrebbe ottenere prima il permesso dei membri diretti della famiglia. Anche allora l'anima della persona dovrebbe essere contattata in un viaggio per chiederle se desidera che si faccia del lavoro per lei e di che tipo.

Anche nel caso di persone defunte è richiesto il permesso per fare del lavoro psicopompo o altro tipo di guarigione sciamanica che riguardi la loro anima. Le anime sono anime, che siano vive o morte. Quando si viaggia per aiutare una persona defunta, si deve chiedere alla sua anima se vuole aiuto e, in questo caso, che cosa desidera si faccia.

Per quanto riguarda il lavoro di guarigione fatto per i bambini più o meno al di sotto dell'età di 12 anni, dovreste avere il permesso di un genitore e preferibilmente di entrambi. A seconda dei casi, e dipendendo dal grado di maturità del bambino, potreste anche aver bisogno del suo permesso. Quando il lavoro è fatto con il bambino presente, si dovrebbe spiegargli la guarigione sciamanica in maniera appropriata alla sua età, e uno o entrambi i genitori dovrebbero essere presenti durante la sessione. Per la maggior parte degli adolescenti sotto i 18 anni, esattamente come per gli adulti, è richiesto il permesso esplicito sia del ragazzo che di un genitore.

A volte, durante una sessione di guarigione, i clienti faranno delle domande o delle richieste riguardanti un'altra persona. Ricordate che voi potete lavorare soltanto con quella persona e che non avete il permesso di lavorare con il suo coniuge, i suoi parenti o qualcuno dei suoi conoscenti. Cioè, non potete chiedere informazioni riguardo terze persone né offrire una guarigione per esse.

Nella maggior parte dei casi, i clienti verranno da voi con la richiesta specifica di una guarigione per un danno fisico, una malattia, un problema emotivo oppure per una divinazione che li aiuti a risolvere una particolare difficoltà della loro vita. Per

esempio, un cliente vi chiede di guarire “il suo cuore spezzato”. In questo caso, voi

avete il permesso esplicito di lavorare sul suo “cuore spezzato” e su tutto ciò che considerate collegato con quel problema.

Mokelke Considerazioni etiche 03Rinascita", dipinto di Beth Lenco.

Non avete necessariamente il permesso di andare oltre quello. Comunque, quando si chiede agli spiriti una guarigione per una cosa, non è insolito che affiori un altro problema in apparenza non collegato al primo. Alcuni praticanti sciamanici ritengono che, se hanno il permesso di guarire una certa cosa, quel permesso si estende a un permesso generale di fare del lavoro di guarigione. Altri si limitano a guarire soltanto ciò che è stato richiesto. Sebbene la questione del permesso sia alquanto flessibile e ciascun praticante debba decidere, in accordo con i suoi spiriti, che cosa fare in una data circostanza, è meglio sbagliare per un eccesso di precauzione. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi potete semplicemente chiedere al cliente se vuole che affrontiate il problema addizionale.

Poiché i clienti vengono da voi per una guarigione sciamanica, questo è ciò che dovrebbero ricevere. Fino a quando non si è in grado di padroneggiare più di una disciplina, la mia esperienza mi ha mostrato che cercare di combinare due o più modalità terapeutiche semplicemente indebolisce l'efficacia della guarigione. La guarigione sciamanica ha il suo proprio e unico potere - nelle mani di un praticante esperto è generalmente sufficiente per fare il lavoro. Per quanto riguarda le interazioni di natura ordinaria durante una sessione, anche se volete veramente prestare aiuto, resistete all'impulso di offrire consigli, terapie, diagnosi mediche, suggerimenti legali, counseling sulle relazioni, risoluzione dei conflitti, ecc. Se ritenete che queste cose possano aiutare il cliente, potete suggerirgli di rivolgersi a un professionista in questi campi.

A volte mi viene chiesto circa il lavoro sciamanico con gli animali. Nel lavoro con gli animali applico le stesse linee guida che con le persone. Faccio il viaggio dall'anima dell'animale e chiedo il suo permesso.

IL LAVORO A DISTANZA

La guarigione sciamanica opera in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo, e ciò rende possibile offrire questo metodo in maniera efficace anche a distanza, senza che il cliente sia presente.

Ultimamente c'è stato un proliferare di richieste di lavoro di guarigione sciamanica a distanza, richieste fatte tramite e-mail o nei cerchi di tamburo. Questo ha accresciuto enormemente l'opportunità per le persone di ricevere una guarigione sciamanica e ha portato ad alcuni impressionanti miracoli di guarigione. Ciò ha reso la questione del permesso ancora più critica – e anche più difficile da sapere per certo se il permesso era stato ottenuto.

I praticanti possono ricevere molti tipi di richieste per una guarigione a distanza, come pregare, mandare luce, focalizzarsi su una intenzione specifica - la pace nel mondo, per esempio, e molte altre. Mentre queste richieste hanno le loro considerazioni etiche, io non le affronto in questo articolo, che si limita alla pratica etica della guarigione e della divinazione sciamaniche.

Quando viene fatta una richiesta per una guarigione sciamanica, che sia via email, per telefono o in un gruppo di tambureggiamento, il permesso è ancora essenziale. Le regole valide per il lavoro diretto con un cliente si applicano anche al lavoro a distanza. La persona che lo richiede deve aver dato il suo consenso esplicito e informato – come pure il permesso di condividere queste informazioni con un gruppo, se la guarigione è fatta in un gruppo.

Quando il lavoro è svolto da un cerchio di tamburo, anche nel caso in cui la richiesta sia stata rivolta al gruppo tramite e-mail, è particolarmente importante limitarsi a fare il lavoro che è stato richiesto. Così, se la persona ha chiesto una divinazione, si dovrebbe fare unicamente del lavoro di divinazione limitato alla domanda. Se viene chiesta una guarigione specifica, seguite le linee guida indicate per la guarigione.

Per esempio, se viene fatta la richiesta per la riuscita di un intervento di protesi a un ginocchio e per una riabilitazione veloce e il meno possibile dolorosa, non avete bisogno di chiedere il “rilascio della paura”, l'intervento di un chirurgo competente e così via. Rispettate il diritto del cliente di definire ciò di cui ha bisogno.

Infine, specialmente se state lavorando via email, se ricevete delle informazioni che devono essere comunicate al cliente, comunicatele privatamente – generalmente attraverso la persona che ha fatto la richiesta, non come risposta al gruppo. Anche usando l'email, rispettare la privacy del cliente è una considerazione importante, perché non sempre il rispetto è garantito automaticamente.

Che cosa fare circa le richieste di aiutare con i disastri naturali o con quelli provocati dall'uomo? In questi casi, la questione del permesso può comportare una certa confusione, specialmente se vi state occupando di un paese lontano e di una cultura con cui non siete familiari. Il permesso è ancora essenziale in questi casi, ma il permesso di chi e per che cosa? Se volete aiutare, è necessario che facciate prima un viaggio sciamanico al luogo nel Mondo di Mezzo dove è avvenuto il disastro. Chiedete agli spiriti del luogo e a ogni anima che incontrate se vogliono aiuto – chiedete sempre prima di fare qualsiasi lavoro. Se vi è dato il permesso, allora potete fare del lavoro di guarigione sciamanica entro i limiti del permesso e con l'aiuto dei vostri spiriti aiutanti.

A volte ho visto delle richieste di fare del lavoro sciamanico per influenzare un certo risultato nel mondo più ampio – eleggere un certo candidato a una carica pubblica, “aprire il cuore” di una persona politicamente potente, perfino porre fine a una guerra e così via. Non c'è il permesso di fare del lavoro sciamanico in questi casi, perché sono al di fuori del campo di una pratica sciamanica etica e, nonostante la bontà delle intenzioni, rasentano la stregoneria.

Anche il lavoro con il tempo atmosferico ha le sue considerazioni etiche. Se fate del lavoro per “porre fine a una siccità” o per portare la pioggia, per esempio, questo lavoro può influenzare in modi imprevisti le aree confinanti. La Terra è una totalità, un organismo vivente – ogni cosa che facciamo ha delle conseguenze e influenza tutto il resto, nel bene o nel male.

La guarigione è una attività profonda che agisce su vari livelli. Spesso è ambiguo e difficile definire che cosa sia giusto – ancora di più perché c'è molto bisogno, noi ci preoccupiamo tanto e vogliamo realmente aiutare.

Se avete dei dubbi circa l'opportunità di offrire una guarigione sciamanica, la risposta più semplice è chiedere a chi deve ricevere la guarigione, che si tratti di una persona, di un animale o di un luogo. Se non ricevete un esplicito permesso, non procedete fino a quando non lo ricevete. Se ricevete il permesso, lavorate strettamente con i vostri spiriti aiutanti e mantenetevi entro i limiti della richiesta.

 

 

SCENARI DELLA GUARIGIONE SCIAMANICA

Qui presento alcuni scenari dei problemi etici nella guarigione sciamanica, alcuni derivanti dalla mia pratica personale e altri riferiti da miei clienti e colleghi. Ciascun scenario solleva delle questioni di permesso che possono essere considerate dal punto di vista delle responsabilità etiche del praticante sciamanico.

  • Un cliente chiede una divinazione sciamanica per sapere se un parente seriamente malato morirà.

  • Un istruttore di meditazione decide di offrire una meditazione per la guarigione alla fine della lezione. Chiede ai partecipanti di formare delle coppie e poi propone una sorta di visualizzazione guidata. Chiede alle coppie di mandare energia di guarigione prima a ciascuno di loro due, poi alle loro famiglie e poi al mondo. Un guaritore sciamanico è presente nel gruppo.

  • Una cliente afferma di essere stata molestata sessualmente e chiede aiuto sciamanico per affrontare la cosa. Dopo la sessione, il praticante, una donna, telefona a qualcuno che conosce l'uomo in questione per sapere se potrebbe essere vero, e per sapere che cosa dovrebbe consigliare di fare alla sua cliente. (Considerate: Avrebbe fatto differenza se la praticante avesse chiesto il permesso della sua cliente di chiedere all'altra persona?)

  • In un viaggio un praticante sciamanico incontra l'anima di un parente morto. Il defunto chiede al praticante di fare una guarigione sciamanica per una persona viva.

  • Una praticante sciamanica, dopo essersi consultata con i suoi spiriti aiutanti, viaggia alla scena del disastro naturale al di fuori del suo paese e comincia immediatamente a fare del lavoro psicopompo. (Considerate: Che cosa succederebbe se un altro praticante le dicesse che anche lui ha ricevuto il permesso di fare il lavoro sia dagli spiriti del luogo che dai suoi spiriti aiutanti?).

  • Una cliente chiede aiuto per risolvere un conflitto con un vicino di casa. Senza averne avuto l'intenzione, durante la sessione il guaritore sciamanico riceve delle informazioni personali circa il vicino che potrebbero essere importanti da sapere per la cliente.

  • Un cliente chiede aiuto sciamanico per risolvere una disputa con un collega di lavoro. Il praticante sciamanico gli dice che dovrebbe considerare l'opportunità di iniziare un'azione legale contro il collega.

  • Una persona chiede che venga fatto del lavoro psicopompo per un parente stretto. Gli altri parenti del defunto sono fermamente contrari.

NOTE

1. Desidero esprimere la mia gratitudine ai miei insegnanti – Michael Harner, Sandra Harner e Alicia Gates – per la loro saggezza e guida nella pratica etica della guarigione e della divinazione sciamaniche.

Copyright © Susan Mokelke, Shamanism Annual, vol. 21, pp. 34-36, 2008. La versione originale inglese è reperibile al seguente link: http://www.shamanism.org/articles/ethics.html

Susan Mokelke, J.D.

LO SCIAMANO SLEGATO:

UN MIRACOLO DI INSEGNAMENTO

Traduzione di Lorenza Menegoni

Questo articolo è stato tradotto con l'autorizzazione di Susan Mokelke e della Foundation for Shamanic Studies per essere pubblicato sul sito web della FSS Italia (www.sciamani.it, aprile 2016). L'articolo originale è apparso sulla rivista della Foundation, Shamanism Annual (Dicembre 2014, n. 27, pp. 3-6), ed è reperibile sul sito web della FSS http://www.shamanism.org/

________________________________________

Nel lavoro sciamanico diventiamo spesso consapevoli dei miracoli di guarigione. Molti di noi si sono avvicinati a questo lavoro dopo essere stati testimoni o dopo aver ricevuto tali cure miracolose: il cancro scompare, i tumori si riducono, i polmoni riprendono a funzionare normalmente.

Ci sono anche “miracoli di insegnamento”, nei quali gli spiriti ci forniscono prove inaspettate e sorprendenti della loro esistenza e del loro potere (1). Questi miracoli di insegnamento aprono il nostro cuore e la nostra mente e alterano per sempre la nostra comprensione di ciò che è possibile, cambiando profondamente la nostra prospettiva e il nostro orientamento verso la realtà. Qui sotto viene descritto uno di tali miracoli.

- l'editor

Nel corso dei 25 anni e più in cui la Foundation ha offerto il Programma di Tre Anni di Iniziazioni Avanzate nello Sciamanismo e nella Guarigione Sciamanica (2), siamo stati testimoni di innumerevoli esempi di insegnamenti sorprendenti forniti dagli spiriti, alcuni specifici per le persone, altri per il beneficio dell'intero gruppo. Ne parliamo raramente al di fuori di questo training, in parte per via della natura iniziatica del Programma, ma anche perché questi miracoli sono idealmente fatti “su misura” dagli spiriti per rispondere ai bisogni specifici della persona o del gruppo ai quali sono destinati.

Per definizione, l'esperienza di iniziazione è personale e unica a ciascun individuo. Nessuno può o ha bisogno di dirti che cosa devi sapere o credere, perché ognuno comprende in modo semplice e profondo la propria esperienza diretta. Questa è stata la via degli sciamani per migliaia di anni.

Le profonde pratiche di iniziazione del Programma di Tre Anni ci aiutano a rafforzare il nostro rapporto con gli spiriti e a ottenere conoscenza e potere per aiutare gli altri e il mondo. Tuttavia, il carattere stupefacente dei fenomeni che spesso si verificano nel corso del programma può distrarci, a volte, dagli insegnamenti stessi.

Con la pubblicazione del suo libro, La Caverna e il Cosmo, Michael Harner ha descritto per la prima volta in maniera dettagliata una delle pratiche di iniziazione più significative del Programma di Tre Anni: lo Sciamano Legato (o lo Sciamano Slegato). Lo ha fatto per invitare gli scienziati e gli scettici a verificare, attraverso l'esperienza diretta e personale, la realtà dell'esistenza degli spiriti (3).

L'iniziazione dello Sciamano Legato è una pratica sciamanica "core" (4), che Harner ha creato e sviluppato attraverso anni di ricerche sul campo e di sperimentazione personale. Trae ispirazione dalle dimostrazioni pubbliche di questa cerimonia condotte nelle regioni artiche della Siberia, del Nordamerica e della Groenlandia, oltre che nelle pianure occidentali e nelle regioni subartiche del Nordamerica indigeno. In queste “sedute pubbliche, gli sciamani [avvolti in una coperta o pelle, oppure isolati in una speciale tenda o capanna, editor] si fanno legare strettamente e poi si ritrovano slegati senza un apparente aiuto esterno” (5).

I partecipanti al Programma di Tre Anni hanno l'opportunità di sperimentare questa pratica per se stessi, dopo una dimostrazione effettuata dal personale insegnante (6).

 

IL MIRACOLO DELLE CORDE

In una calda notte estiva dell'agosto 2014 sulla costa di Nord-ovest, il nostro gruppo dei Tre Anni era radunato per la sessione serale. Dopo quasi tre settimane di training, il gruppo era pronto per sperimentare per la prima volta la pratica dello Sciamano Legato. Quella sera ci sarebbe stata la dimostrazione, e a tale scopo un membro del personale insegnante, una donna, si sarebbe fatta legare - chiameremo "CJ" la persona scelta per la dimostrazione

Come istruttrice del programma, preparai il contesto per la dimostrazione, spiegando al gruppo il background storico e culturale della pratica e indicando inoltre che cosa veniva loro richiesto. Feci osservare che gli spiriti apprezzavano molto il fatto che il gruppo stesse lavorando in unità e armonia, che invitasse gli spiriti a essere pienamente presenti quella sera e chiedesse conoscenza e guarigione per tutti i partecipanti. Anche CJ si era preparata tutto il giorno per il suo ruolo di Sciamano Legato.

Chiesi che si offrissero come volontari due persone del gruppo brave ad annodare le corde, e furono scelte due donne. Mostrai loro come legare strettamente la persona e per dimostrarlo chiamai un membro dello staff, ma non CJ.

Poi l'intero gruppo e il personale insegnante chiamarono gli spiriti con grande forza, con l'intenzione di ricevere insegnamenti e guarigione. Poi io continuai a chiamare ancora più spiriti in un modo speciale per questa pratica, chiedendo loro di dimostrarci la loro esistenza e di donarci miracoli di guarigione e di insegnamento.

I partecipanti formarono un cerchio sedendosi sul pavimento. Era stato chiesto loro di tenersi per mano per tutta la durata della pratica e di prestare attenzione con tutti i sensi a qualsiasi cosa sarebbe successa quando le luci sarebbero state spente. Non venne fornita nessun'altra informazione circa ciò che avrebbero potuto sperimentare.

Alle due volontarie fu chiesto di legare CJ. Lei si mise in ginocchio al centro del cerchio e si fece legare strettamente alle caviglie e ai polsi, con le mani dietro la schiena. Al mio segnale, le volontarie stesero un'ampia coperta sopra di lei, avvolsero strettamente la corda annodandola attorno alla coperta, in tal modo racchiudendo CJ in una specie di bozzolo.

Le due volontarie si unirono velocemente al cerchio prendendosi per mano. Due membri del personale insegnante (me inclusa) e un volontario del gruppo si misero al centro del cerchio vicino alla candela, reggendo i loro tamburi. Spegnemmo le luci. Nell'oscurità totale, noi tre al centro suonammo forte e rapidamente il tamburo per alcuni minuti.

Nella stanza era completamente buio e io non potevo vedere assolutamente nulla con i miei occhi ordinari. Continuai a chiamare tutti gli spiriti perché venissero a darci conoscenza e guarigione. Sentivo che la stanza era piena di presenze, ma dovevo rimanere focalizzata sul tambureggiamento e sul processo di chiamare gli spiriti.

Dopo alcuni minuti di tambureggiamento, sentii che era il momento di fermarsi e di fare un po' di luce. Accesi la candela e vidi che CJ era seduta senza più la coperta addosso. Facemmo più luce. Non prestai attenzione alla corda in quel momento, notai solo che CJ era slegata.

Ci sedemmo a formare un cerchio più piccolo e io invitai le persone a condividere ciò che avevano sperimentato nell'oscurità. Molti di loro raccontarono di come gli spiriti si erano manifestati e dei profondi insegnamenti che avevano ricevuto.

A CJ era stato chiesto di non parlare in quel momento di ciò che era successo durante la pratica, in quanto i partecipanti avrebbero avuto l'opportunità di avere la propria esperienza più avanti nel programma.

Al termine della condivisione, uno dei partecipanti chiese, "Che succede in genere alla corda?" Non avendo capito la domanda, le risposi che semplicemente si riavvolgeva per usarla un'altra volta. Ma lei insistette, "Ma dov'è?"

Guardammo CJ, ma lei non ce l'aveva, anzi pensava che l'avesse presa un membro dello staff. Verificammo con il gruppo e assieme concludemmo che né il personale insegnante né nessuno dei partecipanti aveva la corda.

Facemmo più luce e chiesi alle persone di guardare nel posto dove erano sedute prima, ma nessuno fu in grado di trovarla. Poi per caso qualcuno guardò nell'angolo della stanza vicino alla porta posteriore. La porta, fatta di legno massiccio e di vetri, era ancora coperta e sigillata con pesanti fogli di plastica nera, usati per impedire che la luce o qualcuno entrasse nella stanza. Per renderla ancora più sicura vi erano stati appoggiati dei grossi cuscini.

Ed eccola qui la corda, ammucchiata con i cuscini nell'angolo vicino alla porta, a più di 12 metri da dove stava CJ mentre era legata!

Raccolsi la corda, che era strettamente aggrovigliata, e la misi accanto alla mia sedia con l'intenzione di riavvolgerla accuratamente più tardi nella mia stanza. I partecipanti si erano tenuti per mano durante l'intera pratica e concordarono che nessuno di loro aveva toccato la corda dopo che le luci erano state riaccese. Di solito dopo questa esperienza riavvolgiamo semplicemente la corda per utilizzarla in altre cerimonie, ma quella volta decisi di portarla con me per mostrarla a Michael Harner in quanto si era trattato di un evento molto insolito - non era mai successo prima che una corda si spostasse da sola attraverso la stanza. Perciò ritenevo che fosse bene conservarla nel Shamanic Knowledge Conservatory (8).

Alla chiusura della sessione, misi con cura la corda nella mia borsa di stoffa e tornai nella mia stanza. Qui la srotolai un po', pensando di riavvolgerla meglio più tardi anche per assicurarmi che non fossero rimasti dei nodi. Ma guardandola attentamente, mi accorsi che era totalmente diversa dalle corde lisce e flessibili che ero abituata a vedere. (Vedi Figura 1).

Figura 1. Normale corda non usata

La corda usata per la dimostrazione aveva delle strane pieghe "a gomito", ed era attorcigliata e contorta ogni pochi centimetri per tutta la sua lunghezza. Riuscii a srotolarla un po', ma non cercai di raddrizzarla o distenderla. Sembrava che, in certi punti, il "ripieno" della corda fosse esploso verso l'esterno. Le estremità della corda erano sfilacciate in un modo particolare, con le fibre più esterne rizzate come fa il pelo con l'elettricità statica, e una estremità aveva una sfilacciatura più lunga dell'altra. Era anche piuttosto rigida, invece di essere flessibile come una corda normale.

Non avevo mai visto una cosa del genere. La corda non era strinata, fusa o bruciacchiata, era invece come se fosse stata in qualche modo alterata. (Vedi Figura 2). Non avevo idea di come si potesse fare una cosa del genere a quel tipo di corda. Con delicatezza, la arrotolai lasciandola un po' allentata in modo da maneggiarla meglio e la avvolsi con cura in una sciarpa per portarla a casa.

Figura 2. La corda usata nella dimostrazione che mostra le pieghe e le estremità sfilacciate.

Il mattino seguente portai la corda al corso e la feci passare attorno al cerchio. Al vederla le persone rimanevano stupefatte. Le volontarie che la sera prima avevano legato CJ per la dimostrazione, come pure l'assistente incaricata di controllare che la legassero nel modo giusto, confermarono che la corda appariva totalmente diversa da quella che avevano usato per la dimostrazione - in effetti, sarebbe stato impossibile legare CJ con quella.

Quella mattina scoprimmo che gli spiriti ci avevano dato anche un altro insegnamento interessante. La corda per la dimostrazione era stata scelta da un membro dello staff tra le tante corde che avevamo portato in più per questa pratica, nel caso qualche partecipante si fosse dimenticato di portare la sua. Le corde inoltre erano conservate in una pesante cassetta di plastica che avevamo messo in un piccolo ripostiglio ben chiuso da una solida porta in legno, appena fuori della sala dove aveva avuto luogo la dimostrazione.

Quando l'assistente ritornò alla cassetta il mattino successivo, vi trovò, posata sopra altre corde normali, un'altra corda dello stesso tipo di quella della sera prima - e, sebbene non usata, anche questa era "scoppiata" e piegata come la corda della dimostrazione, tranne che era ancora ben arrotolata come una corda mai usata. Le sue estremità erano sfilacciate nello stesso identico modo. Assomigliava tanto alla corda della sera prima che l'assistente mi chiese perché mai l'avessi rimessa nella cassetta, visto che avevo detto a tutti che l'avrei tenuta.

Così, adesso, avevamo due corde misteriosamente trasformate: quella della dimostrazione tutta attorcigliata e impossibile da riavvolgere in modo ordinato; un'altra, non utilizzata nella dimostrazione ma scoperta l'indomani, alterata nello stesso modo ma ancora ben arrotolata come una corda mai usata. (Vedi Figure 3-5).

Figura 3. Una normale corda non usata che mostra le tipiche estremità smussate

e nessun evidenza di pieghe.

Figura 4. La corda usata per la dimostrazione.

Figura 5. La seconda corda trovata il mattino dopo la dimostrazione. Mai usata e ancora avvolta accuratamente, ma rigida e caratterizzata dalle stesse pieghe a gomito ed estremità sfilacciate della corda della dimostrazione.

Tutte le foto furono scattate la mattina dopo la dimostrazione (svoltasi dalle 8 alle 10 di sera), non appena terminata la sessione del mattino a mezzogiorno.

Personalmente sono rimasta deliziata da questo miracolo di insegnamento. Non si trattava solo della natura alquanto giocosa della dimostrazione che gli spiriti ci avevano dato del loro potere, ma anche del fatto che tale dimostrazione aveva avuto un impatto profondo sulla comprensione della natura della realtà da parte dei partecipanti. Per molti, essa ebbe l'effetto di cambiare il loro concetto di, e la loro relazione con, ciò che è "impossibile"; dimostrò inoltre la piena disponibilità degli spiriti a essere presenti nella loro vita. Fu un insegnamento importante e una guarigione.

Stava anche a dimostrare che il gruppo lavorava unito come un solo cuore e che i partecipanti si erano aperti a ricevere gli insegnamenti degli spiriti - e un cuore aperto e ricettivo è il dono più vero di un miracolo.

Figura 6. Primo piano della corda trovata nel ripostiglio la mattina seguente, non usata ma caratterizzata dalle stesse pieghe a gomito della corda della dimostrazione (vedi anche la Figura 5).

Susan Mokelke, J.D., è il presidente della Foundation for Shamanic Studies e il direttore del corpo docente della FSS. Attualmente insegna tutti i seminari di due giorni della FSS e il Programma di Tre Anni di Iniziazioni Avanzate nello Sciamanismo e nella Guarigione Sciamanica. Può essere contattata tramite la Foundation scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

NOTE

1) Harner 2014, pp. 47-55.

2) Originato da Michael Harner e sviluppato attraverso decenni di ricerca e di sperimentazione, il Programma di Tre Anni di Iniziazioni Avanzate nello Sciamanismo e nella Guarigione Sciamanica rappresenta l'addestramento più avanzato nello sciamanismo e nella guarigione sciamanica offerto dalla Foundation for Shamanic Studies. Il Programma è ampiamente considerato senza paralleli al mondo. Comprende un addestramento intensivo e prolungato in livelli progressivamente più alti di sciamanismo molto avanzato, incluse iniziazioni in pratiche e principi rari e poco conosciuti. Per maggiori informazioni visita il sito web http://www.shamanism.org/

3) Harner 2014,pp . 256-259.

4) Come utilizzato nell'approccio del core-sciamanismo, il termine "core" (nucleo, essenza) si riferisce unitamente agli aspetti centrali e transculturali dello sciamanismo [N.d.T.].

5) Harner 2014, pp. 256.

6) Ibid., pp. 259. Avvertenza: questi esperimenti vanno condotti esclusivamente sotto la supervisione dei membri del corpo docente della Foundation for Shamanic Studies che ne insegnano la tecnica. Gli elementi di sicurezza includono: usare una coperta sufficientemente porosa per permettere alla persona di respirare; non legare le corde attorno al collo; non lasciare la persona legata e coperta per più di tre minuti; non partecipare a questa pratica se si hanno problemi cardiaci o respiratori (in caso di dubbio, si consulti prima un medico).

7) Ibid., pag 47.

8) Lo Shamanic Knowledge Conservatory della FSS comprende una vasta collezione di pubblicazioni sullo sciamanismo indigeno e un gran numero di artefatti sciamanici. Include inoltre una ampia raccolta di resoconti sul viaggio sciamanico forniti dagli studenti della FSS. Per una descrizione più dettagliata di questo archivio, vedi Harner 2014, pp. 106-8 [N.d.T.].

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Harner, Michael, La Caverna e il Cosmo: Incontri sciamanici con un'altra realtà, Edizioni

Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 2014. Edizione originale: Cave and Cosmos: Shamanic

Encounters with Another Reality, North Atlantic Books, Berkeley, California 2013.

____________________________________

"Lo Sciamano Slegato", articolo di Susan Mokelke originalmente pubblicato sulla rivista della FSS, Shamanism Annual, dicembre 2014, n. 27, pp. 3-6. La versione originale inglese, "The Shaman Unbound", è reperibile al seguente link: http://www.shamanism.org/articles/shaman-unbound.html

© Copyright Susan Mokelke e la Foundation for Shamanic Studies.

Lorenza Menegoni

Originalmente pubblicato sulla rivista online FlashMagazine (giugno 2015) nella rubrica Storia, Filosofia e Fede: Religioni a confronto, a cura della Dr.ssa Monica Ciotoli. Ringrazio vivamente la Dr.ssa Ciotoli per il suo interesse in queste tematiche e per la sua collaborazione.

--------------------------------------

Per i popoli sciamanici i sogni sono comunicazioni con il mondo spirituale. Attraverso i sogni gli “spiriti” - divinità, antenati o altre entità, possono intervenire nella vita umana per trasmettere informazioni a un individuo e orientare la sua condotta. Certi sogni conferiscono potere spirituale alla persona per se stessa o per aiutare e guarire gli altri; altri possono dare indicazioni su un'azione da intraprendere o da evitare; alcuni hanno un valore positivo per la persona, mentre altri possono rappresentare delle interferenze non desiderate da parte di entità “problematiche”, per esempio i defunti in certe culture. Certi sogni possono essere interpretati facilmente, mentre altri richiedono un processo di interpretazione più complesso per il quale si deve ricorrere a un divinatore esperto. I sogni hanno quindi un ruolo molto importante e una influenza pervasiva sulla vita dei popoli nativi. Generalmente non rappresentano un fatto privato, ma estendono la loro influenza a tutte le relazioni sociali della persona. Hanno perciò una dimensione collettiva che è generalmente assente nei sogni degli occidentali. In alcune società, la pratica del “sognare assieme” serve a riaffermare la storia, la cultura e i costumi del gruppo.

Non solo gli spiriti possono comunicare con gli esseri umani attraverso i sogni, ma attraverso il sogno l'anima di un individuo può compiere delle “incursioni” nel mondo degli spiriti. Secondo una concezione diffusa presso molti popoli indigeni, i sogni rappresentano delle esperienze reali dell'anima che può lasciare il corpo durante il sonno per viaggiare in altri mondi; tutto ciò che l'anima sperimenta in questi viaggi notturni si riflette sulla vita diurna della persona, nel bene e nel male; per esempio, gli incontri con entità pericolose possono risultare in una malattia. A seguito dei lavori dello studioso scandinavo Åke Hultkrantz, è diventato di uso corrente in antropologia chiamare “anima libera”, o “anima del sogno”, quella parte del sé che può lasciare il corpo durante il sonno e viaggiare liberamente in altre dimensioni. Oltre a questo tipo di anima, molti popoli indigeni riconoscono altri tipi di anima preposti alla preservazione del corpo mentre l'anima libera si allontana (spesso raggruppati sotto il termine generico di “anima-corpo” o “anima-soffio”).

Si è scritto a volte in passato che i popoli indigeni confondono sogno e realtà. Un esame più attento dimostra che i nativi distinguono chiaramente le due cose ma, come si è accennato sopra, per molti di loro la vita diurna può rappresentare una continuazione o, per dire meglio, una attualizzazione delle esperienze avute in un sogno; c'è un continuo rimando e un intreccio tra sogno e realtà, anche se le due cose rimangono distinte. Questo ruolo dei sogni è ben illustrato dal caso dei Senoi della Malesia, come racconta l'antropologo Kilton Stewart che visitò quel popolo nel 1935. Al mattino, appena svegli, i membri della famiglia condividevano i loro sogni e ne analizzavano i messaggi. Se un bambino aveva sognato di cadere in un burrone, lo si invitava a sognare di volare la notte successiva; se era stato spaventato da una tigre, lo si invitava a ri-sognare la tigre, domarla e rendersela amica. In altre parole, si lavorava con i sogni per scoprirne i significati più ampi e trasformarli in una esperienza di potenziamento personale. I sogni migliori erano quelli in cui si riceveva un dono che si cercava poi di riprodurre attraverso un dipinto, una statuetta di legno, un canto o una danza. I canti e le danze del sogno venivano condivisi non solo con la comunità, ma anche con i villaggi vicini per rafforzare i reciproci legami di amicizia. Anche gli Irochesi del Nord-est degli Stati Uniti erano famosi per l'importanza che attribuivano ai sogni. Veneravano i sogni come qualcosa di divino e li consideravano un'espressione dei desideri dell'anima, che dovevano essere ascoltati e realizzati. Una delle loro maggiori preoccupazioni erano i “cattivi sogni” o incubi. Durante i loro Festival dei Sogni, i “cattivi sogni” venivano messi in scena con l'aiuto di amici e parenti allo scopo di limitarne le conseguenze o rovesciarne l'esito. Ad esempio, se un guerriero aveva sognato di essere catturato, torturato e ucciso, quell'evento veniva rappresentato in maniera più blanda per impedire che si realizzasse.

I popoli indigeni dimostrano una certa complessità nelle loro teorie dei sogni, generalmente legate alle loro concezioni altrettanto complesse dell'anima e alla loro cosmologia. Oltre ai sogni notturni, i nativi riconoscono altri tipi di sogno o di esperienze simili al sogno che possono avvenire in stato di veglia. Per esempio, i Mohave della valle del Basso Fiume Colorado (al confine tra l'Arizona e la California del Sud) avevano una pratica che chiamavano il “sognare collettivo”. In certe occasioni, gli sciamani dei Mohave si riunivano per “sognare assieme” e raccontare con il canto la creazione del mondo da parte del loro creatore Mustambo. Gli Shavante del Brasile centrale pure sognavano assieme la creazione del mondo che cantavano durante le loro danze in cerchio. Ben noto è il "Tempo del Sogno" degli Aborigeni australiani, un concetto chiave di quella cultura. In parole molto semplici, il Tempo del Sogno è il passato mitico in cui gli Esseri Primordiali hanno creato i vari elementi del paesaggio, ma è un tempo che continua a esistere in una dimensione parallela alla realtà ordinaria. Attraverso degli stati di sogno, per certi aspetti più vicini al viaggio sciamanico, gli sciamani aborigeni possono rientrare in quel tempo e contattare gli Esseri Primordiali per conoscere i misteri del mondo.

Purtroppo nella letteratura etnografica, soprattutto del passato, si parla indistintamente di “sogni” per descrivere esperienze che, pur apparentate, in realtà sono diverse quali: il sogno notturno, il sogno da svegli, le visioni, gli stati di trance e il viaggio sciamanico. Inoltre non si è prestata sufficiente attenzione al contesto culturale più ampio che fa da cornice e conferisce significato ai sogni, cioè al fatto che le diverse culture possono attribuire significati totalmente opposti a un sogno che in apparenza ha lo stesso contenuto. Per esempio, tra gli Hopi e altri popoli Pueblo del Sud- ovest degli Stati Uniti sognare i morti è considerato pericoloso. La persona che ha questo tipo di sogno deve sottoporsi immediatamente a una purificazione; se il sogno si ripete, deve essere iniziata in una delle locali “società di medicina” per curarsi. Per i Maya Quichè del Guatemala, invece, sognare i morti è una cosa positiva in quanto attraverso di essi i defunti possono trasmettere informazioni importanti per la vita della persona. Se queste comunicazioni sono incomplete, la persona deve ri-sognare il sogno per portarlo a compimento e avere così una visione più chiara delle azioni da intraprendere.

Questi casi, tratti da società che sono state definite “culture dei sogni” dagli antropologi, sono solo alcuni esempi della ricchezza e vastità dell'argomento, come pure della difficoltà a formulare delle generalizzazioni valide per tutte le culture. Nel suo articolo “La Teoria dei Sogni nel Core Sciamanismo”, Michael Harner ha cercato di sintetizzare gli elementi comuni alle teorie dei sogni delle diverse culture sciamaniche per formulare una serie di principi più universali. Poiché l'articolo è reperibile su www.sciamani.it, sito italiano della Foundation for Shamanic Studies di M. Harner, qui vengono presentati solo i concetti fondamentali.

Per le persone poco familiari con il core-sciamanismo, si consiglia la lettura dell'intervista a Nello Ceccon apparsa su FlahMagazine nel novembre 2014, come pure la lettura dei vari articoli pubblicati su www.sciamani.it. In breve, il core-sciamanismo (core shamanism) è l'approccio transculturale sviluppato dall'antropologo americano Michael Harner, fondatore della FSS, per rendere lo sciamanismo accessibile agli occidentali. Rappresenta la reinterpretazione e sintesi delle pratiche sciamaniche fondamentali presenti nelle diverse tradizioni sciamaniche. Suo elemento chiave è il viaggio sciamanico, un'esperienza di visione che si realizza in uno stato alterato di coscienza indotto dal suono ritmato del tamburo. Attraverso il viaggio, lo sciamano accede a un universo nascosto dove incontra degli spiriti aiutanti (animali di potere, maestri spirituali, antenati, divinità, ecc.) che gli trasmettono conoscenze e poteri terapeutici. Il cosmo spirituale dello sciamano presenta ovunque una struttura tripartita: include il Mondo di Mezzo (il nostro mondo) e i cosiddetti Mondi di Sopra e di Sotto, mondi puramente spirituali dove dimorano gli spiriti aiutanti dello sciamano. Diversamente da questi due mondi, il Mondo di Mezzo ha sia un aspetto fisico-ordinario che un aspetto spirituale, quello in cui si incontrano per esempio gli spiriti della natura, ma anche anime defunte che non hanno ancora trasceso la realtà terrena. Caratteristica dello sciamanismo è la centralità attribuita alla dimensione spirituale, sia per quanto riguarda la concezione della realtà (come dicono gli sciamani siberiani, “Tutto ciò che esiste è vivo”), che per quanto riguarda la concezione della malattia. La guarigione sciamanica ha due aspetti fondamentali: reintegrare alla persona il potere benefico e vitale (recupero dell'animale di potere o di parti perdute dell'anima); rimuovere o allontanare dalla persona le energie estranee che possono provocare malattie fisiche o psichiche.

La Teoria dei Sogni di Michael Harner deriva dai principi del core-sciamanismo e, come lo sciamanismo indigeno, vede i sogni come una via di accesso al mondo spirituale. Il suo principio fondamentale sostiene che “gli spiriti producono sogni”, e questi spiriti possono essere l'anima della persona o i suoi spiriti aiutanti, ma anche spiriti non-aiutanti (in particolare, anime defunte rimaste bloccate nel Mondo di Mezzo). La teoria non impiega concetti psicologici, ma allo stesso tempo non afferma che tutti i sogni sono prodotti dagli spiriti, e non entra quindi in conflitto con altri approcci al sognare. Come lo sciamanismo indigeno, vede i sogni come un mezzo attraverso il quale gli spiriti aiutanti ci inviano messaggi, ammonimenti e altre indicazioni utili per la nostra vita. Particolare importanza rivestono i Grandi Sogni, ben conosciuti in tutte le culture sciamaniche, cioè i sogni attraverso i quali gli spiriti ci conferiscono “potere personale” (sempre inteso come “potere spirituale”). Anche l'anima della persona può produrre sogni, ma diversamente dagli spiriti aiutanti che attraverso i sogni vengono da noi nel nostro mondo, generalmente l'anima non viaggia al di fuori di esso. Nella concezione di Harner, i sogni avvengono soprattutto nel Mondo di Mezzo perché questo rappresenta la nostra realtà spirituale o, per così dire, la “sfera” in cui si esprime la nostra anima in quanto essenza incarnata qui sulla terra. I sogni rappresentano quindi un'esperienza diversa dal viaggio sciamanico dove ci si muove entro una cosmologia ben definita, che vede il Mondo di Sopra e di Sotto quale sede degli spiriti compassionevoli evoluti che hanno trasceso il Mondo di Mezzo e le sue limitazioni (sia gli animali di potere che i maestri spirituali in forma umana). Diversamente dai sogni (notturni), che accadono per lo più spontaneamente e sui quali non abbiamo spesso alcun controllo, il viaggio sciamanico è sempre intenzionale e rivolto a contattare certi spiriti allo scopo di ottenere consiglio e aiuto per se stessi e per gli altri.

Nella parte più etnografica di questo articolo, ho accennato alle opposte interpretazioni dei sogni sui defunti degli Hopi e dei Quichè. Anche riguardo questo tipo di sogni, la teoria di Harner offre degli utili chiarimenti. Il core-sciamanismo distingue tra i defunti che hanno trasceso il Mondo di Mezzo e quelli che vi sono rimasti volontariamente, in modo temporaneo o permanente, per aiutare i loro discendenti; tutti questi spiriti, spesso definiti come gli Antenati, possono utilizzare i sogni per trasmettere dei messaggi utili alle loro famiglie. Per una varietà di cause, tuttavia, altre anime defunte rimangono intrappolate nel Mondo di Mezzo, ancora legate alle circostanze dolorose della loro vita e della loro morte; sono esseri sofferenti perché in questa realtà non possono evolvere. Questi spiriti sofferenti possono intrudere nei sogni delle persone e causare “cattivi sogni” in cui le loro memorie si mescolano con il sogno della persona.

Parallelamente alla sua teoria dei sogni, Harner ha sviluppato un nuovo seminario avanzato, intitolato “Il Lavoro Sciamanico con i Sogni”, per tradurre questi principi in esercizi e pratiche che gli occidentali possono utilizzare per imparare a lavorare sciamanicamente con i sogni. Le pratiche proposte nel seminario si ispirano all'uso e alle concezioni dei sogni nelle culture sciamaniche, alcune delle quali sono state descritte nella prima parte di questo articolo. Alcuni esercizi utilizzano i Grandi Sogni come espressione di potere personale e, ispirandosi alle danze dei sogni dei Senoi, come mezzo per condividere questo potere con altre persone. Altri esercizi, proposti come “sogni da svegli” volontari, si ispirano ai canti della creazione dei Mohave e alla danza della creazione degli Shavante. Si lavora con il “sogno ad occhi aperti” e con il viaggio dagli Antenati per dare uno sguardo al futuro e verificare la fattibilità dei nostri piani. Si fanno dei viaggi “cosmologici” per esplorare il Tempo del Sogno degli Aborigeni australiani, come pure la Terra dei Sogni di cui parlano alcune culture sciamaniche. Un ruolo importante riveste l'interpretazione dei sogni, sia che venga effettuata mediante il viaggio sciamanico sia attraverso la pratica più avanzata dell'unione o fusione (merging) con i propri spiriti aiutanti; in questo modo si impara a interpretare sciamanicamente i propri sogni come pure quelli degli altri. Nel loro insieme, i vari esercizi e le diverse pratiche rappresentano delle modalità importanti per esplorare i sogni dal punto di vista sciamanico, e delle opportunità per applicare questa conoscenza alla nostra vita.

Articolo di Lorenza Menegoni pubblicato sulla rivista online FlashMagazine, giugno 2015, www.flashmagazineonline.it.

Dr.ssa Lorenza Menegoni, ha ottenuto un Master (1985) e un Ph.D. (1990) in Antropologia Medica alla New School for Social Research di New York (oggi New School University). Nel corso di questi studi, si è avvicinata allo sciamanismo seguendo i seminari condotti da Michael Harner, suo mentore anche alla New School. Ha successivamente realizzato un percorso intensivo di formazione studiando con diversi docenti della Foundation for Shamanic Studies negli Stati Uniti e in Europa. Dal 1997 è Faculty member (docente accreditata) della Foundation, abilitata a tenere seminari di base e avanzati in Italia. Ha tradotto in italiano il libro di Michael Harner, La Via dello Sciamano (Mediteranee 1995) e curato l'edizione italiana del recente libro di Harner, La Caverna e il Cosmo: Incontri sciamanici con un'altra realtà (Crisalide 2014). Alcuni dei suoi articoli sono pubblicati su www.sciamani.it, sito della Foundation for Shamanic Studies in Italia. 


Di Nello Ceccon


"Niente può succedere fino a quando non è stato sognato" 

detto Iroquois 


Quando entriamo nello stato di sogno, da addormentati, la memoria della nostra coscienza si affievolisce. Al mattino ci ricordiamo a malapena di qualche episodio avvenuto nel sogno della notte.

In molte tradizioni sciamaniche le esperienze ricevute nei sogni hanno la stessa valenza, anzi in certi casi ancora di più, delle esperienze avute durante lo stato di veglia.

Cominciare a valorizzare i sogni significa integrare una parte di noi stessi che generalmente ignoriamo e che dimentichiamo presto. Il sogno è una via d'accesso che tutti hanno verso il proprio mondo interiore, e non è necessaria una interpretazione psicologica. Secondo gli sciamani, ciò che avviene in questo stato va semplicemente vissuto, le esperienze fatte vanno messe nel bagaglio della nostra vita. In molte tradizioni, soprattutto negli Aborigeni australiani, non viene fatta alcuna distinzione tra lo stato di veglia e quello del sogno. Se durante il sonno sogniamo di parlare con la nostra nonna morta da più di vent'anni, significa semplicemente che la nonna ci è venuta a trovare. In queste tradizioni i sogni hanno molta importanza. Se per caso un membro del villaggio sogna una catastrofe, allora chiama tutte le persone e racconta il sogno, questo viene preso come un avvertimento e si prendono le decisioni del caso. Il sogno è il dono che riceviamo ogni notte, lo possiamo usare per arricchire la nostra vita, anche da svegli. 

Einstein ha raccontato che la prima visione della relatività l' ha ricevuta in un sogno. Gli antichi greci entravano nel tempio per dormire e vi rimanevano fino a quando non ricevevano un sogno di guarigione: anche a noi magari è successo, quando siamo ammalati di ricevere la guarigione nel sogno, che poi avviene nella realtà. Si può vedere il sogno come un altro livello della nostra vita, come la meditazione, il viaggio dello sciamano e la percezione diretta del corpo.

Abbiamo vari modi per vivere ed utilizzare i sogni.

Il primo che abbiamo già visto è quello di considerare il sogno come un dono che riceviamo ogni notte: consideriamo anche che gli incubi siano dei doni, perché ci mettono di fronte alle nostre paure.Quando impariamo ad affrontarli, allora affrontiamo anche le nostre paure, guarire dagli incubi, significa guarire dalle nostre paure. Dare importanza e significato diretto a quello che viviamo durante la notte ci può servire nella vita quotidiana. Dicevamo degli incubi, dei sogni brutti, che non dobbiamo dimenticarceli subito, non dobbiamo pensare, come ci hanno insegnato da piccoli "è solo un sogno". Li dobbiamo prendere letteralmente e chiederci "quale significato hanno per me", magari è un avvertimento di come possono andare le cose, delle paure che ci affiorano e che dobbiamo affrontare, possiamo prendere provvedimenti affinché quello che abbiamo sognato non accada realmente. Possiamo considerare i sogni come delle scintille che accendono la nostra giornata. Appena svegli, siamo ancora in contatto con la nostra parte più profonda, divina ed i primi pensieri coscienti che ci arrivano possono essere delle grandi intuizioni.


Perché lavorare con i sogni

Molte scoperte, come hanno affermato i protagonisti, sono arrivate nel sogno.  Niels Bohr nel suo discorso per aver ricevuto il premio Nobel della fisica, attribuisce le sue scoperte ai sogni; anche molti artisti, come L.V. Beethoven, hanno ricevuto nel sogno alcuni loro capolavori.

Un elemento che si sviluppa nel sognare è l'essere capace di mantenere una eccellente lucidità e consapevolezza anche nella vita da svegli. Più si mantiene questa capacità da svegli, più si è in grado di mantenerla anche nel sogno. Molto interessante è il processo contrario, quanto più ci si rende capaci di cambiare i propri sogni nel sonno, tanto più  sarà facile cambiare la propria realtà, il sogno da svegli. A volte il mondo del sogno è considerato ancora più reale del mondo da svegli e la funzione del sognare è quella di mantenere l'allineamento e la connessione  con le fonti di guarigione, creatività e saggezza spirituale che non riusciamo a distinguere da svegli. Le capacità creative, come affermano gli sciamani ed affermavano gli antichi Egizi ed i Greci, si manifestano nella capacità di sognare, da svegli o nel sonno.

Per riassumere, l'abilità di ricordare i propri sogni e di sognare in modo lucido offre immense possibilità al nostro potere creativo e creatore nella vita di tutti i giorni, ma richiede i seguenti impegni.

o Ricordare i propri sogni, attraverso la registrazione in un apposito diario.

o Formulare frequentemente, durante lo stato di veglia, l'intenzione di sognare in un determinato modo. 

o Onorare i messaggi che ci vengono dati nel sogno, cercando gli agganci nella vita reale.

o Crearsi dei segnali, scrivendoli nel diario, caratteristici dello stato di sogno, come per esempio riuscire a volare, vedere un gatto viola o incontrare il proprio aiutante del sogno

o Ritornare nel sogno da cui ci si è appena svegliati, con l'intenzione di rimanere lucidi. Continuare con queste fantasie fino a quando ci si addormenta.




Molti di questi temi si svilupperanno nel ciclo "Le Vie del Sognare" composto da tre seminari che si svolge nel 2010. Cliccare qui per altre informazioni.

GUARIRE OLTRE LA COSCIENZA

IL TRATTAMENTO SCIAMANICO DELLE MALATTIE MENTALI

Dott. Carlo Zumstein, Ph.D., psicoterapeuta

Traduzione a cura di Lorenza Menegoni

 

In questo articolo, Carlo Zumstein, psicoterapeuta svizzero, discute la possibilità di integrare i metodi sciamanici nel trattamento convenzionale delle depressioni. Basandosi su di una lunga esperienza in entrambi i campi, Zumstein suggerisce dei modi per integrare le due discipline, rispettandone i distinti metodi e sfere di intervento. La sua interpretazione della depressione consente di vedere questa condizione non solo come una malattia psichica, ma anche come una malattia spirituale, che può essere alleviata e curata con il trattamento sciamanico.

L’approccio sciamanico di Zumstein si inserisce nell’ambito della metodologia del “core shamanism” (sciamanismo transculturale), sviluppata dall’antropologo americano Michael Harner, fondatore e direttore della Foundation for Shamanic Studies (Mill Valley, California). Carlo Zumstein si è formato attraverso i programmi di addestramento della Foundation, studiando per molti anni con Michael Harner e Sandra Ingerman. Ha inoltre partecipato alle tre spedizioni della Foundation a Tuva (Asia centrale), dove ha potuto fare importanti esperienze nel campo dello sciamanismo asiatico-siberiano. Possiede un certificato nel Counseling sciamanico, il metodo di consulenza sciamanica sviluppato da Harner e descritto in questo articolo.

Carlo Zumstein è uno dei Faculty member (insegnanti incaricati), che rappresentano la Foundation for Shamanic Studies in Europa, e dirige la sezione svizzera e italiana della Foundation. Tiene seminari di base e avanzati in Svizzera, Germania e Italia. E’ autore di tre libri: “Reise hinter die Finsternis” (“Viaggio oltre l’oscurità”, Ariston, Monaco, 1999); “Shamanismus: Begegnungen mit der Kraft” (“Sciamanismo: incontri con il potere”, Hugendubel, Monaco, 2001); “Der Shamanische Weg des Traumens” (“La via sciamanica del sognare”, Ariston, Monaco, 2003).

Questa traduzione è basata sul testo, riveduto e ampliato, di una conferenza presentata dall’autore al 1° Congresso del World Council for Psychotherapy, Vienna, 2 luglio 1996.

 

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista Anthropos & Iatria (Anno VII, Numero III, Luglio-Settembre 2003, pp. 72-83) e sul sito web www.medicinealtre.it (Anthropos & IatriaVII, III).

Introduzione

 

I metodi impiegati attualmente nel trattamento della depressione si basano su approcci che integrano i fattori biologici, psicologici e sociali. I modelli psico-bio-sociali della depressione – per esempio, quello proposto da Daniel Hell nel suo libro Welchen Sinn macht Depression (1994) – prendono in considerazione soltanto le dimensioni esperienziali e comportamentali della coscienza ordinaria e dello stato di veglia cosciente e la realtà ordinaria associata con quello stato di coscienza. Ma le depressioni – come pure le psicosi – sono caratterizzate da una fuga dalla realtà ordinaria.

Nel lavoro psicoterapeutico con persone depresse, si è dimostrato utile e significativo cercare risposte a domande come:

 

Dove si ritraggono le persone depresse?

In che tipo di realtà cercano rifugio?

 

Domande come queste sono spesso poste in contesti che implicano un pregiudizio. La fuga dalla realtà ordinaria è normalmente svalutata come una fuga in un mondo privato di sogni o fantasia. Il tentativo di fuga è interpretato come un sintomo addizionale della malattia.

 

In questa conferenza, mi propongo di dimostrare come sia possibile disporre di una gamma più ampia di opzioni nel trattamento delle persone depresse, quando è consentito alla mente di regredire a uno stato arcaico di coscienza e realtà. Questa regressione della coscienza può essere raggiunta per mezzo dei metodi terapeutici sciamanici.

 

Lo sciamanismo è nato migliaia di anni fa durante lo stadio magico dell’evoluzione della coscienza umana. La parola “magico” non è usata qui nel senso di infantile o primitivo, ma per riferirsi all’unità primordiale – nel linguaggio odierno, “spirituale” – con i poteri dell’universo.

 

La coscienza umana si è evoluta attraverso una lunga storia di sviluppo ed è quindi possibile per  essa regredire a stadi evolutivi precedenti. Considerare la depressione in questa dimensione aiuterà ad espandere la nostra comprensione dei disordini depressivi.

 

Note

 

Non si sostiene che la regressione della coscienza sia la causa dei disordini depressivi. La supposizione che tale regressione sia avvenuta rappresenta un’ipotesi proficua e pratica, che si è dimostrata estremamente utile in un certo numero di casi.

 

Un cambiamento nella coscienza produce sempre un cambiamento nella realtà. Per esempio, con l’evoluzione della visione prospettica, la realtà nel suo insieme ha cominciato ad essere percepita in modo spaziale. Nella psicologia contemporanea, l’anima stessa è paragonata a uno spazio interiore, seppur immaginario. L’apparato psichico è un costrutto; sia il superconscio che il subconscio sono sfere spaziali.

 

La coscienza e la realtà formano un’unità basata, in definitiva, sul mondo stesso. Tutto ciò che esiste ha – o meglio è – coscienza. La realtà è coscienza del mondo come questo appare agli esseri umani nella loro consapevolezza. Per tale motivo, in questa discussione, si preferisce utilizzare l’espressione “coscienza-realtà”.

 

La storia evolutiva dell’intera razza umana è riflessa nell’evoluzione dell’individuo e questo vale anche per la coscienza. Anche in questo caso, l’ontogenesi riflette la filogenesi.

 

L’evoluzione della coscienza

 

Nella sua opera Gesaumtausgabe, Jean Gebser distingue cinque stadi di sviluppo nell’evoluzione della coscienza (vol. II-IV, Novalis Publishers, Schaffhausen, 1978; 1° ed. 1949, 1953).

 

La coscienza arcaica

 

Lo stato arcaico di coscienza corrisponde al senso di completa sicurezza e protezione, che il bimbo non ancora nato sperimenta nel grembo materno. Equivale essenzialmente al vivere “..nello stato paradisiaco, in quanto la persona è ancora totalmente circondata, indivisa e indifferenziata dal cosmo, dall’universo…” (Gebser, 1978, pag. 15), che, per il bambino, è rappresentato dalla madre.

 

Nella sua identità con il cosmo, l’essere umano dei tempi preistorici non ha né coscienza riflessa né sogni notturni. E’ ancora totalmente indiviso e perciò non ha bisogno di rappresentazioni interiori di sé e del mondo. Se confrontassimo le loro menti con lo stato di coscienza attuale, ci sembrerebbe che l’uomo arcaico sia vissuto in uno stato crepuscolare e sonnolento e non fosse ancora completamente sveglio. Questo è probabilmente lo stato arcaico di identità con il tutto – un’unione che continuiamo a desiderare per tutta la vita.

 

La coscienza magica

 

Simultaneamente al suo arrivo nel mondo esterno, il neonato ottiene anche il suo posto nel mondo. Il suo stato di identità con la totalità arcaica è interrotto. Il bambino è immediatamente messo di fronte al compito di far conoscere i propri bisogni vitali e deve darsi da fare affinché questi siano soddisfatti. Il soddisfacimento dei bisogni vitali è assicurato, quasi per magia, dall’ambiente del bambino, di solito attraverso le cure prestate dalla madre. Egli non ha nemmeno bisogno di essere completamente sveglio.

Il lattante è ancora totalmente un corpo, sul corpo della madre, in uno stato di unità, ma non di identità con essa. E’ come se l’infante fosse ancora radicato in lei, percependo dalle profondità del suo corpo, ricevendo calore, amore e conforto, ma anche ascoltando. Nella sua capacità di ascoltare, egli appartiene ancora interamente alla madre. La capacità di vedere è subordinata. Il bambino passa la maggior parte del tempo dormendo. Raramente è attivo consciamente, semplicemente indulge nella gioia del movimento. Piuttosto che pensare, semplicemente guarda con stupore; piuttosto che parlare, si concede di balbettare. E’ senza tempo e senza spazio, totalmente presente nell’attimo corrente in cui ogni cosa è, o può essere, evocata semplicemente desiderandola, grazie all’onnipresenza della madre. Questo è lo stato della sicurezza magica, del benessere totale e della piena appartenenza al mondo.

 

“Magico” non è qui sinonimo di “miracoloso”. Anche per l’individuo preistorico, il “magico” rappresenta una relazione con i poteri del mondo e questa relazione è determinata dall’immediatezza e dalla corporeità. I bisogni basilari del corpo e il loro soddisfacimento occupano il punto focale della sua coscienza e della sua realtà. Tuttavia, egli deve aver già avuto la consapevolezza del suo essere distinto dal mondo – non più avvolto nell’abbraccio protettivo del mondo, ma inserito e parte di esso.

 

Si può attribuire lo stato di coscienza dei cacciatori e raccoglitori del Paleolitico alla coscienza magica. Il mondo dava loro ciò di cui avevano bisogno, o essi semplicemente prendevano ciò di cui avevano bisogno. Vivevano in unione con il mondo e con il clan. Vivendo in stretto contatto con la Madre Terra, impararono a mettere i suoi poteri al loro servizio. Per farlo, non avevano bisogno di essere svegli o consapevoli nel senso moderno di queste parole, né avevano ancora bisogno di pensare in modo logico. Vivevano in uno stato di connessione materiale e corporea con l’ambiente immediato. Questo era ancora uno stato antecedente all’io per entrare in relazione con il mondo. L’uomo primitivo poteva collocare i suoi orecchi sulla Terra, ascoltarla ed essere connesso con i suoi poteri.

 

L’epoca della coscienza magica è stata l’era in cui è sorto lo sciamanismo. Si potrebbe dire che nella sua ricerca di fertilità, protezione e poteri di guarigione per mezzo dell’unione con la terra, l’uomo del Paleolitico è regredito allo stato precedente di identità arcaica, ma non più nel senso di un dissolversi nel tutto. Dotato di una coscienza rudimentale della propria identità, egli scelse di fondersi con un potere specifico, generalmente con lo spirito di un animale, ma a volte anche con un elemento – acqua, fuoco, ecc. – o con gli spiriti ancestrali.

 

 

La regressione sciamanica non è una ricaduta nell’unità arcaica del tutto. E’ invece l’unione, cercata consapevolmente, con particolari esseri di potere per scopi e occasioni particolari, per esempio, durante i rituali di caccia e di guarigione. In termini moderni, si potrebbe descrivere questa regressione come una trasformazione dello stato arcaico di coscienza. Sebbene sia un ritorno a uno stadio precedente di sviluppo, la regressione avviene deliberatamente e da un punto di maggior vantaggio.

 

La coscienza mitica

 

L’essere umano si risveglia dall’assopimento magico, diventa consapevole di se stesso e del mondo e si rende conto che è separato da quel mondo in un mondo solo suo. Ha scoperto la propria anima personale. Ora può sperimentare l’io e il tu, il soggetto e l’oggetto sia come polarità complementari, che come opposti inconciliabili. Gebser descrive questo processo come un “risvegliarsi alla polarità” e ammonisce che questa consapevolezza può intensificarsi fino a diventare conflitto. Ancora legato integralmente alla famiglia, il bambino scopre sia il proprio ego sia i conflitti inerenti nelle lotte contraddittorie della propria anima.

 

Questa è la genesi dell’essere umano psicologico, che è dotato di specifici affetti ed emozioni, con una relazione unica con se stesso, con gli altri e con il mondo. L’essere umano possiede ora un’anima individuale interiorizzata. E’ diventato oggetto della propria percezione. Mentre continua a evolvere, il suo mondo interiore diventa il campo di un gioco energetico, sempre più finemente differenziato, di istinti, affetti, emozioni e bisogni. E’ stato questo che ha portato Freud a formulare il concetto dell’apparato psichico e a sviluppare le sue idee sulle psicodinamiche.

 

Poiché è stato separato dall’unione con il mondo, l’essere umano deve iniziare a pensare, spiegare, descrivere e documentare. Deve inoltre cominciare a sognare, in quanto ora ha un proprio mondo interiore in cui ritirarsi durante il sonno. Egli spiega il mondo a se stesso, descrivendo la sua relazione con il mondo e il suo posto in esso nella forma di miti, fiabe ed epiche. Sviluppa cosmologie e fonda religioni. Attribuisce i poteri che operano nel mondo a figure mitologiche o a divinità immateriali.

 

L’essere umano mentale-razionale

 

L’essere umano mentale-razionale è l’uomo odierno modellato da una società altamente meccanizzata, che lo allontana ancora di più dal fondamento primordiale dell’essere. I poteri del mondo sono spiegati nei termini delle scienze naturali. I loro effetti sono riproducibili e possono essere sfruttati a scopi industriali. La consapevolezza di sé rischia di degenerare in isolamento egocentrico.

 

Molte persone stanno cercando i modi per ritornare alle loro radici, studiando gli insegnamenti antichi per ritrovare le conoscenze perdute, cercando di accedere alla coscienza arcaica, magica e mitica.

 

Le conseguenze dell’evoluzione della coscienza

 

Questa divisione, piuttosto grossolana, della storia umana in “mutazioni epocali della coscienza” può aiutarci a capire meglio certi fenomeni della coscienza come il sonno, i sogni, l’estasi, gli attacchi di panico, le reazioni di shock, l’irrompere degli affetti primari, ma anche le malattie mentali come la depressione. Tutti questi fenomeni possono essere interpretati come delle regressioni a modalità precedenti della coscienza. (Per quanto ne sappia, non è ancora stata fatta alcuna ricerca per esplorare le possibili relazioni tra le malattie mentali e l’evoluzione della coscienza.)

 

Il sonno può essere interpretato come un ritorno notturno allo stato arcaico di coscienza. La persona che dorme rimane sufficientemente consapevole da poter essere svegliata. Perfino senza svegliarsi, chi dorme è in grado di soddisfare i bisogni corporei, per esempio, per cambiare posizione.

 

Anche i sogni possono essere visti come una regressione della coscienza. Un’attività interna dei sensi ha luogo durante lo stato di coscienza regredita, ottenuto attraverso la deprivazione sensoriale. Semmai diventiamo consapevoli di questo stato, normalmente lo diventiamo solo dopo esserci svegliati dai nostri sogni.

Il sognare è legato alla nostra abilità interna di formare rappresentazioni di noi stessi e della nostra realtà. Ciò significa che, nei termini della storia evolutiva, i sogni risalgono a un’epoca in cui l’essere umano si è già distanziato dalla precedente identità con il mondo. Ha sviluppato uno spazio interiore personale e ha iniziato a sperimentare se stesso in un rapporto di polarità – forse perfino di opposizione – con il mondo esterno.

Il sognare implica il diventare consapevoli delle azioni di poteri ed entità interne. E’ la continuazione di esperienze interne ed esperienze esterne, legate allo stato di veglia, entro lo spazio interiore dell’individuo. E’ indipendente dal tempo, dallo spazio e dalla logica razionale.

Mentre sogniamo, possiamo ritornare a uno stato arcaico di coscienza e ottenere intuizioni circa le connessioni ed interrelazioni cosmiche. Probabilmente, C.G. Jung descriverebbe le esperienze oniriche di questo tipo come sogni archetipi. Fondamentalmente, comunque, i sogni sono implicati nelle dinamiche della nostra vita interiore personale.

 

Sono convinto che almeno una regressione parziale abbia luogo negli stati di depressione clinica e che questa regressione ci riporti allo stato arcaico di coscienza. Tuttavia, diversamente dal sonno e dai sogni (dai cui lacci normalmente ci liberiamo al risveglio), la depressione acuta è una prigione dalla quale l’individuo è raramente capace di liberarsi senza un aiuto esterno.

 

Il Volto Nascosto della Depressione

 

La depressione può essere vista come una dissociazione della coscienza, combinata con la regressione a uno stato arcaico di coscienza. E’ come se la coscienza si fosse scissa in due parti. Una parte della personalità rimane consapevole dell’io e fissata sul conflitto dell’anima. Questo dilemma insorge quando l’anima pone richieste e aspettative troppo alte per la persona, che si sente ancora totalmente incapace di soddisfarle.

 

Allo stesso tempo, un’altra parte della personalità è regredita a uno stato arcaico e crepuscolare. All’osservatore esterno questo appare come il lato intorpidito, storpiato e depresso della persona, che si è allontanata dalla vita e dalla vitalità.

Le persone depresse sono anche dissociate dalla loro paura. Questa non è più percepita come uno stimolo interno di auto-protezione, ma è invece sperimentata come un potere esterno mortale, la cui potenza primordiale e terrificante schiaccia l’individuo.

Sebbene la paura giochi un ruolo essenziale nella depressione, è più il risultato, che non la causa della perdita di realtà, di cui soffre la persona depressa.

Dal punto di vista della psicopatologia tradizionale, in cui i disordini delle funzioni psicofisiche sono definiti sulla base della coscienza nello stato di veglia, la perdita di motivazione è il sintomo centrale della depressione. Il blocco delle funzioni e abilità vitali centrali è associato a questa perdita, assieme alla rottura dei legami tra impulsi e inibizioni. Siamo ancora impotenti quando cerchiamo di affrontare le cause di questa perdita dell’energia vitale.

 

Le funzioni vitali essenziali, come le funzioni motorie, l’appetito, la digestione, gli affetti, le emozioni e la libido sono bloccate. Eppure, allo stesso tempo, le persone depresse sono tormentate da sentimenti di inquietudine che, nonostante la profonda stanchezza, non permettono loro di addormentarsi. Sperimentano una totale assenza di pensieri, oppure soffrono di un interminabile circolo vizioso di pensieri tormentosi di auto-accusa e auto-denigrazione, di sentimenti di inutilità e di colpa e la certezza della propria impotenza. L’unica via di scampo da questo tormento sembra essere il suicidio. Sono dominati dalla paura della povertà e da paure primarie di tutti i tipi.

E’ un fatto ben noto che le persone depresse reagiscono al loro ambiente soltanto in misura ridotta, che a volte si ritraggono completamente, non escono dal letto e trascurano il loro aspetto esteriore. Nessun stimolo esterno è in grado di attivarli: sono indifferenti, apatici, assenti. Sperimentano le sfide della vita quotidiana come un peso enorme e insopportabile. Le cose di tutti i giorni perdono qualsiasi significato, in quanto l’individuo ha perso ogni legame con quelle sfide.

 

Affermazioni delle persone depresse

“Non sono più qui….gli altri sono lontani da me….non ho più alcun legame con i miei beni, hanno perso ogni significato per me….ogni cosa è semplicemente troppo per me….non riesco più a sentire me stesso….il tempo non passa mai….non posso prendere alcuna decisione….non riesco nemmeno a fare le cose più semplici….far la spesa è diventato impossibile….non so più cucinare….non valgo niente….fallimenti ovunque….sono un peso per tutti….”

Le persone depresse tendono anche ad avere l’effetto di intorpidire e smorzare l’ambiente circostante. Questo senso di spegnimento suscita spesso delle reazioni di rifiuto e disagio, e perfino minacce, da parte della famiglia e degli amici. L’agitazione e l’iperattività sono reazioni frequenti, come lo sono i consigli del tutto inutili come “Devi solo volerlo”, “Puoi tirarti su da solo”, “Non darti per vinto” o “Non prendertela”. Intorpidimento e ottundimento da parte dell’individuo depresso suscitano reazioni opposte di agitazione e attività febbrile da parte della famiglia e degli amici.

 

Le persone depresse non si sentono tagliate fuori soltanto dalla famiglia e dagli amici, ma anche dalla realtà quotidiana, come se vivessero fuori dal tempo e dallo spazio. Le connessioni più semplici non sussistono più ed essi trovano impossibile mantenere il senso dell’orientamento.

Dove si trova la persona che non è più qui, quando i suoi rapporti con ciò che la circonda sono interrotti?

 

Molte di queste persone riferiscono: “C’è il vuoto dentro di me….non ho più sentimenti….tutto è nero dentro di me….non sono più qui….non sono realmente da nessuna parte….solo ansia, inquietudine e questa paralisi mortale….voglio essere ancora al centro della vita….non mi sveglio mai del tutto al mattino….”

 

La depressione sembrerebbe essere una malattia a due facce. Sono visibili a tutti la perdita di energia, l’angoscia ossificata, l’ansia, l’impotenza e l’allontanamento dalla realtà quotidiana. Sono udibili le lamentale dell’individuo depresso circa i fardelli della vita, i suoi sentimenti di inferiorità e i sensi di colpa. Di continuo si possono udire le persone sofferenti esprimere il loro desiderio di morte.

 

Qual è l’altro lato, il volto nascosto, della depressione? Esiste realmente questo aspetto che rimane in ombra? Il desiderio di morte espresso da così tante persone depresse ci mostra la direzione del loro sguardo.

 

“Vorrei essere morto….preferisco morire che continuare ad affrontare questi tormenti….non sono fatto per questa vita…. mi manca tutto ciò che è necessario per vivere in questo mondo…voglio ammazzarmi….”

 

Senza dubbio, ognuno di voi ha ascoltato delle persone depresse esprimere tali sentimenti. Fin tanto che la morte rappresenta uno spettro terrificante che allontaniamo dalla mente, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per liberare la mente delle persone depresse da tali pensieri cupi. Le espressioni di un desiderio di suicidio sono un’indicazione medica della necessità di ricovero in ospedale e di trattamento con farmaci.

 

Tuttavia, se le esperienze, che provengono da una sfera separata dalla normale coscienza di veglia, non fossero attribuite sommariamente a una coscienza non strutturata, se ci aprissimo per capire le profondità evolutive della coscienza, forse allora potremmo capire il desiderio di morte come un anelito per ritornare allo stato di unità con il tutto. Durante l’epoca antica in cui eravamo ancora avvolti nell’abbraccio protettivo del cosmo, l’unione era il nostro modo primario di essere. Noi tutti bramiamo di ritornare a quello stato e – prima o poi – dovremo tutti ritornarci.

 

Le persone depresse sono profondamente consce di questo; possiedono una consapevolezza intensificata della morte. Per il resto di noi – limitati come siamo alla coscienza di ogni giorno – il desiderio di morte sembra essere il nemico mortale della vita e noi associamo la morte con sentimenti di paura e terrore. Le persone depresse non possono parlare di questo con noi, o perlomeno possono farlo soltanto nelle forme cariche di terrore comuni nella nostra società. Di conseguenza, la loro visione soggettiva dell’esperienza della depressione ci rimane per lo più celata.

 

Tendiamo anche a valutare gli altri sintomi della depressione come elementi di un intrico di sintomi negativi, una prova del fallimento a far fronte alle richieste della coscienza normale di veglia. Per lo stesso motivo, tuttavia, la mancanza di stimolo e motivazione, la mancanza di sensualità e piacere – tutte queste cosiddette “mancanze” – potrebbero essere ugualmente espressioni del fatto che la mente delle persone depresse è diretta verso il passato, verso una fase precedente dell’evoluzione della coscienza.

Se, come notato sopra, la coscienza crea veramente la realtà, allora l’essere umano depresso è di fatto regredito a un livello arcaico di coscienza-realtà.

 

Questa ipotesi ha realmente un senso: solamente ritornando a una fase della coscienza caratterizzata dall’identità con il cosmo, ci avviciniamo alla possibilità di dissolverci nella totalità  del cosmo. Questo dissolvimento è anche il cammino spirituale verso l’esperienza di comunione con l’universo. Naturalmente, la differenza sta nel fatto che l’esperienza spirituale presuppone la capacità di ampliare, in modo consapevole e intenzionale, il nostro sguardo per comprendere tutti gli stati di coscienza, combinata con un solido ancoraggio nella realtà quotidiana. La persona depressa è priva sia della visione sinottica che di un ancoraggio sicuro; non ha alcun indizio circa ciò che gli sta accadendo nell’altro livello. La coscienza stessa, che a noi appare come la cosa più vicina e naturale, si manifesta simultaneamente come la cosa più misteriosa.

 

Un esempio clinico

Ursula ha cinquant’anni ed è la madre di tre figli, il più giovane dei quali è afflitto dalla nascita da un grave difetto cerebrale. Ursula è venuta da me per la prima volta dieci anni fa, dopo aver sofferto per tre inverni di una depressione, che il medico di famiglia aveva cercato di curare con farmaci. Più di tutto, Ursula si lamentava di una specie di frattura, una divisione di se stessa in un lato estremamente esigente e antagonista, che identificava con i genitori, e un lato infantile che bramava immergersi in un mondo interiore di fantasia. Come nel caso di molte persone depresse, così anche per Ursula: il primo piano era occupato da lamentele e auto-recriminazioni riguardo il suo fallimento come madre, moglie e donna di casa in rapporto agli standard dei genitori, che ancora dominavano il suo sistema di valori.

Gradualmente, tuttavia, ella iniziò a rivelare altri aspetti della sua regressione. Confidò che perfino da bambina aveva cercato di sfuggire alle pressioni imposte dai genitori e dagli insegnanti ritirandosi in un altro mondo, un mondo in cui poteva sperimentare unicamente sentimenti di sicurezza e conforto. Era là che attingeva l’energia che le consentiva di sopportare le ferite emotive e psichiche, che aveva subito durante molti anni di abusi sessuali.

Rasenta l’ironia il fatto che Ursula trovasse più facile parlare dell’abuso sessuale, che non del suo mondo di fantasia. Si sentiva in colpa perché bramava continuamente questo stato di immersione, anche se la sua vita era cambiata drasticamente. Nonostante si sentisse felice con il marito e con i figli, sentiva ripetutamente il bisogno di ritirarsi nel suo letto e andare in quell’altro mondo. Ma ora, invece di renderla più forte come nel passato, queste fughe la rendevano sempre più debole e meno capace di far fronte alle esigenze della vita quotidiana. Nel vero senso della parola, Ursula era bloccata in un corridoio oscuro tra due mondi, sospinta avanti e indietro lungo quel passaggio dall’ansia, senza un’ancora affidabile, incapace di trovare un rifugio sicuro. Sperimentava questa divisione a livello fisico: sentiva che il lato sinistro del suo corpo era il suo lato infantile e magico, mentre il lato destro apparteneva ancora ai genitori, invece che a lei.

 

Dimensioni Evolutive della Coscienza

 

L’ipotesi che le depressioni siano correlate con una dissociazione della coscienza e una regressione alla fase arcaica, può aiutarci a capire in che tipo di realtà si ritraggano le persone che soffrono di malattie depressive.

Per quanto ne sappia, questo approccio non è ancora stato investigato. Voglio comunque sottolineare chiaramente che non sto ipotizzando che la regressione della coscienza o gli stati alterati della consapevolezza siano le cause della depressione.

 

La mia ricerca per scoprire in che tipo di realtà si rifugino le persone depresse, e i miei sforzi per capire lo stato di coscienza associato con quella fuga, mi hanno consentito di reinterpretare la depressione come un’esperienza spirituale male indirizzata. Avendo volto le spalle alla vita quotidiana, le persone depresse si confrontano con dimensioni della coscienza, con le quali il resto di noi deve imparare a vivere nuovamente.

 

Il volo apparente in un mondo privato è un sintomo ulteriore della depressione, che possiede un enorme significato pratico. Le persone che soffrono delle gravi depressioni, chiamate “maggiori” o “endogene”, hanno abbandonato la realtà quotidiana, o perché esperienze traumatiche hanno sciolto i loro contatti con la realtà, o perché non sono mai state capaci di sviluppare un ancoraggio sicuro.

 

La depressione come una sofferenza primaria cristallizzata è più che la tristezza per la perdita di una persona amata: è anche una paralisi per la perdita di realtà. Le persone depresse non si sentono più a loro agio in alcuna realtà. Sono state abbandonate dalla realtà. Rimarranno abbandonate fino a quando non insegneremo loro a muoversi – navigare – tra le realtà.

 

Lo sciamanismo e l’evoluzione della coscienza

 

Piuttosto che provocare una scissione della coscienza, i metodi sciamanici offrono dei modi efficaci per imparare a espandere la consapevolezza, così da penetrare più pienamente le profondità e potenzialità della coscienza.

 

Gli etnologi e gli antropologi meritano la nostra gratitudine per averci fornito un gran numero di conoscenze sullo sciamanismo, nelle sue forme originali e derivazioni contemporanee. Particolare gratitudine è dovuta a quei ricercatori, che inoltre hanno esplorato lo sciamanismo dall’interno, percorrendo essi stessi il cammino dello sciamano.

 

Michael Harner, un professore americano di antropologia, ha studiato di prima mano i metodi sciamanici, che ancora sopravvivevano nelle poche oasi rimaste delle culture indigene, e ha reso quei metodi accessibili alle persone “civilizzate” attraverso lo sviluppo del cosiddetto Core Shamanism (sciamanismo transculturale). Rendere lo sciamanismo accessibile a noi, significa renderlo qualcosa che possiamo imparare e sperimentare. Significa mostrarci dei metodi pratici per riscoprire le nostre radici sciamaniche. (Si veda, Michael Harner, The Way of the Shaman, Harper & Row, San Francisco, 1980, 1990; ed. it., La via dello sciamano, Mediterranee, 1995).

 

La riscoperta di questa antica conoscenza circa le esperienze, che diventano accessibili durante gli stati alterati di coscienza, rende possibile capire le irruzioni spontanee di tali esperienze nella vita degli esseri umani. Questa riscoperta rende anche possibile denunciare l’errore di discreditare, in modo sommario, tutte le possibilità esperienziali primordiali, considerandole esperienze patologiche.

 

Lo sciamanismo, nella forma del Core Shamanism, può essere classificato tra i vari metodi per espandere la coscienza. Non è un metodo psicologico, tuttavia, e non dovrebbe essere semplicemente incorporato nella psicologia. Nemmeno è una forma di psicoterapia. Vorrei ammonire esplicitamente contro il tentativo, troppo frettoloso, di “psicologizzare” lo sciamanismo, cercando di “integrarlo” nel contesto dei metodi psicologici odierni. Come ho spiegato sopra, lo sciamanismo e la psicologia derivano da fasi totalmente diverse dell’evoluzione della coscienza. Prestare adeguata attenzione alle fondamentali differenze cosmologiche e metodologiche tra i due campi, richiederebbe più tempo e più spazio di quanto questa conferenza consenta.

 

Considerato nei termini della storia dell’evoluzione della coscienza e, in particolare, della fase di unità magica con l’ambiente, lo sciamano primitivo può essere visto come qualcuno che sa come regredire allo stato arcaico di identità con l’universo. La sua intenzione, tuttavia, non è di dissolversi e annientare se stesso, anche se egli cerca l’unione con i poteri dell’universo. Lo sciamano incontra questi poteri come le energie essenziali delle piante, degli animali, degli elementi e nella forma dei fenomeni innumerevoli che lo circondano. Attraverso l’identificazione temporanea con i propri spiriti aiutanti personali, egli può far uso del loro potere e della loro saggezza allo scopo di ottenere guarigione, protezione, forza, difesa, fertilità, ecc.

 

La natura apparentemente primitiva dello sciamanismo è anche il suo maggior vantaggio. Poiché lo sciamanismo è una tecnica arcaica per modificare la coscienza, i suoi metodi possono insegnarci a riscoprire il senso perduto di armonia con il fondamento originario dell’essere. Poiché è un metodo arcaico, i poteri cosmici si manifestano allo sciamano nei loro aspetti originari come gli spiriti degli animali, delle piante e degli antenati. Il potere ha sempre bisogno di una forma in cui manifestarsi: questo principio vale anche per la realtà ordinaria.

 

Il metodo centrale dello sciamanismo è il viaggio nella “realtà non ordinaria” (un termine coniato da Carlos Castaneda). La deprivazione sensoriale, creata dal tambureggiamento prolungato e monotono, accompagna un’espansione della nostra coscienza-realtà ai livelli arcaici, a strati cosmico-universali dell’essere e, in definitiva, al senso di identità con il mondo come un tutto.

 

Usando la metodologia dello sciamanismo, il praticante sciamanico immagina di aver trovato un’entrata nella terra in un luogo nella natura scelto in precedenza. Entrando nella terra, trova un tunnel e, quando passa oltre l’uscita luminosa di questo tunnel (che l’ha portato nelle profondità della terra), si ritrova nella realtà non ordinaria. Qui, con l’aiuto dei suoi spiriti aiutanti, cerca la soluzione dei problemi che è andato là per risolvere.

 

Questa breve introduzione allo sciamanismo, nei termini dell’evoluzione della coscienza, sarà sufficiente per gli scopi del momento. Durante queste settimane avete avuto molte opportunità di lavorare con guide competenti, che vi hanno introdotto agli aspetti etnologici e antropologici dello sciamanismo.

 

Nel nostro contesto, sono di particolare importanza i seguenti punti:

 

Lo sciamano va sempre nella realtà non ordinaria con un’intenzione ferma e ben precisa. Si lascia guidare dalla sua missione di guarigione – cioè, dal lavoro di guarigione che intende effettuare per un individuo, per la comunità o per la natura come un tutto.

 

Quando è entrato nella realtà non ordinaria, egli incontra sempre i suoi spiriti aiutanti o alleati. E’ attraverso la connessione con questi spiriti che ottiene il potere di guarire.

 

Dopo aver terminato il viaggio, lo sciamano ritorna sempre nella realtà ordinaria, dove può trasmettere agli altri la conoscenza e il potere dei suoi spiriti. È quindi in grado di fungere da messaggero tra le realtà in maniera efficace e intelligibile. Se rimanesse nella coscienza-realtà degli spiriti, sarebbe un pazzo inutile e inefficiente.

 

La Depressione e lo Sciamanismo

 

Le depressioni – e probabilmente anche le esperienze psicotiche – hanno radici comuni nelle potenzialità arcaiche della coscienza, simili a quelle che sono alla base dei metodi sciamanici.

 

L’essere umano depresso regredisce, con una parte essenziale della sua coscienza, a un livello arcaico di coscienza-realtà. Questo livello è caratterizzato da uno stato, simile al sonno, di vitalità ridotta, dall’annullamento del tempo, dello spazio e del significato e dalla prossimità alla morte.

 

Allo stesso tempo, l’ego-coscienza dell’individuo depresso, che si è formata attraverso le sue esperienze nello stato ordinario di veglia, rimane consapevole e desta. L’individuo depresso vive in entrambi gli stati simultaneamente. Da un lato, è bloccato e incapace di armonizzarsi con i poteri dell’universo, dall’altro non è sufficientemente desto per poter far fronte alle richieste della vita quotidiana. Le conseguenze sono ansia e disperazione: egli piange per la sua incapacità di vivere pienamente e si addolora per l’incapacità di essere adeguato nell’una o nell’altra realtà.

 

Dal punto di vista sciamanico, l’ansia sospinge incessantemente le persone depresse avanti e indietro lungo il tunnel oscuro tra le due realtà. Esse non sono né ancorate nella realtà ordinaria, né hanno trovato degli alleati in quella non ordinaria, cioè, sono separati dalle energie universali di tutte le cose viventi.

 

Per esprimere questo concetto in termini un po’ esagerati, potremmo dire che la persona depressa, intrappolata nel suo oscuro mondo intermedio, deve imparare – come lo sciamano – a muoversi tra le coscienze-realtà, per attingere potere ed energia dalla realtà non ordinaria e per ancorarsi nella realtà ordinaria.

 

Lo sciamano ha imparato a muoversi avanti e indietro tra le due coscienze-realtà. Questa abilità è una delle sue capacità centrali ed egli fa estrema attenzione a sostenerla e affinarla.

 

Lo sciamano è colui che attraversa i confini tra le due realtà. E’ un messaggero – un messaggero del potere. Egli ritorna nella realtà ordinaria portando con sé il potere delle entità, che ancora – o di nuovo – esistono in armonia con l’universo. Quelle entità sanno di che cosa noi esseri umani abbiamo bisogno per riacquistare salute e benessere. Possono aiutarci a superare le nostre disarmonie, a sciogliere i nostri blocchi e a guarire i nostri sentimenti di alienazione e isolamento.

 

Il Core Shamanism fornisce un’immagine chiara e pratica della transizione da una coscienza-realtà a un'altra. Questa transizione è il tunnel tra le due realtà.

 

Poiché si trova in innumerevoli fiabe e miti, indubbiamente conoscete già il motivo del tunnel come legame e soglia tra le varie realtà. La fiaba ben nota di “Frau Holle” contiene un buon esempio di questo motivo. Maria, che è stata rifiutata dalla matrigna, si punge inavvertitamente un dito filando e, mentre cerca di lavare il fuso dal suo sangue, precipita in un pozzo (il tunnel). Quando riacquista conoscenza, si ritrova nell’Altro Mondo di Frau Holle.

 

Questa è la più semplice introduzione alla comprensione del viaggio sciamanico nella realtà non ordinaria. Forse ricordate che anche la sorellastra preferita di Maria si avventura nell’Altro Mondo di Frau Holle, ma con scopi impuri. Ella si getta deliberatamente nel pozzo, ma soltanto per essere ricoperta di pece e venirne ricacciata fuori. Parlando simbolicamente, si potrebbe dire che la persona depressa è similmente ricoperta di pece appiccicosa, ma non sa come sia successo e come può ripulirsi.

 

Non c’è quasi differenza tra l’esperienza di iniziazione vissuta dalla persona depressa e quella vissuta normalmente dallo sciamano. Spesso la vita di entrambi è stata piena di eventi traumatici come l’abbandono, lo sfruttamento, l’abuso, le malattie, le esperienze di pre-morte, la perdita di membri importanti della famiglia, emigrazioni, guerre, ecc. La fuga in un altro mondo è spesso l’unico modo per l’anima di sopravivere.

 

La persona depressa è un essere umano che ha vissuto un’iniziazione. Egli ha accesso ad altre coscienze-realtà, ma non è consapevole di questo dono, né capace di usarlo in modo efficace. Infatti, difficilmente ci si può aspettare che lo sia, perché non ha beneficiato di una iniziazione formale.

 

Il Trattamento Sciamanico delle Persone Depresse

 

Dal punto di vista sciamanico, le persone depresse hanno bisogno di aiuto in due direzioni:

 

Da un lato, hanno bisogno di un collegamento con l’energia vitale, cioè con i loro animali di potere, in modo da trovare l’energia necessaria per ancorarsi nella realtà ordinaria.

 

Dall’altro lato, hanno bisogno di una guida per imparare a muoversi in modo sicuro tra le coscienze-realtà. Invece che permettere ai sentimenti di ansia di bloccarli, i pazienti dovrebbero imparare a incontrare la paura come un alleato, come una scorta che appare di tanto in tanto per ricordare loro che hanno bisogno di proteggersi. L’ansia può così svolgere una funzione positiva, guarendo l’individuo, mentre egli impara a guarire se stesso e forse altri.

 

Nel corso degli ultimi due anni, ho utilizzato delle sessioni sciamaniche con pazienti selezionati come completamento della regolare pratica psicoterapeutica. Le mie esperienze sono basate su dieci individui, alcuni dei quali hanno terminato il trattamento, mentre altri stanno ancora lavorando con me.

 

Per ripeterlo ancora una volta: lo sciamanismo non è psicoterapia!

 

La letteratura sulle culture indigene fornisce numerosi resoconti di esperienze di interazione tra lo sciamanismo e la medicina scientifica. Nella nostra cultura, comunque, esperienze di questo tipo generalmente mancano, specialmente nel campo della psicoterapia. Sebbene un numero sempre maggiore di psicologi stia lavorando per integrare i due approcci, i ricercatori di entrambe le discipline sono ostacolati dalla mancanza dei concetti necessari. Al momento, soltanto un approccio chiaramente separato, lato a lato, è accettabile. La loro integrazione è il processo di guarigione stesso.

 

Indicazioni

 

La decisione di tenere una sessione sciamanica dovrebbe essere presa nel contesto di una relazione psicoterapeutica continuativa. Il momento adatto per fissare la prima sessione dipende dalle condizioni del paziente depresso. In generale, il terapeuta dovrebbe aspettare almeno fino a quando il paziente è di nuovo in grado di parlare e di ascoltare e non richiede più alte dosi di farmaci anti-depressivi. Parallelamente alla terapia regolare, si possono tenere fino a dieci sessioni sciamaniche. Queste dovrebbero aver luogo a intervalli di due o quattro settimane. La decisione di fissare ogni nuova sessione dovrebbe essere presa congiuntamente dal paziente e dal terapeuta.

 

A un qualche punto della terapia, il paziente potrebbe iniziare timidamente ad accennare a esperienze con luoghi di libertà totale, luminosità e redenzione. Il modo in cui egli parla di questi luoghi suggerisce che sa molto di più al riguardo, o perlomeno che vi sta alludendo come contro-esempi delle sue difficoltà presenti. Alcuni pazienti dicono di sentirsi attirati verso quei luoghi.

 

In casi come questi, è possibile reinterpretare l’esperienza depressiva come una malattia spirituale, o un’iniziazione repressa. Ciò può succedere nella quinta sessione, nella decima, o forse dopo due anni di psicoterapia. Di regola, aspetto sempre che sia il paziente a darmi il primo segnale.

 

In espressioni come “….mi sento come fossi sotto la superficie….ogni cosa è perfettamente immobile là, non spiacevole, ma senza sentimento, come ovattata….Non sono con me stesso, ma da qualche altra parte, non so dove….da lontano, posso vedere tutto il lavoro che ho lasciato incompiuto e mi sento in colpa…. sprofondo nel vuoto….vedo il mondo come se stessi guardando attraverso un tubo….mia moglie e i miei figli mi parlano, ma quello che dicono non ha alcun significato per me….in questa vita faccio tutto sbagliato….è come se sentissi mia madre defunta chiamarmi….ho guardato dall’altro lato e ho visto una luce bianca….c’è troppa luce per me in questo mondo….”

 

Prendo queste affermazioni alla lettera come allusioni ad esperienze di una realtà alterna.

 

Il trattamento sciamanico delle depressioni può essere suddiviso in tre fasi:

         reinterpretare la depressione,

         procedure pratiche,

         effetti

 

Reinterpretare la Depressione

 

Il lavoro di reinterpretazione non è di per sé sciamanico. Serve invece a preparare il cambiamento di prospettiva da una visione psicologica delle malattie depressive a una spirituale.

Consentitemi ancora di sottolineare che non sto proponendo una interpretazione eziologica delle depressioni. Ogni spiegazione proposta e ogni trattamento potenziale deve prendere in considerazione una varietà di cause.

 

Per quanto possibile, cercherò di utilizzare le parole stesse dell’individuo depresso per descrivere il viaggio che egli ha intrapreso nell’altra realtà, quella in cui tutti siamo vissuti nell’infanzia. Per la maggior parte di noi, comunque, il processo di educazione ha sbarrato l’accesso a quella realtà, come se ora l’ingresso a quel mondo fosse nascosto dietro una porta invisibile.

 

Le persone molto spirituali – per esempio, i monaci tibetani che tutti conosciamo – si sforzano attentamente di riaprire quella porta. Per gli individui depressi, l’accesso all’altro regno non è mai stato chiuso completamente, oppure è stato aperto in modo violento da esperienze traumatiche. Il desiderio di ritornare allo stato di unità con il tutto è una specie di richiamo, che ci attrae continuamente. Allo stesso tempo, i pazienti depressi si sentono anche legati alle richieste della realtà ordinaria. Alla fine, la loro ansia crudele li sospinge avanti e indietro lungo il corridoio buio tra i mondi. Spiego ai pazienti depressi che questo andare avanti e indietro è la condizione depressa stessa.

Ogni persona porta dentro di sé il desiderio intenso di ritornare nell’altra realtà, quel luogo dove possiamo nuovamente sentirci sicuri e confortati, il grembo protettivo del mondo dove possiamo ancora sentirci in unione con ogni cosa – come eravamo prima di nascere e come saremo di nuovo dopo la morte.

 

Questa reinterpretazione non cerca di fornire una spiegazione causale, ma cerca invece di rivalutare e apprezzare in modo più pieno il valore dell’esperienza depressiva. La reinterpretazione può infatti produrre risultati sorprendenti:

 

1. In generale, i pazienti reagiscono con un senso di sollievo immediato, come si fossero liberati da un grande peso, anche se a volte sono un po’ diffidenti. Per la prima volta, ascoltano qualcuno che riconosce il valore della loro esperienza ed è disposto a considerare quella sofferenza come un fenomeno, che può essere inquadrato entro la cornice della normale esperienza umana. Scoprono che ci sono modi per riacquistare il controllo sul viaggio fuori dalla realtà ordinaria. Cominciano a vedere le loro esperienze in una nuova luce.

 

2. Tutti i miei pazienti hanno capito immediatamente la metafora del corridoio oscuro tra i mondi. Per loro questa simbologia funzionava come un invito a parlare del loro desiderio per un altro mondo. Allora confidarono che, per molti anni, questo mondo privato era stato la loro unica via di scampo dalle pressioni della vita quotidiana. Spesso hanno detto di aver saputo di questa possibilità fin dalla fanciullezza. Anche ora si sentono continuamente attirati verso quell’altro mondo. Nonostante il senso di colpa, la maggior parte di loro continua a cedere alla tentazione, anche se sono consapevoli che la famiglia e gli amici insistono perché cerchino di essere meno assenti e “più qui”.

I pazienti descrivono anche quanto sia doloroso essere bloccati nel corridoio tra i mondi. Dicono che durante le fasi di profonda depressione, non solo perdono l’accesso a qualsiasi tipo di rifugio, ma si sentono anche privi di profondità, tagliati fuori sia dal mondo esterno che da quello interno.

 

3. Sono capaci di parlare del loro desiderio intenso per la morte. Non vedono più la morte nel modo in cui la vede generalmente la nostra società, cioè come uno spettro terrificante e in parte rimosso. La depressione possiede la propria sensibilità nei confronti dei poteri elementari dell’essere.

 

Anche se il senso spontaneo di sollievo e alleggerimento non dura, la possibilità di parlare di tali esperienze permane. Spesso, tuttavia, dobbiamo prima cercare le parole, le immagini e le metafore appropriate, in quanto queste generalmente mancano nel nostro vocabolario.

 

Rituali Sciamanici di Guarigione

 

Ora dedicherò alcune parole alla discussione dei rituali sciamanici di guarigione, che conduco nel ruolo di praticante sciamanico.

 

Reinterpretare la Depressione

 

Conduco i rituali sciamanici solo con il consenso precedente del paziente e nel corso di sessioni separate da quelle di psicoterapia.

In preparazione al rituale, modifico la disposizione dei mobili nel mio studio, in modo da creare uno spazio libero che ci consenta di sedere su dei cuscini e di sdraiarci su di una coperta stesa per terra. La stanza viene oscurata. Dispongo i miei oggetti di potere sull’altare, accendo una candela e brucio dell’incenso, lasciando che il fumo profumato si espanda nell’aria. Indosso anche un gilè speciale per significare che il mio orientamento interno è cambiato.

 

L’intero “allestimento sciamanico” della scena segnala, sia al paziente che al praticante, che non stiamo più lavorando nella realtà ordinaria o secondo delle modalità psicoterapeutiche. Dal punto di vista psicologico, tutto ciò serve per introdurre il lavoro sciamanico. Praticando abitualmente lo sciamanismo in queste condizioni e in questo ambiente, diventa più facile per me provocare delle reazioni coscienti e inconsce e catalizzare la riorganizzazione mentale necessaria per questo tipo di lavoro.

 

Procedure Pratiche

 

Tutte le sessioni di consulenza sciamanica sono condotte in modo simile e, viste dall’esterno, sembrerebbero assolutamente non spettacolari.

Quando il paziente ed io entriamo nella stanza, gli faccio osservare come l’ambiente sia stato modificato e stabilisco il seguente accordo con lui: se dovesse sentirsi a disagio, in qualsiasi punto della sessione, deve sentirsi libero di terminarla immediatamente, senza dare alcuna spiegazione.

 

La nostra conversazione successiva, riguardo lo scopo della sessione (la sua indicazione terapeutica), sottolinea di nuovo che stiamo per iniziare un altro tipo di lavoro – non psicoterapia. Nel corso della discussione cerchiamo una risposta alla domanda: “Qual è il mio (cioè, del paziente) maggior problema al momento?” Assieme cerchiamo una risposta chiara a questa questione.

 

Le persone depresse generalmente hanno bisogno di energia vitale e di libertà di muoversi. I pazienti formulano spesso le loro risposte in questa direzione. Vogliono condividere i loro pensieri tormentosi e le loro difficoltà a trovare la fiducia in se stessi e la forza per realizzare i propri scopi nella vita. Soprattutto, vogliono riscoprire la capacità di “essere qui” – di sentirsi genuinamente presenti con i loro compagni umani e con l’ambiente che li circonda.

 

Spiego la sequenza della sessione e ripeto di nuovo il nostro accordo, poi chiedo al paziente di sdraiarsi sulla coperta che ho steso sul pavimento. Questa è una coperta speciale che uso soltanto per il lavoro sciamanico. Poi gli dico che non deve far altro che sperare nel successo dei nostri sforzi e, inoltre, rimanere aperto e attento a qualsiasi cosa potrebbe succedergli.

 

Dopo essermi messo nello stato d’animo adatto scuotendo brevemente il sonaglio e cantando, mi sdraio accanto al paziente. Attraverso le cuffie, ascolto il suono familiare del tamburo e intraprendo il cosiddetto viaggio diagnostico, per presentare il problema del paziente ai miei aiutanti spirituali.

 

Le loro risposte possono indicare quattro direzioni in cui procedere:

 

1. Terminare la sessione: sia perché non è il momento giusto per il paziente di ricevere questo tipo di aiuto, o perché questo aiuto potrebbe essere rischioso per lui.

 

2. Il paziente ha bisogno di essere collegato con l’energia vitale attraverso un animale di potere personale.

 

 

3. Vari eventi traumatici nella vita del paziente hanno provocato la sua perdita del potere dell’anima o, come diciamo, di parti dell’anima. Quando l’anima di qualcuno perde la sua interezza, la persona diventa suscettibile agli effetti di influenze patologiche. Essa è priva del suo nucleo essenziale, o essenza vitale – in qualsiasi modo si scelga di chiamare la parte mancante. Dal punto di vista spirituale, questi individui sono indifesi e, perciò, molto vulnerabili alle malattie dell’anima e del corpo. Non è difficile capire come la persona che ha perso parti della propria anima tenda ad essere depressa, in quanto il suo spirito o potere vitale è assente.

Una discussione approfondita del concetto di perdita dell’anima esula dagli scopi di questa conferenza. Sandra Ingerman, una psicologa americana con molti anni di esperienza nella pratica del recupero dell’anima, ha esposto i risultati da lei ottenuti usando questo metodo in due libri (Soul Retrieval, Harper, San Francisco, 1991, ed. it. Il recupero dell’anima, Crisalide, 2001;Welcome Home, Harper, San Francisco, 1993).

 

4. La persona può essere posseduta da energie che le sono estranee e, perciò, inutili e dannose. Queste “intrusioni” dovrebbe essere rimosse o estratte.

 

Questi tre concetti di malattia:

-         perdita dell’energia vitale

-         perdita del potere dell’anima

-         essere colpito o posseduto da energie estranee

sono tipici concetti sciamanici. I metodi utilizzati nel rituale di guarigione sono determinati dal tipo di malattia da curare. Questi possono includere la reintegrazione dell’energia vitale o delle parti dell’anima e/o l’estrazione delle energie estranee. Dal punto di vista sciamanico, la persona è sana quando vive di nuovo in armonia con l’universo.

 

Possiamo identificare dei concetti simili della malattia e del trattamento nel pensiero medico e psicologico contemporaneo. Per esempio, una malattia può essere provocata dalla mancanza di elementi essenziali alla vita, fondamentalmente, dalla mancanza di energia, oppure il malato soffre di infezioni, cioè le intrusioni consumano la sua energia. La perdita dell’anima è molto simile alla nozione psicologica, secondo cui la persona è ancora attaccata emotivamente ai traumi passati, che devono essere superati. Lo sciamanismo presuppone che, per proteggersi dai traumi passati, parti dell’anima si separino e debbano essere ritrovate e restituite alla persona che le ha perdute.

 

Dal punto di vista di un osservatore esterno, il trattamento sciamanico consiste di una serie di azioni ritualizzate derivanti dalle pratiche sciamaniche, che i popoli indigeni hanno messo in atto per molte migliaia di anni. Questa conferenza non è il luogo adatto per una descrizione dettagliata di quelle pratiche. Superficialmente, queste pratiche potrebbero sembrare piuttosto insignificanti, in quanto il trattamento effettivo non ha luogo nel mondo visibile della realtà ordinaria, ma è invece effettuato dalla forze spirituali nel mondo, per noi invisibile, della realtà non ordinaria. Le azioni ritualizzate del praticante sciamanico nella realtà ordinaria stanno a rappresentare le azioni compiute dagli spiriti nella realtà non ordinaria.

 

Effetti

 

Quando il paziente giace in silenzio sulla coperta, consapevole che qualcuno accanto a lui sta cercando aiuto in un’altra sfera – una sfera che per molti anni gli è servita da rifugio – spesso si sente toccato profondamente.  Può percepire i cambiamenti che avvengono dentro di lui prima ancora che il praticante sia ritornato nella realtà ordinaria, o che abbia iniziato a raccontare il lavoro fatto dai suoi aiutanti nella realtà non ordinaria.

 

A volte questo può portare all’espressione spontanea di sentimenti, a lacrime, a sospiri profondi che alleggeriscono il regno interiore del paziente. Molti dicono di aver provato sollievo, di aver sentito che qualcosa se n’era andato o che il potere stava ritornando. Si sentono nuovamente integri, pieni e appagati. Sono consapevoli di sensazioni di calore, potere e gioia. A volte, tuttavia, possono passare vari giorni o settimane prima che questi effetti si facciano sentire.

 

Spesso i pazienti reagiscono con irritazione al ritorno del potere dell’anima. All’inizio possono essere spaventati dal potere insolito che ora percepiscono dentro di sé, o possono sentirsi diffidenti. In questi casi, è importante dare tempo sufficiente ai pazienti, assicurarli che, se lo desiderano, sono perfettamente liberi di lasciar andare quel potere. Naturalmente, è anche importante continuare ad accompagnarli come psicoterapeuti.

 

Spesso i miei spiriti aiutanti mi incaricano di portare indietro dei rituali o delle azioni particolari, che aiuteranno i pazienti a familiarizzarsi con quella energia, ad accettarla e integrarla.  Per esempio, i miei aiutanti potrebbero indicarmi di dire al paziente di cercare un luogo nella natura e collocare una pietra sulla terra, come mezzo per diventare più consapevole del nuovo ancoraggio, che ora ha conseguito nella sua personalità e nella realtà ordinaria.

 

E’ stato dimostrato che gli individui depressi sono spesso persone la cui anima si è frantumata in molti pezzi. Molto potere dell’anima è ancora bloccato nella storia passata della loro vita. Inoltre, i loro frequenti attacchi di paura e ansia continuano a consumare il potere dell’anima. Queste ansie possono includere la paura di essere in mezzo alla gente, il senso di non essere in grado di affrontare la vita, o la convinzione di essere costretti a confrontarsi con delle richieste troppo grandi. In ciascun caso, l’individuo depresso si sente incapace di proteggersi in modo adeguato. E’ come se la parte rimanente dell’anima (quella che continua a mantenerlo vivo) fosse un frammento talmente piccolo, da non poter più funzionare come il nucleo attorno al quale può “cristallizzarsi” il potere dell’anima (che è stato riportato con il recupero dell’anima).

 

Questo processo continuo di frammentazione dell’anima sembra erodere inesorabilmente l’ancoraggio del paziente nella realtà ordinaria e spingerlo sempre più vicino alla morte. Egli sembra troppo debole per trattenere e integrare il potere dell’anima, che gli è appena stato riportato. Questo concorda con un sentimento condiviso da molte persone depresse: spesso esse sperimentano l’energia e la motivazione come dei disturbi indesiderati, come un disagio irritante che sono incapaci di utilizzare in modo mirato.

 

Di conseguenza, il recupero dell’anima deve essere ripetuto più volte. Questi recuperi, inoltre, devono essere combinati con gli sforzi per accrescere il potere protettivo, per esempio, incoraggiando il paziente a visualizzare una nube di luce colorata, che lo circonda e lo protegge. Con pazienti particolari si è reso necessario effettuare dieci recuperi dell’anima a intervalli di varie settimane o mesi. Lo scopo è creare un “nucleo di anima” solido e durevole con un ancoraggio forte e sicuro nella realtà ordinaria.

 

Il Counseling Sciamanico

 

Questo è il passo più importante nel trattamento spirituale delle malattie depressive.

Quando i pazienti sono riusciti a cristallizzare dentro di sé sufficiente potere dell’anima, possono imparare a muoversi avanti e indietro tra le coscienze-realtà, possono cioè diventare i propri consiglieri, o counselor, sciamanici.

 

Il Counseling sciamanico è un’espressione coniata da Michael Harner per descrivere un processo strutturato, per usare il viaggio sciamanico come mezzo per aiutare le persone a lavorare con le forze spirituali. Non è richiesta una esperienza precedente o una conoscenza dello sciamanismo per utilizzare questa metodologia.

 

Le pre-condizioni essenziali, comunque, sono la volontà di:

-         accettare l’esistenza di una sfera spirituale;

-         alterare la propria coscienza come mezzo per accedere a quella sfera spirituale, che chiamiamo anche realtà non ordinaria. In pratica, si visualizza questo accesso come un tunnel, una porta o un foro in una specie di membrana.

-         accettare, infine, la concezione che le forze spirituali possono rivelarsi nella forma di entità nella realtà non ordinaria.

 

Assumendo che le persone depresse siano rimaste bloccate o intrappolate nel corridoio tra le coscienze-realtà, il Counseling sciamanico le aiuta a penetrare nel regno dei poteri spirituali, a completare la loro iniziazione, annullare la frattura nella loro coscienza e ottenere nuova energia vitale dall’unione con i poteri cosmici. E’ questa riunione che, in definitiva, ristabilisce e rafforza il loro ancoraggio nella realtà ordinaria.

 

Il paziente si prepara per il viaggio stendendosi sul pavimento. Gli viene detto che, quando il tamburo inizia a suonare (attraverso le cuffie), deve cercare un luogo nella natura con un’entrata nel terreno e poi scendere attraverso un tunnel nel cosiddetto mondo di sotto. Entrando nel tunnel, dovrebbe focalizzare la sua intenzione sullo scopo di vedere una luce chiara alla fine del tunnel. Deve andare verso quella luce, uscire dal tunnel ed entrare nella realtà non ordinaria. Quando vi è giunto, dovrebbe focalizzare tutta la sua intenzione sullo scopo di incontrare un animale di potere. Al paziente vengono date informazioni precise, che gli consentono di distinguere il suo animale di potere da tutti gli altri animali, che potrebbe incontrare. Per quanto possibile, egli dovrebbe parlare ad alta voce, raccontando le sue esperienze nella realtà non ordinaria mentre avvengono, in modo da poter registrare il racconto su di una cassetta. In seguito, il contenuto della cassetta può essere riascoltato e discusso assieme. Se necessario, si possono fare delle sessioni successive di psicoterapia, per continuare a lavorare con il materiale che il paziente ha riportato dalla realtà non ordinaria.

 

Ogni viaggio con il tambureggiamento dura 15 minuti. Quando il paziente diventa più esperto, i viaggi possono essere estesi a 30 minuti. Un cambiamento nel ritmo del tamburo segnala al paziente che è giunto il momento di iniziare il viaggio di ritorno. Per tornare, egli ripercorre, nella direzione opposta, lo stesso cammino, fino a quando raggiunge il tunnel e finalmente riemerge nello stesso luogo nella natura dove il viaggio era iniziato.

In una sessione successiva, il paziente impara a porre una domanda ai suoi alleati nella realtà non ordinaria e a capire la risposta che riceve.

Lo scopo del terzo viaggio è trovare un maestro spirituale nel mondo di sopra e porre una domanda circa il trattamento più efficace per le depressioni.

 

In questo modo, il paziente ha appreso gli elementi fondamentali del viaggio sciamanico. In termini più generali, si è familiarizzato con tre elementi essenziali dell’attività spirituale:

 

-         l’intento che lo guida, cioè la domanda che pone ai suoi alleati;

-         il passaggio per entrare e ritornare dalla realtà non ordinaria, cioè il tunnel;

-         ha acquistato degli spiriti aiutanti, o alleati, nella forma di animali di potere e maestri.

 

I viaggi successivi approfondiscono la comprensione che il paziente ha cominciato ad acquisire. Col tempo e con la pratica, può fare da solo il viaggio sciamanico a casa sua.

 

All’inizio, le persone depresse credono che i loro tentativi di fare il viaggio sciamanico saranno dei tristi fallimenti. Prima di intraprendere il primo viaggio, molti pazienti esprimono paura del tunnel oscuro, che potrebbe intrappolarli o essere pieno di pericoli e di mostri. Nonostante le loro paure, nove dei dieci pazienti, ai quali ho insegnato la tecnica del viaggio, trovarono il loro animale di potere nel corso del primo viaggio.

 

La paziente di nome Ursula incontrò sei alleati. Era molto compiaciuta: all’improvviso aveva riscoperto l’accesso a una vita interiore ricca e pittoresca che, nel corso di viaggi successivi, diventò sempre più viva e vibrante. La sua scoperta di questo regno avvenne dopo che, per lungo tempo, aveva creduto che il suo mondo interiore fosse interamente oscuro e morto. Attraverso il tunnel oscuro, Ursula penetrò in un livello di coscienza, o di esperienza, originario e funzionante in modo salutare. Indipendentemente dal fatto che ora aveva trovato dei guardiani per le sue energie vitali e dei compagni per i suoi soggiorni nella realtà non ordinaria, ottenne anche la prova convincente di avere dentro di sé potere ed energia.

Per Ursula questa era la conferma del fatto che la sua immaginazione e i suoi sentimenti erano ancora integri e che dentro di lei esisteva un mondo affascinante – invece dei pensieri tormentosi e senza fine.

Altri pazienti reagirono in modo simile. Tutti loro sperimentarono il passaggio consapevole attraverso il tunnel come molto meno temibile, che il continuare a languire immobili e senza direzione in una oscurità irreale.

 

Senza eccezioni, tutti i pazienti ritornarono dal viaggio sentendosi più vitali e rilassati, più sicuri e in un miglior stato d’animo. E’ anche interessante riferire che iniziarono a sognare con maggior frequenza. In molti casi, avvennero delle guarigioni o ci furono dei sogni di iniziazione, come se i sogni consentissero ai pazienti di raggiungere quelle cose, che fino ad allora non erano riusciti a ottenere nella vita cosciente di veglia.

 

Come conseguenza del viaggio sciamanico, ci furono dei miglioramenti evidenti in tutte le aree sintomatiche. I pazienti si sentivano più svegli e presenti, più sicuri e motivati, più capaci di mantenere delle relazioni interpersonali e di prendere delle decisioni. Riferirono anche di un ravvivarsi dei loro affetti ed emozioni.

 

Vari pazienti poterono terminare il trattamento psicoterapeutico, altri poterono allungare gli intervalli tra le sessioni. Oltre a questo, i metodi del Counseling sciamanico hanno fornito delle intuizioni preziose riguardo le esperienze delle persone depresse e hanno reso possibile riconoscere un aspetto della depressione, che prima era nascosto.

 

Conclusioni

 

L’interpretazione odierna, multidimensionale, delle depressioni è stata ampliata per includere un aspetto collegato all’evoluzione della coscienza. Questa espansione ci ha consentito di capire che dei processi apparentemente inconsci implicano, in realtà, una divisione della coscienza ed una regressione a una coscienza-realtà arcaica. La regressione della coscienza è un elemento fondamentale dello sciamanismo. Quando le persone depresse imparano a compiere il viaggio sciamanico, la regressione allo stato arcaico di unità con le forze dell’universo può diventare una risorsa, che restituisce la vitalità e accresce il senso di ancoraggio nel sé e nel mondo.

 

L’aspetto straordinario di questo processo sta nel fatto che le persone, che erano state diagnosticate come depresse e che si erano precedentemente allontanate dal mondo quotidiano, sono state capaci di apprendere un metodo, che le ha aiutate a stabilire un confine chiaro tra i mondi della realtà ordinaria e non ordinaria. Usando questo semplice metodo, i pazienti sono stati in grado di passare senza timore, e in entrambe le direzioni, attraverso i varchi tra i mondi.

 

Un aspetto, non nuovo, di questa metodologia è che la persona, il cui problema psichico implica (tra le altre cose) una perdita di realtà, è istruita a lasciare la realtà. Il trattamento prescritto è identico al sintomo della malattia. Il prescrivere il sintomo come un intervento terapeutico è un concetto ben noto.

 

Nel futuro, quando queste persone “si immergono” – e questa immersione dovrebbe essere interpretata in due sensi – esse possono chiamare e incontrare i loro spiriti aiutanti. I miei pazienti ed ex-pazienti hanno imparato a iniziare un dialogo con i loro alleati ed ora possono consentire a questi alleati di assisterli e guidarli. Gli aiutanti interiori hanno dato loro l’accesso all’energia vitale universale e questo, a sua volta, rafforza il loro senso di autonomia, fiducia in se stessi e la loro capacità di vivere la vita. Il contatto con le energie spirituali rafforza il loro senso di appartenere al mondo, accresce la loro capacità di amare e di provare compassione per tutte le cose viventi.

 

E’ un inizio pratico ed è pieno di speranza.

 

 

*   Indirizzo dell’autore: Dott. Carlo Zumstein, Kasernenstrasse 3, CH-8180 Bulach, Svizzera.

 

di Nello Ceccon

Vi è mai capitato di pensare a qualcuno e dopo qualche secondo squilla il telefono, rispondere e sentire che è proprio quella persona che vi sta chiamando?

Vi è mai capitato di incontrare al distributore della benzina una persona a cui non pensavate da anni, vi racconta che sta facendo un lavoro ed è lo stesso di quello che la vostra azienda sta cercando con affanno?

La nostra vita, pensandoci bene, è costellata di coincidenze, sincronicità, quasi sempre collegate a ricordi, eventi positivi o almeno divertenti.

Da molte parti oramai si sta cercando di trovare una relazione tra sincronicità, qualità della vita ed, ovviamente, qualità degli affari, consiglio di consultare a tale proposito il libro "Attracting Perfect Customers: The Power of Strategic Synchronicity " di  Stacey Hall e Jan Brogniez

Vivere imparando dai segnali che ci danno la natura e gli eventi è una pratica consolidata da molti millenni, che ora si sta riscoprendo anche nella nostra società … positivistica.


Per imparare a riconoscere quali sono i messaggi che ci vengono dati attraverso le sincronicità e le coincidenze dobbiamo rifarci ad un modello di conoscenze particolare.

Secondo molte tradizioni l'uomo è in connessione con tutte le altre forme viventi, animate ed inanimate, le loro anime comunicano in continuazione con lui.

Sentirsi collegati nella rete della vita significa anche  conoscere il linguaggio degli spiriti. 

Un modo per comprenderlo è essere come dei bambini, che si stupiscono e si meravigliano delle cose che ci sono intorno a loro. Ci dobbiamo aprire, senza dare per scontato che conosciamo già una cosa, un oggetto o una persona. Tutto può essere  una comunicazione, un messaggio dagli spiriti.


Vi è mai capitato di sentirvi interrotti in continuazione, durante un lavoro che vi sembra importante? Come persone attente a tutti i segnali, considerate questo come un messaggio proveniente dagli spiriti o angeli, ed  in perfetta correlazione con gli obiettivi che dovete raggiungere in quel determinato lavoro. A volte i contrattempi sono un'occasione per rivedere da un altro punto di vista ciò che veniva dato per scontato, oppure derivano dalla necessità di approfondire alcune tematiche che pensavamo di avere già affrontate sufficientemente.


Questo modo di affrontare le sfide professionali o personale non è un modo per lasciarci trasportare dal caso o dalla fatalità. Non significa che la nostra vita è nelle mani di una serie di eventi che non conosciamo e non possiamo determinare, è esattamente l'opposto. Quando agiamo dobbiamo avere sempre un'intenzione inflessibile, un obiettivo ben chiaro che vogliamo raggiungere, poi tutti questi messaggi "casuali" diventano una traccia, una pista da seguire per raggiungere e realizzare quella determinata intenzione. Fare entrare la spiritualità nel mondo del lavoro significa porsi delle intenzioni ben definite, degli obiettivi e progetti molto chiari e sinceri; solo in questo modo non si viene deviati.


Ogni mezzo che viene messo a disposizione dagli spiriti diventa buono per conseguire lo scopo. Così abbiamo un ventaglio di possibilità illimitato, possiamo veramente sentirci in connessione con qualche cosa che è molto al di sopra della nostra singola forza, ma nello stesso momento diventa "al nostro servizio".


Un'altra prospettiva del linguaggio dei segni è quello del flusso operativo della vita. Possiamo affrontare, o meglio, seguire il flusso della vita rimanendo attenti ai messaggi sottili che ci vengono mostrati. Così dobbiamo essere disponibili al movimento, al cambiamento, ma in maniera graduale, semplicemente percependo questi piccoli messaggi. È un modo per mettere in continua discussione la propria esistenza, consapevoli che, insieme al vero motivo per cui siamo venuti al mondo, esistono infinite possibilità per metterlo in pratica, realizzarlo in questa vita. È una apertura verso l'ignoto, verso quelle forze dell'infinito a cui ci sentiamo in balia, quando non  abbiamo uno scopo inflessibile.


Ci sono vari modi per vedere questi segnali, cercare le coincidenze può diventare un gioco, da ricapitolare alla sera nel proprio blocchetto degli appunti. Rileggendo poi le note  scritte, scopriamo come si manifestano a noi questi messaggi sottili. Possiamo anche capire che certe giornate dell'anno sono più propizie per stringere dei buoni accordi commerciali, altre che richiedono una maggiore concentrazione, altre in cui è meglio ritirarsi ed aspettare tempi migliori.

La natura è una fonte inesauribile di presagi, di segni da inseguire, di messaggi da parte degli spiriti.

La natura ci aiuta ad essere in contatto con la saggezza dell'universo.

I passi fondamentali sono semplici, ma nello stesso momento ci chiedono di superare il limite del senso comune, a cui siamo stati addestrati fin dai primi anni della nostra vita.


- aprire la mente ed il cuore al linguaggio degli spiriti, ad esempio  cominciate a parlare con le piante e con i sassi

- formulare delle domande molto chiare, che siano decisive, quasi di vita o di morte.

Aspettarsi che un sasso, una nuvola, una goccia d'acqua o la corrente del fiume, una foglia, un uovo, i fondi del caffè,  un paesaggio ci possano regalare informazioni significative, presagi di grande valore spirituale o pratico.

Michael Harner

LA TEORIA DEI SOGNI NEL CORE-SCIAMANISMO

Traduzione di Lorenza Menegoni

 

Questo articolo è apparso originalmente sulla rivista della Foundation for Shamanic Studies, Shamanism Annual (vol. 23, 2010, pp. 2-4), ed è stato tradotto con l'autorizzazione di Michael Harner per www.sciamani.it, sito della FSS in Italia (marzo 2015).

-----------------------

Con la sua teoria sciamanica “core” dei sogni, Michael Harner ci presenta una comprensione ispirata e interamente sciamanica di dove provengono i sogni e di come capire il loro significato.

  • L'Editor

Questo breve articolo si propone di delineare e sviluppare i dieci principi fondamentali di “La Teoria Sciamanica “Core” dei Sogni”, presentata il 14 agosto e il 25 settembre del 2010 a San Francisco nei miei primi due workshop pubblici sul “Lavoro Sciamanico con i Sogni” condotti per la Foundation for Shamanic Studies (1). Questa teoria deriva da anni di ricerche sul campo e di studi transculturali sullo sciamanismo indigeno, che mi hanno portato a scoprire i principi e le pratiche comuni alle diverse culture, e che io stesso ho convalidato ampiamente attraverso la sperimentazione e pratica personali. In altre parole, la teoria deriva dal core-sciamanismo.

Questo articolo affronta l'esperienza umana universale del sognare e offre agli occidentali una comprensione radicalmente nuova del lavoro con i sogni e della loro interpretazione. Quanto scrivo è diretto principalmente agli studenti e ai praticanti avanzati del core-sciamanismo, particolarmente a quelli che hanno completato il Programma di Tre Anni della Fondazione, preceduto dall'Intensivo di Due Settimane o dai workshop avanzati equivalenti. Si suppone che, attraverso le loro esperienze sciamaniche personali, essi siano giunti da tempo a concludere che gli spiriti sono reali, e che abbiano imparato ad applicare praticamente quella conoscenza nel lavoro di guarigione e di divinazione.

Questo articolo non si propone di convincere altri della realtà degli spiriti o delle loro caratteristiche, perché lo sciamanismo pratico non è una questione di discussione teorica o di fede, quanto di conoscenza diretta acquisita in modo esperienziale. Spero che quanto scrivo possa essere considerato da alcuni sciamani indigeni come un riconoscimento, a lungo dovuto, da parte degli occidentali della validità di ciò che essi e i loro antenati hanno saputo dai tempi antichi.

 

PRIMO PRINCIPIO: GLI SPIRITI SONO REALI

Questo primo principio è la base per tutti gli altri nove. Semplicemente prende atto della realtà degli spiriti, qualcosa che i praticanti seri dello sciamanismo già sanno in base alle loro esperienze dirette. Questa conoscenza è fondamentale per il successo nel lavoro sciamanico.

 

SECONDO PRINCIPIO: GLI SPIRITI PRODUCONO SOGNI

Il secondo principio è uno dei più importanti, in quanto afferma che “gli spiriti producono sogni”. Questi spiriti includono l'anima dell'individuo e qualsiasi altro spirito che si sia fuso con la persona o che mantenga una vicinanza con essa. In altre parole, ci sono molteplici spiriti che producono sogni, non soltanto la singola anima umana (o "psiche", l'anima resa secolare dalla moderna cultura occidentale).

Il concetto di anima singola, qui utilizzato, è quello del core-sciamanismo. Benché ci siano differenti concezioni culturali circa la singolarità o la molteplicità delle anime (2), lo scopo del core-sciamanismo è di accertare quanto è universale o quasi-universale nei concetti e nelle pratiche sciamaniche indigene.

I molteplici spiriti che producono sogni non includono soltanto l'anima dell'individuo, ma anche quelli che "possiedono" (si fondono) o mantengono una vicinanza con quell'individuo. Possono avere degli effetti prolungati o brevi sui sogni di una persona, dipendendo dal periodo di tempo in cui sono presenti.

Questa teoria non afferma che tutti i sogni sono prodotti dagli spiriti.

 

TERZO PRINCIPIO: QUESTI SPIRITI HANNO UNA VARIETÀ DI CARATTERISTICHE ASSIEME A DIFFERENTI TIPI E GRADI DI POTERE, E DIFFERENTI PREOCCUPAZIONI O INTERESSI

Per esempio, i sogni prodotti dall'anima dell'individuo e dagli spiriti aiutanti includono quelli riguardanti la salute e il benessere della persona. Se le persone sono preoccupate per la loro salute, non dovrebbero presumere di essere sole in questo, perché anche i nostri spiriti aiutanti e la nostra anima se ne preoccupano. I sogni che essi ci inviano possono includere consigli e ammonimenti espressi in maniera letterale o metaforica.

Il terzo principio implica che il praticante sciamanico ha bisogno di conoscere i diversi spiriti che possono influenzare i suoi sogni e le loro caratteristiche. Ciò richiede una conoscenza considerevole dei vari tipi di spiriti del Mondo di Mezzo, ma anche di quelli del Mondo di Sopra e di Sotto.

 

QUARTO PRINCIPIO: GLI SPIRITI CHE PRODUCONO SOGNI POSSONO ESSERE: ANIME PERSONALI; SPIRITI AIUTANTI, INCLUSI GLI SPIRITI GUARDIANI; OPPURE POSSONO ESSERE SPIRITI NON-AIUTANTI, COME GLI ESSERI SOFFERENTI O ALTRI SPIRITI INTRUSIVI.

Gli "esseri sofferenti" a cui mi riferisco sono tipicamente le anime infelici di persone che sono morte di morte improvvisa o traumatica. Generalmente non sanno di essere morte, sono confuse e infelici, e vagano senza meta qui nel Mondo di Mezzo. Di tanto in tanto possono intensificare l'illusione di essere ancora vive possedendo, attaccandosi o rimanendo vicine a una persona.

In queste circostanze, i ricordi dei sogni di questi spiriti defunti possono confondersi con i sogni di un vivo, con il risultato che la persona può supporre erroneamente di star avendo una esperienza di vita passata. Questi sogni spesso terminano all'improvviso o in un modo traumatico, come è terminata la vita degli esseri sofferenti. Il praticante deve essere consapevole di questa possibile confusione per aiutare il cliente a identificare tali sogni.

Gli spiriti intrusivi, pur penetrando parti specifiche del corpo della vittima, tendono a provocare malattie o dolori localizzati. La relazione di queste intrusioni spirituali localizzate con i sogni della vittima è ancora in fase di studio.

 

QUINTO PRINCIPIO: I “CATTIVI” SOGNI O INCUBI POSSONO ESSERE AMMONIMENTI BENEFICI DA PARTE DELL'ANIMA DI UNA PERSONA O DEI SUOI SPIRITI AIUTANTI, OPPURE POSSONO ESSERE MANIFESTATI DA SPIRITI NON-AIUTANTI.

Questo principio segue quello precedente e fa notare che i sogni di essere feriti o spaventati possono essere ammonimenti utili e positivi quando sono prodotti dall'anima o dagli spiriti aiutanti della persona. Al contrario, i cattivi sogni o incubi possono non essere ammonimenti utili se sono prodotti da spiriti non-aiutanti, i cui sogni si mescolano con i sogni e i ricordi della persona. Un esempio è l'ultimo ricordo di uno spirito sofferente di essere stato aggredito violentemente, senza però avere la consapevolezza che l'aggressione si è conclusa con la sua morte. Se lo spirito sofferente possiede o si trattiene vicino a un vivo, un ricordo così invadente può produrre un sogno ossessionante che non è un ammonimento utile. Questo può rendere consapevole il praticante della necessità di un lavoro di depossessione.

Naturalmente un cattivo sogno o un incubo possono derivare anche da una cosa così banale come un'indigestione, o da un altro malessere fisico o mentale. Questo però non nega l'esistenza di una componente spirituale che sta producendo il sogno. L'anima della persona o il suo spirito guardiano potrebbero ammonire l'individuo che qualcosa di negativo sta influenzando la sua salute e deve essere preso in considerazione.

 

LA TEORIA SCIAMANICA “CORE” DEI SOGNI

 

PRIMO PRINCIPIO: Gli spiriti sono reali.

SECONDO PRINCIPIO: Gli spiriti producono sogni.

TERZO PRINCIPIO: Questi spiriti hanno una varietà di caratteristiche, assieme a differenti tipi e gradi di potere, e differenti preoccupazioni o interessi.

QUARTO PRINCIPIO: Gli spiriti che producono sogni possono essere: anime personali; spiriti aiutanti, inclusi gli spiriti guardiani; oppure possono essere spiriti non-aiutanti, come gli esseri sofferenti e altri spiriti intrusivi.

QUINTO PRINCIPIO: I “cattivi” sogni o incubi possono essere ammonimenti benefici da parte dell'anima di una persona o dei suoi spiriti aiutanti, oppure possono essere manifestati da spiriti non-aiutanti.

SESTO PRINCIPIO: Le persone di considerevole potere spirituale tendono ad essere resistenti al fatto di ricevere sogni indesiderati da spiriti non-aiutanti.

SETTIMO PRINCIPIO: Gli spiriti aiutanti maggiori possono manifestarsi come Grandi Sogni e trasmettere un potere spirituale importante e informazioni rilevanti.

OTTAVO PRINCIPIO: I suddetti principi si applicano a tutti i tipi di sogni, inclusi i sogni notturni, i sogni da svegli e quelli ad occhi aperti, come pure alle visioni.

NONO PRINCIPIO: Per conoscere il significato dei loro sogni, le persone possono fondersi con uno spirito aiutante per richiamare un sogno e studiarlo, oppure possono fare il viaggio sciamanico dai loro spiriti divinatori più importanti per ottenere informazioni.

DECIMO PRINCIPIO: Questi viaggi dovrebbero includere lo studio approfondito delle metafore, specialmente per quanto riguardano il significato delle comunicazioni degli spiriti e quindi il significato dei sogni stessi.

SESTO PRINCIPIO: LE PERSONE DI CONSIDEREVOLE POTERE SPIRITUALE TENDONO AD ESSERE RESISTENTI AL FATTO DI RICEVERE SOGNI INDESIDERATI DA SPIRITI NON-AIUTANTI.

Una persona spiritualmente forte è protetta dalle intrusioni spirituali e dalle possessioni indesiderate. Poiché questo potere è come un campo di forza protettivo, le intrusioni spirituali e le possessioni indesiderate sono normalmente respinte prima che possano produrre dei sogni nell'individuo. Di conseguenza, è improbabile che la persona “colma di potere” riceva dei sogni indesiderati dagli spiriti sofferenti. All'opposto, il fatto di ricevere questi sogni può indicare che l'individuo deve intraprendere delle azioni per ristabilire il proprio potere personale.

 

SETTIMO PRINCIPIO: GLI SPIRITI AIUTANTI MAGGIORI POSSONO MANIFESTARSI COME “GRANDI SOGNI” E TRASMETTERE UN POTERE SPIRITUALE IMPORTANTE E INFORMAZIONI RILVEVANTI.

Un "Grande Sogno" è normalmente una manifestazione da parte di uno spirito guardiano o di uno spirito maggiore che porta un potere spirituale protettivo. Generalmente è di due tipi: 1) un sogno notturno che si ripete sul lungo periodo, 2) una visione, cioè, un unico travolgente sogno da svegli. Una visione può includere importanti indicazioni per la vita della persona oppure potrebbe essere seguita, dopo un breve periodo, da un sogno con lo stesso contenuto. Sfortunatamente, nei resoconti etnografici, la parola “sogno” è spesso usata in modo impreciso, senza prestare sufficiente attenzione al significato che i nativi attribuiscono a questo termine nei diversi contesti. Per esempio, spesso non è chiaro se stiano descrivendo un sogno notturno, un sogno da svegli, un viaggio sciamanico o una visione.

 

OTTAVO PRINCIPIO: I SUDDETTI PRINCIPI SI APPLICANO A TUTTI I TIPI DI SOGNI, INCLUSI I SOGNI NOTTURNI, I SOGNI DA SVEGLI E QUELLI AD OCCHI APERTI, COME PURE ALLE VISIONI.

Questo principio deriva dal significato del termine “sogno” nel Webster's Dictionary, come pure nell'uso comune. La definizione di sogno qui utilizzata è: una successione di immagini che avvengono quando uno dorme oppure è sveglio; i sogni da svegli possono essere involontari o volontari. Se un sogno da sveglio è insolitamente vivido può essere chiamato una visione. Da questo punto di vista, il viaggio sciamanico può essere visto come un sogno volontario e disciplinato senza la guida della realtà ordinaria, cioè non è “immaginazione guidata” (guided imagery).

 

NONO PRINCIPIO: PER CONOSCERE IL SIGNIFICATO DEI LORO SOGNI, LE PERSONE POSSONO FONDERSI CON UNO SPIRITO AIUTANTE PER RICHIAMARE UN SOGNO E STUDIARLO, OPPURE POSSONO FARE IL VIAGGIO SCIAMANICO DAI LORO SPIRITI DIVINATORI PIÙ IMPORTANTI PER OTTENERE INFORMAZIONI.

E

DECIMO PRINCIPIO: QUESTI VIAGGI DOVREBBERO INCLUDERE LO STUDIO APPROFONDITO DELLE METAFORE, SPECIALMENTE PER QUANTO RIGUARDANO IL SIGNIFICATO DELLE COMUNICAZIONI DEGLI SPIRITI E QUINDI IL SIGNIFICATO DEI SOGNI STESSI.

Il nono e il decimo principio sono correlati: Nello sciamanismo si possono usare i sogni volontari per scoprire il significato dei sogni involontari. Due metodi comunemente usati sono il richiamare un sogno o il viaggio sciamanico, entrambi utilizzati dal sognatore originale in quanto di solito nessuno è più qualificato a scoprire il significato di un sogno quanto il sognatore stesso.

Entrambi i metodi possono risultare in comunicazioni letterali o metaforiche. Tranne che nei corsi di addestramento sciamanico, l'identità e il significato delle metafore non sono normalmente condivisi con altri, perché sono comunicazioni dagli spiriti che non solo vanno al di là di ogni parola, ma sono anche sacri e personali

Le metafore incontrate nel viaggio sciamanico, per esempio, sono perfettamente mirate e adattate a quello specifico viaggiatore. Non si deve presumere che siano rilevanti per altre persone, inclusi i clienti, in quanto sono comunicazioni stratificate ed emozionali basate sulla conoscenza intima del viaggiatore da parte degli spiriti e non avrebbero quindi lo stesso significato per altri.

È una responsabilità del viaggiatore decifrare il significato delle metafore senza aiuto esterno, perché nessuno è più qualificato a capirne il reale significato.

Se, comunque, le persone non riescono a fare da solo il viaggio sciamanico né a richiamare un sogno, possono richiedere l'aiuto di un praticante esperto. In linea con l'etica del core-sciamanismo, questo lavoro di divinazione dovrebbe essere svolto solo su richiesta dell'interessato. Altrimenti i praticanti sciamanici rischierebbero di sottrarre agli altri la loro libertà spirituale.

 

------------------------------

L'interpretazione dei sogni ha sempre rappresentato un costante interesse umano. In migliaia di culture in tutti i continenti abitati, gli sciamani hanno sviluppato una conoscenza convalidata nel tempo per capire i sogni, una conoscenza resa possibile dai loro strumenti spirituali e dal lavoro con gli spiriti. In Occidente sia gli strumenti sciamanici che la “comunicazione con gli spiriti” furono proibiti dalla Chiesa e successivamente considerati delle fantasie nell'Età dell'Illuminismo.

Nell'ultimo secolo o poco più, ci sono stati molti sforzi per sviluppare delle teorie dei sogni, tuttavia permane l'eredità dell'Illuminismo con la sua forte opposizione a considerare seriamente le affermazioni degli sciamani circa la realtà degli spiriti e su come lavorare con loro. La recente rinascita dello sciamanismo in Occidente suggerisce che un simile paradigma scientifico possa non essere più quello dominante nel futuro.

Spero che questo breve articolo incoraggi una maggior ricerca sull'enorme quantità di conoscenze indigene, pubblicate e non pubblicate, che meritano uno studio più attento e rispettoso. Una sfida è rappresentata dal fatto che le informazioni sciamaniche rilevanti sono frammentarie e disperse tra centinaia di culture, e non permettono quindi di formulare delle generalizzazioni (3). Forse una sfida ancora più grande per gli occidentali è di passare per la porta dello sciamano e verificare in prima persona la realtà degli spiriti e la loro relazione con i sogni.

 

Note

  1. I dieci principi qui delineati sono stati leggermente rivisti dopo la loro presentazione originale nell'agosto e nel settembre del 2010.

  2. Per esempio, si veda il mio articolo del 1062, “Jìvaro Souls”, American Anthropologist 64: 258-72.

  3. Gli enormi archivi del Shamanic Knowledge Conservatory della FSS esistono appunto per raccogliere tutte queste informazioni, ma purtroppo la Foundation non dispone ancora dei mezzi per renderli accessibili.

  4. Desidero ringraziare Sandra Harner per il suo sostegno e consiglio editoriale.

 

Copyright 2010 Michael Harner, Shamanism Annual, vol 23, pp-. 2-4, Dicembre 2010